La robotica nei miti dell’antica Grecia

La vita artificiale nei miti

Circa duemila anni prima l’invenzione del computer, nell’antica Grecia, automi e robot vivevano nell’immaginazione delle persone comuni. Adrienne Mayor ne parla approfonditamente nel suo ultimo libro: “Gods and Robots: Myths, Machines, and Ancient Dreams of Technology”.

La docente della Stanford University fa risalire i primi androidi e le creature «made, not born» ad autori come Omero ed Esiodo attribuendo ad essi la possibilità di immaginare tecnologie avanzate e la vita artificiale.

Uno dei personaggi maggiormente analizzati dalla Mayor è Efesto. In quanto divinità del fuoco, delle fucine e della metallurgia è uno dei più floridi creatori di automi nella mitologia Greca. Le creazioni del dio sono infatti decine e decine ma tre sono le più importanti .

 

Le ancelle d’oro

Questi automi appaiono nel XVIII° libro dell’Iliade quando, dopo la morte di Patroclo, Teti si reca da Efesto per farsi forgiare nuove armi da dare al figlio Achille. La ninfa giunge nell’enorme fucina del fabbro divino e qui nota decine di ragazze scolpite nell’oro intente ad aiutare il dio nelle sue mansioni.

«Il passo ne reggean forme e figure
Di vaghe ancelle, tutte d’oro, e a vive
Giovinette simíli, entro il cui seno
Avea messo il gran fabbro e voce e vita
E vigor d’intelletto e delle care

Arti insegnate dai Celesti il senno.»1Monti, 1885, 170

In questo passo è evidente il collegamento fra le aiutanti di Efesto e il moderno concetto di androide. Le fanciulle sono in tutto e per tutto simili alla loro controparte umana e hanno una notevole forza fisica per fare lavori pesanti. Inoltre esse, tramite una “programmazione” compiuta dagli dei, hanno tutte le nozioni necessarie allo svolgimento del lavoro nella fucina.

Poco sopra, nello stesso episodio, vengono citati anche dei “tripodi” . Altri aiutanti robot del fabbro divino che si distinguono dalle fanciulle per non avere una forma umanoide e per essere privi di parola e intelletto.

 

 

Robotica Efesto
Efesto e Teti

Pandora 

Pandora è la prima donna mortale e il suo mito è narrato da Esiodo nell’opera : “ Teogonia”. 

Ella fu creata, per volere di Zeus, come metodo di vendetta verso il genere umano che ormai deteneva il fuoco divino.

Secondo il punto di vista della Mayor, Pandora viene interpretata come costruita solamente per uno scopo. La donna è infatti creata degli dei con una specifica “programmazione” che porta innegabilmente all’apertura del vaso contenente tutti i mali del mondo. Pandora è paragonabile al concetto contemporaneo dell’IA (Intelligenza Artificiale).

“As a seductive fembot with no past, no human emotions, no memories, no future, Pandora was made to order by a vindictive god; her sole mission to release the jar’s swarm of evils to torment mortals forever.” 2Mayor, 2018, 51

 

 

Vaso di pandora
L’apertura del vaso di Pandora

Talo

Talo è il nome del gigante che difendeva le spiagge dell’isola di Creta. Il suo mito sembra essere molto antico e viene nominato per la prima volta da Esiodo intorno al 700 a.c.

Egli era una statua vivente costruita interamente in bronzo ed era considerato invulnerabile perché il suo corpo era alimentato dall’icore , il sangue degli dei. La statua era incaricata dal re Minosse di difendere l’isola dai nemici. Le sue abilità di combattimento spaziavano dal lanciare enormi massi alle navi al riscaldare immensamente il suo corpo per bruciare i nemici.

Talo viene considerato , in termini contemporanei, come un robot assassino programmato per la difesa. Era infatti capace di compiere azioni complesse come assicurarsi della sicurezza di un perimetro esteso o alternare adeguatamente le sue abilità belliche. 

La natura meccanica del gigante è evidente anche nel momento della sua sconfitta descritta nel libro VI° delle Argonautiche di Apollonio Rodio.

Gli Argonauti riescono a scoprire il suo punto debole: Il condotto che faceva circolare l’icore nel suo corpo era scoperto nella zona della caviglia. Medea, con l’ingegno degno di un contemporaneo hacker , riesce a creare l’occasione per colpire il gigante nel suo punto debole. In qualche versione del testo si parla persino dell’utilizzo di un attrezzo per rimuovere un enorme bullone che chiudeva il suo punto debole.

«Not only was Talos visualized as a technological machine, but technology was required to dismantle him» 3Mayor, 2018, 51

 

 

Robotica Talo
Talo e Medea

Imparare dal passato?

Gli oggetti meravigliosi creati da Efesto sono molti ma , come è evidente, sono tutti legati da un destino simile. Finché gli artefatti divini restano nelle mani degli dei essi operano adeguatamente  ma , una volta nelle mani degli uomini, vanno incontro a un fato avverso o ad un uso scorretto.

Ma se gli antichi greci erano davvero riusciti a immaginare un futuro tecnologico simile al nostro ,con automi che aiutano nel lavoro di tutti i giorni, androidi che svolgono compiti specifici o droni armati per la difesa, è possibile che i miti fossero una sorta di indicazione etica per l’utilizzo della tecnologia?

Interpretare queste storie sotto il punto di vista di Adrienne Mayor è certamente interessante. Leggere questa mitologia con la consapevolezza di oggi ci fa chiaramente capire come lo sviluppo scientifico sia stato probabilmente ispirato dalla fervida immaginazione degli antichi.

 

 

Bibliografia:

  • Mayor A. , 2018 , Gods and Robots: Myths, Machines, and Ancient Dreams of Technology, Princeton (NJ) , Princeton University Press
  • Mayor A. 2018 , Tyrants and Robots « History Today », 68, pp 49-59

Sitografia:

  • https://it.wikipedia.org
  • https://www.reddit.com/r/Anthropology/
  • https://it.wikisource.org
  • https://www.historytoday.com
Facebook Comments

Matteo Assistiti

Studente di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali presso l'Università di Bologna. Nato e residente in Toscana. Compratore compulsivo di libri. Appassionato di Antropologia, Attualità e Narrativa in tutte le sue forme.

Translate »