Tatuaggi: Storia, Differenze e Rinascite

Quanto sono antichi i tatuaggi?

Per quanto ci piaccia pensare ai tatuaggi come a delle cose “nuove” e “alla moda” essi sono , invece, una pratica ben più antica di quanto si possa immaginare. La loro storia ci porta molto indietro e le loro più arcaiche attestazioni scritte risalgono al periodo Greco-Romano.

Non sappiamo effettivamente quanto sia remota la tecnica del tatuaggio ma per avere un’idea abbiamo a disposizione due reperti molto importanti.

Il primo è Ötzi : La mummia del Similaun. Per molti anni è stato considerato come il più antico essere umano tatuato di cui siamo a conoscenza, infatti, il reperto risale all’età del rame in un periodo di tempo compresa fra il 3300 a.c. e il 3100 a.c. (3250 a.c Kutschera, Müller 2003).

Sul corpo di Ötzi si districano ben 61 tatuaggi . La maggior parte di essi sono gruppi di linee e crocette e il raggruppamento più grande si trova nella parte bassa della colonna vertebrale. Esami radiografici sulla salma dell’uomo del Similaun hanno poi confermato forme di artrosi coincidenti con il posizionamento dei tatuaggi: è quindi  possibile che queste incisioni avessero una funzione terapeutica magica o medica.

Il record di Ötzi è stato messo in pericolo recentemente da una delle mummie appartenenti alla cultura Chinchorro. Una di esse, appartenente a un uomo sui quarant’anni d’età, reca infatti un semplice esempio di tatuaggio. La decorazione viene descritta come una serie di puntini situati sopra il labbro superiore: «a pencil thin mustache» (Allison, 1996). È da notare che la mummia presa in considerazione (Mo-1 T28 C22) è l’unica che reca i segni di incisioni sulla pelle.

 

 

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Tatuaggi facciali presenti sulla mummia Chinchorro

 

 

Successivamente, con l’utilizzo del radiocarbonio, gli studiosi hanno potuto confermare Ötzi come il più antico essere umano tatuato di cui siamo a conoscenza. La presenza dei suoi numerosi marchi sulla pelle e la varietà delle loro forme è indicativa di una pratica stabilita già da tempo: è improbabile pensare ad Ötzi come al primo uomo tatuato della storia.

Prima di continuare vorrei fare una precisazione. Nel titolo ho utilizzato la parola “tatuaggi” al plurale poiché volevo dividere il “tatuaggio occidentale” da quello “tribale”. Il primo si collega alla cultura di massa europea/americana che negli ultimi anni ha avuto una grande esposizione mediatica e una partecipazione altrettanto grande. Il secondo rappresenta tutte quelle tradizioni indigene che sono state schiacciate e che sono state quasi inglobate della cultura dominante ma che, recentemente, stanno andando incontro a un revival.

 

Il “tatuaggio occidentale”

Il tatuaggio, in Occidente, ha avuto una storia molto travagliata prima di divenire una pratica accettata e apprezzata. Nella cultura Greca, marchiarsi permanentemente la pelle, era considerato come una pratica poco elegante e sicuramente da evitare. Questo costume era legato al mondo dei barbari e quindi i greci non lo adottarono mai. L’ideale negativo che avevano per questa usanza si riversò nel significato stesso della parola. I greci usavano infatti il termine Stigma(ta).

I Romani condividevano questa visione con i greci. Il tatuaggio fu usato come simbolo di sottomissione: con i marchi sulla pelle si rendevano immediatamente visibili schiavi e prigionieri. Il corpo diveniva, quindi, il simbolo dello status sociale. Esistevano però eccezioni per quanto riguarda i soldati, che occasionalmente si tatuavano durante le campagne militari.

L’imperatore Costantino vietò il tatuaggio sul viso poiché il volto, creato a immagine di Dio, andava deturpato in minor modo possibile.

Le idee del cristianesimo si mantennero salde in tutto il periodo medioevale. Non si fa menzione ufficiale del tatuaggio poiché vietato espressamente da Papa Adriano I nel Concilio di Nicea del 787 d.C.. Nonostante questo, alcuni cristiani (spesso crociati o pellegrini), si tatuavano piccoli segni religiosi sul corpo in modo da essere riconosciuti come fedeli al momento della morte e dunque poter essere sepolti con i dovuti riti.

Il tatuaggio successivamente cadde in un oblio che durò fino al diciannovesimo secolo.

La pratica torna però alla ribalta grazie a due eventi. Il più importante è il collegamento con i popoli extraeuropei che ne facevano un uso estensivo. La parola stessa tatuaggio deriva da “Tattow”, la parola adattata da James Cook, famoso esploratore e navigatore britannico,  per descrivere la tradizione del “Tatau” Polinesiano.

L’altro evento è la pubblicazione del famoso saggio di Cesare LombrosoL’uomo delinquente” che descrive i tatuaggi degli strati più bassi della società.

In Inghilterra succede qualcosa di particolare, nasce intorno al 1870 un interesse della upper class verso i tatuaggi che vengono considerati come segno di conoscenza di popoli lontani (soprattutto giapponesi). La fascinazione è di breve durata perché con l’invenzione della macchina elettrica per tatuaggi nel 1891 essi divengono più comuni e disponibili anche ai ceti più bassi. I tatuaggi si legano indissolubilmente ai ceti più poveri come marinai, prostitute, fenomeni da baraccone ecc…

 

 

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Tatuaggi di un marinaio (1890)

 

 

È comunque particolare e sempre costante il rapporto fra i tatuaggi e i militari, persino durante le guerre mondiali.

