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La danza del sole come simbolo di rinascita

Un articolo di Marianna Saracco

In memoria del prof. Enrico Comba (26 agosto 1956 – 17 aprile 2020)

Le informazioni contenute in questo articolo sono estratte dal libro “La danza del sole, miti e
cosmologia tra gli indiani delle grandi pianure”, dal sito Le porte dell’anno e dalle lezioni tenute dal
prof. Enrico Comba nel suo corso di “Religioni e culture native d’America”, tenuto al Campus Luigi Einaudi di Torino a.a. 2019-2020.

 

“La danza del sole come simbolo di rinascita” vuole essere una speranza: all’indomani della scomparsa del prof. Enrico Comba, che ha dedicato tutta la sua vita agli studi sulle popolazioni amerinde e sui loro usi e costumi, si cerca di omaggiarlo attraverso questa trattazione che sarà per ovvie ragioni molto ridotta rispetto a quello che l’argomento necessiterebbe; in questa sede si vuole ricordare questo particolare rituale che allo studioso è sempre stato a cuore, appunto la danza del sole.

 

la danza del sole
https://www.leportedellanno.unito.it/ind_riti_danzasolepianure.html

 

Rappresentata poco fedelmente nel film del 1970 “Un uomo chiamato Cavallo” (A Man Called Horse), in cui il protagonista, John Morgan (Richard Harris) esegue il rito di iniziazione, la danza del sole è probabilmente il rito più importante della religione dei nativi americani: “danza del sole” deriva dal termine Sioux, che letteralmente significa “danza mentre si guarda il sole”, anche se esso non era necessariamente parte centrale nella cerimonia; il rito era tipico delle società a cavallo che popolavano le Grandi Pianure e che cacciavano il bisonte (XVIII-XIX sec.), come ad esempio Arapahos, Cheyennes, Blackfoot e Sioux.

Nella cultura occidentale e cattolica questo rituale è stato demonizzato e associato in tutto e per tutto a una tortura che le popolazioni cosiddette “non civilizzate” avrebbero usato contro i nemici: niente di più sbagliato. Il rituale ha una prassi generale molto ben definita e stabilita, tuttavia non esistono regole assolute, perciò ogni tribù che eseguiva questa danza possedeva elementi che la differenziavano dalle altre.

«Un racconto mitico dei Lakota narra di come un giovane si fosse allontanato alla ricerca di cibo durante la stagione invernale, quando la sua gente si trovava in ristrettezze e soffriva la fame. Grazie all’aiuto di una vecchia (wakanka) e di un vecchio (wazi), i passi del giovane sono indirizzati verso una caverna, nella quale egli trova una giovane donna. Questa prende il ragazzo come suo sposo e lo guida all’interno della caverna, dove vivono i bisonti. Essi danzano e insegnano al giovane il modo seguito dai bisonti per venerare il sole e per ottenere dall’astro quello che desiderano. Ritornato dal suo popolo, il giovane insegnerà loro come fare voto di celebrare una danza di fronte al sole, il rituale della Danza del Sole, al fine di ottenere la carne degli animali. La donna-bisonte guiderà la gente del suo sposo nei luoghi dove potranno trovare e cacciare numerosi bisonti» (Walker 1917:212-14)1https://www.leportedellanno.unito.it/ind_trasformazionii_donna-bisonte.html

La danza del sole, così come era stata concepita in origine, era legata alla caccia al bisonte e al rapporto uomo – animale, e veniva eseguita tendenzialmente una volta l’anno, durante la stagione estiva, quando l’abbondanza di pascoli consentiva alle diverse bande o gruppi nomadi di riunirsi in località prestabilite per la celebrazione. Innanzitutto, si costruiva una capanna apposita, oppure un hocoka, cioè un cerchio rituale al centro del quale veniva eretto un albero di pioppo americano: la struttura circolare aveva un ingresso posto verso est, cosicché i danzatori potessero guardare verso il cielo durante il sorgere del sole.

 

 

L’uomo, attraverso il corpo, chiede agli spiriti l’abbondanza, sia per quanto riguarda le coltivazioni, sia per quanto riguarda la caccia dei bisonti, che erano la fonte principale di cibo per queste popolazioni: se vogliamo, è in qualche modo una riproduzione amerinda dei cerealia, le feste in onore della divinità Cerere, che nella religione romana era una divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti, ma anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la frutta e gli esseri viventi erano ritenuti suoi doni, tanto che si pensava avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi.

