Sunyata: il fascino di una dottrina al limite dell’auto-confutazione

Decidete di recarvi al ristorante giapponese. Un mese di preparazione per scegliere quale, tra quelli gourmet, sia il più In. Arriva il famelico giorno. Con l’acquolina in bocca, impostate il navigatore a fatica digitando un nome improbabile. Arrivate lì e c’è sempre lo stesso segno sull’insegna: la vacuità.

Che poi, se il ristorante è sempre pieno, perché i giapponesi scelgono il concetto di vacuità come benvenuto?

 

 

Vacuità
Sunyata

 

 

La dottrina della vacuità sostiene l’inaffidabilità delle percezioni sensoriali e di qualunque discussione sui suoi prodotti.

Nagarjuna: il fondatore della dottrina

 

Nagarjuna, fondamentale pensatore della scuola Madhyamaka, visse nel II d.C. Egli riprende la nozione di vuoto dalla letteratura della Perfezione della Gnosi ed elabora la dottrina della Vacuità o Sunyata che influirà non solo su concezioni buddhiste successive ma soprattutto sul Buddhismo Mahayana.

 

 

Nagarjuna
Nagarjuna, 150 d.C. circa – 250 d.C.

Cos’è la vacuità?

 

«Sabbe dhamma anatta»

«Tutte le cose sono prive di sé»

Sembra essere proprio l’anatta o non sé ( l’affermazione dell’inestistenza dell’io) il punto di partenza della dottrina della vacuità.

I dharma pongono i linguisti in un limbo: il termine “dharma” ha infatti infinite traduzioni quali dovere, religione, Legge Cosmica. Volendo sintentizzare il concetto, essi sarebbero il principio e la conditio sine qua non di tutte le cose esistenti.

Come agisce la vacuità?

 

Nagarjuna attesta:

«Tutti i dhamma sono caratterizzati dalla vacuità. Non sono prodotti e non cessano, non sono impuri né esenti da impurità, non sono né interi né completi.»1Il sutra del cuore della Perfezione di Sapienza (4) Nagarjuna in Bori P.C., Marchignoli S., 2004

Da tale affermazione, che mette in dubbio la credibilità degli elementi ultimi della realtà sul piano della verità assoluta, si giunge, attraverso un percorso a ritroso, a implicare l’inaffidabilità dei cinque aggregati dell’attaccamento ossia forma, sensazione, percezione, predisposizioni e coscienza, delle quattro nobili verità e perfino attestare l’impermanenza dei frutti delle facoltà sensoriali.

 

Perché la vacuità è auto-confutativa?

La dottrina della vacuità è antidottrinaria per sua stessa definizione poiché afferma l’impossibilità di elaborare dottrine sul reale.

A partire dal concetto di anatta o inesistenza:

«Strumento argomentativo che nega non già la realtà, bensì le affermazioni su di essa»2 Marchignoli S., 2005:36., la vacuità appare come una “dottrina” fuori dal comune.

Nagarjuna non ritenendo pertinente esprimersi sulla realtà, si ferma al passo precedente in cui si attesta che non è possibile esprimere alcuna dottrina. Egli afferma:

«Se io percepissi mediante la percezione diretta, eccetera, qualcosa, l’ammetterei o la negherei. Ma, visto che nulla percepisco, la mia posizione è inobiettabile.»3Nagarjuma:critica dei mezzi di conoscenza. Brano tratto dalla Vigraha-vyavartani (30) in Marchignoli, 2005

 

 

 

Ruota del Dharma
Ruota del Dharma

Perché credere nella vacuità?

Fulcro della dottrina anti-dottrinaria sulla vacuità è la co-produzione condizionata dove l’istantaneità rende l’atto percettivo puntuale e scevro di ogni successiva pretesa di abusiva estensione.  Qualunque tentativo di successiva elaborazione germoglierebbe inevitabilmente nella Nescienza o Avydia, l’ignoranza di come stanno davvero le cose. L’impermanenza della realtà avrebbe contagiato perfino i dharma stessi.  Tutte le cose della realtà fenomenica ed eterea vengono inserite in un processo interdipendente di produzione di elementi impermanenti.

Come cita il Madyamakakarika:4Madhyamaka-karika, Nagarjuna. (XXIV.18)

«Quello che è la co-produzione condizionata, questo appunto è per noi la vacuità. Il termine vacuità è da intendersi in senso metaforico: Il Cammino di Mezzo non è altro che questo.»

La vacuità sarebbe dunque una via mediana, dove per essa non si intende un punto di incontro bensì l’estremo superamento di due poli opposti: eternalismo (sasvatavada) e nichilismo (ucchedavada), la caducità di ideologie radicate.

 

Tra vacuità e nichilismo

 

Cosa distingue dunque la dottrina della vacuità dal nichilismo?

Nagarjuna, per difendersi dalle accuse di nichilismo e rigetto delle stesse dottrine buddhiste, in La dottrina delle due verità tratto dalle Madyamaka-karika, afferma:

«L’insegnamento della Legge da parte degli Svegliati si svolge in base a due verità: la verità relativa del mondo e la verità assoluta».5Nagarjuna: la dottrina delle due verità, Madhyamaka-karika(8) in Marchignoli S., 2004

A definire l’identità anti-dottrinaria di tale teoria, è anche Jaspers nel suo I grandi filosofi del 1957 dove cita:

«Il mondo intero del sorgere condizionato, insieme a questa dottrina (della vacuità), s’infrange nel suo stesso venire enunciato e questa è la salvazione.»6Karl Jaspers, 1957, I grandi filosofi. La traduzione italiana è di F.Costa in K. Jaspers, I grandi filosofi, 1973:1237-39. Brano tratto da Marchignoli, S., 2005

La via mediana

Testo fondamentale che pone le basi del pensiero di Nagarjuna è Il Sutra del cuore della Perfezione di Sapienza, definita come una rivalutazione del Discorso della messa in moto della ruota del Dhamma, primo discorso elargito dal Buddha in seguito al risveglio. In esso Nagarjuna sostiene: «l’inconsistenza logica di ogni determinazione positiva o negativa, e si propone di andare al di là delle coppie di opposti: tale ulteriorità è espressa dal concetto di vuoto.»7Introduzione a Il Sutra del cuore della Perfezione di Sapienza, Nagarjuna in Bori P.C., Marchignoli S., 2004

Il fascino di una dottrina al limite dell’auto-confutazione e che pone la vacuità come elemento discorsivo florido di input, continuerà ad illuminare l’infinito mondo filosofico dell’India.

 

 

Bibliografia:

  • Bori, P.C., Marchignoli, S., 2004, Per un percorso etico tra culture, Roma, Carocci Editore
  • Marchignoli, S., 2005, L’India filosofica: un percorso tra temi e problemi del pensiero indiano, Bologna, Zanichelli
  • Torella, R., 2008, Il pensiero dell’India. Un’introduzione, Roma, Carocci Editore

Appunti del corso “Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale” a cura di Saverio Marchignoli, Alma Mater Studiorum, Bologna

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