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Perché il gatto nero porta sfortuna? Un’analisi della credenza

Vi siete mai chiesti perché imprechiamo quando un gatto nero attraversa la strada prima di noi?

Tante sono le situazioni in cui ricorriamo alla superstizione per creare interdizioni inviolabili sul conto dei nostri suppellettili in salotto, dei tavoli su cui è vietato posare banconote, dei letti rivolti verso la porta e ancor più ardentemente sui gatti neri (numero 53 secondo la Smorfia Napoletana) che incrociamo per strada, al cui passaggio è d’obbligo spargere del sale grosso.

 

Gatto
Gatti neri nella città blu, Marocco

Storia del gatto

Sin dall’Antico Egitto, la figura del felino ha rappresentato un punto d’interesse per la scultura. Con il termine Myeou, palesemente riconducibile al verso del gatto, si indicava il gatto di sesso maschile; mentre Techau, gatta, nome dalle interpretazioni contrastanti, era il termine inciso su statuette apposte su tombe di donne. I gatti nell’Antico Egitto, dopo la morte, venivano imbalsamati secondo la tradizionale tecnica egiziana, da quanto attestano fonti riconducibili a Diodoro Siculo (circa 90-circa 20 a.C.).

Chau sarà poi il nome che adotteranno i Copti, cristiani indigeni dell’Egitto, per designare la figura felina.

Erodoto, autore greco vissuto tra il 490 ed il 425 ca.C., cita più volte i gatti in particolare in riferimento agli antichi egizi:

«Quando poi scoppia un incendio, ai gatti succedono cose portentose. Gli Egiziani, postisi uno di fronte all’altro, fanno la guardia ai gatti senza curarsi di spegnere l’incendio; ma i gatti, sgusciando in mezzo a loro e saltando oltre gli uomini, si gettano nel fuoco. Quando ciò accade, un grave lutto colpisce gli Egiziani. Nelle case dove sia morto di morte naturale un gatto, tutti gli abitanti si radono le ciglia1Erodoto, Le Storie, Libro II, 66

Tanti, come Aristotele e Plinio il Vecchio asseriscono ipotesi sulla durata media della vita dei gatti, di circa sei anni e sul loro istinto vergognosamente lussurioso. Autori successivi parleranno dell’uso benefico dei loro escrementi a scopo terapeutico.

Anche in Esopo ritroviamo rimandi al famoso animale: favole sugli stratagemmi di piccoli topi per sfuggire alle molestie dei famosi felini.

 

Origine della superstizione

Nei bestiari medievali, testi che descrivono animali, troviamo il gatto incastrato nella storica dicotomia bene-male come incarnazione dei vizi e delle virtù, quale era stato l’uomo stesso.  Chiunque accusasse i gatti veniva bonariamente ricompensato per aver accusato ciò che è male, o meglio, per aver ottemperato alle sacre leggi del pregiudizio fondato su superstizioni culturalmente imposte.

Sarà poi con l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione nel 1233, memore del nome di Gregorio IX (1170-1241) che i gatti saranno inevitabilmente associati alle streghe e dunque perseguitati. Miriadi le fonti che lo attestano e che fanno riferimento ad un gattus niger.

Con la Bolla Vox in Rama audita est… indirizzata a Federico, imperatore dei romani, Gregorio IX impose l’estirpazione dell’eresia mediante la condanna di tutte le pratiche esercitate dalle streghe. Il gattus niger, era protagonista del rito dell’iniziazione per le streghe. Incerte le fonti che attestato la veridicità del passo tratto dalla Bolla di Gregorio IX secondo cui l’iniziazione delle streghe sarebbe proseguita in questo modo:

