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Mtoto: il primo rituale funerario d’Africa

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Le analisi condotte su una sepoltura risalente a 78.000 anni fa ci aiutano a ricostruire il comportamento e la ritualità dei primi Sapiens nell’Africa sub-sahariana.

Un’equipe di archeologi ed antropologi internazionale, tra i quali figura l’italiano Francesco d’Errico, ha rinvenuto ed analizzato la sepoltura di un bambino di 2-3 anni, chiamato Mtoto dai ricercatori (bambino in Swahili), nel sito archeologico di Panga Ya Saidi, nel Kenya sud-orientale, pubblicando i risultati nell’articolo “Earliest known human burial in Africa” su Nature.

La presenza di resti umani era stata accertata fin dal 2013, ma data la fragilità dei reperti sono stati necessari anni di scavo e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per poterlo rimuovere ed analizzare.

Il sito archeologico di Panga Ya Saidi – Fonte: Google Earth

La sepoltura è stata trovata in associazione con utensili in pietra e, sulla base della disposizione dei resti, è stato possibile stabilire che il corpo del bambino fosse stato avvolto in un telo, con la testa appoggiata su un supporto di materiale organico (legno, tessuto).
Questi materiali, altamente deperibili, sono praticamente impossibili da rinvenire in un contesto archeologico, se non in casi veramente eccezionali.

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Scansione digitale dei resti di Mtoto – Fonte: Nature

L’attribuzione dei resti alla specie Homo sapiens si basa principalmente sull’analisi della morfologia dentale, in cui è comunque possibile osservare dei tratti arcaici.

I risultati di questo studio restituiscono un’immagine complessa e non immediatamente decifrabile, ma di enorme importanza considerando che le sepolture appartenenti alla Middle Stone Age africana sono pochissime, e questa è la più antica trovata finora, datata a oltre 78.000 anni da oggi.

In Eurasia però sono presenti sepolture molto più antiche, che datano fino a 120.000 anni dal presente, di Neandertal e di Sapiens arcaici (Stiner, 2017).
Come è possibile che nel continente africano, luogo di origine del genere Homo, si trovino solo sepolture più recenti?

Pensare ad una differenza delle capacità cognitive e dello sviluppo della culturalità è, a mio parere, fuorviante.
Come ho detto in articoli precedenti (Supremazia Sapiens?) questo modo di ragionare sembra avere più a che fare con la nostra definizione di identità che non effettivamente con i dati scientifici disponibili.

Le popolazioni di Homo sapiens attuali attuano una straordinaria varietà di rituali funerari, e non c’è motivo di dubitare che i gruppi umani del Paleolitico avessero rituali diversi per trattare i corpi dei defunti, anche rituali che non lascerebbero tracce nel record archeologico (cremazione, sepoltura celeste…).

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Rappresentazione di una sepoltura celeste, Monastero di Litang, Tibet, foto di Antoine Taveneaux

Prima di ipotizzare simili forme di rituali funebri nelle popolazioni umane dell’Africa paleolitica, dovremmo confrontarci con un dato, sicuramente meno entusiasmante, ma centrale: vaste aree dell’Africa sono tuttora largamente “inesplorate” dall’archeologia preistorica. La maggior parte degli studi riguarda il sud-est del continente, e questo crea una distorsione nell’interpretazione della storia profonda della nostra specie che, speriamo, verrà risolta in futuro.

 

Vocabolario di approfondimento:
Middle Stone Age (MSA): il periodo della preistoria africana che va all’incirca dai 270.000 ai 30.000 anni da oggi, caratterizzato dalle industrie litiche delle specie più recenti di Homo. Coincide a grandi linee con il Paleolitico Medio europeo.

Bibliografia:

  • Martinòn-Torres M. et al., 2021, Earliest known human burial in Africa, Nature;
  • Stiner, M., 2017, Love and Death in the Stone Age: What Constitutes First Evidence of Mortuary Treatment of the Human Body?, Biological Theory.