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Mutonia: una riflessione tra arte ed antropologia

Così, l’essenza dell’umanità è puramente transindividuale, costituita dai legami che uniscono gli individui tra loro in forme sociali che sono sempre storiche (Marx: l’essenza umana è l’insieme dei rapporti sociali). Non esistono possibili fine della storiafine dell’arte, poiché la partita si riavvia in permanenza, in funzione del contesto sociale cambia radicalmente, senza che il senso del gioco sia rimesso in questione (Bourriad, 2016:19).

 

L’arte è sempre stata relazionale a diversi gradi, fattore di partecipazione sociale e fondatrice di dialogo; ciò che Michel Maffesoli definisce reliance: icone e segni produttori di empatica e condivisione che generano legami. L’arte che si manifesta proponendosi come espressione sotto forma di esposizione ed installazione crea spazio per nuove relazioni, suscitando stupore nello spettatore, creando una sottile rete di interazioni.

 

 

L’opera d’arte, in qualsiasi forma espressa crea un legame che si instaura tra la stessa opera e coloro che ne entrano in contatto, connettendo gli spettatori; fungendo da canale relazionale tra l’artista e gli spettatori. 

 

L’arte è uno stato d’incontro

Le mostre, i luoghi di installazione sono spazi privilegiati in cui si instaurano collettività istantanee, rette da diversi principi. A seconda del grado di partecipazione dello spettatore richiesto dall’artista, la natura delle opere si configura in modelli di partecipazione sociali proposti o rappresentati, in un’esposizione che genera un particolare “ambito di scambi”.

Quest’ultimo deve essere interpretato con criteri estetici, cioè analizzando la coerenza della sua forma, poi il valore simbolico del “mondo” che propone, dell’immagine, delle relazioni umane che riflette. All’interno di quest’interstizio sociale, l’artista ha il dovere di assumere i modelli simbolici che espone: ogni rappresentazione (ma l’arte contemporanea, piuttosto che rappresentare, modella, s’inserisce nel tessuto sociale piuttosto che ispirarsene) rinvia a valori trasportabili nella società.

 

Attività umana basata sul commercio, l’arte è al contempo l’oggetto e soggetto di un’etica (Bourriaud, 2016). Secondo l’autore Nicolas Bourriaud l’estetica relazionale s’inscrive in una tradizione materialista.

Il materialismo in tale contesto assume come punto di partenza la contingenza del mondo, che non ha origine né senso che gli persista, né ragione che gli assegnerebbe un fine. L’estetica relazionale non costituisce una teoria dell’arte – quest’ultima implica l’enunciato di un’origine e di una destinazione – ma una teoria della forma (Bourriaud, 2016).

L’arte fa tenere insieme momenti di soggettività legati a esperienze singolari, che si tratti delle mele di Cézanne o delle linee di Buren. La composizione di questo legante, mediante il quale incontrandosi gli atomi riescono a costituire un mondo, si rivela beninteso dipendente dal contesto storico: ciò che il pubblico odierno intende con “tenere insieme” non è la stessa cosa di ciò che immaginava quello del secolo scorso (Bourriaud, 2016:21)

L’opera di un artista assume così lo statuto d’insieme di un’unità riattivabile da un osservatore – manipolatore. La cosa artistica talvolta è considerata come un “fatto” durkheimiano o un insieme di fatti che si producono nel tempo o nello spazio, senza che una sua unità sia messa in discussione.

 

L’arte e la sua forma

Si definisce la forma come un’apparenza che si oppone ad un contenuto; quando si parla di “bellezza formale” però ci si riferisce ad una fusione tra stile e contenuto, di una compatibilità creativa del contenuto allo stile.

Questa concetto è molto evidente nello stile artistico mutoniano, nel terzo capitolo infatti, emerge quanto l’arte si configura in uno stile di protesta. In questo senso l’arte diventa non solo la forma di espressione concreta ma anche una possibilità per manifestare visivamente il proprio pensiero. L’essenza della pratica artistica risiede proprio nella costruzione di relazione con il “mondo” dell’artista e gli spettatori.

