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Sherry Turkle: la conversazione protetta nell’era digitale

La conversazione necessaria

Quando le persone dicono di essere «dipendenti» dai loro telefoni, non intendono solo dire che non possono fare a meno di ciò che i loro cellulari forniscono. Intendono anche dire che non possono fare a meno di ciò che i telefoni consentono loro di evitare.

 

Sherry Turkle in La conversazione necessaria. La forza del dialogo nell’era digitale lascia a bocca aperta per la franchezza con cui, mentre scorriamo attoniti sui social in cerca di qualcosa che discosti minimamente dalle altre, ci rende consapevoli delle nostre azioni. Siamo restii al dialogo profondo perché oltre gli schermi dei nostri smartphone nulla è più risolvibile con un restart, nulla è più prevedibile.

Più frammentiamo la realtà lasciandoci abbindolare da notizie fluide, più ci nascondiamo nella nostra realtà alternativa.

 

La conversazione necessaria
Scultura di Johnson-Tsang-artist
Un momento, di cosa stavate parlando?

 

Un momento, di cosa stavate parlando?

 

A cena, in auto, a scuola è forse la frase più pericolosa che pronunciamo ogni giorno.

Il nostro estraniamento temporaneo dalla realtà è esso stesso un momento di noia se paragonato alla qualità delle informazioni che ci rapiscono.

 

Sono le due di notte, il silenzio è riverbero per le mie orecchie quando di soppiatto mi sveglio senza motivo. Prendo il cellulare, lo controllo e mi chiedo: «Ma perché stavo dormendo? Questo articolo su Quanti baffi conta un gatto in gravidanza può essere davvero fondamentale per la mia sopravvivenza a quest’ora della notte».1Citazione propria, 2020

 

Siamo inglobati in flussi simultanei di connessioni che eludono possibilità di categorizzazione.

Tecnorami, ideorami o mediorami? Arjun Appadurai in Modernità in polvere ci insegna che è quanto mai difficile categorizzare la realtà. Il movimento di simboli, di idee e tecnologie che si imbrigliano nella nostra mente riduce a zero la nostra capacità di essere realmente multitasking. 

 

Sherry Turkle
Scultura di Johnson-Tsang-artist
Escamotages

Crediamo di dover utilizzare i nostri polpastrelli su dispositivi diversi simultaneamente, solo così potremo essere produttivi. I nostri messaggi diventano sempre più frenetici ma pochi accorgimenti mascherano il nostro reale stato emotivo.

 

Gli studenti avevano cercato di «riscaldare» i loro messaggi digitali utilizzando gli emoticon, digitando il suono delle risate («ahahah») e cedendo al pressante bisogno di digitare il testo TUTTO IN MAIUSCOLE.2Turkle, 2016:32

 

Ci siamo convinti che i nostri messaggi su Whatsapp siano una controprova a eventuali accuse future, un ricordo indelebile, una cosa privata. Talvolta crediamo che essi rasentino e anzi superino il valore del dialogo vis-à-vis.

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La descrizione della nostra abitudine più cara ha il sapore del caos.

Non deve esserci mai un momento di stasi. Ma se malauguratamente arrivasse, come lo affronteremmo?

La sensazione di essere soli nel mondo come se nulla potesse risollevarci dall’inconcludenza è abbastanza comune quando la lancetta della media giornaliera del tempo passato su Instagram si riduce a zero. Una netta distinzione è rappresentata però dal modo in cui noi stessi filtriamo questo evento: isolamento o solitudine? Turkle ci aiuta a comprenderlo.

 

Sherry Turkle
Scultura di Johnson-Tsang-artist
Isolamento o solitudine?

 

L’isolamento è doloroso, emotivamente a anche fisicamente, e nasce da una «mancanza di intimità» nella prima infanzia, quando ne abbiamo più bisogno; la solitudine, invece, cioè la capacità di sentirci soddisfatti e costruttivi anche da soli, nasce da legami umani vissuti positivamente in quello stesso momento del nostro sviluppo evolutivo.3Ispirato dalla lettura di Judith Shulevitz, 2013, The Science of Loneliness: How Isolation Can Kill You.

 

Siamo disposti a lasciarci andare a questo scenario?

 

[…]E’ questo ciò di cui i cellulari ci stanno privando: la capacità di strarcene semplicemente per conto nostro.4Louis, 2013

 

 

 

La sfera del privato si annulla al subentrare della logica Condivido, dunque sono proposta da Sherry Turkle.

La costrizione di tappare ogni momento di noia con la tecnologia è quasi impercettibile per quanto quotidiana, ma rendersi consapevole di tale processo è già un grande passo per liberarsene.

 

Se c’è qualcosa di davvero silente, è quell’esplicito che siamo abituati a guardare, nato dalla necessità di fissare le cose eppure vittima dell’incapacità di fissarle davvero, a causa della nostra riluttanza ad aggregarci al mondo.5Fatima Zucchi, articolo del 20/02/2020

 

Alziamo lo sguardo un po’ più spesso, potremmo meravigliarci di ciò che saremo disposti a vedere.

 

Sherry Turkle
Scultura di Johnson-Tsang-artist

 

 

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