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The Best Party: quando il punk entra in politica

Non volevamo far saltare in aria il sistema. Volevamo costruire qualcosa: qualcosa di bello, di divertente, di cool. The Best Party

 

 

 

Come diceva qualcuno “l’ironia è il primo passo per la rivoluzione”, e per una volta un aforisma si cala agilmente nella vita reale senza che questa paia goffa, o utopica, o libresca. Si parte da un fatto avvenuto nel 2010, nella città di Reykjavik, Islanda. L’Islanda vive in quegli anni una depressione economica profonda, e il livello di crisi percepita tra la popolazione è alto. Un momento di vuoto ideologico è sempre un sostrato fertile per l’attecchimento di strani semi, che però finiscono per dare frutti interessanti.

La questione riguarda delle bizzarre elezioni politiche, la cui vicenda raccontata  in breve si svolge nel modo seguente: un gruppo di socialdemocratici con background di gioventù punk rock tendente all’anarchismo (un giornalista di The Passenger li chiama anarcosurrealisti) riesce a vincere le elezioni del 2010, presentandosi con il nome di Partito Migliore, The Best Party.

In realtà l’etichetta socialdemocratici viene affibbiata loro in un secondo momento, e li legittima più di quella di anarchici. Destra e sinistra sono posizioni che vengono relegate ad un piano di importanza minore.

La Premier islandese parla di shock, ma il Risultato è inequivocabile: 34,7 per cento dei voti, i socialdemocratici punk, forse un po’ stupiti anche loro, fanno saltare il banco, volando al vertice della politica islandese, come primo partito indiscusso. La vittoria, forse un po’ banalmente, esce dalla bocca di questi improbabili campioni della democrazia col grido di “Welcome to the Revolution”. La storia in realtà, è stata molto più lunga e complessa di così, ma il dato di fatto è questo successo, e la dialettica sottesa ad esso, ed è da qui che partiremo.

Il loro nome, come accennato prima, è il Partito Migliore (The Best Party), ed era stato un parto della mente del candidato di punta Jon Gnarr, (dopo le elezioni sindaco di Reykjavik fino al 2014) , che aveva creato il Best Party come idea parodistica e popolareggiante per una trasmissione televisiva.

Rivelandosi una mente più pragmatica di quanti molti avessero previsto, The Best Party, una volta fuori dalla sua scatola cranica, diventa tangibilmente e pericolosamente reale, con tanta voglia di competere alle urne e slogan antidepressione economica:

Più punk! Meno crisi!

 

The Best Party
Jon Gnarr in rosa, sindaco della città per quattro anni

 

Leader de The Best Party dunque, suo volto, voce e spina dorsale, n Gnarr si pone come teorico della linea d’azione seguita dal gruppo. Il suo è un volto già molto noto agli islandesi: è comico e cabarettista, ed è conosciuto il passato da giovane problematico, che ha una svolta nel momento in cui abbraccia il modello del movimento punk islandese, a 13 anni. Mondo dal quale di fatto non si è mai separato crescendo, anzi, dal quale sceglie di attingere il capitale umano per formare la sua squadra.

Quello della subcultura punk è un humus fertile di effervescenza creativa, pensa Gnarr, e lì investe le sue energie e le sue ricerche. Il team dunque, è composto per lo più da ex punk e musicisti rock, artisti abituati a lavorare con un budget molto ristretto (tra i quali uno dei partner artistici di Bjork). In questo articolo chiamerò la loro politica politica dello scherzo, che Gnarr e i suoi definiscono politica come opera d’ arte, e presto si capirà il perché.

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Il Partito Migliore spiega e puntualizza le proprie linee d’ azione con spigliata naturalezza, e le promesse elettorali non possono non essere elencate:

  1. Asciugamani gratis in tutte le piscine
  2. Un orso polare allo zoo
  3. L’importazione di ebrei per “avere finalmente in Islanda qualcuno che di economia ne capisce”
  4. Un parlamento senza droghe fino al 2020
  5. Inoperosità: “abbiamo lavorato duro per una vita e ora vogliamo quattro anni relax ben retribuito”
  6. Una Disneyland con un ingresso gratuito a settimana per i disoccupati “dove possono farsi fotografare con Pippo”
  7. Essere più vicini alla popolazione rurale: ogni conta
    dino islandese deve avere diritto di portare una pecora in albergo, senza sovrapprezzo
  8. Bus gratis per tutti

e un appendice:  

Possiamo promettere più di tutti gli altri partiti, tanto tradiremo ogni singola promessa.

 

Cristallino, se vogliamo, e la storia di come questo partito sia arrivato in cima è piena di fatti divertenti, che purtroppo non staremo qui a trattare. Cornice storica non occultabile di quegli anni: l’economia del paese era in ginocchio dal 2008 (lo scenario è cupo: le tre banche maggiori crollano in una sola notte), e l’allora presidente del consiglio se ne uscì con un’esclamazione del tipo “Dio salvi l’ Islanda“.

Se Dio udì l’invocazione non lo sapremo mai, ma Gnarr fu il primo a lanciarsi in quest’avventura politica, con un’ idea ancora astratta in testa, di politica come opera d’arte come i suoi seguaci spiegheranno poi.

