Vivere lo Zeitgeist: la sharing economy

Ammesso che si possa definire un sistema valoriale e comportamentale tradizionale in relazione ai sistemi di consumo, possiamo affermare che, a seguito della rivoluzione tecnologica e della cieca obbedienza al sistema terziario e alle sue norme altalenanti, lo spirito del nostro tempo abbia modificato irrimediabilmente la nostra attitudine ai consumi.

Seppur l’affermazione si riveli radicale in termini, una spiegazione corroborata da statistiche e ricerche, ci permette di analizzare il nuovo sistema al fine di comprenderne le modifiche nel tempo e nello spazio.

La locuzione tedesca “Zeitgeist”, nella sua prima accezione, traduceva il latino genius saeculi in un lavoro scientifico di Herder; ripresa da Hegel e fatta propria dalla filosofia ideal-romantica prima e contemporanea poi, questa ha assunto il significato di “spirito del tempo”, con ciò indicando l’inclinazione ideale, culturale, artistica e valoriale che definisce un’epoca.

In un’epoca in cui l’economia è cardine, il nostro spirito del tempo si configura con la formazione di un culto dell’economia della condivisione.

Quando parliamo di sharing economy facciamo riferimento alla tendenza, nata ed esponenzialmente cresciuta nel primo decennio degli anni Duemila, del consumatore ad affittare prodotti condivisi con altri utenti piuttosto che ad acquistarli personalmente.

Se storicamente le pratiche di consumo si sono evolute passando da una situazione di autosussistenza al baratto, per raggiungere il loro apice con lo scambio monetario per il tramite dell’acquisto dei mezzi di produzione, il sistema sempre più in voga ai giorni nostri dello scambio (case, auto, divani, stanze, apparecchi elettronici) tramite piattaforme online gestite da organizzazioni terze sembra stravolgere la nostra human nature.

Di fatto, l’analisi si muove più su un piano socio-culturale che economico, nel nostro caso. Come è possibile che un utente si affidi ad una piattaforma tecnologica dematerializzata in una transazione economica che lo connette ad un utente altro distante nel tempo e nello spazio?

L’avvento della tecnologia ha modificato la nostra attitudine alle relazioni interpersonali, avallando lo sviluppo di una condivisione virtuale e riducendo quello che Goffman definiva una “rete”, con le dovute implicazioni.

Dal punto di vista economico, il passaggio interessante si verifica nel momento in cui il concetto che prende forma è quello di un “renting” che diventa “the new own” (ConvergEx Group).

La condivisione delle risorse materiali e immateriali, di un bene scarsamente utilizzato da chi lo possiede: sono queste le caratteristiche di un nuovo sistema socio-economico che procede verso l’ottimizzazione delle risorse presenti hic et nunc piuttosto che all’accumulazione seriale di beni di proprietà.

I consumatori, aldilà della consapevolezza dei benefici economici generati dalla condivisione, possiedono una differente base valoriale caratterizzata da una maggiore predisposizione alla fiducia, alla sostenibilità e condividono la necessità di sviluppo di un sistema economico che sia maggiormente democratico e inclusivo.

Il sistema valoriale che promuove l’individualismo, il culto dell’Io e del benessere personale, valori tipici della mentalità capitalista, viene soppiantato dalla diffusione di un patrimonio di differenti competenze quali: la comunità, le relazioni, la riscoperta del proprio tempo libero e una minor tolleranza verso gli sprechi. Si riscontra, inoltre, un forte e crescente desiderio di socialità e di appartenenza e si assiste alla nascita di un nuovo approccio ai consumi.

Il consumatore è sempre più sensibile a tematiche ambientali, etiche e di sostenibilità. Attribuisce valori positivi a imprese e organizzazioni che agiscono nel rispetto di tali valori e tende a favorirle nel processo di scelta e d’acquisto. La Sharing Economy si propone come un’alternativa più sostenibile, basata sul riuso di beni e sulla riduzione degli sprechi.

