Quando l’immigrazione è risonanza: ArteMigrante Bologna

Nel mondo contemporaneo l’ombra della parola migrazione si chiama comprensione: come conciliare sfumature culturali ed identitarie di persone provenienti da diverse realtà?
Uno dei problemi più rilevanti nell’ambito delle migrazioni riguarda la paura che l’incontro con la diversità porti ad uno sgretolamento delle proprie concezioni identitarie. Risulta complesso creare dei contesti che favoriscano la condivisione di un linguaggio comune, capace di mettere in comunicazione le diverse identità culturali. L’importanza di tale compito sta nell’evitare la cristallizzazione di concezioni identitarie rigide che, enfatizzando la netta distinzione tra “noi” e “loro”, legittimano la marginalizzazione di vasti gruppi di persone. La questione è: come creare questi contesti?

Cinque anni fa, a Bologna, proprio per far fronte a questa problematica, è nato il progetto ArteMigrante. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il suo fondatore, Tommaso Carturan, ex studente di antropologia dell’Università di Bologna. L’idea del progetto è nata a seguito di un’esperienza vissuta nelle carceri di Palermo: qui, suonando con i detenuti, ha sperimentato il potere unificante dell’arte e della musica come forme di integrazione.

Ciò che è nato a Bologna con l’iniziativa di Tommaso si è diffuso nel tempo anche in altre città italiane e non, quali Venezia, Modena, Padova e addirittura Cipro. Uno degli elementi di forza di questa iniziativa sta nell’aver coinvolto, sin dalla sua nascita, gruppi di persone molto eterogenei: migranti da diverse parti del mondo di ogni genere e età, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, senza tetto o semplicemente passanti.

Per raggiungere l’obbiettivo di creare spazi di condivisione, ArteMigrante Bologna organizza incontri settimanali presso il Centro Interculturale Zonarelli Bologna. Gli incontri iniziano con la condivisione di cibo portato volontariamente dalle persone, momento che favorisce la socializzazione. Terminato il pasto, uno dopo l’altra, chiunque intenda esprimersi mediante una delle arti potrà farlo, mentre il resto dei coinvolti parteciperà  godendo delle esibizioni altrui.

Tommaso ci parla degli ideali che modellano l’azione di ArteMigrante e che fanno da linee guida all’ obiettivo di costruire un tessuto sociale attraverso la diversità. Per capire che tipo di ambiente viene creato all’interno del progetto, la filosofia-missione dichiarata dal fondatore è illuminante: “Porsi ognuno al livello dell’altro”, cioè favorire la creazione, ed il mantenimento, di rapporti orizzontali fra le persone, che promuovano uno spazio di condivisione mediante  forme espressive quali la musica, il teatro, la poesia e la danza.

Un secondo principio fondante, centrale nell’azione di ArteMigrante, è quello espresso da Tommaso con queste parole: “Vi parlo di un concetto antropologico, che è la risonanza. È un concetto molto importante nel nostro cammino. Studiata da Unni Wikkan, antropologa che durante una ricerca presso il popolo balinese, nota questa risonanza che avviene durante performance condivise dove emerge un’empatia comunitaria. L’arte riesce a creare momenti di forte empatia tra persone con vissuto e culture radicalmente diverse, che nella vita di tutti i giorni non si incontrerebbero. Invece grazie alla scusa dell’arte, perché l’arte è solo una scusa, crea relazioni umane più giuste, non veicolate da stereotipi, da pregiudizi, da razzismi, ma create dalla voglia di costruire ponti con l’altro di andare quindi incontro all’altro.”

È grazie a questa sensazione di condivisione molto intensa, la risonanza appunto, che ArteMigrante riesce ad essere un ponte tra le identità culturali, riportando i partecipanti ad un sentire tipico di ogni essere umano; mediante ciò, infatti, si trascendono i concetti di  sfumature culturali e diversità per approdare a quello di persone.

Abbiamo anche avuto l’ occasione di intervistare tre partecipanti provenienti da paesi ed esperienze diversi. Ad accomunare le loro testimonianze riguardo ArteMigrante sono state le parole famiglia, amicizia e condivisione. Uno di loro, Osama, scrittore e insegnate di teatro in lingua araba di origine egiziane, partecipa ormai da cinque anni ad ArteMigrante e afferma che continuerà a farlo per il resto della sua vita. Per Osama ArteMigrante è ormai parte di lui e crede si tratti di un’arte che non riguardi solo migranti ma tutte le persone. La bellezza dell’iniziativa, secondo il nostro intervistato, sta nell’essere un momento dove tutte le persone presenti lasciano a casa le loro malinconie per trascorrere due ore affianco alla poesia, la musica ed il teatro. Osama sorridendo ci racconta che un giorno parlando scherzosamente con Tommaso gli abbia confessato che spera che ArteMigrante diventi un giorno un grande partito politico; in quanto politica significa vita e a volte sarebbe importante che essa veicolasse valori riguardanti ambiti di condivisione umana come questo.

