Spazzatura, scarti e rifiuti: una riflessione tra arte ed antropologia

L’arte in senso proprio è caratterizzata dalla
scoperta di qualcosa di nuovo in noi stessi
come esseri umani: e questa scoperta può
derivare dalla creazione dell’opera d’arte o dal
divertimento che se ne ricava. [Bateson, 1996]

Premessa

Sulle sponde del fiume Marecchia, a pochi chilometri dal centro urbano, sorge Mutonia, un luogo abitato da un gruppo di artisti, abituati a lavorare con materiale di scarto, con i rottami e con altro materiale di recupero. Gli abitanti di Mutonia, ventisette in tutto, provengono da diverse città europee, eccezion fatta per Lyle, l’unico canadese. La maggioranza è costituita da inglesi e scozzesi, mentre in minor numero sono gli italiani e i tedeschi. Hanno in comune il fatto di aver seguito negli anni ottanta la corrente cyberpunk. Infatti molti di loro si sono conosciuti a Londra, in luoghi occupati, conosciuti come squats; intenzionati attraverso il loro stile di vita e le loro creazioni artistiche, ad opporre resistenza alla società inglese (e non), che in quel periodo attraversa processi di grandi cambiamenti. Nel 1990 gli artisti, partecipano al Festival dei teatri in piazza con una performance e successivamente decidono, in accordo con il sindaco, di rimanere in quella cava. Oggi Mutonia è riconosciuta dalle Soprintendenze di Bologna e di Ravenna per il valore artistico, un unicum in Europa. Caratteristica della compagnia è, dunque, lavorare con il residuo, lo scarto, per renderlo non solo oggetto artistico d’astrazione ma anche per necessità quotidiana di riutilizzare il rimanente. Ad esempio Sue utilizza anche scarti di plastica per i suoi quadri e per delle piccole sculture. Suo figlio sedicenne, Rob, dichiara che il bidone, dove tutti buttano la plastica, serve a sua madre per creare. Infatti al campo, anche i rifiuti quotidiani sono riutilizzati, compresi gli scarti di cibo, usati come compost.

 

Nell’immaginario collettivo quando si pensa allo scarto, si possono manifestare sentimenti di repulsione associati ad un elemento di sporco, inutile. Eppur è vero che queste definizioni e questi sentimenti in merito alla questione, cambiano nel tempo e nello spazio a seconda della cultura di riferimento. La distruzione e il disordine possono suscitare emozioni contraddittorie: sia per l’aspetto devastante che implicano; sia per l’aspetto nuovo che possono creare. Il disordine, dunque, turba i nostri schemi ma fornisce materia per schemi nuovi secondo i quali potremmo indirizzare i nostri atteggiamenti. Lo scarto è pieno di forme nuove e porta segni sottili della sua origine, le sue ambiguità possono essere tanto poetiche quanto contraddittorie. I cumuli di rifiuti sono fonte d’informazione, sono in grado di comunicare, quale tipo di merce gli individui, di quella specifica zona, hanno la tendenza a scartare.

«A prima vista, una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi, risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici. Finché è valore d’uso, non c’è nulla di misterioso in essa, sia che la si consideri dal punto di vista che soddisfa, con le sue qualità, bisogni umani, sia che riceva tali qualità soltanto come prodotto di lavoro umano. È chiaro come la luce del sole che l’uomo con la sua attività cambia in maniera utile a se stesso le forme dei materiali naturali» (Marx, Engels 1970:38).

La teoria di Marx ed Engels afferma che il valore della merce rifiutata, può darci indicazioni sulla situazione economica e sulle abitudini della società di riferimento. I consumatori tendono a procurarsi delle cose, pur essendo consapevoli della brevità che queste hanno, il piacere dell’utilizzo della merce sarà esaurito entro un limite di soddisfazione e/o di variazione della moda, dopodiché sarà scartato. Le cose scartate sono poste ai margini della società; tuttavia lo scarto è dotato di potenziale evocativo, motivo per cui si può lavorare per renderlo altro; estraendolo dal suo contesto di origine e dalla sua destinazione d’uso. Lo scarto è inteso come parte in eccesso, superfluo, inutile e per questo abbandonato, un materiale esaurito e privo di valore residuo di un atto di produzione o consumo. Il rifiuto, lo scarto, il residuo, possono essere considerati come parti necessarie e fisiologiche della vita. I rifiuti e gli scarti che si producono nella società postmoderna sono aumentati in misura esponenziale. In economia, il consumo e l’uso dei beni danno luogo ad una perdita della loro utilità.

