Le zone grigie dei diritti: da Oxfam alle violenze dell’Onu

L’attività delle organizzazioni umanitarie consiste nel far prevalere i diritti fondamentali umani, nell’aiutare coloro che affrontano catastrofi naturali, guerre, discriminazioni di ogni tipo, nel combattere la povertà e il disagio tramite la solidarietà e la filantropia.

Tuttavia, lo scorso 10 febbraio alcune testate giornalistiche italiane quali l’ANSA[1] e Il Fatto Quotidiano[2] hanno riportato lo scandalo Oxfam, secondo cui nove operatori della non governativa in questione avrebbero organizzato “festini privati” con delle prostitute di Haiti durante l’operazione del catastrofico terremoto di magnitudo 7 che ha colpito l’isola nel 2010.

 

Gli obiettivi di Oxfam.

 

Da quel giorno, l’universo delle organizzazioni umanitarie ha fatto trasparire l’altra faccia della medaglia: i valori, i principi, i nobili intenti che si trovano alla base della missione degli operatori sono stati macchiati dalla violenza attuata durante il lavoro sul campo.

Gli scandali legati agli abusi sessuali non riguardano solo Oxfam. Medici Senza Frontiere ha segnalato ventiquattro casi presso il proprio staff[3] e l’Internazionale ha tradotto i reportage e le interviste di Zero Impunity[4], un progetto d’inchiesta con il fine di denunciare l’immunità e l’impunibilità degli operatori che commettono reati contro l’umanità e contro il proprio mandato. A quanto pare, i casi di violenza che macchia le più importanti organizzazioni -governative e non- come Oxfam ma soprattutto come l’Onu vengono sottostimati e tenuti nascosti per non infangare l’immagine pubblica[5].

Secondo il “Rapporto di valutazione sugli sforzi d’assistenza in materia di sfruttamento e abusi sessuali legati al personale delle missioni di pace Onu” sono stati registrate circa quattrocentottanta denunce dal 2008 al 2013. Oxfam è attualmente il simbolo della negligenza e dell’ipocrisia delle organizzazioni umanitarie in generale, poiché la violenza si cela nella maggior parte di esse. A essere venuto a galla è stato il caso dei nove operatori della Ong britannica, ma questo non significa che le altre siano immuni dagli abusi commessi nei confronti delle popolazioni soccorse.

Vanessa Fargnoli, professoressa di sociologia all’Università di Ginevra, ribadisce che le forze di pace e i diversi operatori hanno il dovere di proteggere le comunità che lo necessitano, tuttavia le regole di buona condotta vengono violate. Il razzismo, la misoginia e l’intolleranza hanno la meglio. I valori positivi evocati dalle organizzazioni nascondono la violazione dei diritti che hanno luogo durante le operazioni.

Oxfam è stata punita, l’Inghilterra ha deciso di tagliare i fondi, il governo di Haiti ha ritirato l’autorizzazione all’accesso nell’isola per laOng[6] per la mancata sorveglianza nei confronti degli addetti sul campo e oltretutto per aver emanato nel 2011 un comunicato stampa che ammetteva le scorrettezze di alcuni, senza specificare il comportamento deplorevole in questione e senza accusare pubblicamente il fatto, andando contro la trasparenza e la giustizia su cui Oxfam stesso si fonda.

La violazione dei diritti và oltre ai “festini” ad Haiti. Come già riportato in precedenza, Zero Impunity ha condotto delle interviste portando alla luce alcuni casi di stupri e abusi soprattutto in Congo anche dal personale Onu. Ebbene, com’è possibile che vengano arruolate persone che commettano azioni fortemente contrarie al compito da adempiere?

 

Alcuni caschi blu durante un’operazione in Congo.

Le organizzazioni sono tenute a rispondere a un’emergenza nell’immediato. Spesso, vengono spediti sul posto operatori scelti frettolosamente data l’urgenza della situazione. Diviene impossibile fare verifiche individuali. La gravità sta nel fatto che la violenza di alcuni non viene resa nota.

