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La follia del sacro nel mondo greco: Euripide ed Eschilo

Sacro e tecnica, ragione e follia, etica e natura; terminologie diverse, accezioni simili. La grecità è stata per lunghi secoli oggetto di dibattito sull’uomo, sulla realtà a lui circostante, sulla sua capacità di tecnica e allo stesso tempo di follia. L’uomo greco è riuscito a sopravvivere fino ai giorni nostri portando con sé un bagaglio culturale enorme; la nascita della morale, dell’etica, della ragione, della tragedia come luogo catartico per la purificazione finale nello spettatore, nelle passioni più intime e smodate che ci ha lasciato l’intera letteratura a cominciare dai miti.

In questo oggetto di ricerca la tragedia, come una delle più alte forme di letteratura antica a noi pervenute, ci aiuterà a svelare quel misterioso oggetto di discussione e di come oggi l’antropologia, in particolar modo quella letteraria, possa risultare utile alla nostra ricerca.

 

 

L’uomo in tutte le sue forme e sfaccettature è stato il precursore della civiltà occidentale (nel nostro caso) che noi conosciamo. La nostra ricerca si focalizzerà su due degli autori più importanti e rappresentativi dell’antichità: Eschilo e e Euripide. Ognuno di questi autori, attraverso la propria produzione ci darà una visione diversa dell’uomo che, uniti sotto un unico stendardo, formeranno la visione dell’uomo greco per eccellenza: βροτείως (uomo mortale).

 

 

La nostra indagine partirà dalle Baccanti di Euripide. In questa tragedia l’autore mette in scena un vero e proprio tratto della ψυχή (psiche; erroneamente tradotta anima) umana: la follia e l’invasamento o ενθουσιασμός. All’arrivo di Dioniso nella città di Penteo così il coro reciterà:

«[…] per dominare con la violenza quel che non può essere vinto. La morte ammonisce i pensieri. Accettare senza riserve il divino, come si addice ad un mortale, è vita senza dolore. Non invidio il sapere. Mi piace cercare queste altre cose, grandi e manifeste: verso il bene conduce la vita, di giorno e di notte in purezza vivendo, essere pii e respingendo le consuetudini contro giustizia onorare gli dei. Venga manifesta giustizia,venga armata di spada,la gola trafigga al senza dio,senza legge,senza giustizia,al figlio di Eschione, nato dalla terra. Manifestati sotto forma toro o di serpente dalle molte teste o fiammeggiante leone. Va, Bacco, col tuo volto ridente,getta un laccio mortale intorno al cacciatore delle baccanti,caduto nel branco delle menadi.»1«τἀνίκατον ὡς κρατήσων βίᾳ, γνωμᾶν σωφρόνα θάνατος ἀπροφάσι- στος ἐς τὰ θεῶν ἔφυ· βροτείως τ᾽ ἔχειν ἄλυπος βίος. τὸ σοφὸν οὐ φθονῶ· 1005 χαίρω θηρεύουσα· τὰ δ᾽ ἕτερα μεγάλα φανερά τ᾽· ὤ, νάει<ν> ἐπὶ τὰ καλὰ βίον, ἦμαρ ἐς νύκτα τ᾽ εὐ- αγοῦντ᾽ εὐσεβεῖν, τὰ δ᾽ ἔξω νόμιμα δίκας ἐκβαλόντα τιμᾶν θεούς. 1010 ἴτω δίκα φανερός, ἴτω ξιφηφόρος 1013 φονεύουσα λαιμῶν διαμπὰξ τὸν ἄθεον ἄνομον ἄδικον Ἐχίονος 1015 τόκον γηγενῆ. φάνηθι ταῦρος ἢ πολύκρανος ἰδεῖν 1018 δράκων ἢ πυριφλέγων ὁρᾶσθαι λέων. ἴθ᾽, ὦ Βάκχε, θηραγρευτᾷ βακχᾶν 1020 γελῶντι προσώπῳ περίβαλε βρόχον θανάσιμον ὑπ᾽ ἀγέλαν πεσόν- τι τὰν μαινάδων.» (Baccanti, Euripide vv 1005-1020) 

 

sacro
Baccanti

 

 

Perché mai mettere a nudo la follia di un dio? Per la grecità Dioniso era la rappresentazione della follia e della sessualità sfrenata. Queste due accezioni possono essere racchiuse nel termine sacro. Il sacro per i greci era una dimensione altra e separata dalla vita quotidiana; una dimensione quasi clandestina, non conforme alle norme sociali. La confusione di ogni codice sociale e culturale portava ad un vero e proprio invasamento di cui le menadi/baccanti ne erano le mediatrici. Il sacro andava oltre ogni consuetudine sociale, culturale o religiosa; era un vero e proprio percorso di formazione.

Conoscere il sacro, e di conseguenza, far esperienza della follia era una prerogativa per conoscere il mondo dell’irrazionale  dove «[…] gli uomini sono illustri e oscuri, noti e ignoti, a piacimento di Zeus il grande.» (Esiodo, Le Opere e i Giorni) 2 «òν τε διὰ βροτοὶ ἄνδρες ὁμῶς ἄφατοί τε φατοί τε, ῥητοί τ’ ἄρρητοί τε Διὸς μεγάλοιο ἕκητι.»

