Una sera al Cabaret con Mira Nair

INDIA CABARET, DOCUMENTARIO A CURA DI MIRA NAIR, 1985

1985, viene pubblicato il documentario India Cabaret della pluripremiata regista indiana Mira Nair.

Il documentario affronta il tema della stereotipo venutosi a costruire sulla professione di strip-tease dancers nei sobborghi indiani.

Mira Nair, prima delle riprese del film, ha fatto tappa in diversi Cabaret in India al fine di cercare delle ballerine di strip-tease disposte a raccontare la propria storia.

Il viaggio, risultato dapprima fallimentare, l’ha condotta infine a Bombay dove è stato girato uno dei suoi primi documentari, India Cabaret.

 

Mira Nair

RICERCA DI CAMPO

Piuttosto anticonvenzionale che una donna indiana parta alla ricerca di un club di Cabaret, tanto che i suoi stessi familiari si opposero, al tempo, alla scelta del setting.

Per le riprese del documentario Mira, appena ventottenne, decise infatti di trasferirsi per qualche mese in una delle case popolari di Bombay dove le ballerine condividevano la loro seconda vita emulando i cattivi comportamenti concessi quotidianamente ai soli uomini. L’azione, volta ad avere uno sguardo prettamente antropologico sulla realtà inscenata nel documentario, fu molto criticata dalla famiglia stessa.

Svegliarsi su dei materassi poggiati in terra tra alcool, aroma di tabacco e giornali; parlare con le ballerine dei problemi quotidiani che la “doppia personalità” comporta; condividere i pasti ed essere nel backstage del palcoscenico quando si esibiscono; subire i loro stessi insulti a fine serata e tornare a casa assaporando il libero arbitrio nascosto dietro paillettes e lustrini.

Emblematiche le parole di Trisha Gupta  in un articolo per il The Hindu BusinessLine:

«But as you move from the ghostly green tinge of these interiors to the drab light of day, and watch the same young women waking up, automatically reaching out for cigarettes and a newspaper, your heart leaps up. Sleeping on mats on the floor, their meagre lives in rented rooms may be nothing to write home about — but there is something free about the moment; a freedom from enforced domesticity that is usually only granted to men

Un peso difficile da sopportare, considerando che le ballerine vivenano tutte due vite: una sul palco, l’altra in famiglia. Due persone, nello stesso corpo, che non si incontrano mai.

India Cabaret rappresenta uno sguardo antropologico sul tentativo di donne coraggiose di irrompere nei privilegi e nelle interdizioni concesse ai solo uomini, per sentirsi libere dalla stigmatizzazione di genere.

Scena tratta dal documentario "India Cabaret" di Mira Nair del 1985
Ballerina di strip-tease in esibizione, India Cabaret

UNA SERA AL CABARET

La rielaborazione da parte delle ballerine del concetto di libertà viene affrontata nel documentario stesso tramite aneddoti.

Tra la carrellata, uno in particolare.

Una sera al cabaret, un uomo affascinante offre da bere a Mira Nair. La stessa, alle avances dell’uomo, risponde con una richiesta insolita convincendolo ad accompagnarla da sua moglie per un’intervista. La moglie dell’uomo confida alla regista di aspettare tutte le sere il marito pensierosa e consapevole che quest’ultimo frequenta lo strip-club, come una schiava senza possibilità di riscatto.

Il quesito che balena dunque nella mente di Mira da quel momento in poi è se sia più libera una donna schiava delle abitudini altrui, o una ballerina che, con proprio senno, decida di condurre una vita notturna opposta a quella condotta alla luce del sole.

Molti tra i familiari delle ballerine, madri, mariti, figli, non erano a conoscenza del secondo lavoro delle loro familiari ed i pochi che venivano informati, come nel caso di Rosy, lo ripudiavano.

Altra sezione importante del documentario è infatti il viaggio di Mira e Rosy, una delle ballerine, nella casa d’origine di quest’ultima. Una volta a casa, a Rosy viene impedito di assistere ai prepariti del matrimonio della sorella. Un’accoglienza inaspettata, data l’attesa del viaggio. Il motivo? Per il lavoro praticato, Rosy non può essere considerata degna di entrare nella casa d’origine, seppur i soldi per organizzare il matrimonio fossero gli stessi guadagnati con il lavoro che l’aveva resa “impura” agli occhi dei parenti.

Stereotipi piuttosto immorali aleggiano infatti nelle parole degli assidui frequentatori del club, o ancora in chi, di sorvolo, vede del marcio in questa professione.

Scena tratta dal documentario "India Cabaret" di Mira Nair del 1985
Ballerine in India Cabaret

È SOLO UN PUNTO DI VISTA…

Dal punto di vista delle ballerine la loro è una professione come le altre. Il problema dell’interpretazione si pone, come nel caso delle sex workers, per il contesto socio-antropologico in cui tale professione alberga.

Le strip-tease dancers sono ballerine, non necessariamente lavoratrici del sesso. Questa pregiudizievole affinità di professioni, fa ricadere le strip-tease dancers nel mondo dei tabù al punto che esse vengono stimatizzate dalla società; la loro identità viene assimilata alla professione che svolgono.

Le ballerine invece riaffermano la scelta volontaria di praticare tale professione. Se gli assidui frequentatori dello strip-club non provano vergogna, perchè dovrebbero vergognarsi le ballerine che gli danno godimento? 

Ma gli occhi umani non sono le uniche entità giudicanti, ad un livello più estremo subentrano infatti gli occhi del dio e quando ad una delle due ballerine vien chiesto cosa avrebbe detto dinanzi a dio nell’ora del giudizio, lei risponde irridendo ogni costrizione religiosa o etica: “Ci vediamo più tardi in camera!”. La realtà ultratterena viene infatti assimilata ai medesimi vizi di lussuria della realtà terrena.

Ad una delle due ballerine viene anche presentata l’opportuntità di lasciare il proprio lavoro per redimersi dai presunti peccati precedentemente commessi ed essere amata da un uomo perbene, ma lei rifiuta l’offerta in nome della propra indipendenza.

IDENTITÀ O PROFESSIONE?

La mercificazione del corpo è uno tra gli argomenti più dibattuti nell’etica moderna.

A livello antropologico, questo documentario, irridendo ogni sistema culturalmente imposto, sfata i miti di assoluta sottomissione delle donne nella società patriarcale. Mira stessa trovò difficoltà nel modulare il conflitto: denunciare o comprendere la scelta delle donne di essere spogliarelliste? A tale bivio, la stessa convizione di conoscere il punto di arrivo della ricerca in vista del quale è stato condotto il documentario, viene meno.

India Cabaret parla di donne che danzano per vivere e di alcuni uomini che decidono di guardarle.

Scevra da ogni presupposto culturale o di genere, questa affermazione sarebbe del tutto sorvolata.

Dal documentario India Cabaret di Mira Nair, 1985:

Mira: «Do you feel any shame?»

Dancer: When I go out at night, sometimes a customer sees me and says: «Look, there goes that naked dancing girl, that whore.»

I say, «Motherf****r, you enjoyed me on stage, and now you say this?»That’s when I feel shame.

Consigliatissima la visione del documentario “India Cabaret” di Mira Nair.

Sitografia:

Watching the @MiraNairfilm

https://www.theguardian.com/film/2002/jun/12/guardianinterviewsatbfisouthbank1

https://www.thehindubusinessline.com/blink/watch/in-the-eyes-of-the-beholder/article8947333.ece

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