Medjugorje: la costruzione di un culto

La controversa meta di pellegrinaggio cattolico è un affare d’oro fin dai suoi arbori. Alla luce delle fresche dichiarazioni del Vaticano sull’attivo coinvolgimento della Camorra nel luogo Santo, il mio articolo sarà appunto una “peregrinazione” attraverso la sua costruzione come perfetto mix di fede, credulità e imbroglio.

A trentasette anni dalle prime apparizioni visionarie della Madonna nella località di Medjugorje, un appartato villaggio nel sud della Bosnia-Erzegovina, il fenomeno non ha mai smesso di alimentare un febbrile interesse da parte dei fedeli, qualche milione, che ogni anno scalano il celebre monte Podbrdo alla ricerca dell’esperienza estatica.

Le stime numeriche dei pellegrini hanno toccato l’apice nel 2015, mettendo in seria crisi l’affermata preminenza di Lourdes. Il motivo di tale successo? Semplice, un pellegrinaggio in formato low-cost che mantiene tutte le aspettative di questo tipo di viaggio con in più l’eventuale possibilità di incontrare uno dei veggenti in carne e ossa e poter assistere ad una delle periodiche “rivelazioni”.

Premetto che la trama sarebbe estremamente ampia e affrontarla in modo approfondito in un solo articolo sarebbe impossibile. Interi volumi non basterebbero. Il mio lavoro si muove tra saggi di natura scientifica, nozioni di antropologia religiosa e dati di cronaca recente, il tutto amalgamato dal mio parere critico.

«A Medjugorje è in discussione non solo un intero mondo di valori della più importante credenza religiosa del mondo occidentale, ma l’idea stessa dei rapporti tra scienza e fede.» Aggiungerei: «tra fede ed istituzione e tra istituzione e business.»

La posizione della Chiesa su tale fenomeno è ambigua dall’inizio viste le priorità di difendere i propri interessi per prima cosa, di annullare elementi che contraddicono la dottrina classica come seconda. Il tutto aggravato da sostanziosi interessi economici, locali e non, insieme ad un mirato circo mediatico.

Andiamo in ordine. Le apparizioni mariane cominciarono nel 1981 ad un gruppo di ragazzini e apparentemente si continuano a perpetuare al giorno d’oggi sugli stessi, divenuti adulti. La cronologia dei fatti, di cui consiglio la lettura, è molto ricca e agli agli occhi di un non credente particolarmente grottesca.

La successione di visioni ha subito una curiosa evoluzione dai suoi inizi, quando la Madonna appariva a cavallo di una nuvola e portava messaggi di pace. Nel tempo l’estasi si è trasformata in appuntamenti settimanali con i “veggenti” ai quali venivano trasmessi messaggi da divulgare al mondo su tematiche come la preghiera, la conversione, il digiuno, l’eucarestia e ancora, la pace.

Oggi le apparizioni sono diventate un vero e proprio rituale collettivo con le caratteristiche proprie di uno show e un seguito di fedeli da poter riempire uno stadio.

Per quanto riguarda le apparizioni mariane farò riferimento ad un lavoro del 2017 del neurofisiologo Francesco D’Alpa, Medjugorje, La frode e l’estasi, la cui critica aiuta un’analisi scientifico-razionale sui fatti.

Negli anni sono state tre le commissioni pseudo-mediche che si sono proposte di rispondere agli interrogativi riguardo alle apparizioni. Ciò che si è voluto provare fin dall’inizio fu che i veggenti non erano affetti da patologie mentali (infatti non lo erano) e si fece leva sull’ambiguità del termine estasi. 

Effettivamente non esiste alcuna definizione scientifica precisa dell’estasi e nemmeno una religiosa. Ognuno può crearsene una da sé, come nel caso dei medici giunti a Medjugorje.

L’estasi è un fatto fisico e psicologico che oltre a non avere niente di sovrannaturale o divino, può essere autoindotta, basta sapere come fare.

Esiste tutt’ora una forte discrepanza tra la scarsità (e la contraddittorietà) dei dati ottenuti attraverso le sperimentazioni  e la pretesa che quei dati abbiano un valore dimostrativo scientifico.

