Un Nuovo Mondo: l’umanità nel passaggio alla modernità

Il mondo in cui viviamo oggi è davvero assurdo. Ogni oggetto intorno a noi, ogni aspetto del paesaggio, delle nostre case, del nostro vestiario, è testimone di un avanzamento tecnologico incredibile, di una potenza industriale immane.
Neanche la fervida immaginazione di un autore di fantascienza potrebbe intaccare la complessità che si cela dietro la produzione di un banale computer moderno, come quello su cui sto scrivendo in questo momento.

Eppure, immersi come siamo nella “modernità”, essa ci appare banale.
La nostra routine giornaliera, fatta di automobili, schermi, capannoni, videogiochi, uffici, wi-fi e serie TV permea ogni aspetto della nostra persona, della nostra immaginazione, delle nostre sensazioni.
D’altro canto, il “mondo naturale” fatto di foreste, deserti, giungle, steppe e abitato dagli “uomini primitivi”, ci è avulso.

Quella dei popoli cacciatori-raccoglitori, del passato o del presente, è una realtà che percepiamo come distante, passata, sorpassata dalla nostra “modernità”. Raccontiamo che l’umanità, fin dai suoi albori, ha sempre cercato di inventare nuove tecnologie, di migliorare la sua condizione, fino ad ottenere le ricchezze e le comodità che vediamo oggi intorno a noi.

La separazione tra il mondo “naturale” e quello “umano” sembra quindi un dato di fatto, una condizione prestabilita.
Ma quali sono le radici storiche di tutto questo? Cos’è che ha causato lo sviluppo di tecnologia, industria, e scienza in queste proporzioni?

Volendo tralasciare le altre specie del genus Homo per concentrarci solo su noi sapiens, vediamo che i più antichi resti scheletrici risalgono addirittura a 300-330mila anni fa, dal sito marocchino di Jebel Irhoud.

 

 

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Jebel Irhoud 1, Homo Sapiens, circa 315,000 anni da oggi.

 

 

Durante il Paleolitico, i sapiens hanno prosperato in tantissimi ambienti diversi, adottando molteplici strategie di sussistenza. Hanno gradualmente espanso il loro areale, dall’Africa fino all’Asia, l’Oceania, l’Europa ed infine le Americhe.

Le tracce che hanno lasciato ci raccontano di tanti popoli diversi, estesi su grandi spazi geografici e ancor più grandi spazi temporali, in grado di cacciare la megafauna nelle steppe dell’Eurasia continentale, di districarsi nelle intricate giungle equatoriali dell’Africa, di insediarsi sulle scogliere che affacciano sul Mediterraneo.

Come i popoli non industrializzati che ancora oggi abitano questi ambienti, dovevano avere una conoscenza precisissima delle specie animali, della flora, dei materiali, della geografia e dei ritmi della natura. Una coscienza spropositata del mondo che li circondava, tramandata attraverso centinaia di generazioni.

Questo è stato il modus vivendi della nostra specie per circa il 95% della sua storia. 

Il primo importante cambiamento nell’economia di molte popolazioni umane avviene alla fine del Pleistocene, 11.650 anni fa. Finisce in questo momento l’ultimo periodo glaciale del MIS 2 ed entriamo nell’Olocene, l’epoca geologica attuale.
Con l’Olocene le temperature medie si alzano e l’andamento generale del clima è più stabile: è proprio questo a innescare la “rivoluzione agricola” del Neolitico.

 

 

Fluttuazione delle temperature tra il Pleistocene e l'Olocene.
Fluttuazione delle temperature tra il Pleistocene e l’Olocene.

 

 

I popoli Eurasiatici sono i primi a passare ad un’economia agro-pastorale, favoriti in questo dalla natura geografica del territorio: l’Eurasia è il continente con la più grande estensione da Est ad Ovest, e quindi con la fascia coltivabile più grande.

Non dobbiamo pensare che l’allevamento o l’agricoltura siano stati “scoperti”, che siano geniali invenzioni di alcuni popoli o addirittura di individui lungimiranti. L’utilizzo di risorse vegetali in modo “proto-agricolo” è molto più antico di quanto si possa pensare, e ne abbiamo testimonianza archeologica addirittura nel Gravettiano italiano, 30mila anni fa.

 

 

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Mappa dei ritrovamenti di macine per la lavorazione delle farine nel Paleolitico superiore, circa 30mila anni fa.