Il processo che assicura la sopravvivenza e la soddisfazione, deve essere equilibrato da una continua produzione di nuovi valori d’uso. La logica esposta nel testo di Mary Douglas in Il mondo delle cose, evidenzia quanto l’approccio dell’economia classica si fondi su «basi angustamente scientifiche» senza esplicare quali siano le motivazioni del consumatore a voler possedere dei beni, ma piuttosto di collocare l’individuo all’interno della società in base ai suoi redditi e alla variazione dei prezzi che questi subiscono nel corso del tempo. Le variabili cambiano a seconda della società e del momento storico di riferimento. Ovviamente ad ogni produzione di massa corrisponde una massa di scarti, di rifiuti e soprattutto di oggetti e cose invendute che finiranno nei depositi abbandonati. Infatti ad una crescita continua di produzione corrisponde una crescita continua di rifiuti. gli economisti vedono il comportamento umano all’interno di questa doppia polarità. La produzione e il consumo vanno di pari passo con la produzione di scarti e residui.

Cos’è spazzatura?

L’argomento spazzatura è attualmente al centro di un grande dibattito globale. Siamo nell’era della plastica in cui gli effetti devastanti dovuti all’intervento dell’uomo sul globo sono molto evidenti. A tal proposito è in corso al MAST di Bologna un’importante mostra dal titolo Anthropocene protesa alla sensibilizzazione dell’argomento. Gli effetti che l’uomo ha avuto sul globo sono devastanti, siamo circondati da scarti, i nostri oceani sono invasi dalla plastica, eppure sembra esserci un tabu sull’argomento. Ma cos’è la spazzatura? Il testo di John Scanlan dal titolo Spazzatura, propone importanti spunti di riflessione. Possiamo distinguere due prospettive riguardanti la spazzatura: dal punto di vista non analitico, la spazzatura è materia di avanzo, ciò che rimane quando tutto il fecondo, l’utile ed il prezioso sono stati presi. Da un’altra prospettiva invece possiamo vedere l’inclinazione dell’uomo alla differenziazione di un’intera vita fatta di tagli, disgiunzioni e rimozioni. Secondo John Scanlan:

«La spazzatura è l’amorfo da cui la forma trae origine, è il fantasma che tormenta la presenza. Spazzatura sono le viscere, le cianfrusaglie e i rottami, l’ammasso di materia indistinta che in certo modo si afferma attraverso un risoluto rigetto: è ciò che viene rifiutato (non accettato, negato bandito). Spazzatura è il ciarpame, l’infimo sprofondato al fondo di un sistema di valori che è presente (nella misura in cui ne siamo consapevoli) semplicemente come piatta superficie – come uno schermo- esattamente come gli scintillanti interni di un catalogo di migliaia di bagni; laddove «la bianca porcellana e i metalli scintillanti come specchi [sono] preferiti perché rivelano la presenza dello sporco: sono essi stessi la prova della loro pulizia» (Scanlan, 2006:12).

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In tal senso per spazzatura indichiamo l’esclusione di qualità, evidenziando la riduzione di ogni cosa a una qualche condizione universale. Gli oggetti rifiutati sono spersonalizzati, deprivati del loro senso e della loro destinazione d’uso. Oggetti senza vita e senza intelletto e per questo considerati privi di ogni bellezza. Gli oggetti rifiutati proprio perché privi di senso sono considerati semplice roba che può essere strattonata e spostata da una parte all’altra, un ammasso di detriti privi di ogni valore. La spazzatura è il risultato di una separazione tra il desiderabile e il non voluto; la differenziazione di questa materia è un atto fondamentale dell’uomo motivo per il quale la spazzatura si trova ovunque come brandelli, come gli avanzi di un troppo del quale non abbiamo più necessità.

