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Mafia nigeriana – dalla miseria alla prostituzione

Chiunque, da Torino a Roma e da Napoli a Palermo, è in grado di percepire come il fenomeno della baby-prostituzione femminile abbia cambiato “colore”; mentre prima erano presenti perlopiù ragazze dell’Est Europa, adesso sembra che il brand del sesso a pagamento si sia indirizzato altrove. Si può infatti notare la prevalenza di giovani africane, provenienti quasi tutte dallo stesso Paese, ovvero la Nigeria. Dalle ultime inchieste a riguardo, si è compreso che il mercato della prostituzione stia in mano a un nuovo gruppo mafioso, fenomeno che ha messo sull’attenti le istituzione italiane.

Ma di quale mafia stiamo parlando? E come mai il paese di provenienza di molte di queste ragazze è proprio la Nigeria?

Secondo l‘Osservatorio Italiano di Diritti Umani [1], con l’espansione dell’Unione Europea verso i Paesi dell’Est e grazie agli incentivi monetari, sono venute a mancare le condizioni necessarie che avvicinano le persone ai gruppi criminali e schiavisti per uscire da uno status di povertà e sognare di raggiungere un Paese migliore. Ormai non vi è più quell’alto tasso di assenza di documenti d’identità che agevolava tale fenomeno, dunque la clandestinità è meno diffusa.
Questo non significa che il fenomeno sia del tutto assente e che le condizioni sociali siano alla pari di quelle centro europee, ma la maggior parte di quelli che migrano da Est non sono più obbligati ad avere a che fare con le organizzazioni criminali per attraversare i confini.

Come mai lo sono invece le nigeriane?

La Nigeria è l’area più popolosa dell’Africa occidentale, un’area che un tempo poteva vantare una potenza economica – grazie alle esportazioni di petrolio, carbone e burro d’arachidi. Ma il mercato cambia, e con esso anche le condizioni di un Paese. Le importazioni ora avvengono in altri territori e la Nigeria è andata incontro a una crisi che ha investito tutti i settori, da quello politico-economico fino a quello sociale. La povertà e i disordini hanno contribuito al rafforzamento di due fenomeni che conosciamo bene; si tratta di Boko Haram – il famoso gruppo fondamentalista di matrice islamica sunnita – e di Black Axe, letteralmente l’ascia nera, ovvero la mafia nigeriana legata principalmente allo sfruttamento della prostituzione per quel che riguarda le donne e allo spaccio di droga per quel che riguarda gli uomini.

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Black Axe gestisce quindi la tratta migratoria verso l’Italia. Chi intende andarsene dalla Nigeria ha come unico mezzo di fuga quello offerto dai nuovi schiavisti, poiché coloro che vivono sotto la soglia di povertà massima (e ce ne sono ancora tanti) non possono permettersi un traghetto o un aereo; le leggi di molti Paesi africani che riversano in uno stato di crisi e caos impediscono a chi non ha le carte in regola di espatriare.

Secondo le indagini, quest’organizzazione mafiosa – nata negli anni ’70 a Benin City -si presenta anche come culto, stabilisce riti d’iniziazione e impone agli affiliati di indossare come copricapo un basco con un teschio con due ossa incrociate. La nuova “mafia nera” è così presente anche nel nostro territorio; le forze dell’ordine italiane hanno intercettato rapporti profondi tra i boss di Cosa nostra e quelli nigeriani a Palermo [2], al punto da ribattezzarla Cosa nera. Ma non finisce qui; la rete mafiosa ha piantato le proprie radici anche a Castelvolturno, Napoli, Caserta, Roma, Brescia e Torino.

Da quanto riporta l’UNHCR, le ragazze arrivate in Italia provengono principalmente dallo Stato dell’Edo nigeriano (la cui capitale è proprio Benin City) e negli ultimi due anni sarebbero 12 mila [3]; i dati mettono in luce come la tratta stia aumentando in maniera esponenziale, arrivando a coinvolgere ragazze sempre più giovani.

Come si viene adescate da Black Axe?

Mama Anna è una delle tante donne ingannate dagli schiavisti; sognava di arrivare in Italia e di avere un buon lavoro. Al contrario di quanto ambito, si è ritrovata a dover vendere il proprio corpo. Quando è arrivato il momento di mettere fine alla sua carriera a causa dell’età non più idonea per quel tipo di mestiere, è tornata nel suo villaggio natale in Nigeria, continuando ad avere stretti rapporti con Black Axe.
Una volta che entri nel giro, questo si chiude in un modo specifico; Mama Anna stessa è ora una trafficante, una maman, colei che adesca le nuove baby-prostitute. Intervistata dall’Internazionale [3], ammette che non c’è più nemmeno bisogno di ingannare nessuno. Racconta che sono loro di propria iniziativa a interessarsi alla prostituzione; preferiscono imbarcarsi pregando di non incontrare la morte durante il viaggio che rimanere in quelle zone dimenticate da tutti.

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Una volta entrate, le giovani contraggono un debito con i trafficanti pari a circa 35 mila euro, da estinguere attraverso la prostituzione. Per incutere loro timore e per indurle all’obbedienza, vengono sottoposte a dei riti d’iniziazione presso appositi sciamani, i doctor, che fanno bere loro pozioni e incantesimi con pezzi d’unghie, peli pubici e sangue, noti con il nome di juju. Questi doctor hanno il compito di lavare il cervello a queste ragazze, convincendole che se non pagheranno il debito saranno perseguitate dal proprio senso di colpa. Poi, il viaggio ha inizio, e chi riesce ad arrivare finisce in strada.

L’agenzia nigeriana contro il traffico di essere umani, Naptik [4], attesta che secondo l’opinione pubblica la prostituzione è il raggiungimento del benessere da tanto atteso; l’Italia è vista ancora come l’El Dorado d’Europa e sono molte, a causa dell’estrema povertà, dei ripetuti conflitti e della sfiducia totale nelle istituzioni, quelle che preferiscono partire.
I boss e i magnaccia sono spesso ritenuti i benefattori che hanno salvato la vita a chi si è messo sotto la loro protezione; i debiti da dover estinguere sono una forma di ringraziamento nei loro confronti.

Queste giovani sono vittime, trasformate continuamente in oggetto di abuso, alle quali vengono negate la propria dignità e la propria libertà. Tuttavia, vivere in ambienti in cui si è circondati da miseria e povertà non dà la possibilità di comprendere l’importanza dei propri diritti né di vedere la propria vita oltre i confini della prostituzione; ecco perché sono in tante a considerare il traffico di essere umani il mezzo attraverso cui raggiungere il benessere individuale.

Giungere in Italia attraverso la tratta schiavista e lavorare in strada non rappresenta per molte di loro una perdita di dignità; ritrovano le stesse condizioni di miseria che hanno lasciato nel proprio Paese d’origine. Uscire dal vortice di “una vita violenta“, per citare il titolo di un libro di Pasolini, non avviene sistematicamente, ma è un processo che si deve conseguire con l’aiuto sia delle istituzioni nigeriane che di quelle ospitanti.

[1] https://www.osservatoriodiritti.it/2017/05/24/prostituzione-in-italia-nigeria-sostituisce-est-europa/
[2]https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/19/mafia-nigeriana-il-patto-con-cosa-nostra-agguati-con-lascia-e-sangue-bevuto-a-palermo-prima-inchiesta-sulla-cosa-nera/2105873/
[3] https://www.internazionale.it/notizie/adaobi-tricia-nwaubani/2016/11/21/prostituzione-italia-nigeria
[4] http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/18/io-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi/74516c4c-6bd7-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp

-V. Sbocchia