Oltretutto, i metodi investigativi sono inefficienti: i casi vengono sminuiti, i reportage infangati. Nel 2012, due caschi blu Onu furono arrestati per lo stupro di un bambino disabile di tredici anni. A pochi giorni dalla testimonianza nel processo, il bimbo sparì. Secondo una fonte dell’Ufficio investigativo intervistata dai membri di Zero Impunity fu proprio il comandante della missione a organizzare il rapimento, per non far trapelare la verità sui fatti.

Vi è una grave mancanza di volontà nel procedere le indagini anche secondo Caroline Hunt-Matthes, inquirente per i diritti umani chiamata per investigare un caso di stupro nei confronti di una minorenne dello Sri Lanka nel 2003.

Il dossier non fu mai presentato, ma Hunt-Matthes continuò a portare avanti le indagini. Alla fine, fu licenziata, sebbene nelle “Norme di condotta della funzione pubblica internazionale” si precisa che si ha il dovere di segnalare qualsiasi violazione dei regolamenti e che gli informatori in questione vadano protetti. La causa che sta portando avanti nei confronti dell’Onu non si è ancora conclusa dopo tutti questi anni.

La violenza di alcuni non significa che la violenza sia attuata da tutti gli operatori. Gli obiettivi raggiunti da Oxfam e dalle altre organizzazioni sono evidenti, la maggior parte dei volontari e dello staff sul campo sono costantemente al lavoro per garantire un concreto aiuto umanitario a prescindere dalle difficili situazioni, dal caos e dalla disperazione a causa di una guerra, di una grave carestia o di un terremoto. Il lavoro delle organizzazioni è necessario e ammirevole perché si tratta di un compito che richiede coraggio e determinazione. 

Tuttavia, la negligenza si ripercuote ai “piani alti”. La volontà di non far trapelare informazioni sui casi di stupro per non sporcare l’immagine delle organizzazioni e per evitare dei licenziamenti marcano ancor di più la violenza che colpisce alcuni membri delle comunità bisognose d’aiuto. Che sia difficile controllare tutti gli operatori nel caos regnante è comprensibile, tuttavia il silenzio a fronte di questi fenomeni diventa più atroce dell’abuso stesso.

Le vittime di stupro continuano ad essere vittime del sistema, la discriminazione e la disuguaglianza trapelano anche laddove non dovrebbero attuarsi. Le organizzazioni sono necessarie e i passi avanti da compiere verso un aiuto internazionale svolto con etica e con rispetto sono ancora molti. L’attacco subito ad Oxfam potrebbe essere il chiaro segno di un cambiamento che ha il dovere di essere attuato, a nome di una politica che rispecchia a pieno i valori e i principi delle organizzazioni.

 

-V. Sbocchia

 

 

Fonti:

[1]http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/02/19/scandalo-oxfam-nuovi-dettagli-di-abusi_70ef8d88-7f54-49a1-b341-456974b4e56b.html
[2]https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/09/oxfam-il-times-soldi-della-ong-usati-per-andare-con-giovani-prostitute-ad-haiti-dopo-il-terremoto/4147966/
[3]https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/14/scandalo-oxfam-medici-senza-frontiere-lanno-scorso-24-casi-di-abusi-e-molestie-nelle-nostre-strutture-19-licenziati/4160193/
[4]www.zeroimpunity.com
[5]https://www.internazionale.it/reportage/delphine-bauer/2017/02/22/onu-abusi-sessuali,
https://www.internazionale.it/reportage/ariane-puccini/2017/04/11/vittime-stupro-corte-penale-internazionale e Internazionale n. 1243 anno 25, 16/22 febbraio 2018, p. 15 e pp. 22-23
[6]http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/02/22/scandalo-oxfam-haiti-ritira-autorizzazione-a-ong-_73ca7fb7-28b2-45a0-a411-01cce5d3dac1.html

 

 

 

 

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Valentina Sbocchia

Laureata in Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, frequento un Master in Antropologia Medica e Salute Globale presso la Rovira i Virgili (Tarragona, Cataluña).

2 pensieri riguardo “Le zone grigie dei diritti: da Oxfam alle violenze dell’Onu

  • 01/03/2018 in 20:42
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