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La discesa degli Dei: la Wicca e l’estasi occidentale

Un articolo di Matteo Giordani

Nel 1951, in Gran Bretagna, il Witchcraft Act del 1735, che vietava la pratica della stregoneria, viene abolito e sostituito con il Fraudulent Mediums Act.
Questo evento porterà Gerald Brosseau Gardner, l’inventore della moderna Wicca, a poter scrivere nel 1954 Witchcraft Today (“Stregoneria Oggi”), dove egli affermerà di praticare una forma di culto della fertilità pagano e stregonesco, originario della preistoria e rimasto intatto nel corso dei secoli.

Le sue idee si rifacevano a quelle dell’egittologa ed antropologa Margaret Alice Murray, la quale, analizzando i casi legati alla caccia alle streghe nell’Europa Occidentale, affermava che, dietro alle accuse fatte alle presunte streghe di venerare il Diavolo, vi fosse un culto pagano del “Dio Cornuto” preistorico, sopravvissuto nel corso dei secoli e interpretato erroneamente dai cristiani come il Demonio.

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Questo lavoro, assieme a influenze massoniche e rosacrociane, neodruide, telemite, delle filosofie orientali, della Golden Dawn e del lavoro di Dion Fortune e di Robert Graves, hanno creato la Wicca come la conosciamo adesso.

La Wicca dunque era ed è un culto che venera un Dio Cornuto della Natura, spesso associato al Cernunnos celtico e talvolta anche a Pan, e una Triplice Dea della Luna.
Essi, con l’influenza del lavoro di Dion Fortune, inizieranno a essere visti come i principi Maschile e Femminile (Chokmah e Binah della Cabala, come ci rivela la Fortune ne “La Sacerdotessa del Mare”) di cui tutti gli altri Dei e tutte le altre Dee dei popoli precristiani sarebbero aspetti parziali.

La Wicca crede nel Rede (“Fai ciò che vuoi finchè non nuoce a nessuno”) e spesso anche nel Karma.
Vi sono 8 feste maggiori, dette Sabbat, che coincidono con Equinozi e Solstizi e con altre 4 feste che si collocano all’incirca a metà tra Equinozi e Solstizi.
Altre feste minori sono dette Esbat, e coincidono con le Lune Piene.

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La Wicca fa uso di numerosi strumenti della magia cerimoniale occidentale: la bacchetta e il pugnale (detto athame), che servono per formare il cerchio e tracciare i bandi in aria, il pentacolo e la coppa, assieme ad altri come il calderone, la scopa, il bolline, la spada, l’incensiere, candele e portacandele, l’acqua e il sale, la corda, la sfera di cristallo o lo specchio nero (per vedere in scrying le Divinità) e molto altro ancora.

Solitamente un rito wiccan segue una struttura base, che si ispira alle descrizioni del Sabba medievale.

Prima di cominciare il rituale solitamente il praticante si prepara facendo un bagno (spesso con sale) per purificarsi, quindi passa ad aspergere con acqua e sale benedetti l’area (talvolta in alternativa, o assieme, si utilizzano anche la fumigazione con l’incenso o con erbe, l’uso simbolico della scopa per spazzare le energie negative o altri metodi ancora).

Alcune persone preferiscono arricchire la preparazione anche con qualche momento di meditazione (solitamente radicamento e scaricamento a terra, ma anche meditazione sul respiro o semplicemente un momento di concentrazione e assorbimento su ciò che si andrà a fare).

In seguito si apre il cerchio con l’athame o la bacchetta, e si chiamano i guardiani delle 4 direzioni e degli elementi a proteggere il cerchio, talvolta tracciando dei pentagrammi di invocazione (seguiti da pentagrammi di bando alla fine del rito, durante il congedo dei guardiani) ai 4 lati della stanza mentre si pronuncia la loro chiamata.

A questo punto si accendono le candele rappresentative degli Dei e si invocano il Dio e la Dea.
Durante questa fase si può effettuare la possessione rituale, detta Drawing Down the Moon per la Dea e Drawing Down the Sun per il Dio, in cui la sacerdotessa o il sacerdote incarnano temporaneamente le Divinità.