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La danza del sole tuttavia non serviva ad attirare gli animali, ma a mantenere un rapporto di armonia tra di essi e gli uomini: il danzatore offriva se stesso agli spiriti in cambio del bene per i suoi cari, per la tribù o per ricevere grazia e gloria. Il sacrificio che veniva fatto alla Terra e agli spiriti non era proporzionale al tempo per il quale si sopportava il dolore, ma alla predisposizione con cui il danzatore si offriva agli altri: le popolazioni  amerinde, soprattutto i Lakota, cercavano di riprodurre il cosiddetto “sacrifico della roccia”, che, secondo la loro cosmogonia, era l’essere più antico del mondo e dal cui sangue avevano avuto origine le varie componenti dell’universo: era quindi il simbolo del sacrificio per eccellenza.

 

 

la danza del sole

 

La danza del sole non poteva essere effettuata senza una preparazione adeguata, data l’importanza e il significato che aveva, Enrico Comba spiega:

«La Danza del Sole comprendeva alcuni elementi diffusi e ricorrenti: una purificazione preliminare effettuata con un bagno di vapore (sweat lodge), la preparazione dei danzatori e il loro addestramento per il tramite di speciali istruttori, la costruzione della capanna per le danze, con l’erezione al centro di un tronco, specificamente scelto e trasportato cerimonialmente, l’astinenza e l’obbligo di non mangiare né bere per tutta la durata della cerimonia e la danza ritmica intorno al palo centrale. Molti altri particolari però variavano ampiamente da un gruppo all’altro: soltanto alcuni gruppi, ad esempio, praticavano forme di auto-sacrificio, inclusa la sospensione dei danzatori al palo centrale per mezzo di cavicchi che trafiggevano i muscoli pettorali o dorsali, mentre l’uso di pitture corporali, oggetti cerimoniali, altari, effigi, involti sacri mostrava una straordinaria eterogeneità.» (Comba, 2012)2https://www.leportedellanno.unito.it/ind_riti_danzasolepianure.html

Dopo il periodo di purificazione, che durava anche un anno nella maggior parte dei casi, all’iniziato veniva inciso il petto con un una specie di bisturi (di solito fatto con un osso d’aquila) e gli venivano inserite all’interno delle ferite due ossa di bisonte: quest’ultime erano legate con una corda al palo sacro intorno al quale l’uomo danzava e il ritmo veniva scandito da un fischietto che il danzatore doveva suonare durante il rito.

 

 

Il palo sacro era, come accennato in precedenza, un pioppo americano: Comba durante le sue lezioni spiegava che, secondo Black Elk, il palo era sacro per tre ragioni:

1) l’albero era collegato simbolicamente e mitologicamente alle origini della forma di abitazione utilizzata dagli Indiani delle Pianure, il tipi; la forma delle foglie del pioppo sembrava infatti un modello in miniatura della tenda e i Lakota ritenevano che fossero stati i bambini, giocando con le foglie, a scoprire la struttura dell’edificio;

2) se si taglia trasversalmente un ramo di pioppo si osserva, nel midollo, la forma di una stella a cinque punte, che rappresenta la presenza del Grande Spirito, wakan tanka;

3) alla minima brezza si sentono stormire le foglie del pioppo: queste, secondo i Lakota, erano le preghiere che l’albero inviava alla divinità (Brown 1953: 74-75). Tutte queste qualità facevano del pioppo (wa’ga čan in lingua lakota) un albero sacro per eccellenza.

Il dolore provato dall’iniziato era molto forte, e secondo gli indiani delle Grandi Pianure egli poteva sperimentare delle visioni durante la danza, ovviamente esse erano messaggi degli Spiriti. Il lettore potrebbe chiedersi il motivo per il quale nel titolo è stata accostata la danza del sole al simbolo di rinascita: ho voluto usare questa analogia perché i temi attorno al quale gira questo importante rito sono l’autosacrificio che il singolo uomo fa nei confronti degli spiriti a favore della sua famiglia e della sua tribù, ma anche e soprattutto il rinnovamento, o la speranza di rinnovamento, della natura.