 

 

Ogni opera d’arte sarebbe una proposta, una visione differente del mondo in cui abitare, in cui si instaurano rapporti che generano a loro volta altrettante relazioni. La forma è dunque una dinamica che permette la realizzazione di trame relazionali, iscrivendosi nel tempo e nello spazio, nasce dall’incontro di due piani della realtà: la visione dell’artista e la realtà delle cose.

L’elemento di congiunzione che permette la costruzione di tali relazioni è possibile solo grazie alla partecipazione degli spettatori. Pierre Bourdieu considera il mondo dell’arte come uno “spazio di relazioni oggettive fra opposizioni”, ossia un microcosmo definito da rapporti di forza e lotte, attraverso i quali i produttori cercano di conservalo e di trasformarlo.

Il mondo dell’arte, come ogni altro campo sociale, è per sua natura relazionale, nella misura in cui presenta un sistema di posizioni differenziali che ne permette la lettura.

Le performance realizzate dagli artisti di Mutonia prevedono un certo grado di coinvolgimento del pubblico. Gli spettatori sono affascinati e spaventati alla vista di tali performance; il loro stile così carico di simboli e iconografie pagane si imprimono nei ricordi di chi le osserva, generando sensazioni peculiari.

 

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L’utilizzo di materiali di scena come il fuoco ha un impatto davvero importante sul pubblico: sbalordito e spaventato riporta alla mente antiche tradizioni pagane. Il fuoco simbolo di unione e distruzione è un elemento essenziale nelle performance di questi artisti.

 

L’arte e la vita

Le opere mutoniane mettono in gioco i modi di scambi sociali, l’interattività con il pubblico all’interno di un’esperienza performativa si manifesta nel collegamento degli individui e i gruppi umani tra loro. Tutti gli artisti operano all’interno di una sfera relazionale, che sta all’arte di oggi come la produzione di massa stava alla pop art e all’arte minimal.

La proposta artistica di Mutonia, unica nel suo genere, scaturisce forti emozioni che uniscono gli individui e i gruppi dal quel sentire così differente. La nostra epoca è segnata e si identifica con l’arte “povera” e sperimentale.

Il processo creativo che muove gli artisti del villaggio degli scarti è anche rintracciabile nell’unicità delle opere prodotte; il modus operandi adottato non permette la riproduzione identica di una stessa opera: sia per la rintracciabilità dei materiali sia per la volontà di evitare prodotti riproducibili in sequenze uguali. Lo spazio della performance e delle esposizioni delle loro sculture è uno spazio di interazione che inaugura nuove possibilità di dialogo.

 

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Ciò che esse producono sono spazi-tempo relazionali, esperienze interpersonali che tentanto di liberarsi delle costruzioni dell’ideologia della comunicazione di massa; in qualche modo, producono luoghi in cui si elaborano modelli di partecipazione sociale alternativi, modelli critici, modelli di convivialità costruita (Bourriaud,2016:50)

 

Ed è proprio questo ciò che producono gli spettacoli e le opere di Mutonia, nuovi spazi di interazione e relazioni sociali alternative. Durante i loro eventi, lo spazio-tempo si modifica assumendo caratteristiche e similitudini degli artisti. Gli spettatori, partecipando attivamente, entrano in contatto e si fondono nella performance, diventando il cuore pulsante dell’evento. Spettatori ed artisti, in questo senso, operano sullo stesso livello relazionale, gli artisti creano lo spazio-tempo, e gli spettatori, interagendo all’interno di tale creazione, diventano gli attori principali di tale relazione.

Si sarà tuttavia compreso che il tempo dell’uomo nuovo, dei manifesti per il futuro, dei richiami a un mondo migliore chiavi-in-mano è decisamente passato: l’utopia si vive oggi nel quotidiano soggettivo, nel tempo reale delle sperimentazioni concrete e deliberatamente frammentarie.

L’opera d’arte si presenta come interstizio sociale, all’interno della quale queste esperienze, queste nuove possibilità di vita si rivelano possibili: oggi sembra più urgente inventare relazioni possibili coi propri vicini che scommettere sul domani.

