L’arte incontra i sogni: una mostra all’insegna del kauwa-auwa

La mostra: un sogno nel sogno

 

«Tutto ciò che vediamo non
è altro che un sogno nel sogno.»

Così scrisse Edgar Allan Poe, ignaro del fatto che qualche centinaio d’anni dopo sarebbe stato possibile “vivere” questa sua affermazione.
Descriverei in questo modo l’esperienza immersiva che ho vissuto visitando la mostra Dream: l’arte incontra i sogni a cura di Danilo Eccher tenutasi al Chiostro del Bramante a Roma e in corso fino al 5 maggio 2019.

 

 

Sogni

 

 

Uno splendido percorso di quattordici capitoli trasporta lo spettatore in una dimensione onirica dove in ogni tappa le opere prendono vita grazie alle voci di noti attori prestate alla lettura dei quattordici racconti di Ivan Cotroneo, scritti appositamente per la mostra e contenuti nella raccolta Le voci del sogno.

 

 

Sogni
Jaume Plensa, statua della coppia Chloe e Laura, Chiostro del Bramante

L’artista “sciamano”

Avanzando in questo percorso onirico, la realtà che prende forma agli occhi dello spettatore è fatta di immagini che riempiono lo spazio e catturano lo sguardo. La vista è fra i cinque, il senso principale che permette di apprezzare l’arte ma è anche quello attraverso cui è possibile percepire la nostra realtà.
La realtà del visitatore fatta di immagini genera nuove realtà parallele che l’artista-sciamano scandisce, indicando all’uomo comune quella da percorrere giacché, come asserisce Levi Strauss:

«La magia opera su piani distinti in cui soltanto alcuni ammettono forme di determinismo inapplicabili ad altri livelli.»1 Lèvi Strauss C. , Il pensiero selvaggio, Il Saggiatore, p.24

Il ruolo del linguaggio poetico adoperato da Ivan Cotroneo assolve al ruolo di rendere accessibile il magico mondo del sogno.

 

Il sogno come realtà spaziale: il palo kauwa- auwa

Affidarsi a questo percorso, lasciarsi guidare da esso, vuol dire abbandonarsi alla magia, riconoscendo il kauwa-auwa.
Il palo del kauwa-auwa è un retaggio del mito di fondazione della tribù australiana degli Aranda. Questi ultimi erano nomadi che durante il proprio peregrinare portavano con sè un palo totemico, il “palo Alchipa”: un simbolo di comunicazione con il cielo, il loro “centro del mondo”.

 

 

Sogni
Membri di una tribù australiana che fissano il palo del kauwa-auwa nel terreno

 

 

Il kauwa-auwa è espressione dell’identità perchè il modo in cui noi uomini siamo sulla Terra è l’abitare. Esser uomo significa essere mortale sulla Terra e cioè abitarla […] L’abitare, come aver cura, preserva ed è sempre soggiornare presso le cose […]2 Archetti Marcello, Lo spazio ritrovato: antropologia della contemporaneità, (p. 23)

Pertanto, il sogno all’interno della mostra viene visto come realtà da abitare.
Un sogno non è solo un “ripostiglio” riempito dall’inconscio ma un vero e proprio spazio da vivere che viene indicato allo spettatore dall’artista-sciamano che sviluppa la narrazione a cavallo di magia e realtà.

 

Oltre i limiti della psicoanalisi

Sarebbe limitante considerare la visione psicoanalitica come l’unica matrice possibile del sogno. Questo concetto è una chiave di lettura fondamentale dell’intera mostra. Le quattordici tappe generano dei punti di riflessione sulle varie definizioni attribuite al sogno. Esso è il luogo confortevole, il luogo da cui fuggire, il luogo a cui tendere, quello che ricollega l’uomo alle sue origini e a dimensioni che sembrano essere dei «sogni nei sogni», per citare Edgar Allan Poe.

Sharon e il sogno incubatrice d’evoluzione

«Il sogno è alla base del processo evolutivo
e
lavorare su di esso è essenziale per
il
processo di evoluzione.»
W. Gordon Lawrence

L’opera della mostra che sembra mettere in risalto quest’affermazione è Sharon di Bill Viola.
L’immagine vive in uno schermo rettangolare appeso alla parete di una stanza buia. Oltre lo schermo vive Sharon, la donna in apnea. Ha il viso teso, le vene del collo e della fronte sembrano pulsare. Innumerevoli bollicine salgono verso l’alto, ricordando allo spettatore la presenza dell’acqua.

Il volto della donna varia la sua espressione più volte, mentre la voce che accompagna il visitatore recita le parole della donna, che non muove mai le labbra; noi sentiamo il suo pensiero, che è quello di un essere libero dal ogni compromesso sociale e legame umano. L’acqua è il liquido in cui la donna scioglie le sue catene e diviene libera, evolvendosi. Ella rimane irraggiungibile in una dimensione in cui ha trovato la sua identità, il suo kawua-awua.

«Non voglio essere toccata.
Non voglio essere spinta contro la mia volontà.
Sono diventata altro. Non spaventarti.
Non avere pena di me.
Sarebbe stupido. Io sono felice.
Puoi guardarmi, se vuoi.»
Non puoi raggiungermi. 3Cotroneo Ivan, Racconto dedicato all’opera tratto da Le voci del sogno

 

 

Bill Viola
Bill Viola, Sharon, 2013, Video a colori in alta definizione, schermo, audio, Courtesy: Bill Viola Studio

 

 

Bibliografia:

  • Lévi-Strauss, C. 1964, Il pensiero selvaggio, Milano, Il Saggiatore
  • Eccher, D. 2018, Dream: L’arte incontra i sogni , Roma, Skira
  • De Martino, E. 2000, Angoscia territoriale e riscatto culturale del mito alchipa delle origini. Contributo allo studio della mitologia degli Aranda in Studi e Materiali di storia delle religioni, volume XXIII, Roma, Japadre Editore
  • Archetti, M. 2002, Lo spazio ritrovato: antropologia della contemporaneità, Roma, Meltemi
  • Cotroneo, I. 2018, Le voci del sogno, Milano, La nave di Teseo

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Andreana Balsamo

Andreana Balsamo

Sono Andreana Balsamo, studentessa di chimica e appassionata di antropologia culturale. Oltre alla lettura, la scrittura di saggi, racconti e poesie è il mio interesse principale; difatti gestisco un blog, Andreanahood, che unisce i miei vari interessi. Sono autrice di due raccolte poetiche, "Una finestra sul lago" e "Sussurri di vita". Amo l'arte e il teatro che vedo, come ha detto qualcuno, molto affine alla vita.

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