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Solidarietà ai dublinati: l’esempio di Parigi 8

C’est à notre tour de nous bouger le cul!1 – ecco l’incipit del primo colorito articolo apparso tra le testate francesi online sull’occupazione dell’edificio A dell’Università di Parigi 8 Vincennes-Saint-Denis.

Il 30 gennaio 2018 la struttura è stata occupata con un’operazione congiunta di studenti, professori e migranti.

I comunicati stampa sono emersi in modo puntuale e ritmato. Le richieste sono state espresse con singolare meticolosità. Tutto ha fatto pensare ad un’operazione programmata da tempo.

Circa una cinquantina di migranti “dublinati2, provenienti da Etiopia, Somalia, Mali e Sudan, hanno abbandonato le strade, loro dimora a tempo indeterminato, per approdare nei locali dell’Università.

Lì un manipolo di studenti e professori, circondati da una forte manodopera solidale, è riuscito ad adibire alcune aule a dormitori. Il sostegno degli studenti è stato massivo.

Le riunioni tenutesi in questi locali angusti sono state caratterizzate da un forte dibattito inter-culturale. Alcuni studenti delle facoltà di lingue si sono proposti per una traduzione simultanea, dando a tutti la possibilità di intervenire.

I toni si sono inaspriti e immalinconiti quando, dopo svariati racconti sugli sbarchi, K., un giovane sudanese, ha detto: “Ci hanno insegnato a scuola che la Francia era una terra d’asilo. Ma c’è uno shock, una differenza tra quello che ci hanno raccontato e la realtà. […] Abbiamo bisogno di avere garantito il diritto fondamentale all’alloggio, senza quello siamo ridotti ad una condizione di animali, non siamo più esseri umani”.

La peculiarità di questa occupazione è il suo carattere perenne; i locali dell’Università fungono, infatti, da avamposto durante la “offensive à outrance” (guerra a oltranza) verso il conseguimento dei propri obiettivi.

Le richieste, diffuse mediante slogan online e cartelli affissi ai muri, sono chiare:

  • Fine immediata del regolamento di Dublino
  • Fine della distinzione tra “migranti economici” e “rifugiati politici” che finisce per categorizzare in “buoni” e “cattivi”
  • Documenti per tutt* (tout.e.s)
  • Libertà di circolazione per tutt*(tout.e.s)
  • Scuse pubbliche per le migliaia di vite distrutte.

L’operazione nasce dall’unione di svariati collettivi della capitale. La scelta organizzativa è ricaduta sull’Università di banlieue a causa della sua rinomata sensibilità sinistrorsa e grazie all’architettura “a più uscite” del moderno polo universitario.

Le tempistiche non sono casuali: è prevista, nelle prossime settimane, infatti, la discussione della legge “Asile et immigration”. Il terrore nasce dalla preoccupazione che la svolta di Macron possa essere in senso autoritario, verso una condanna ancora più ampia alla clandestinità o all’espatrio.

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Da sette giorni, ormai, le trattative con la Presidenza Universitaria si avvicendano, ma l’accordo sui locali a disposizione sembra lontano dall’essere raggiunto.

La petizione sbarca oggi online, a seguito del blocco di svariate pagine Facebook, precedentemente utilizzate come vie di comunicazione, con finalità divulgative ed organizzative.

Il calendario giornaliero è fitto, gli incontri e i dibattiti hanno luogo all’interno dei locali occupati e per i corridoi dell’Università.

Oltre al sostegno di svariati professori delle Università parigine e francesi, i migranti sono assistiti legalmente al fine di rendere proficua la loro permanenza tutelata per snellire le pratiche burocratiche per la domanda di asilo.

Durante un’intervista presso i locali dell’associazione Auber Sans La Peur3, indipendente dalle agitazioni universitarie ma connessa alla tematica in questione, erano emerse le linee generali del processo di richiesta d’asilo in Francia.

Anche in questo caso, il supporto di volontari è stato fondamentale: lo Stato francese richiede dei documenti in originale, gli appuntamenti presso gli uffici comunali di pertinenza devono essere presi online, i moduli devono essere analizzati una prima volta e gli appuntamenti definitivi vengono confermati soltanto dopo svariati mesi.

Durante questa attesa, il richiedente asilo viene abbandonato alla sua singolare capacità di sopravvivenza.

 

La lentezza ci rende colpevoli.

Bilinguismo solidale.

 

Note: 

1 “E’ il momento di muoverci il culo!”

2 Il termine “dublinati” è entrato a far parte del lessico giornalistico ed indica i richiedenti asilo che, secondo le leggi siglate il 15 Giugno 1990 dai 12 Paesi fondatori dell’UE e in vigore dal 1 Settembre 1997 e modificate con un regolamento UE “Dublino II” nel 2003 (regolamento 2003/343/CE) e “ Dublino III ” nel 2013 (2013/604/CE), vengono rimandati nel primo paese UE di arrivo, l’unico territorio in cui possano fare domanda per la richiesta d’asilo.

3 Auber Sans La Peur è un’associazione di volontari attiva sul territorio di Aubervilliers, comune periferico della prima corona parigina. La percentuale di popolazione straniera sul territorio si aggira intorno al 40%, ma ci sono zone in cui raggiunge il 77% della popolazione (INSEE-2013).

Lo scopo dell’associazione è quella di fornire un supporto giuridico nella compilazione dei dossier e di porsi come intermediari tra i richiedenti asilo, irregolari nel paese, e le municipalità. Le percentuali emerse nell’ultimo anno sono tragiche: 1 su 5 riesce ad avere tutti i requisiti per presentare una domanda d’asilo.

4 https://www.change.org/p/présidence-de-l-université-paris-8-soutien-aux-exilé-e-s-occupant-l-université-paris-8?recruiter=853874022&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

5 Questo è il comunicato stampa

 

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