Zima blue: Alla ricerca dell’identità perduta

Recentemente ho terminato la visione di Love, Death & Robots, l’antologica serie animata creata da Tim Miller e prodotta da Joshua Donen, David Fincher, Jennifer Miller e Tim Miller.
La prima stagione, disponibile su Netflix, è composta da diciotto episodi la cui durata va dai cinque ai venti minuti.

 

 

 

 

La particolarità di questa serie sta nel fatto che ogni episodio, seppur breve, lascia nello spettatore un’amara consapevolezza sulla sua condizione umana; scopo agevolato dall’immediatezza espressiva delle immagini e dai diversi stili di animazione che caratterizzano gli episodi.

Zima Blue: Sinossi

Zima blue è uno degli episodi che ha catturato l’attenzione della maggior parte degli spettatori della serie.

È la storia di un artista che, nel momento più alto della sua carriera, comincia ad inserire un quadratino blu al centro dei suoi scenari. Da lì in avanti quella gradazione di blu comincerà ad espandersi sempre di più nelle sue opere fino a ricoprire tutta la tela. Si scoprirà che l’artista in realtà è una “macchina con fattezze da uomo”, divenuta così in seguito a varie modifiche apportate dalla sua creatrice e dai proprietari a lei succeduti.

Zima Blue ha raggiunto così il suo acme intellettivo, continuando a migliorare se stesso ed esprimendo la sua natura nelle sue opere. La sua identità originaria era quella di un robot addetto alla pulizia delle piscine e il quadratino di blu che ha cominciato a prendere forma nei suoi quadri è il ricordo delle mattonelle blu della prima piscina che ha pulito, quella della sua creatrice. L’epilogo della vicenda vede l’artista annullare il se stesso-evoluto e ritornare ad essere il robot da pulizia d’origine, che ha come unico scopo quello di compiere «un lavoro ben fatto.»1Citazione del protagonista.

 

 

Zima Blue
Zima Blue

Alla ricerca dell’ identità: lo spazio

Ciò che rende la storia di Zima Blue “universale” è la ricerca della propria identità che viene attuata dal protagonista attraverso un viaggio interiore alla ricerca del suo spazio.

«Lo spazio è una delle grandi categorie dell’esistenza umana: universali per certi aspetti, secondo la filosofia classica, ma anche costantemente plasmate dalle culture che vi introducono criteri di discontinuità e di differenziazione.»2Fabio Dei, Antropologia culturale, (p.217)

È un viaggio compiuto all’insegna del senso di appartenenza, strappato all’artista fin dalle origini. I continui potenziamenti fatti per farlo divenire “altro da sé” lo conducono sempre più lontano dalla sua natura, nonostante lo facciano divenire una figura di spicco nel panorama mondiale. La sua civilizzazione non apporterà in lui alcun cambiamento positivo, giacché anche il suo genio artistico lo ricondurrà a quelle piccole mattonelle blu che rivestivano la sua piscina, il suo luogo d’origine.

 

La memoria e la mattonella blu

L’intera vicenda è tenuta insieme dalla memoria che pian piano fa riaffiorare nell’artista i ricordi della sua vita passata.
Come suggerisce la Bartlett, la memoria può essere concepita come un’interpretazione attiva del passato che si fonda su schemi psicologici connessi alla realtà quotidiana.

 

 

Zima Blue
Un esempio dei murales in cui comincia a comparire la mattonella blu

 

 

In Zima Blue si intrecciano due concezioni di memoria: quella individuale, relativa all’esperienza di vita del protagonista; quella collettiva, esterna al protagonista, che ha come oggetto la grande produzione artistica realizzata da quest’ultimo. Alla luce di ciò, la mattonella blu diviene oggetto di duplice memoria; essa è soggetto di una memoria individuale quando è nella mente dell’artista, mentre diviene un’esperienza collettiva quando comincia a comparire sulle opere esibite, il cui valore indiscusso è riconosciuto dalla società.

Come nel libro La ricerca del tempo perduto di M. Proust, anche qui un’esperienza sensoriale ricollega il personaggio ad un luogo e ad un’epoca del suo passato:

«Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè.
Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine […] .
E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. […]
All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.»3Marcel Proust, Il profumo del tempo perduto: dalla parte di Swann

 

 

 

 

Lo spettatore ritrova l’esperienza sensoriale proustiana nella vista delle forme blu che compaiono nelle opere di Zima Blue, la cui memoria non può all’inizio essere interpretata.
Ancora una volta appare la figura dell’artista-sciamano, l’unico che può indirizzare lo spettatore a percorrere la via della verità che gli permetterà di carpire il significato della sua arte. Come? Attraverso un vero e proprio rito.

 

Ritorno alle origini: il rito dell’artista

La storia di Zima Blue si conclude con l’ultima rappresentazione artistica della sua vita. Fra i mille flash e sotto gli sguardi attenti dei sui ammiratori, il noto artista si tuffa in una piscina prontamente allestita e muta irreversibilmente la sua forma in robot da pulizia. L’intero spettacolo diventa la stessa opera d’arte. Davanti al pubblico Zima esegue un vero e proprio rito d’iniziazione, passando dal suo status attuale ad uno status successivo.

Il rito è accompagnato dalla presenza della folla e avviene in seguito all’annullamento della vecchia identità, grazie alla rimozione di alcuni parti elettroniche e cip.
Di solito un rito di iniziazione prevede l’accettazione dell’individuo da parte della società, ma non è questo il caso di Zima Blue. Questi è, a tutti gli effetti, un artista affermato e riconosciuto da tutti prima della metamorfosi, che lo fa ritornare ad uno stato di vita pregresso.

Il piccolo robot sembra aver rinunciato all’evoluzione, ma la sua scelta è figlia dell’evoluzione stessa giacché a prenderla è stata un uomo ritenuto geniale da tutti.

 

 

Zima Blue
Metamorfosi in robot di Zima Blue

 

 

Bibliografia: 

  • Dei, F. 2012, Antropologia culturale, Spazio, luogo e città di Scarpelli F., capitolo XIII, Bologna, Il Mulino
  • Proust, M. 2008, Alla ricerca del tempo perduto, Torino, Einaudi
  • Dei, F. 2012, Antropologia culturale, Tempo, memoria e storia, capitolo X, Bologna, Il Mulino

 

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Andreana Balsamo

Sono Andreana Balsamo, aspirante chimica e appassionata di antropologia culturale. Oltre alla lettura,il mio interesse principale è la scrittura di saggi, racconti e poesie; difatti gestisco un blog, Andreanahood, che unisce i miei vari interessi. Sono autrice di "Una finestra sul lago" e "Sussurri di vita", due raccolte poetiche. Altre mie grandi passioni sono l'arte e il teatro che vedo molto affini alla vita.

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