La veridicità degli eventi era probabilmente già negli occhi degli esperti giunti a Medjugorje, cristiani dichiarati, il cui obbiettivo era confermare le apparizioni della Madonna attraverso la scienza anziché aprire un nuovo canale di studio delle esperienze religiose.

Si potrebbe dire che la scienza sia stata goffamente strumentalizzata al servizio della fede. Fortunatamente l’accaduto non è sfuggito al alcune menti scettiche e neutrali che si impegnano in modo attivo ed indipendente per provare il paradossale “fraintendimento.”

Tornando agli anni Ottanta, dopo le prime dichiarazioni speculative degli esperti su giornali e media iniziò l’inarrestabile contingenza di curiosi e fedeli da tutta Europa. Non si attese nemmeno l’autorevole opinione del Vaticano sull’attendibilità dei fatti, che comunque non arrivò per altri trent’anni. Ormai il mito era stato creato ed un nuovo cult messo in cantiere.

Il ruolo della Chiesa cattolica è stato vago fin dall’inizio, evitando dichiarazioni definitive fino al raggiungimento di un’autenticazione ufficiale da parte delle commissioni di indagine. La questione ha generato un grattacapo non da poco per la branchia della teologia che studia la Vergine Maria, la “mariologia“appunto.

Sembrerebbe infatti che i messaggi dalla Madonna divulgati dai veggenti siano contraddittori con la rappresentazione classica ed i normali metodi d’espressione della dottrina: una Maria troppo esibizionista nelle modalità d’apparizione, troppo ambiziosa ed esclusiva  nei messaggi che recapita periodicamente.

La Madonna in una delle sue apparizioni avrebbe affermato che «pur benedicendo tutti, tali indagini non erano necessarie.» Rimproverando la comunità per «non sapere più vedere, ascoltare ed interpretare la chiara luce che viene dal cielo».

Le pratiche imagiste (tutte quelle pratiche che attraverso l’entusiasmo risvegliano la motivazione religiosa dei fedeli) mettono a rischio i servizi religiosi ufficiali. Le rivelazioni, la trance e altre forme di riti entusiastici sono difficili da decodificare e da controllare, è per questo motivo che le istituzioni religiose nutrono grande diffidenza nei confronti di manifestazioni di questo genere.

Questi rituali danno l’opportunità ai soggetti più intraprendenti di fondare un proprio particolare culto in competizione con quello diffuso ufficiale. Inoltre allontanano i fedeli dalla sobria stabilità di ciò che è scritto sui manuali sacri, creando fastidi teologici e molti rompi capo per salvaguardare la coerenza dottrinale.

Con il nuovo pontificato di Papa Francesco il dialogo tra Vaticano e Medjugorje ha assunto caratteri più critici e a tratti di denuncia. Le recenti dichiarazioni dell’ultimo delegato inviato in Bosnia, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser, non lasciano più alcun dubbio sulla natura avvelenata della faccenda.

Oltre ad essersi consolidata una contro-cultura cristiana, che si discosta dalle pretese universalistiche della Chiesa di Roma, si è creata un’eccellente fonte di profitto su cui il Vaticano non può mettere le mani (come accade in altri centri di pellegrinaggio), perché altre organizzazioni hanno ben saputo sfruttare gli anni di incertezza e neutralità per creare il loro mercato, e che mercato!

Ora, non sarà che con quest’accozzaglia di interessi e ostilità ci stiamo allontanando dal significato originale del pellegrinaggio? Lo possiamo ancora definire così? Le dinamiche di pellegrinaggio “moderno”assomigliano sempre di più alle dinamiche di una gita a Disneyland, anziché un viaggio sacro. Oggi, anche il viaggio spirituale, come tutto il resto, si rispecchia nelle caratteristiche cruciali della società contemporanea.

Ogni cosa a Medjugorje, grazie al fatto che è uno dei luoghi di pellegrinaggio di più recente costruzione (con la C maiuscola), racconta e riflette le contraddizioni della cristianità del ventunesimo secolo.

Racconta lo sforzo dei credenti di aggrapparsi a delle fragili certezze, come quella che acquistando un pacchetto “all-inclusive” a prezzi stracciati da qualche ambiguo tour-operator (simboleggiato da una candida colomba in volo), sarà possibile onorare un voto oppure ripulirsi dall’accumulo di colpe e peccati.