Nonostante i meccanismi di condivisione, scambio e baratto non rappresentino di per sé una novità, la particolarità di questo fenomeno degli anni duemila consiste nell’utilizzo delle piattaforme tecnologiche come mezzo di vantaggio per l’incontro tra domanda e l’offerta. La condivisione permette la massimizzazione dell’utilizzo dei beni e la redistribuzione del valore e delle risorse incorporate degli stessi.

L’utente stesso, nel rispetto del concetto di economia della condivisione, diventa azionista; tramite la condivisione di feedback, alimenta e orienta l’utilizzo di un servizio. In tal modo, si modifica l’efficienza nell’ottica di un’ottimizzazione degli strumenti predittivi e di analisi e della riduzione dei rischi.

Gli utenti diventano co-progettatori e co-comunicatori sperimentando una cittadinanza innovativa ed una modalità di consumo attuale: passando per la sostituzione del concetto di acquisto a quello di utilizzo, la modalità di consumo si modifica giungendo alla formazione di “co-working” nati dalla privata iniziativa ed “urban social districts”.

Il sistema di rating e review rappresenta una novità assoluta: è il segno tangibile dell’ acquisizione di potere da parte del consumatore. Tale layout offre la possibilità di lasciare una traccia della propria esperienza, liberamente accessibile a chiunque, consentendo all’utente di valutare la propria esperienza d’acquisto o di servizio.

Attraverso la struttura di rating l’utente ha la possibilità di dare un voto al prodotto o al servizio di cui ha usufruito, normalmente l’utente viene sollecitato ad attribuire un punteggio da 1 a 5 a determinati attributi prefissati, che divengono una categorizzazione schematica dell’esperienza soggettiva del singolo.

Con il lemma recensioni si intende invece identificare commenti, opinioni che riportano esperienze dirette di condivisione. Rivestendo un ruolo di centrale importanza sia a livello di influenza del comportamento d’acquisto sia di creazione delle dinamiche della comunità, il tema della gestione delle recensioni e del sistema di rating diventa di cruciale importanza per l’impresa e per la sua promozione.

Dunque, l’enterprise ha un ruolo centrale nell’incoraggiare i consumatori affinché spendano alcuni momenti per condividere il proprio feedback, sul sito dell’azienda stessa o su piattaforme ad essi dedicate.

Si instaura un circolo di solidarietà e altruismo tra gli utenti del web che sono spinti a tutelare gli altri membri; ugualmente si genera un sentimento di trasparenza e correttezza che porta gli utenti ad agire in maniera compartecipe nei confronti della comunità virtuale a cui appartiene.

Ci troviamo allora innanzi ad un cambio sistemico che, a partire da una base economica, ha spinto il genere umano a stipulare un nuovo patto di collaborazione e solidarietà?

Se dal punto di vista antropologico della ricerca, il sistema della condivisione rappresenta un cambiamento rimarchevole nella modificazione delle reti interpersonali e nei rapporti transnazionali, non bisogna sottovalutare i rischi di un sistema che si sviluppa al di fuori della legislazione in materia di abusi di mercato e finanziamenti su scala nazionale e che rimane in una posizione liminale anche all’interno del paradigma del diritto cosmopolita.

 

 

Bibliografia:

-BELK, R., 2013. You are what you can access: Sharing and collaborative consumption online. Journal of Business Research, p. 1595–1600

-MAYER R.C., JAMES H.D., SCHOORMAN F.D. (1995), “An Integrative Model of Organizational Trust”, Academy of Management Review, n. 20

– MANZINI, E. & VEZZOLI, C., 2003. A strategic design approach to develop sustainable Product Service Systems: examples taken from the ‘environmentally friendly innovation’ Italian prize.. Journal of Cleaner Production, 03 Dicembre, Volume 11(8), pp. 851 – 857

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