«Quindi, quelli seduti alla mensa, dopo il pasto si alzano e a questo punto un gatto nero delle dimensioni di un piccolo cane, con la coda girata verso l’alto e all’indietro  scende retrocedendo lungo una statua che è solita essere presente in questo tipo di riunioni; baciano il didietro (del gatto) per primo il postulante, poi il capo della setta e quindi, nell’ordine, coloro i quali meritano quell’onore e sono considerati perfetti; gli imperfetti invece, e coloro i quali non sono ritenuti degni, ricevono parole di pace dal capo della setta e avendo a quel punto ciascuno preso il proprio posto e intonato certi canti, a turno chinano la testa davanti al gatto: “Salvaci!”, dice il capo (al gatto) e colui che gli siede accanto lo ribadisce. Per tre volte (i presenti) dicono: “Noi conosciamo il maestro” e quattro volte: “E gli dobbiamo obbedire”» 2Gregorio IX, Vox in Rama audita est, Bolla del 1233

I gatti sul calendario

Il giorno fatidico per i gatti viene collocato in data 24 giugno in cui si celebra San Giovanni Battista, inizialmente giornata dedicata alle streghe, in cui milioni di gatti neri venivano uccisi o sacrificati. Analogo destino capitava loro il giorno del Martedì Grasso, festa che conclude la settimana dei sette giorni grassi di Carnevale. Molti, per ottemperare alle superstizioni, muravano vivi i gatti sotto le fondamenta dei propri edifici per assicurarvi maggiore solidità, troviamo esempi di tale abominevole pratica sotto la Torre di Londra e sotto la Christ Church.

L’usanza di torturare i gatti, purtroppo, non si è estinta in epoca medievale nella città di Ypres (Francia), ma solo più tardi. Qui i gatti venivano impiegati per mettere in fuga i topi che giocherellavano con la matasse di lana al mercato dei tessuti. Una volta effettuato il lavoro, i gatti venivano gettati dai campanili della città. Ad oggi ad Ypres, per catarsi storica, si celebra il Cat Day.

 

 

Altra giornata indetta a favore dei gatti neri è il 17 novembre in cui ricorre il Black Cat Day proposto dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente  a difesa della dignità del gatto nero.

 

Il gatto oltreoceano

In Oriente invece il gatto è da sempre ben visto. Nel Buddhismo Theravada (La Scuola degli Anziani) troviamo il libro Tamra Maew o Treatise on Cats sulla reincarnazione dell’anima. Il gatto veniva posto nella cripta della persona defunta, ovviamente con possibilità di uscire. Quando quest’ultimo si fosse palesato, si sarebbe avuta la certezza della reincarnazione del defunto nel corpicino del gatto.

In India i gatti vengono sfamati per devozione alle dea Shasti, dea della maternità.

In Islam, il gatto raggiunge la stessa fama degli equini. Narra una leggenda araba che un giorno Muezza, la gatta di Maometto, stesse sonnecchiando sul suo mantello e Maometto per non svegliarla tagliò il pezzo del mantello su cui essa poggiava per recarsi a pregare. Tanti i ringraziamenti di Muezza al suo padrone ed i successivi doni di Maometto a quest’ultima.

Secondo Focus sarebbe un’altra invece l’interpretazione più probabile sull’origine della superstizione nei confronti dei gatti neri: un semplice misunderstanding dei pedoni nel Medioevo.

Di notte infatti i gatti vagabondavano liberi per le strade e non era raro che sul loro cammino incontrassero cavalli imbrigliati che, alla vista dei piccoli occhi felini, senza poter individuare l’intera figura del gatto color pece, si imbizzarrivano causando sgomento tra fanti e cocchieri.

Oggi la figura del gatto in Occidente è stata del tutto assunta ad animale domestico, strascichi del turbato passato dei gatti echeggiano ancora in remote parti del mondo.

 

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Bibliografia:

Sitografia:

  • https://digilander.libero.it/carmelomaddaloni/pdf/Il%20gatto.pdf
  • http://kammeo.blogspot.com/2013/11/vox-in-rama-audita-est.html
  • https://www.focus.it/ambiente/animali/la-giornata-del-gatto-nero

 

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