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Questo passaggio molte volte è solo simbolico e formale, mentre altre volte avviene realmente una discesa, spesso aiutata da visualizzazioni, tamburi, musiche, canti, veli che coprano la vista, e così via.
In quel momento il sacerdote o la sacerdotessa fanno da oracoli (in un procedimento detto “trance-prophecy”, e che nella Golden Dawn e in Thelema è chiamato “assunzione della forma divina”) e rispondono agli altri praticanti, che a loro volta formuleranno delle domande, dubbi o richieste alle Divinità incarnate.

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In seguito è possibile attuare un atto magico o divinatorio (usando lo scrying con sfera, specchio nero o bacinella d’acqua; i tarocchi, le rune, la geomanzia, l’i ching, gli ogham o altri mezzi divinatori).

Durante i Sabbat spesso in questa fase si effettuano dei riti stagionali per rappresentare il momento dell’anno. Alle volte vengono anche posizionati sull’altare degli oggetti naturali (pigne, rametti, ecc.) che rappresentino la Natura in quel dato periodo dell’anno.

Talvolta si attuano anche meditazioni o visualizzazioni guidate per incontrare le Divinità in stato alterato di coscienza.

Similmente a come si pensava avvenisse nei Sabba del passato, anche il ballo è un elemento importante: spesso i praticanti suonano particolari musiche e recitano particolari canti (il più famoso dei quali è la “Runa delle Streghe”) e danzano in cerchio o in particolari conformazioni (come nella “Danza a Spirale”).

La musica, la danza e il canto possono avere sia motivi devozionali che magici. Si pensa infatti che la danza, o almeno il canto ritmico e la musica, possano accumulare energia in un “Cono di Potere”: i praticanti continuano a danzare, o almeno a cantare, battere le mani, i piedi, ondeggiare o muoversi a ritmo crescente, fino a che non si raggiunge un culmine e la stanchezza non sopraggiunge. A quel punto cadono a terra, appoggiano le mani sul terreno e gridano il loro intento o il nome delle loro Divinità, rilasciando il potere accumulato affinché produca l’effetto desiderato o arrivi, come offerta, agli Dei.

In seguito vi è il Grande Rito, in cui si avvicinano athame e coppa, rappresentando così l’unione del Dio e della Dea, e con il vino nella coppa viene asperso, usando l’athame, il banchetto rituale (che di solito è composto da dolci o biscotti e appunto vino o birra).
A volte questa unione non è solo simbolica ma anche fisica, e il sacerdote e la sacerdotessa fisicamente rappresentano il Dio e la Dea, unendosi in ierogamia sacra nel cerchio attraverso il sesso. Tuttavia, questa pratica è rara al giorno d’oggi, e praticata quasi esclusivamente da coppie sposate nelle loro ritualistiche private.

A questo punto il banchetto viene condiviso con tutti gli astanti, che prendono un pezzo dei dolci, lo mangiano, e lasciano il resto nel calderone (o in altri contenitori). Stessa cosa avviene per il vino: viene preso un po’ e il resto viene lasciato in offerta.
Queste offerte verranno poi appoggiate sulla terra o su un incrocio alla fine del rituale.

Infine, si ringraziano gli Dei, si congedano i guardiani e si disfa il cerchio (l’apertura iniziale avviene in senso orario, o deosil, mentre per disfarlo si deve girare in senso antiorario, o widdershins).

Come vediamo, il rituale è molto complesso e variegato, ed è altrettanto affascinante e intrigante.

Il praticante, tramite la percezione della presenza degli Dei nel cerchio, soprattutto quando gli Dei discendono nei loro sacerdoti, o quando tramite viaggi astrali, sciamanici o visualizzazioni i praticanti stessi incontrano gli Dei, ma anche in seguito al rito tramite sogni significativi o addirittura di incontro divino, e segni o coincidenze, percepiscono direttamente gli Dei.
Ne fanno esperienza diretta.

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Non a caso, nelle religioni neopagane, molti aderenti rifiutano l’appellativo di “credenti”. Quasi tutti, o almeno una buona fetta, ci risponderà: “noi non siamo credenti, siamo praticanti”.

Ed è indubbio che possessioni rituali, viaggi nell’Altro Mondo, incontri con gli Dei, sogni lucidi o sogni significativi (talvolta premonitori o di visione degli Dei), e sincronicità plasmino sicuramente la visione del mondo dell’aderente.

