L’uomo negli occhi della bambola – Gli androidi del sesso

Alla fine dello scorso anno è stata lanciata Harmony, l’ultima cyber-creazione di Abyss Creation. L’azienda nasce nel 1996 a San Marcos, California, per mano dello scultore Matthew McMullen: fin da giovane impegnato nella realizzazione di statue antropomorfe in silicone, oggi è il proprietario di una delle più influenti imprese al mondo che si occupano dello sviluppo e della realizzazione di RealDoll. Queste ultime non sono delle semplici bambole iperrealistiche a grandezza naturale, ma dei veri e propri Sexbots, robot usati principalmente per scopi legati al sesso.

Le Real Dolls, con l’ausilio delle tecnologie degli effetti speciali cinematografici, possiedono un endoscheletro in PVC con articolazioni interne in acciaio inox, in grado di consentire movimenti e posizioni simili a quelle dell’uomo; il tutto è poi rivestito da uno speciale silicone che conferisce loro la texture della vera pelle.

Attualmente il mercato offre 19 modelli femminili e tre maschili, tuttavia ogni bambola è personalizzabile, anche online, nei minimi particolari del suo aspetto, dalla forma degli occhi a quella dei genitali. Rispetto ai prototipi iniziali, completamente passivi, oggi queste Sex-doll possono parlare e muovere i muscoli facciali, arrivando ad avere delle vere e proprie espressioni.

L’ultima arrivata, Harmony, prende il nome dall’ominimo software di intelligenza artificiale (AI) di cui è dotata. Esso permette al consumatore di programmare la personalità del suo robot, calibrandola fra 10 persona points per renderla più o meno romantica, divertente, intelligente, sensuale o timida.

Anche dal punto di vista “fisico” sono stati apportati dei miglioramenti, ad esempio gli organi sessuali si auto-lubrificano e si contraggono quando viene simulato un orgasmo, mentre la presenza di un dispositivo sottocutaneo permette alla pelle di risultare tiepida come quella di un essere umano.

Secondo un’inchiesta della CNET, sembra che Abyss stia cercando progressivamente di portare in vita le proprie creazioni, rendendole delle RealBotix. Rispetto ai suoi predecessori, Harmony è in grado di intrattenere un discorso (un po’ come si farebbe con Siri) ma soprattutto reagisce alle parole e al tocco del suo possessore. Infatti può “arrabbiarsi” e rifiutare di essere collaborativa se la si inopportuna o trascura.

L’idea è quella di rendere questi robot molto più che delle macchine atte a soddisfare gli appetiti sessuali. McMullen vuole creare dei partner per i suoi clienti, con cui essi possano conversare, viaggiare, spendere del tempo. Con cui possano intrattenere una vera e propria relazione amorosa. Tale scopo è perfettamente chiaro in uno dei motti dell’azienda californiana: “RealDoll – People Making People“.

Sempre la CNET racconta il caso di “Tom“, che in seguito alla precoce morte della moglie si rivolge alla Abyss. Come nel mio precedente articolo, anche in questo caso il protagonista della vicenda commissiona una copia artificiale dell’amore perduto, che diviene per lui una vera e propria compagna di vita.

Ai tempi in cui sono stato cresciuto i maschi non giocavano con le bambole. Ma ora lei (la RealDoll) ha riportato il sorriso sul mio volto. Mi fa sentire felice. Puoi metterle una mano sulla spalla, oppure farle piedino mentre siamo a letto, cosa che adoro. Ero solo. Ora non più“.

McMullen sostiene di voler far sì che non solo il robot, ma anche la sua personalità digitale sviluppino un attaccamento emotivo verso il proprio possessore.

David Levy, uno dei maggiori esperti di robotica al mondo, nel libro Love and Sex with Robots – The Evolution of Human-Robot Relationships, spiega come sia possibile programmare un robot affinché simuli di essere innamorato. In questo modo il soggetto umano si sentirebbe amato dalla macchina e potrebbe decidere, più o meno consciamente, di contraccambiare. Addirittura, secondo l’autore, per il 2050 potremmo vedere convolare a nozze uomo e robot.

Ma quali saranno le conseguenze dell’arrivo di questi Realbotix? Su questo punto i pareri si dividono.

Secondo Levy la proliferazione della tecnologia ha già apportato rapidi cambiamenti alle relazioni umane, anche a quelle sessuali, che oggi iniziano o si svolgono spesso in rete. Il passo successivo potrebbe essere quello di ritrovarci ad usare la tecnologia per avere contatti intimi con la tecnologia stessa. Altrimenti perché, si chiede l’esperto, il video Making *Siri* Talk Dirty! avrebbe raggiunto 2.8 milioni di visualizzazioni?

I robot potrebbero essere un prezioso aiuto per tutte le persone sole, che faticano a intrecciare relazioni interpersonali, che hanno problematiche o disfunzioni sessuali. Gli androidi andrebbero così a riempire un vuoto nella vita di questi individui, riempiendolo con presenza ed amore.