Sulla sua figura, come spesso accade, si impernia un’intera ideologia, che fa parlare di sé a lungo. In questo caso, quello di una politica dello scherzo appunto, come strilla inequivocabilmente la loro lista di punti, una sorta di carnevale politico, dove i protagonisti si presentano dichiaratamente come gente che ha voglia di divertirsi, fare casino, gingillandosi nella stanza dei bottoni. E poi vincono.

Il fatto che questo soggetto sia un comico mi permette di parlare dell’ umorismo come arma ideologica, e stavolta, arma politica nel suo significato più stretto. L’altro fatto, che va a braccetto con il precedente, ovvero che sia stato simpatizzante di quella che oggi viene definita una subcultura giovanile, il punk, con la sua retorica ironicamente nichilista, permette di analizzare un comportamento che critica il contesto sociale.

L’umorismo come pratica culturale ci fa scoprire figli di molti genitori, per citare i più familiari, i filosofi greci e latini. Da definizione si intende come la capacità di percepire gli aspetti incongrui, curiosi e ridicoli  della realtà, ed esternarli, spesso fornendo un punto di vista alternativo.E’ sempre stato uno dei  fiori all’occhiello del nostro passato letterario.

The Best Party
Il logo del partito

 

E’ lo stiletto affilato che punzecchia la massa corporea di un sistema di valori che si esperisce come impacciato, soffocante, rimpiazzabile, eppure robusto, e con un grande ingegno nell’assorbire urti e punture. Dagli albori della nostra letteratura, è celebrato come segno di arguzia e spiccata capacità di intuizione di una situazione, colta nel suo atto di svolgersi.  Il mondo della politica, è praticamente un supermercato di spunti.

Dirà un luminare del Partito Migliore:

La politica è dominata da uomini vecchi che si scambiano ritualmente bocconi avvelenati. Noi invece abbiamo puntato sulla nostra esperienza di vita, la sincerità e l’ umorismo.

 

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specificando senza peli sulla lingua del perché prendere parte all’iniziativa, con un’altra lista, sempre lucidamente redatta:

  1. Sarebbe stato divertente.
  2. Un po’ di divertimento è proprio quello di cui hanno bisogno i martoriati cittadini di Reykjawik.
  3. Questa idea: fino a oggi sono stati i politici a intromettersi nelle nostre vite. Perché non provare a ribaltare la situazione?
  4. L’ambizione di realizzare un opera d’arte perfetta.

Hedbige, che analizza le cosiddette subculture, parlerà del fenomeno giovanile punk (che poi ha mille declinazioni) come qualcosa di impregnato retoricamente di cenni apocalittici, che sottendono un nichilismo di fondo. Eppure  in tutto questo, l’elemento ironico, la pratica del sorridere (forse sogghignare si confà  di più allo stile) di società moralista, genitori benpensanti, politica marcia in mano a vecchie volpi colluse, e soprattutto su quella sordida marcetta su come essere bravi ragazzi e obbedienti cittadini dei quartieri-dormitorio del domani…. il tutto trincerati dietro chiodi, borchie e spunzoni, è  tra i capisaldi della questione. Sogghignare, percependo l’assurdo, il ridicolo, il patetico.

Per quanto apparentemente vogliano apparire semplicemente estremi, sessualmente sfumati, socialmente malati e anti-intellettuali, lo fanno per opporsi a qualcosa di ben preciso. La lente dell’ ironia (che ha un gradiente di malizia e condiscendenza che l’ umorismo non ha, ma nel quale  sfocia comodamente) permette di guardare da una prospettiva distaccata, obliqua, che scova e denuncia l’assurdità annidata nell’ordinario.

Ma seppur ironico (quando non sarcastico) questo microcosmo del punk giovanile è raramente propositivo dal punto di vista politico, (quando si convogliano queste forze dirompenti nella creatività artistica parliamo di eccezioni grandiose, Bowie ne è un esempio), nel senso che dopo che ha subodorato un’ apocalisse e si è abbigliato per l’ occasione, in genere non guarda ad una palingenesi.

O in altre parole, questa tanto invocata Revolution ha autografato tutte le giacche, ma nessuno per strada l’ha mai vista. Eppure stavolta qualcosa è successo, che ha scardinato più d’un concetto dato per scontato, e idee che avevano fatto la ruggine da tempo.

Ad esempio: in politica servono i soldi. Incontestabile, perché i soldi sono azioni materiali in potenza, agentività in potenza, permettono di agire in tutti i campi performando quello che siamo. Un politico senza soldi è come un chirurgo senza strumenti, non può che guardare impotente la bruttezza che ha davanti.

Questo articolo farebbe acqua da tutte le parti se una buona novella non venisse a salvarlo: questa idea dei soldi è stata elegantemente trascesa da attori sociali che di soldi in gioventù ne hanno visti ben pochi. E come? Semplicemente non spendendo un solo spicciolo, ma puntando su una taglientissima politica carnevalesca, capace di mettere a nudo l’ipocrisia delle vecchie volpi.

 

The Best Party
Il sindaco Gnarr al Gay Pride

 

La cassa langue? Una buona strada è quella di affidarsi ad azioni simboliche, fare del network umano, parlare con tutti, tastare il polso alle situazioni, capire che i fenomeni capillari parlano della grande crisi sullo sfondo. In un modo o nell’altro I soldi  fluiscono, soprattutto se ci sono partner di governo validi su cui contare.

Il discorso verrà ripreso nella seconda parte di questo articolo.

 

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