La Wicca dunque non è solo una religione a cui credere, una religione essoterica, ma una religione esoterica.
Non vi è la classica distinzione tra credente e mistico.
La credenza in questo caso non è più nell’esperienza di qualcun altro, un profeta o un messia. È la credenza nella propria esperienza personale.
Il praticante dunque non è solo uno spettatore passivo, ma diventa un mistico, un profeta, un mezzo o canale tra questo mondo e quello divino.

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Il legame, tuttavia, tra questa religione e la storia della caccia alle streghe, ha causato un tumulto nella comunità neopagana quando, nel 1975, Norman Cohn pubblicò Europe’s Inner Demons, in cui criticò aspramente il lavoro della Murray, che venne così ufficialmente screditato in ambito accademico.

Margaret Murray aveva infatti preso le confessioni delle streghe in maniera totalmente letterale, immaginandosi una contro-società stregonesca contrapposta alla società cristiana, che però non è mai realmente esistita.

Tuttavia, è lo stesso Cohn che, nel suo libro, salva in corner la storicità della Wicca: nel diffondersi della leggenda delle streghe sataniche, alcune persone, egli afferma, avrebbero sognato di essere davvero delle streghe, e di aver partecipato al sabba stregonesco pur non essendosi mai mosse da casa.

Il testo di Cohn, dunque, al tempo stesso toglie credibilità alla storia di Gardner ma la riabilita su un piano diverso. Sul piano astrale, come direbbero gli esoteristi.
Infatti, se il rito fisico probabilmente è stato eseguito solo raramente in passato (e sicuramente non come una funzione di una sorta di anti-Chiesa) e più consistentemente solo in tempi moderni, vi è però sempre stato un anelito nella storia umana di mettersi in contatto, di sperimentare in uno stato alterato, che fosse in sogno, in immaginazione attiva o in altre forme di medianità o stati alterati di coscienza, altre realtà, altri mondi.

Il Sabbat dunque dei wiccan è una forma più fisica, ma altrettanto valida, del Sabba astrale o visualizzato che veniva sperimentato nell’epoca dei roghi.
Il rito, infatti, diventa nella moderna Wicca uno strumento preparatorio per incontrare nuovamente gli Dei in stato alterato, così come avveniva nel passato.

Il contatto con gli Dei, l’esperienza mistica, l’estasi, si riconferma così, ancora una volta, come il fil rouge che porta l’umano al Divino.

Bibliografia:

  • Adler Margot (1979). Drawing Down the Moon: Witches, Druids, Goddess-Worshippers, and Other Pagans in America Today. Viking Press.
  • Buckland Raymond (1986). Buckland’s Complete Book of Witchcraft. Llewellyn Publications.
  • Cohn Norman (1975). Europe’s Inner Demons: An Enquiry Inspired by the Great Witch-Hunt. Sussex University Press and Heinemann Educational Books.
  • Cunningham Scott (1988). Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner. Llewellyn Worldwide Ltd.
  • Curott Phyllis (2001). WitchCrafting: A Spiritual Guide to Making Magic. Broadway Books.
  • Farrar Stewart & Farrar Janet (1996). A Witches’ Bible: The Complete Witches Handbook. Robert Hale.
  • Farrar Janet & Bone Gavin (2016). Lifting the Veil: A Witches’ Guide to Trance-Prophesy, Drawing Down the Moon, and Ecstatic Ritual. Acorn Guild Press.
  • Farrar Janet & Bone Gavin (2012). The Inner Mysteries: Progressive Witchcraft and Connection to the Divine. Acorn Guild Press.
  • Gardner Gerald Brosseau (1954). Witchcraft Today. Rider and Company.
  • Hutton Ronald (1999). The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft. Oxford University Press.
  • Hutton Ronald (2017). The Witch: A History of Fear, from Ancient Times to the Present. Yale University Press.
  • Luhrmann Tanya M. (1989). Persuasions of the Witch’s Craft: Ritual Magic in Contemporary England. Harvard University Press.
  • Murray Margaret Alice (1921). The Witch-Cult in Western Europe: A Study in Anthropology. Oxford University Press.
  • Valiente Doreen (1978). Witchcraft for Tomorrow. Robert Hale.
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Valentina Sbocchia

Laureata in Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, frequento un Master in Antropologia Medica e Salute Globale presso la Rovira i Virgili (Tarragona, Cataluña).