Il dio regola la vita degli uomini, nulla può contro la loro magnificenza e potenza. Il dio è l’unità, il tutto. Questa prospettiva, del tutto plausibile secondo le regole classiche, delinea un atteggiamento molto diverso dalla cultura che si andrà ad affermare con la caduta della grecità, o per meglio dire della classicità. Potremmo chiederci per giunta cosa appartiene al sacro e cosa alla tecnica. Al sacro appartiene tutto ciò che è codificato come contrario e opposto (luce e ombra) oppure tematiche quali la bellezza («la bellezza è senza concetto e privo di spazio», Kant, Critica del Giudizio), l’amore («Eros non è un dio, ma “un grande demone”, qualcosa cioè di “intermedio fra il divino e il mortale”.» Platone, Simposio), ecc…

 

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Simposio

 

Una domanda però spontanea potrebbe essere: il sacro è per natura o per cultura? Potremmo dire che il sacro è per natura la formazione di regole e riti che hanno decodificato le sue sfaccettature lo hanno reso culturale, ma rimane una condizione naturale nell’uomo ancora privo dello strumento della tecnica. Il sacro e l’aspetto folle si manifestano negli enti privi di ragione che di per se hanno le due pulsioni preponderanti dell’umano di per se: impulso sessuale e impulso aggressivo.

Secondo Freud la follia si manifesta nei bambini in quanto privi di strumenti razionali che fanno sì che l’ente in questione possa decodificare la realtà a lui circostanze; il bambino quindi è l’ente a noi più vicino per capire la confusione dei codici e degli impulsi presenti nel nostro inconscio (Socrate lo chiamava δαίμων, demone da cui deriva il termine felicità; εὐδαιμονία, buona riuscita del demone).

Ma cosa appartiene alla tecnica? La risposta più che ovvia è la ragione. La ragione è uno strumento umano, uno strumento culturale di cui l’uomo si è sempre servito nel momento in cui, storicamente e socialmente, fece il passaggio dallo stato di natura allo stato di cultura. Il contratto sociale che l’uomo stipula con se stesso e gli altri non è soltanto di natura politica e sociale, come lo stesso Rousseau affermava nel Contratto Sociale, ma sopratutto un contratto culturale. La ragione è una congettura umana, lo stato di natura che appartiene all’essere umano nella sua nascita si compone, come lo stesso Freud afferma, in: a) Pulsioni sessuali (creazione della prole). b) Istinto aggressivo (difesa della prole). La ragione come strumento culturale (oserei dire anche economico e politico) è il superamento di uno stadio inferiore della psiche umana.

Se vorremmo scomodare la letteratura, anche in questo caso della grecità classica, potremmo ritrovare in Eschilo nelle Supplici la sua origine mitico-letteraria. Dopo aver donato il lume della ragione (il fuoco), Prometeo (nel Prometeo Incatenato) verrà punito da Zeus per aver infranto un regolamento sacro, un tabù: sfidare la divinità in favore dell’uomo. Eschilo così scriverà nella sua tragedia: 

«Ma il nostro superbo intelletto brama di essere più forte del Dio poiché appare che noi abbiamo nel cuore l’orgoglio di essere più sapienti delle divinità.» (Eur. SUPPL. 216ss)3«ἀλλ φρόνησις τοῦ θεοῦ μεῖζον σθένειν ζητεῖ ,τo γαῦρον δἐν φρεσν κεκτημένοι δοκοῦμεν εἶναι δαιμόνων σοφώτεροι.»

 

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Prometeo Incatenato

 

Qui Eschilo, con la maestria di versi pregni di significanza simbolica, esprime un concetto fondamentale di tutta la grecità classica: il lume della ragione non era uno strumento culturale di comando o creazione. L’uomo aveva il compito di contemplare la natura e le sue rappresentazioni e non dominarla. Dominare la natura era impensabile anche per le più grandi menti del popolo greco. La verità dell’essere andava ricercata proprio lì, in quella natura incontaminata e sacra, che possedeva tutte le regole del vivere umano. Ragione-Tecnica erano adoperate semplicemente per capire le regole che smuovevano il mondo naturale senza mai dimenticarsi della sacralità del contesto.

Questo passo è di particolare importanza perché ci fa ben intendere l’atteggiamento scansonatorio dell’uomo degli ultimi secoli. La morale greca è stata spazzata, secondo alcuni da un’evoluzione sociale di massa, per altri la radice si può riscontrare nella cultura giudaica, in nome di un positivismo sempre più accentuato. Il paradigma si capovolge; non è più Ragione-Tecnica, ma Tecnica-Ragione. Lo strumento donato agli uomini non sarà più determinante nello studio e nella contemplazione, ma atta alla dominazione più totale di una sfera naturale sempre più fragile.

 

 

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Bibliografia:

  • Euripide, 2004, Βάκχαι (Le Baccanti) [406-407 a.C., Atene] Vincenzo Di Benedetto (a cura di), Milano, BUR
  • Eschilo, 2009, Ἱκέτιδες (Le Supplici) [463 a.C., Atene], Milano, Garzanti
  • Esiodo, 2019, Ἔργα καὶ Ἡμέραι (Le Opere e i Giorni) [VIII secolo a.C.], Matteo Smolizza (a cura di), Milano, Mondadori Electa
  • Kant, 1997 [1790], Critica del Giudizio, Bologna, Laterza
  • Platone, 1996, Συμπόσιον (Simposio) [IV secolo a.C.], Bologna, Laterza
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