 

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Tenendo conto che l’arte non cerca più di figurare utopie, ma di costruire spazi concreti, il villaggio di Mutonia, oltre a presentare uno stile artistico peculiare, permette di comprendere una realtà alternativa, differente dalla realtà urbana odierna, nonostante le vicinanze con il centro storico della città di Santarcangelo. Lo spazio costruito nei pressi della cittadina permette la realizzazione di una realtà alternativa che segue propri schemi e proprie regole senza creare una controcultura, mostrando la possibilità di vivere in maniera differente e svincolandosi da alcune norme sociali che gli artisti ritengono restrittive.

Conclusione

Il Villaggio degli scarti presenta peculiarità che lo rendono un unicum nel contesto europeo, si presenta in una realtà urbana differente. Attraverso le loro opere, gli artisti manifestano reti di relazioni che non si fermano alla mera esposizione ma coinvolgono il pubblico con delle performance.

Gli spettatori coinvolti emotivamente entrano in contatto con questa realtà realizzando una nuova possibilità, espressa attraverso forme artistiche. In questo modo la stessa vita degli artisti diventa parte di una grande opera d’arte in cui sono coinvolti differenti gruppi di persone: gli spettatori, i turisti, i fornitori, i fotografi, i politici, i cittadini di Santarcangelo e gli studiosi mossi da curiosità intellettuale.

 

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Il villaggio degli scarti si può definire un’attiva rete di relazioni, da cui ne derivano altrettante fino all’infinito. L’incremento dei turisti a partire dal 2011 ha reso questa rete ancora più attiva, permettendo la conoscenza del villaggio anche in luoghi molto lontani. La memoria di coloro che ne entrano in contatto si impregna di simboli e caratteristiche. Il villaggio offre e muove dinamiche che oggi sono al centro di un dibattito globale.

 

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Bibliografia:

  • Bourriaud N., 2016, L’estetica relazionale. Milano, Poatmedia. (ed. or. 1998, Estétique relationell,Paris, Les presses du réel)
  • Clifford J., 2010, I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX. Torino, Bollati Boringhieri (ed. or. 1988, The Predicament of culture. TwentiethCentury ethnography, literature, and art. Massachusetts, Harvard University Press)
  • De Sanctis Ricciardone P., 2007. Ultracorpi. Figure di cultura materiale e antropologia. Napoli, Liguori
  • La Breton D., 2007, Antropologia del corpo e modernità. Milano, Giuffrè (ed. or. 1991, Anthropologie du Corps et Modernité. Paris, Presses Universitaires de France)
  • Layton R., 1983, Antropologia dell’arte. Milano, Feltrinelli (ed. or. 1981, The Antropology of Art. Granada, Publishing)
  • Maffesoli M., 1996, La contemplazione del mondo. Figure dello stile comunitario. Genova, Costa & Nolan ( ed. or. 1993, La Conteplation du Munde. Parigi, Grasset & Fasquelle)
  • Maffesoli M., 1988, Il tempo delle tribù. Il declino dell’individualismo nelle società postmoderne. Roma, Ipermedium (ed or. 1988, Le temps des tribus: Le déclin de l’individualisme dans les sociétés de masse. Paris, Meridiens Klincksieck)
  • Marazzi A., 2012, Uomini Cyborg e robot umanoidi. Antropologia dell’uomo artificiale. Roma, Carocci
  • Marx K., Engels F., 1970, Manifesto del partito comunista. Roma, Newton Compton (ed. or. 1848, Manifest der Kommunistischen Partei, Londra, Newton Compton). Miller D., 2013, Per un antropologia delle cose. Milano, Ledizioni (ed. or. 2009, Antropology of Things, London University)
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Stefania Cirillo

Classe 1989, specializzanda in Beni Demoetnoantropologici dell'Università di Perugia. Interessi riguardanti fenomeni urbani, sport e religioni. L'antropologia dovrebbe essere uno stile di vita e di conseguenza di pensiero.

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