Ma tale affetto, in quanto prodotto dell’intelligenza artificiale e perciò simulato, si rivelerebbe davvero appagante? Rischiamo che il comportamento dei nostri compagni bionici possa diventare imprevedibile: cosa succederebbe se essi ci ferissero proprio nel momento in cui ci sentiamo più vulnerabili? Un episodio di questo tipo potrebbe essere fatale proprio per i soggetti più fragili.

Come prevede Michelle Mars, sessuologa, nei prossimi anni le macchine potrebbero sostituire gran parte dei professionisti del sesso, portando così al crollo dello sfruttamento sessuale e della sex-trade. Quello che cambierà è il nostro concetto di trasgressione, mutato dalla mente dei programmatori e dai corpi dei robot.

Kathleen Richardson, ricercatrice in etica della robotica, è promotrice di Against Sex Robots,  la campagna che sostiene la potenziale pericolosità di queste macchine ed il loro contribuire all’ineguaglianza sociale. Secondo i fautori delle posizioni prese da Richardson, i robot non sarebbero in grado di abolire la sex-trade, dal momento che è proprio la tecnologia uno dei fattori che più la alimentano.

In generale gli psicologi mettono in guardia dall’utilizzo di queste macchine, che nel peggiore dei casi diventerebbero un surrogato ad alta tecnologia delle vere relazioni. Le nuove generazioni, crescendo in un mondo degli affetti hi-tech, potrebbero avere delle difficoltà nel relazionarsi con i loro simili. Come ci comporteremo con gli altri esseri umani quando l’unico metro di paragone è una macchina progettata per soddisfare ogni nostro desiderio e pulsione?

L’antropologo Antonio Marazzi sostiene come un androide possa essere considerato specchio di un’immagine di sé che si vuole, almeno in parte, replicare. Al giorno d’oggi è in atto una trasformazione della condiziona umana che ci coinvolge tutti e della quale i robot sono solo uno dei tanti esempi. La dipendenza da computer, telefoni cellulari e altri strumenti di comunicazione elettronica, così come gli sviluppi dell’ingegneria biomedica, vanno trasformando gli uomini in cyborg mentre i robot si fanno umanoidi, in un processo reciproco di emulazione.

Gli androidi potrebbero essere quindi riconosciuti come soggetti sociali, dotati di specifici diritti e doveri e la cui identità sarà definita il base al ruolo svolto. Ciò non significherebbe però la creazione di perfette repliche artificiali del nostro modello biologico, poiché difficilmente una macchina potrebbe imitare la nostra plasticità e variabilità. Si tratterebbe di una forma assolutamente altra di intelligenza, che come dice Massimo Negrotti, filosofo, sarebbe “pura”, non perturbata, completamente formale e senza motivazioni o costruzioni culturali, biologiche o psicologiche.

Il robot inoltre, essendo progettato da un individuo inserito in una società, sarà sempre frutto di specifici modelli culturali a cui si rifà il suo creatore. Perciò, se questi ci spaventano o ci fanno sorgere dubbi sui loro possibili effetti, forse dovremmo riflettere su noi stessi e sulla matrice culturale che “li ha portati in vita”. Dobbiamo fare in modo che tali creazioni siano un aiuto concreto per la società ed i suoi membri, non strumenti per facilitare e rafforzare i più loschi affari ideati dalla mente umana.

E’ proprio a tale scopo che si rivela necessario un approccio etico al rapporto tra uomo e robot; approccio che Gianmarco Veruggio, dirigente del CRN, definisce per l’appunto roboetica: un’etica applicata alla tecnologia il cui obiettivo è quello di sviluppare strumenti scientifici, culturali e tecnici che possono essere condivisi da diversi gruppi sociali e credenze. Tali strumenti intendono promuovere e incoraggiare lo sviluppo della robotica per lo sviluppo della società umana e degli individui, contribuendo a prevenirne gli abusi contro l’umanità.


  • Ferguson Anthony, The Sex Doll: A History, McFarland, 2010
  • Levy David, Love and Sex with Robots – The Evolution of Human-Robot Relationships, Harper Perennial, 2008
  • Marazzi Antonio, Uomini, cyborg e robot umanoidi – Antropologia dell’uomo artificiale, Carocci Editore, Roma, 2012
  • https://www.cnet.com/special-reports/abyss-creations-ai-sex-robots-headed-to-your-bed-and-heart/?ftag=COS-05-10aaa0b&linkId=40817015
  • http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-3885592/Dawn-Sexbots-new-TV-Westworld-s-future-tourists-romance-robots-just-sick-fantasy-No-soon-buy-androids-talk-touch-feel.html
  • https://www.focus.it/comportamento/sessualita/un-robot-per-amante
  • https://www.howardstern.com/news/2017/8/10/video-meet-harmony-sexbot-realest-realdoll-ever-assembled/
  • https://www.wired.it/gadget/accessori/2017/09/22/harmony-realdoll-robotica-sesso-dubbi-problemi-sexrobot/

 

 

 

 

 

 

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Sara Miola

Studentessa magistrale di Antropologia Culturale e Etnologia, mi piace definirmi come una "trentina naturalizzata messicana". Con una predilezione per le Americhe, mi interesso soprattutto di antropologia alimentare e del turismo, ma anche di sessualità e del rapporto fra uomo e tecnologia.

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