fbpx

Tamil Nadu: cronache di un conflitto ambientale

Cronache dal Tamil Nadu: il conflitto ambientale lungo le sponde del Thamirabarani

Imprinting

Stiamo per fare un bagno, rigorosamente vestite, nel Thamirabarani. Siamo nei pressi di Pattankallu, uno dei villaggi in cui sto svolgendo ricerca. Ci è stato appena offerto il pranzo dalla nostra ospite, figlia di uno degli agricoltori di Karvanallur. Tuttavia, sulla via per il fiume, ci aspetta un’ulteriore sorpresa. Una famiglia sta celebrando un festival, una ricorrenza che serve a celebrare gli antenati. Hanno un proprio lingam, attorniato da una piccola cappella costruitagli intorno. Lo hanno addobbato con fiori e stoffe, e nel momento in cui passiamo stanno preparando il pongal. È un riso dolce con cui si celebrano i festival e che da il nome ad una ricorrenza annuale, quando all’inizio dell’anno agricolo si celebra la generosità del Sole e il suo ciclo. Servito su foglie di banano, il pongal è dunque il nostro dessert.

Immergendoci nelle acque del Thamirabarani, ne assaporiamo il gusto peculiare, ed è in quel momento che realizzo quanto questo fiume e le sue vicende mi stiano entrando sottopelle. È come se sentissi sulle mie spalle il peso dei mesi di magra che stanno fronteggiando gli agricoltori. Al contempo, il fiume per me è vita quotidiana e luogo sacro al tempo stesso, e mi sento parte di qualcosa di complesso e meraviglioso anche se è ovvio che non sono di qui.

 

Ricerca in Tamil Nadu

 

 

Tamil Nadu
Mappa politica sud dell’India

 

La scelta di dedicare una ricerca all’India non è stata del tutto consapevole. Una volta arrivata sul campo non sapevo esattamente cosa stavo cercando, e ritenevo che fosse meglio così. La mia intenzione era quella di lasciare che il contesto locale mi sopraffacesse, mi investisse nella sua crudele realtà. E devo dire che sono stata accontentata.

Mi sono subito interessata al conflitto ambientale e alle dinamiche socio-politiche che ne derivano sul territorio. Non mi aspettavo certo che avrei avuto difficoltà a determinare il focus della ricerca, e invece è stato proprio così. Esistevano infatti innumerevoli esempi di sfruttamento, marginalizzazione e ingiustizia, tra i quali ho poi scelto il tema privilegiato della ricerca.

 

Tamil Nadu
Carta politica Tamil Nadu, suddiviso in distretti

 

Ho deciso di seguire le vicende del fiume Thamirabarani per varie ragioni. Sicuramente i miei ospiti e la loro preoccupazione in merito hanno avuto un ruolo importante. Tuttavia l’interesse è nato soprattutto dalla relazione profonda che le persone che ho incontrato intrattenevano con la natura. Una sorta di simbiosi, che solo gli agricoltori nei villaggi sembrano ricordare e a cui si appellano. La corsa allo sviluppo minaccia di distanziarli e lasciarli indietro, sottraendo loro le risorse da cui dipende il loro stile di vita.

 

Natura e cultura

 

Coltivazione del riso, Tamil Nadu

 

Man mano che la ricerca acquisiva spessore, non poteva che emergere come i concetti di cultura e natura non fossero distinti e separati, ma coincidessero. Al contrario di quanto siamo abituati a pensare, la polarizzazione tra società e ambiente è un’invenzione prettamente occidentale, oggi imposta attraverso il sistema economico capitalista. Nata nel corso del Rinascimento e poi rinforzata attraverso l’emergere del metodo scientifico e il movimento culturale dell’Illuminismo, oggi viene data largamente per scontata.

Leggi anche:  Le zone grigie dei diritti: l'AIDS nei Paesi in Via di Sviluppo*

La ricerca ha dunque contribuito a sfatare un mito, dando una scusa in meno per portare avanti un cieco sfruttamento del territorio. Quello che stava avvenendo, il prelievo di acqua e sabbia e l’inquinamento del fiume, parlava dunque anche di marginalizzazione culturale. Le campagne, lasciate indietro, diventano un contenitore di risorse e vengono spogliate assieme ad esse della propria identità culturale.

 

Tamil Nadu
Il conflitto ambientale e le sue implicazioni

Mentre il cambiamento climatico racchiude le premesse per un eventuale interessamento universale sulle sue tematiche, il conflitto ambientale assume una dimensione quasi privata. Anche quando ne emergono le ragioni e le conseguenze, resta un tema legato al territorio in cui nasce e si sviluppa. Questo rende difficile prendere in esame lucidamente la relazione di interdipendenza che regola gli scambi nel sistema-mondo, ed è da questa premessa che è cominciato il mio studio sul campo in Tamil Nadu.

Grazie ad un tirocinio presso GreenFarmMouvement, organizzazione che si occupa di promuovere metodi di agricoltura sostenibile in vari paesi, ho potuto trascorrere due mesi sul campo e fare ricerca. Non è stato un soggiorno molto lungo, né per questo privo di difficoltà. Ha messo in luce come la questione ambientale, specialmente in paesi di nuova industrializzazione, sia un tema scottante. Molti tentano di mettere a tacere le proteste che si sollevano dallo sfruttamento del territorio, e in tal modo le controversie in atto rimangono invisibili.