Dalla fine degli anni settanta  ad oggi , la cultura del tatuaggio ha avuto una crescita costante. Se prima era legata solamente alle sottoculture giovanili adesso è riuscita a conquistare qualsiasi strato sociale andando a cancellare quella nomea negativa che lo permeava ormai da tempo immemore.

Il “tatuaggio occidentale” contemporaneo è caratterizzato da una pluralità di stili originali che convivono insieme. Ad esempio si uniscono immagini dell’iconografia giapponese con immagini tipiche del tatuaggio americano old school , il tutto per un risultato estetico che possa appagare il tatuato a prescindere dalla sua cultura di origine.

 

Il “tatuaggio tribale”

Il tatuaggio tribale e il suo significato sono molto diversi rispetto al tatuaggio occidentale sopra citato. Nel secondo caso, la pratica è di natura puramente estetica e, spesso, viene descritta come arte. Le culture tradizionali non raccontano mai il processo della marchiatura con termini estetici. Il tatuaggio è sempre collegato a una pratica sociale o religiosa ed è posto sulla pelle in modo che sia di facile fruizione a tutti.

La tradizione di marchiare la pelle è presente nelle comunità indigene di tutto il mondo da migliaia di anni e il loro significato può essere racchiuso ( in generale) in questi quattro gruppi.

  • Identità: il tatuaggio tradizionale spesso ricreava metaforicamente il processo di nascita. Un essere tatuato entrava definitivamente a far parte della società. Nelle tribù inupiaq dell’Alaska ad esempio ci si tatua per essere notati dagli dei che altrimenti non riconoscerebbero i membri del gruppo.
  • Status: il tatuaggio era simbolo di status elevato e quindi di maggiore importanza. Spesso erano i migliori guerrieri a portare particolari segni sulla pelle come nel caso dei cacciatori di teste kalinga o come per il pe’a samoano.
  • Terapeutico: la pratica era collegata alla medicina, simile in parte all’agopuntura. Un esempio sono i tatuaggi trovati su alcune mummie femminili a Deir-el-Bahari, in Egitto.
  • Magico: infine, lo scopo dei disegni era di tipo apotropaico e per scacciare il male. Ad esempio in Borneo si eseguivano tatuaggi anti-possessione.

Le tradizioni indigene inoltre si distinguono anche in base alle tecniche tradizionali usate. Esistono metodi come quello samoano che consiste nel picchiettare ritmicamente un pettine ricavato da ossa o conchiglie o ancora quello della cucitura della pelle, presente nella cultura inupiaq.

Queste tecniche hanno prosperato fino all’arrivo degli europei. Con la Chiesa e con i coloni iniziò un processo di rimozione di queste pratiche che erano considerate barbare e che andavano contro il costume occidentale. Senza tatuaggi e con parte della loro identità sparita, molte popolazioni indigene iniziarono a essere inglobate dalla cultura occidentale.

 

 

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Guerriero kalinga con i tatuaggi tradizionali

Differenze, similitudini e rinascite

Come già detto la differenza fra le due tradizioni risiede principalmente nella scelta. Avere degli specifici marchi sulla pelle non serve più a negoziare relazioni fra individui o fra individuo e società ma risulta piuttosto essere una forma di agency sul proprio corpo. Le caratteristiche “tradizionali” di ritualità, status , protezione e magia possono ancora valide motivazioni per i tatuaggi di oggi ma non sono mediati in modo interpersonale ed equo da una struttura sociale.

La rinascita del tatuaggio tribale nel mondo globalizzato è però possibile e stiamo assistendo ad un vero e proprio revival negli ultimi anni. Gli esempi sarebbero molti ma prendo in considerazione il caso della cultura inupiaq dell’Alaska.

Grazie a antropologi come Lars Krutak, famoso per aver reso “pop” le sue ricerche da Tattoo Anthropologist, il lato culturale dal tatuaggio si è fatto sempre più strada nel dibattito comune. Negli anni novanta egli partecipò a una spedizione in Alaska per conoscere alcune delle ultime anziane che avevano ancora delle particolari incisioni facciali. Con la testimonianza di queste donne e con la ricerca dell’antropologo si è potuto ricreare un intero archivio di forme e pattern dei tatuaggi.

 

 

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Donna con tatuaggio Inupiaq

 

 

Questa antica arte, nata circa tremila anni fa, è stata salvata dall’oblio ed adesso sta  andando incontro a una lenta, ma continua rinascita. Grazie a questo progetto di recupero, molte donne, soprattutto giovani ragazze hanno deciso di dedicare la loro vita al tatuaggio tradizionale per acquisire parte della loro perduta cultura. In particolare, mi ha colpito la storia di Marjorie Tahbone che, nel 2016, ha avuto il riconoscimento da parte degli ultimi anziani rimasti.

La rinascita di queste tecniche è sicuramente un progetto importantissimo sia per la specie umana, sia per le stesse popolazioni indigene perché può riportare indietro important parti di cultura considerate ormai perdute.

 

Bibliografia:

  • Deter-Wolf A. , Krutak L. , 2017 , Ancient Ink : The Archeology of Tattoing. Washington , University of Washington press
  • Krutak L , 2014 , Tattoo Traditions of Native North America: Ancient and Contemporary Expressions of Identity. Amsterdam, LM Publisher
  • Lombroso C. , 2013 (1876), L’uomo delinquente. Quinta edizione, Torino, Bompiani

Sitografia:

  • https://it.wikipedia.org
  • https://www.reddit.com/r/Anthropology/
  • https://www.larskrutak.com/
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Matteo Assistiti

Studente di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali presso l'Università di Bologna. Nato e residente in Toscana. Compratore compulsivo di libri. Appassionato di Antropologia, Attualità e Narrativa in tutte le sue forme.

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