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Nell’utilizzare il termine spazzatura scegliamo di non riferirci ad un singolo oggetto, bensì ad una condizione di disordine e degrado di qualcosa che prima “era” un oggetto e che adesso sembra costituire la rimanenza di un ordine simbolico[Scanlan 2006]. Nel vedere cumuli di spazzatura si ha la tendenza a provare sentimenti di repulsione e si ha la difficoltà ad ammettere la provenienza di quella robaccia che consideriamo degrado. Il passaggio da sentimenti di repulsione allo stupore è un’esperienza sottile di grande valore; le sculture di Mutonia possono ben evidenziare questo passaggio. Gli artisti abituati a lavorare con materiale di scarto, quindi con ciò che normalmente potremmo considerare spazzatura, non provano sentimenti di repulsione di fronte ad una discarica, per loro è fonte di grande ispirazione. Durante la ricerca ho avuto modo di osservare questa meraviglia espressa nei loro occhi; ho avuto l’opportunità di vedere scarti industriali ammassati trasformarsi in grandi opere. Nel rifiuto vi è una componente poetica, la possibilità di dare nuova vita ad un oggetto, estrapolarlo dalla sua destinazione d’uso e conferirgli una seconda possibilità, strettamente legata all’arte.

 

Raccontare Mutonia attraverso le immagini

 

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Presento una sequenza di immagini in modo da ricostruire il campo a partire dalla sua entrata, le sculture ai bordi del viale, gli ingressi delle officine e alcune case degli abitanti di Mutonia. Dalle foto è possibile osservare i dettagli delle sculture, apprezzare la cura e le abilità degli artisti. L’arte cyberpunk si materializza attraverso la visione di un oggetto utilizzato in funzione di qualcos’altro.

spazzatura  spazzatura

È proprio questo che l’arte cyberpunk vuole, (s)visionare gli oggetti e riutilizzarli in una funzione differente da quella per cui sono stati creati. I concetti di riciclare, riutilizzare e re-inventare, rievocano la filosofia e l’estetica che questi artisti portano avanti.

spazzatura  spazzatura

L’analisi del materiale visivo, personalmente raccolto, risulta di fondamentale importanza per comprendere la realtà di Mutonia. Il campo è una realtà in continuo divenire, la sua dinamicità è ricca di cambiamenti. Le immagini hanno la caratteristica di raccontare, di suscitare delle emozioni, di riportare un fenomeno nella sua integrità, come le parole sono sempre la prospettiva di chi osserva, esprimono in maniera diretta l’analisi di un’osservazione materializzandola in un’immagine, presentandosi concretamente agli occhi di chi le osserva. Le immagini sono capaci di afferrare la narrazione di un fenomeno e fermarle nel tempo, mostrano i cambiamenti ed offrono una prospettiva più dettagliata di chi osserva.

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Il lavoro di ricerca qui presentato necessita di una descrizione visiva, in questo modo il lettore è in grado di vedere (letteralmente) i cambiamenti del campo nell’arco di questi due anni. L’attenzione alle immagini coinvolge il lettore in modo da rendere concreto e visibile l’operato degli artisti; le immagini vogliono suscitare nel lettore emozioni relative alla genialità degli artisti.

spazzatura  spazzatura

 

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Bibliografia:

  • Bateson G., 1996, ̋Questo è un gioco! ̋ Perché non si può mai dire a qualcuno ̋Gioca! ̋ Milano, Cortina (ed. or. 1956, The Message ̋This is play ̋. Josi H. Macy JR. Foundations).
  • Douglas M., Isherwood B., 1984, Il mondo delle cose. Bologna, il Mulino (ed. or. 1979, The World of Goods, New York, Basic Books).
  • Scanlan J., 2006, Spazzatura. Le idee (e le cose) che scartiamo. Roma, Donzelli (ed. or. 2005, On Garbage. London, Reaktion Books).
  • Marx K., Engels F., 1970, Manifesto del partito comunista. Roma, Newton Compton (ed. or. 1848, Manifest der Kommunistischen Partei, London, Newton Compton).

 

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