 

 

Anche l’allevamento non può esser nato esclusivamente in relazione al cambiamento dell’economia di sussistenza dei popoli neolitici. Non abbiamo prove archeologiche per questo, visto che le alterazioni anatomiche negli animali tipiche del processo di addomesticazione risultano evidenti solo dopo lunghissimi periodi, ma il raffronto etnografico con popoli  di cacciatori-raccoglitori attuali ci suggerisce che forme di semi-addomesticazione potevano esistere virtualmente da sempre.

 

 

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Una donna awa allatta la sua scimmietta domestica (foresta amazzonica Brasiliana)

 

 

L’economia agro-pastorale non si è sviluppata improvvisamente, ma gradualmente ha preso il sopravvento sulla caccia e la raccolta, in un momento in cui il clima stava diventando più favorevole, e le specie di mammiferi più grandi (mammuth, rinoceronti, bisonti ecc.) stavano scomparendo.

Inizialmente questo “nuovo” tipo di sussistenza porta per lo più svantaggi, permettendo un’alimentazione più povera di nutrienti, obbligando ad orari di lavoro estenuanti rispetto ai ritmi dei cacciatori-raccoglitori.

L’economia basata su allevamento e agricoltura permette però di immagazzinare beni, di creare surplus, e di adibire quindi alcuni individui a lavori specializzati: è da questo “momento” che si sviluppano, nel corso dei millenni, nuove tecnologie come la metallurgia, l’edilizia, la scrittura e nuove classi sociali, militari, amministrative e sacerdotali.
Ed è in questo “momento” che il mondo contemporaneo getta le sue radici.

Basta pensare che l’industrializzazione ha preso campo solo a partire dal XIX secolo, e possiamo constatare che quella in cui viviamo è una minuscola bolla temporale, quando paragonata alla storia della nostra specie.

Se osserviamo la totalità del nostro percorso sulla Terra, il presente non sembra il risultato di un fine verso il quale siamo sempre stati tesi, piuttosto è il prodotto di una miriade di fattori, la maggior parte dei quali ambientali e indipendenti dalla nostra volontà.

Eppure continuiamo a portarci dietro questa narrazione positivista, secondo la quale stiamo vivendo in un’epoca illuminata, sudato premio dopo i millenni vissuti nella sofferenza e nell’ignoranza, in balia delle forze ostili della Natura.
Mai quanto oggi l’ umanità ha sofferto così tanto, mai quanto oggi è stata tanto ignorante.

La capacità dei cacciatori-raccoglitori di vivere immersi negli ambienti naturali permetteva uno stile di vita che secondo molti aspetti si può reputare migliore del nostro. Sicuramente era più sostenibile. Oggi invece siamo spettatori passivi della devastazione della biosfera, della distruzione della biodiversità.

Si potrebbe dire che siamo noi quelli distanti ed avulsi, non i cacciatori-raccoglitori e le loro foreste.
Siamo noi che viviamo nell’assurdità, immemori del nostro passato, inconsci della nostra naturalità.

«We pray there will always be a world like this one at whose edge I sat in darkness. The rain forest in its richness is one of the last repositories on earth of this timeless dream.
Preghiamo che sempre ci sarà un mondo come questo, al limitar del quale io sedetti, nell’oscurità. La foresta pluviale, nella sua ricchezza, è uno degli ultimi custodi sulla Terra di questo sogno senza tempo.» The diversity of Life, Edward O. Wilson

 

 

Bibliografia:

  • Peresani M., 2018, Come eravamo, viaggio nell’Italia Paleolitica, Bologna, Il Mulino.
  • Manzi G., 2017, Ultime notizie sull’evoluzione umana, Bologna, Il Mulino.
  • Cormier L. A., 2003, Kinship with Monkeys: The Guajá Foragers of Eastern Amazonia, New York, Columbia University Press.
  • Diamond J., 2017, Guns, Germs, and Steel: The Fates of Human Societies, New York, Norton (ed. or., 1997, Guns, Germs, and Steel: The Fate of Human Societies, New York, Norton).

 

Sitografia:

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Tobia Fognani

Tobia Fognani

Laureato in Antropologia Culturale, Religioni e Civiltà Orientali all'Università di Bologna, sta attualmente perseguendo una magistrale in Quaternario, Preistoria ed Archeologia all'Università di Ferrara, con l'intento di unire gli interessi per le Scienze Naturali e Umane.

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