Il nostro secondo intervistato, Shedrack, proviene dalla Nigeria. Partecipa anche lui ad ArteMigrante costantemente, da due anni, avendola conosciuta dopo aver partecipato ad un workshop di chitarra dove ha stretto amicizia con Tommaso. Condividendo con noi la sua esperienza, Shedrack enfatizza quei rapporti orizzontali che permettono alle persone di condividere ciò che sentono, a prescindere delle loro caratteristiche personali e del loro livello. Shedrack afferma che queste serate lo hanno aiutato a coltivare la fiducia in sé stesso, ad abbattere la vergogna di esprimersi in pubblico e a far luce su delle qualità che non pensava di avere: “Adesso, quando mi presento, non sento vergogna e ho scoperto di avere anche del carisma¨.

Il terzo ed ultimo intervistato è stato Ali, un ragazzo ventiseienne di origini marocchine, arrivato in Italia all’età di tredici anni. Ha scoperto da poco l’iniziativa ma da quel momento, afferma,“ha trovato un mondo”. Ali si trova così bene agli eventi di ArteMigrante che partecipa sia a quelli di Modena che a quelli di Bologna.

Quando gli domandiamo: “Pensi che trovare una realtà come questa ti avrebbe aiutato al tuo arrivo in Italia?”, lui risponde “Assolutamente!”, per questo incoraggia i giovani appena arrivati a partecipare agli eventi dell’iniziativa. Secondo lui, ArteMigrante è un posto in cui l’integrazione avviene più facilmente perché fa della diversità la sua forza e, piuttosto che cercare di cancellarla o di omogeneizzarla, cerca di condividerla.

La questione migratoria è al centro dei dibattiti pubblici e politici più accessi in Europa e non solo. È stato un tema di primo ordine nel referendum per la Brexit, nelle elezioni presidenziali Americane, di quelle Francesi e, di recente, nelle elezioni politiche in Italia. È un tema particolarmente sentito perché l’arrivo massiccio di persone comporta un fondamentale ripensamento delle categorie con le quali gli Europei concepiscono il mondo, e quindi sé stessi. Perciò non c’è da stupirsi quando alcuni gruppi all’interno dell’Europa sentono il loro mondo o le loro identità minacciate. Il problema però, non è la necessità di ripensare la società, il che occorre spontaneamente in tempi di grandi cambiamenti, ma affrontare il tema degli interessi politici che cercano, attraverso la paura e la rabbia, di approfittare delle circostanze per promuovere le loro agende.

In gioco vi è che tipo di società intendiamo promuovere e costruire. Vogliamo vedere modelli nazionalistici rigidi diventare egemonici? Il rischio è quello di lasciare migliaia di persone all’ombra dello stato e rischiare quindi il fallimento dell’integrazione.
Quest’ultima non dovrebbe implicare la forzata cancellazione delle particolarità dei nuovi arrivati, bensì la promozione di spazi di incontro fra tutti coloro che si trovano ad abitare all’interno di una realtà politica, e lo sviluppo collettivo di nuovi modelli che siano in grado di cogliere, e quindi di adattarsi, alle circostanze che cambiano.

Sul finire della serata passata ad ArteMigrante, mentre la voce dei tamburi si fondeva all’ unisono con quella delle persone che cantavano, sedevamo a terra accanto Tommaso; le sue mani suonavano con energia uno djembe,to di  il suo volto era modellato in un sorriso ed allora, voltandosi verso di noi, chiede: ¨la sentite la risonanza?¨.
Effettivamente la sentivamo. Un sentire condiviso, dove le parole umane non riuscirebbero ad approdare, e che ci ha fatto pensare ad una società dove la bellezza risiede proprio nelle sue sfumature.

-Marta Lamanna, Chiara Pietrani e Jorge Varela Perera

 

I link di ArteMigrante:
http://www.artemigrante.eu (sito ufficiale)
https://www.facebook.com/ArteMigranteIT/ (pagina FB Italia)
https://www.facebook.com/artemigranteBO/ (pagina FB Bologna)

 

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Pierpaolo Chiti

Fondatore ed attuale direttore di HomoLogos, laureato alla triennale di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali di Bologna. Attualmente vivo in Spagna, dove porto avanti il mio interesse per l'antropologia digitale attraverso vari progetti.

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