 

 

Non a caso il periodo dell’anno prescelto per questa celebrazione era poco prima dell’estate, momento nel quale i raccolti rifiorivano e gli animali si riproducevano: gli indiani delle Grandi Pianure chiedevano agli Spiriti di mantenere la prosperità e la fertilità, era in qualche modo un simbolo di speranza di un periodo sempre più positivo e produttivo. Il prof. Comba dice precisamente che:

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«I due temi principali intorno a cui ruota il sistema cerimoniale della Danza del Sole sembrano dunque essere l’acquisizione di potere da parte di singoli individui, attraverso la sofferenza e l’esperienza della visione, e il rinnovamento della natura e del mondo sociale nel suo complesso. Entrambi possono essere ricondotti a pratiche sciamaniche ampiamente diffuse tra i cacciatori-raccoglitori delle Americhe, la cui origine risale probabilmente al più lontano passato, quando i primi cacciatori preistorici giunsero dall’Asia a popolare il nuovo continente.»3https://www.leportedellanno.unito.it/ind_riti_danzasolepianure.html

Il bisonte, animale al quale questa danza è strettamente legata, è per gli indiani delle Grandi Pianure, non solo simbolo di sopravvivenza, ma anche e soprattutto simbolo di fertilità e prosperità, per questo è spesso associato nei miti a figure di natura femminile.

«La posizione centrale che il bisonte (Bison bison) assume nell’universo simbolico e rituale degli Indiani delle Grandi Pianure è sufficientemente giustificata dal ruolo fondamentale che l’animale aveva nell’economia e nella cultura materiale di questi popoli. Non è certo sorprendente rilevare come esso sia connesso con nozioni quali l’abbondanza, la fertilità, il nutrimento. […] Lo Spirito del Bisonte (Tatanka) aiuta gli uomini nella caccia e protegge le ragazze e le donne durante il periodo mestruale e durante la gravidanza (Walker 1980:121). Il mondo dei bisonti assume quindi una chiara configurazione femminile. Da questa connessione degli spiriti-animali con la terra e con la riproduzione, la fertilità, la prosperità delle specie animali, discende una particolare relazione dell’animale cacciato con la donna, alla quale spetta il compito di assicurare, attraverso la propria capacità generativa, la continuità del gruppo umano. Tale connessione è resa esplicita dalla figura della Donna Vitello di Bisonte Bianco che, secondo la mitologia lakota, portò in dono agli uomini la Sacra Pipa e, con essa, gli insegnamenti essenziali per la conduzione dei riti religiosi principali.»4https://www.leportedellanno.unito.it/ind_animali_bisonte.html

 

 

Per concludere, riporto un episodio interessante che forse non molti conoscono, e che coinvolge proprio la danza del sole, avvenuto nel 1876: la famosa battaglia del Little Bighorn. Probabilmente tutti conoscono la storia di questo scontro, che in realtà fu poco più di una scaramuccia, ma molti forse non sanno che gli indiani, che secondo il generale Custer volevano attaccare le sue truppe, erano in verità varie bande di Lakota, Sioux, Arapahos e Cheyennes che si erano riuniti in un’unica grande danza del sole.

La loro intenzione non era infatti quella di scontrarsi con le popolazioni bianche, ma di riunirsi per questa grande danza che veniva celebrata quell’anno nelle Black hills, il luogo più sacro in assoluto per le religioni Sioux e Lakota, per ringraziare gli Spiriti di un anno particolarmente fertile e fruttuoso. Questa battaglia, vinta dagli indiani, segnò tristemente anche l’inizio della loro fine.

Il prof. Comba è stato uno dei pochi ad aver avuto l’onore di assistere dal vivo a questa cerimonia, poiché le popolazioni native sono diventate restìe a mostrarla: con lui si perde una delle ultime esperienze dirette di questo interessante e variegato rito. La danza del sole è ricca di significati, ed è una cerimonia complessa che non si può sperare di esaurire in duemila parole, ma dopo la notizia della scomparsa del prof. Comba penso che dovremmo concentrarci tutti su uno dei significati che la danza del sole voleva trasmettere, quello della rinascita, soprattutto in questo momento storico dove l’idea e la speranza di un rinnovamento e di un cambiamento in positivo sono al centro dei nostri pensieri.

 

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Valentina Sbocchia

Laureata in Antropologia, Religioni, Civiltà Orientali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, frequento un Master in Antropologia Medica e Salute Globale presso la Rovira i Virgili (Tarragona, Cataluña).