Riflette la figura del pellegrino come un qualsiasi potenziale cliente dentro un centro commerciale, sottoposto alle stesse leggi di marketing e di vendita. Racconta anche di pacchiani souvenir “made in China” che solo perché si trovano su un suolo sacro acquistano poteri straordinari. E per chi si fosse perso l’ultima apparizione mariana la può trovare su Youtube.

Nella forma più pura di pellegrinaggio c’è una metafora di metamorfosi racchiusa nel viaggio che richiede un grande sforzo per raggiungere la meta agognata, passo dopo passo, ora dopo ora, per ottenere una trasformazione interiore. Come per chi parte per un viaggio che al ritorno non sarà mai lo stesso che era partito, c’è l’ambizione di un’cambiamento e un nuovo stato di grazia ottenuto attraverso una ferma devozione.

Nella storia gli esseri umani sono sempre stati dei nomadi religiosi e il pellegrinaggio ai luoghi sacri (La Mecca, Gerusalemme, Benares, albero del Buddha…), una prova fondamentale di fede. Fino alle soglie del XIX secolo il pellegrinaggio comportava rischi e costi enormi, i devoti dovevano necessariamente separarsi dalle famiglie e dalle occupazioni per lungo tempo. Erano per lo più monaci, asceti e nobili ad intraprendere il viaggio.

Nel corso dell’Ottocento grazie alla rivoluzione industriale e all’infittirsi della rete dei trasporti, il pellegrinaggio conobbe una nuova fase, poiché anche la classe media poteva permettersi di viaggiare per motivi spirituali a costi contenuti. Fu l’inizio di una nuova era: sull’onda dei progressi della comunicazione vennero istituiti nuovi luoghi di pellegrinaggio, a volte dal nulla a volte da centri di preghiera minori. Rigorosamente in punti strategici.

Molti luoghi di pellegrinaggio cristiani si svilupparono nello stesso periodo perché dopo la metà del secolo i papi canonizzarono nuovi santi e luoghi legati ad essi, luoghi dove avvenivano miracoli.

Le beatificazioni o le santificazioni di autori di miracoli o guide spirituali si legavano spesso ad un preciso contesto politico: la promozione di nuovi luoghi veniva “pianificata” e serviva per contrattaccare dal basso le tendenze laiche locali e riportare la gente a messa. In alcuni casi il fenomeno era inizialmente popolare ed era la gente del posto per prima a credere nei messaggi di salvezza rivelati, come a Lourdes e Medjugorje.

Anche dove la politica non ne costituiva lo sfondo, la benedizione dei culti locali da parte della Chiesa servì a controllare e ad inquadrare i movimenti religiosi popolari e dunque creare una maggiore omogeneità sul piano della fede e dell’osservanza.

La modernità e l’odierna cultura di massa hanno trasformato radicalmente le tradizioni religiose ed in particolare il pellegrinaggio, che continua ad essere alimentato nonostante le bizzarre distorsioni. In fin dei conti si sta parlando di strutture rituali fondamentali che sono intrinseche nella natura umana e possono cambiare o venir plasmate dai processi di massificazione, ma non scomparire.

In conclusione, il pellegrinaggio costituisce una realtà complessa dal duplice volto e Medjugorje ritengo sia l’emblema più rappresentativo di questa ambivalenza. Da una parte è scritta la logica sacrale, le sue motivazioni, la ricerca del perdono, le relazioni, i rituali e l’aspirazione a mutamenti e trasformazioni. Dall’altra parte c’è una fittissima rete di condizionamenti esterni di vario genere, interesse, politica, dispute dottrinali e la mercificazione di un prodotto sacro, imballato e prezzato, pronto da vendere sotto forma di Salvezza.

 

Bibliografia:

Fonte scientifica, apparizioni mariane e citazioni tratte da:

-D’Alpa Francesco,2017, Medjugorje. La frode e l’estasi, Laiko.it

Spunti antropologici:

-Filoramo Giovanni, 2004, Che cos’è la religione, Torino,Piccola Biblioteca Einaudi

-Bayly Cristopher, 2009, La nascita del mondo moderno, Torino,Piccola Biblioteca Einaudi

Articoli tratti dalle maggiori testate giornalistiche italiane del 8,9,10 Luglio 2018

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