La Musica nell’Evoluzione Umana

Tra tutti i comportamenti peculiari della nostra specie, la Musica è certamente uno dei più affascinanti. Molti animali emettono o producono suoni melodiosi, nei rituali di accoppiamento e in svariati altri contesti, ma solo Homo sapiens crea ed organizza i suoni articolandoli come un’inedito linguaggio.

Per quanto la capacità degli uccelli lira, genus Menura, di imitare qualsivoglia tono o rumore sia senza dubbio strabiliante, la loro è una reazione automatica ad uno stimolo, determinata geneticamente. I nostri parenti più stretti, gli scimpanzé, sembrano invece comprendere ed addirittura gradire i ritmi della musica umana, sebbene ad un livello “elementare”.

Ciò che distingue la natura della musica nell’umanità dal resto del mondo animale non è un aspetto qualitativo, ma è dovuto alla nostra complessità culturale.

Ed è proprio ripercorrendo la storia e l’evoluzione dei complessi culturali del Paleolitico che potremo farci un’idea di come e quando si sia attestata, nella nostra specie, la produzione di musica organizzata.

Ocre ed oggetti ornamentali, rituali di sepoltura ed arte rupestre e mobiliare sono testimoniati nel record archeologico del Paleolitico Medio, periodo che va all’incirca dai 300 ai 35mila anni da oggi, e attestano la capacità di pensiero astratto, simbolico e “moderno” da parte dell’umanità che li ha prodotti.

Queste preziosissime tracce archeologiche furono lasciate per la maggior parte dai primi esponenti della nostra specie, e in misura minore, seppur enormemente rilevante, dai Neanderthal. 

La musica però, a differenza di pitture e incisioni, è eterea, intangibile, non si fossilizza. Le prime forme di musica dovevano, probabilmente, essere prodotte mediante il canto e la percussione di materiali organici, come pelle o legno, che non hanno potuto sopravvivere nei contesti archeologici.

Un caso degno di nota è quello del “Flauto Neandertaliano” di Divje Babe, Slovenia. Si tratta di un femore di orso delle caverne, perforato in due punti e con i segni di quelli che potrebbero essere due ulteriori perforazioni alle estremità. Rinvenuto in uno strato Musteriano, è stato datato intorno ai 70mila anni da oggi, quando in Europa c’era solamente Homo neanderthalensis.

 

 

Il “Flauto Neandertaliano” di Divje Babe.

 

 

Al suo rinvenimento nel 1995 sono seguiti molti studi e relative pubblicazioni scientifiche, che sostengono si tratti di un flauto prodotto ed utilizzato dai Neanderthal. Una suggestione affascinante, ma che non è mai stata condivisa uniformemente nell’ambiente accademico.

Il colpo di grazia a questa tesi è arrivato con la pubblicazione di un meticoloso studio, che riesce a dimostrare in modo esauriente come questo oggetto sia in realtà il prodotto del morso di un iena maculata, nota sgranocchiatrice di ossa.

 

 

Cranio di iena, in cui la morfologia della dentatura è evidente, e facilmente riconducibile al “flauto”.

 

 

Non è possibile quindi asserire con certezza in quale periodo si sia sviluppata una prima forma di musica, ma possiamo immaginare che sia successo parallelamente alle prime manifestazioni simboliche del Paleolitico Medio.

È proprio nella parte finale di questo periodo, intorno ai 40mila anni da oggi, che si presentano i primi segni inconfutabili di una cultura musicale complessa e ben strutturata: i famosi flauti in osso di uccello dei primi Sapiens europei.

 

 

Esempio di un tipico flauto paleolitico.

 

 

Attraverso le analisi tracceologiche e l’archeologia sperimentale è stato possibile ricostruire le tecniche di creazione di questi meravigliosi oggetti, capire come venivano utilizzati, e addirittura quante e quali note potevano esservi riprodotte.

Se 40mila anni fa, come ci dimostrano questi flauti, doveva essere presente una vera e propria tradizione musicale, molto evoluta e radicata nella cultura che l’ha prodotta, non è affatto azzardato ipotizzare che le prime forme di musica si fossero sviluppate precedentemente a questo momento.

I processi culturali, come quelli biologici, sono raramente repentini; l’eco del primo canto dell’umanità riecheggia nelle profondità del tempo. 

Probabilmente non sapremo mai quali melodie venivano suonate nel passato più remoto della nostra storia, ma considerando quanto sono antichi questi reperti, quanto lontani da oggi quegli avvenimenti, i risultati ottenuti dalla ricerca sono stupefacenti, le loro implicazioni letteralmente fondamentali.

Piccolo vocabolario di approfondimento:

Rimando ai miei precedenti articoli per altri vocaboli

Musteriano: il complesso tecnologico tipico dei Neanderthal e del Paleolitico Medio europeo prima dell’arrivo dei Sapiens. Caratterizzato dall’utilizzo di metodi, come il Levallois, che consentivano una precisa pianificazione dei prodotti litici (raschiatoi, punte, denticolati…)

 

Bibliografia:

Neanderthal bone flutes’: simply products of Ice Age spotted hyena scavenging activities on cave bear cubs in European cave bear dens;

New flutes document the earliest musical tradition in southwestern Germany;

Shells and ochre in Middle Paleolithic Qafzeh Cave, Israel: indications for modern behavior;

Motor-driven gene expression;

Facebook Comments

Tobia Fognani

Laureato in Antropologia Culturale, Religioni e Civiltà Orientali all'Università di Bologna, sta attualmente perseguendo una magistrale in Quaternario, Preistoria ed Archeologia all'Università di Ferrara, con l'intento di unire gli interessi per le Scienze Naturali e Umane.

Translate »