Online Religion: approcci antropologici alle comunità religiose in rete

Durkheim l’aveva detto!

«We pray, we share our joys and sorrows and we openly discuss all aspects of our faith, remembering in many matters people may legitimately hold diverse views»
(Post sul sito della Comunità Anglicana online – AC)

Cosa c’entra Émile Durkheim (1858 – 1917), antropologo e sociologo francese, con un post su un contemporaneo sito web? La risposta è in due parole: share e discuss. Condividere e discutere, due verbi che, in ambito religioso come in questo caso, presuppongono un agire collettivo in nome di un credere comune, costruito e ri – significato attraverso il dialogo e l’interazione.

Il pensiero di Durkheim è stato determinante nello studio antropologico e sociologico della religione fra Ottocento e Novecento. Credenze e riti, in quanto rappresentazioni collettive, costituiscono il tessuto connettivo attraverso cui costruire l’esperienza religiosa; questi elementi vengono analizzati ne Les Formes élémentaires de la vie religieuse (1912), di cui si evidenzia la funzione di coesione sociale all’interno della comunità.

Pray, share, discuss: Durkheim non avrebbe potuto immaginare che, un giorno, collettività di persone avrebbero messo in pratica una socialità religiosa online. Come si ricrea, dunque, il fattore della coesione sociale in un ambiente virtuale?

 

Un nuovo modo di comunicare

A partire dagli anni Novanta, la CMC (Comunicazione Mediata da Computer) è divenuta parte della quotidianità di milioni di persone. Email, chat rooms e social network diventano presto mezzi di comunicazione di massa.

Walter J. Ong (1912 – 2003) paragona la rivoluzione di internet, in termini di influenza culturale sulla società, all’invenzione della stampa a metà del Quattrocento. Così come i libri sono diventati sempre più accessibili a tutti, così oggi utilizziamo un computer o un cellulare per comunicare qualcosa.

Avanzando un’analisi sugli impatti sociali dei mezzi di comunicazione nelle varie epoche storiche, l’antropologo distingue fra primary orality (in cui fa rientrare la pittura, i manoscritti e la stampa) e secondary orality (mezzi di comunicazione elettronici – radio, tv e internet).

Ognuno di questi attiva nella persona un complesso di sensi – il sensorium – che ha un profondo impatto nella sua vita culturale e sociale. Per esempio, il suono (e quindi l’udito) gioca un ruolo fondamentale in una società in cui la comunicazione non è affidata alla scrittura ma alla trasmissione orale. Con l’avvento della stampa a caratteri mobili il testo (vista) ha preso il sopravvento sulle forme orali, seppur non completamente.

Giungendo alla nostra epoca (secondary orality) la vista e il suono sono coinvolti in maniera diversa tramite l’uso delle immagini, restaurando la predominanza di un sentire visuale. Internet si configura come una nuova, ibrida forma di comunicazione che combina il parlare (oralità – udito) con lo scrivere (testo – vista).

«It’s talking by writing. It’s writing because you type it on a keyboard and people read it. But because of the ephemeral nature of luminescent letters on a screen, and because it has such a quick-sometimes instant-turn- around, it’s more like talking .»(O’Leary 1996, p.796)

 

Il dibattito accademico

Riprendendo il discorso sul significato sociale della religione, si può ben capire come, con il diffondersi dell’uso quotidiano di Internet, nella corso degli anni Novanta esso diventi strumento per comunicare, diffondere, ricreare una fede religiosa.

L’attenzione è andata crescendo negli ultimi venti anni, da quando, molteplici attori sociali appartenenti a più fedi religiose hanno compreso le potenzialità di Internet per esprimere il loro credo raggiungendo quante più persone possibili attraverso la loro azione comunicativa.

Consultare la pagina Open Directory Project, sotto la categoria Religione e Spiritualità, può darci un’ idea della moltitudine di siti e forum dedicati ad ogni fede e credenza, dal taoismo all’induismo passando per il misticismo e i movimenti neo – pagani.

L’emergere e lo sviluppo online di gruppi religiosi basati sullo scambio di email, siti per la preghiera e la discussione hanno cominciato a essere oggetto di studio di diversi ambiti accademici: dagli esperti di comunicazione e di nuove tecnologie ai sociologi, dai semiologi agli psicologi e, per finire, dagli informatici ai linguisti.

Lo studio della religione online guarda a come le credenze religiose, i riti e la costruzione del significato di queste pratiche possano essere portate su una piattaforma virtuale; come le istituzioni, le comunità e i gruppi religiosi comunichino online e come di conseguenza gli utenti vivano la loro esperienza religiosa in rete, creando relazioni e strutturando una parallela forma di società.

Inizialmente, ci si è concentrati sulle caratteristiche che definiscono una comunità online: come può un forum di discussione essere categorizzato come comunità? La creazione di uno spazio sociale di discussione su un tema specifico, come una contemporanea agorà, crea un senso di appartenenza e condivisione che la distingue. Vigono le regole sociali della realtà: si parla di netiquette (Jones 1997, p. 46).

In un secondo momento, la ricerca si focalizza su come si strutturano le comunità religiose online e come i loro membri contribuiscono a rinegoziare i significati della religione attraverso la partecipazione e la discussione collettiva. Conseguentemente, si è passati all’analisi di come l’emergere di congregazioni online possa avere un’influenza sulle comunità religiose già esistenti fuori dal cyberspace.

 

Religion Online e Online Religion

Considerare la rinegoziazione delle pratiche religiose ci porta a considerare più criticamente le caratteristiche delle comunità online. Dobbiamo a Christopher Helland la distinzione fra religion online, istituzioni religiose storicamente riconosciute che si adattano a comunicare via Internet e online religion, creazione di nuovi network di comunità nelle quali la definizione dei contenuti e dei significati spirituali è affidata all’interazione via computer fra gli individui.