 

Tamil Nadu: questioni di scala

Il tema dell’invisibilità è stato ricorrente e sfacciato, questo per una serie di fattori. In primo luogo si tratta di differenze di scala, sia in termini di spazio che di tempo. Sicuramente il locale si impone alla vista di chi si trova sul posto, ma il globale è altrettanto risonante. Non sono chiare le precise dinamiche che intervengono tra le due dimensioni, dato che ogni contesto rielabora e cerca di fare propri gli stimoli esterni. Al contempo i connotati globali di alcuni fenomeni tolgono luce al territorio, ed è così che il conflitto ambientale passa inosservato, solo una goccia nell’oceano.

Per quanto riguarda il tempo, questo anzitutto assume una connotazione differente per ciascuna cultura. Questo è un primo motivo di confusione, dato che la percezione cambia da un luogo all’altro. Quando si parla di ambiente però, il problema più pressante è quello di rendersi conto che società e natura hanno ritmi diversi. Siccome la prima viaggia su un binario ad alta velocità, è difficile rendersi conto come il suo corso influenzi sul lungo periodo il passaggio che scorre oltre i finestrini. Ciò risulta in una tendenza generalizzata ad ignorare il fenomeno.

 

Tamil Nadu, il caso di studio
Analisi

Questi aspetti risaltano molto, quando ci si avvicina alle vicende del fiume Thamirabarani e al suo sfruttamento. Lungo appena 2000 km, il fiume attraversa i distretti di Tirunelveli e Thootukudi. E’ l’unico fiume perenne del Tamil Nadu, il che lo rende prezioso. Negli ultimi dieci anni, inoltre, uno dei due monsoni che investivano il territorio si è spostato sull’oceano. Il quadro che se ne ricava è quello di una stagione secca quasi insostenibile.

Leggi anche:  Diritti umani: il fenomeno delle sparizioni forzate in Egitto

A tutto questo si aggiunge l’impossibilità dei contadini di accedere all’acqua del fiume per irrigare i campi. Dipende da una decisione del governo, che concede l’apertura dei canali solo quando alla diga di Papanasam c’è abbastanza acqua. Al contrario, imprese come la Coca-Cola o la Pepsi-Co situate lungo il fiume possono prelevare fino a 180.000 litri al giorno, senza restrizioni.

Sul territorio sono nati vari movimenti, pronti a opporsi a queste logiche. Il loro obbiettivo primario è quello di sensibilizzare le persone su quelli che sono i rischi a breve e lungo termine di comportamenti irresponsabili a livello ambientale. Sono nati dall’iniziativa di persone comuni, forse più istruite di altri ma semplicemente spinte dal desiderio di difendere il proprio stile di vita. Per questo fanno riferimento ad una serie di aspetti culturali interessanti, che richiamano appunto l’identità tra natura e cultura che sembra sussistere nelle campagne.

 

Tamil Nadu
Agricoltori e attivisti

 

Tamil Nadu
Proteste contro la Sterlite Copper a Thootukudi il 22 maggio 2018

 

Vi sono delle ovvie differenze tra un movimento e l’altro, anche se missione e modalità spesso coincidono. E’ evidente anche come gli agricoltori abbiano una propria visione del problema, che però varia da villaggio a villaggio. In generale, c’è molta sfiducia, dovuta soprattutto a ciò che è avvenuto il 22 maggio 2018 a Thootukudi. Era stata organizzata una grande manifestazione per opporsi allo sfruttamento ad opera della Sterlite Copper, che teneva attività di estrazione in zona. La polizia, chiamata sul posto per contenere i manifestanti, ha fatto fuoco sulla folla uccidendo 13 persone, tra le quali un ragazzo di appena 17 anni.

Si percepisce che il governo non è dalla parte degli agricoltori e della gente comune. Invece le fabbriche che lo richiedono possono attingere alle risorse del Thamirabarani senza problemi. Questa consapevolezza pesa sugli animi di tutti, e molti ritengono di non poter fare nulla di concreto per cambiare le cose. Tuttavia alcuni hanno deciso di attivarsi, e dalle singole iniziative sta nascendo una vera coscienza ambientale e culturale.

 

Conclusioni (e inizi)

In due mesi di ricerca sul campo ho raccolto testimonianze, impressioni e confidenze. Avrei voluto operare una restituzione di qualche genere, ma non è stato possibile nel corso di una ricerca così breve e complessa. Ho tentato di trasformare l’esperienza in una tesi di laurea, con un limitato successo.

Quello che vorrei fare adesso è accompagnare altri per mano lungo il fiume che ho imparato ad amare, mostrare come la situazione sia estremamente complicata e coinvolga innumerevoli aspetti. Più di tutto, però, vorrei riuscire a restituire la voce ai veri protagonisti di questa vicenda.

È stato un privilegio conoscere persone tanto caparbie da opporsi ciecamente all’ingiustizia sul territorio. Nonostante le numerose difficoltà ancora si battono per un futuro a loro misura, e non cedono senza porsi delle domande ai richiami dello sviluppo.

Facebook Comments