Ritrovate pitture rupestri risalenti Homo Neanderthalensis: cambia il paradigma

Nell’ultimo anno molte ricerche di ambito paleoantropologico hanno avuto una enorme risonanza mediatica, prima fra tutte la scoperta della Rising Star Cave, e la conseguente denominazione di una nuova specie di Hominina: Homo naledi. Come in questo caso, spesso accade che la popolarità di alcune pubblicazioni non sia direttamente proporzionale alla loro rilevanza scientifica.

La scorsa settimana, invece, è stata pubblicata su Scientific American una ricerca dai risvolti davvero sensazionali: attraverso la datazione ad Uranio-Torio, le pitture rupestri delle grotte de La Pasiega, Maltravieso e Doña Trinidad (Spagna) si sono scoperte essere molto più antiche di quanto immaginato precedentemente, più antiche addirittura della presenza di Homo sapiens, ovvero noi, in Europa continentale.

Le pitture in questione, che variano da disegni geometrici di diversa complessità, fino alle immancabili e affascinanti impronte di mani, hanno una datazione radiometrica che si aggira intorno ai 60-70mila anni dal presente, e si trovano all’interno di tre complessi speleologici in altrettante regioni della Spagna (Cantabria, Extremadura, Andalucìa). Date queste coordinate spazio-temporali, è possibile identificare un solo autore possibile: Homo neanderthalensis.

Se fino a pochi anni fa il nostro robusto cugino era visto come un bruto, un sub-umano, incapace di pensiero astratto, da qualche tempo le cose stavano cambiando: l’attribuzione all’uomo di Neanderthal di oggetti ornamentali, soprattutto quelli in forma di ossa e artigli di volatili, aveva fatto intuire che egli fosse quantomeno capace di realizzare indumenti e utensili raffinati con intento estetico, e, volendo osare, simbolico.
Una prima crepa nella visione dei tanti che, da sempre, vedono in queste caratteristiche una prerogativa della nostra specie.

Il puzzle rimaneva però incompleto, senza l’attestazione della prova massima di intelligenza creativa: l’arte visiva delle pitture rupestri.
Generalmente attribuiamo proprio ad esse il ruolo di “spartiacque” tra la mentalità “primitiva” e quella, finalmente, “umana”.
Ma adesso che sappiamo di non essere noi l’unica specie capace di produrre arte, anzi, di non esserlo mai stati, cosa useremo per definire la nostra identità?

Glossario informativo

Homo sapiens: l’uomo anatomicamente moderno, che arriva in Europa continentale intorno ai 40mila anni dal presente. Dimenticatevi di “Homo Sapiens Sapiens” ed “Homo Sapiens Neanderthalensis”.

Homo neanderthalensis: l’uomo di Neanderthal, evolutosi in Europa/Asia occidentale separatamente dalla nostra linea per c.a. 500.000 anni.

Identità: un tema molto caro all’Antropologia Culturale, che ci fa riflettere su come, nella nostra storia, popoli diversi si siano fregiati di un’umanità esclusiva, a discapito di altri. Abbiamo sbagliato a farlo anche coi Neanderthal?

Fonti:

Pubblicazione originale: http://science.sciencemag.org/content/359/6378/912.full

Late Neandertals and the intentional removal of feathers as evidenced from bird bone taphonomy at Fumane Cave 44 ky B.P., Italy: http://www.pnas.org/content/108/10/3888.short

Il Grande Racconto dell’Evoluzione Umana, G. Manzi: https://books.google.it/books?id=6iDQngEACAAJ&dq=manzi+ultime+notizie+sullevoluzione&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwiF95iR-c3ZAhWGshQKHQafB38Q6AEIKTAA

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Tobia Fognani

Laureato in Antropologia Culturale, Religioni e Civiltà Orientali all'Università di Bologna, sta attualmente perseguendo una magistrale in Quaternario, Preistoria ed Archeologia all'Università di Ferrara, con l'intento di unire gli interessi per le Scienze Naturali e Umane.

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