Parlando quindi di online religion siamo di fronte a un fenomeno socio – culturale in continua evoluzione, in quanto un sito di questo tipo offre uno spazio interattivo, un ambiente aperto dove si danno molteplici, variabili e contrastanti altri significati quante sono le opinioni degli utenti, che possono essere attribuiti ad uno stesso oggetto o contenuto del credere.

Come cambia la nozione stessa di religione, quando diventa un fenomeno che vive nella rete e continuamente ricostruito, soggetto alle regole della comunicazione virtuale?

 

 

online

Il concetto di autorità

Chiarito il ruolo attivo degli utenti in rete, è naturale chiedersi quale sia la sua influenza sulle autorità religiose “classiche”, come un prete o un imàm, relativamente al parlare della fede (diffondendo informazioni, garantendo supporto spirituale o dando una nuova lettura morale alle dottrine).

L’attività religiosa in rete, costruita da e per le persone, pone delle sfide alle autorità tradizionali. Non si tratta di una vera e propria minaccia, quanto piuttosto di una ri – forma, un creare qualcosa di nuovo a partire da ciò che già esiste, adattandolo a diverse modalità di presentazione e comunicazione.

Molto spesso, le comunità religione online sono viste non come un sostituto alla collettività “offline”, ma come un supplemento, uno spazio composito dove creare altre relazioni, cercare supporto, informazioni. Young parla di un sistema strutturato come many to many communication, come nel caso di una pagina web dedicata alla costituzione di una comunità virtuale buddhista (Buddhist Portal E-sangha).

Quali specifiche autorità sono influenzate? Quella di un testo sacro? Dell’intera istituzione religiosa o di chi vi ricopre un ruolo preciso e socialmente riconosciuto? Heidi Campbell, professore associato presso il Dipartimento di Comunicazione (Texas A & M University), adotta un approccio plurale per analizzare questi livelli di autorità religiosa.

Per quanto riguarda le comunità islamiche online, l’attività di nuovi “interpreti” della fede e del Corano, spesso inseriti in un contesto transnazionale, può mettere in campo nuove forme di potere e leadership, in un ambiente globale e di libero accesso come quello virtuale, proprio in virtù del fatto che il messaggio condiviso arriva a una moltitudine di persone in tutto il mondo.

Dando uno sguardo ai testi sacri, possiamo vedere come, per esempio, i giovani musulmani re – interpretino le sūre (versi) del Corano cercando una legittimazione dell’uso di Internet e della tecnologia. Iqqra significa “impara”; un chiaro invito ad accogliere, nella propria quotidianità spirituale, nuovi mezzi per vivere la fede.

Anche alla Bibbia possono essere attribuiti nuovi significati:

«They (people in the Bible) wrote letters to people who lived over a wide space and
were diverse. And now 2000 years later you sit at a community, at a computer,
and you write letters to other people and again it comes back to the word… the
word made flesh… Christ with us”.»(Campbell 2007, p. 1050)
(Intervista di Heidi Campbell, 6 settembre 2006)

Un ripensamento del testo sacro associandolo alle email moderne, come un forum per la comunicazione che trascende lo spazio e il tempo.

 

I canali di comunicazione. Che funzione hanno?

Forum e usenet, reti di discussione libera (talk.religion.misc), chat rooms e scambi di email costituiscono i principali mezzi attraverso cui entrare in contatto con una comunità religiosa. I gruppi di discussione, in particolare, permettono una connessione real time con i suoi membri.

Ciò che è interessante notare è il carattere di simultaneità di queste relazioni, che emulano quelle reali. Si crea come un mondo parallelo, privo di fisicità ma non per questo meno autentico. Uno spazio accessibile 24 ore su 24, forse più libero dalle convenzioni temporali degli incontri religiosi istituzionali (una messa, l’invito alla preghiera canonica del muezzin), in cui pregare insieme, chiedere supporto ricreando la socialità in un eterno presente virtuale.

 

 

online

 

 

Un ultimo accenno può essere fatto ai NRMs (New Religion Movements), come le varie dottrine del Neopaganesimo (Wicca, Druidismo, Via Romana agli Dei), per cui le piattaforme comunitarie online svolgono un ruolo importante nella costruzione e legittimazione della loro identità altrimenti raramente riconosciuta come istituzionale, e come mezzo di propaganda di massa per affermare la propria presenza.

 

 

Bibliografia:

  • Campbell, H. (2005), Exploring Religious Community Online. We are one in the Network, Peter Lang Publishing, New York;
  • Campbell, H. (2007), Who’s Got the Power? Religious Authority and the Internet, in Journal of Computer-Mediated Communication, 12, pp. 1043 – 1062;
  • Campbell, H. (2011), Internet and Religion, in Consalvo Mia, Ess Charles (ed.), The Handbook of Internet Studies, Wiley – Blackwell, pp. 232 – 250;
  • Dawson, Lorne D. (2004), Religion and the quest for Virtual Communities, in E. Cowan, Religion Online. Findind Faith on the Internet, Routledge, New York and London, pp. 73 – 93;
  • Jones, Steven G. (1997), Virtual Culture. Identity & Communication in Cybersociety, Sage Publications, London – Thousand Oaks – New Delhi;
  • O’Leary, Stephen D. (1996), Cyberspace as Sacred Space: Communicating Religion on Computer Networks, in Journal of the American Academy of Religion, Vol. 64, No. 4, pp. 781-808;
  • Pace, E. (2013), Le religioni in rete. Come comunicano e come studiarle, in Sociologia Italiana, 1, pp. 9 – 27.
Facebook Comments
Translate »