La convenienza del Dono

Franz Boas (1858-1942) fu il primo antropologo che scoprì il Potlach, cerimonia praticata dai nativi americani della costa occidentale degli Stati Uniti e del Canada. Il Potlach è una grande festa dove i capi tribù si sfidano tra loro a colpi di generosità.

Per esempio, il capo dei kwakiutl, dopo aver accumulato risorse come cibo, pelli, canoe e lastre di rame, invita i membri delle tribù vicine a goderne a piene mani. Ogni bene viene distribuito gratuitamente e ciò che non è consumato viene distrutto. Dopo un po’ di tempo, il capo concorrente deve ricambiare l’invito con altrettanta, se non maggiore, ostentazione di ricchezza e generosità.

Come all’asta: chi offre di più si aggiudica prestigio e onore. Gli invitati alla festa del Potlach ricevono dei doni che, in termini economici, equivalgono a prestiti da restituire con gli interessi in occasione di una nuova cerimonia.  Il capo può distribuire solo i frutti del proprio lavoro individuale e questo lo costringe a lavorare alacremente per tutto l’anno con l’unico scopo di donare tutto il capitale accumulato. Intrappolato nel suo desiderio di prestigio, il capo indigeno si accolla un debito verso la società che, di fatto, detiene il vero potere.

Potlach, in lingua chinook, significa “dare” ma anche “uccisione di proprietà”, concetto che secondo questi popoli ha un valore d’onore superiore al dono.
Da un lato, la distruzione manifesta il distacco del capo verso la proprietà – e in questo modo dimostra al suo rivale che il suo spirito è più forte – e dall’altro, la distribuzione evita l’eccessiva polarizzazione della ricchezza e quindi la disuguaglianza sociale.

Anche Kula, in lingua motu, significa “dare”. Il Kula Ring è una cerimonia degli abitanti delle isole Trobriand, arcipelago della Melanesia, e l’antropologo Malinowski (1864-1942) ne osservò la dinamica da vicino. Il Kula Ring viene praticato tutto l’anno e avviene con lo spostamento in canoa di alcuni membri delle tribù da un’isola all’altra. Prima in senso orario e poi antiorario, lo scopo è quello di scambiare collanine a braccialetti di conchiglie, beni senza alcun valore economico ma ricchi di significato simbolico.

Il prestigio di questi oggetti consiste nel rispettivo Keda, ovvero nel proprio “sentiero” percorso di mano in mano. Ogni collana o bracciale possiede una storia, una biografia esclusiva, che viene scambiata con monili altrettanto impregnati di vita vissuta. L’aspettativa del donatore è che un giorno il suo dono venga regalato a un’altra persona che, a sua volta, lo ricederà gratuitamente ampliando così il suo Keda. Il prestigio del mio dono dipende quindi da te, dal tuo rispetto e dalla tua generosità.

Alla cerimonia di scambio rituale segue poi il baratto più “profano” di utensili e cibo. In ogni caso, grazie al Kula Ring, gli isolani non restano “isolati” dalla conformazione geografica dell’arcipelago ma entrano in relazione e suggellano alleanze: il mare non separa ma diventa una pelle da attraversare per raggiungere altre terre e comunità.

Potlach e Kula sono vere e proprie forme di economia, teorizzate poi nel 1923 dall’antropologo Marcel Mauss (1872-1950) nel suo “Saggio sul dono”. Il dono è quindi un atto economico che prevede l’obbligo di donare o di dare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di ricambiare. La reciprocità è la condizione fondamentale al fine di creare vincoli di relazione.

Nella cultura Maori e Samoana non basta il semplice gesto del dono per promuovere la reciprocità: l’oggetto donato viene abitato dallo spirito Hau che scatena ogni maleficio in chi non provvede a ricambiare con un altro dono. Il vincolo di relazione, osserva Mauss, “è un legame di anime perché la cosa stessa ha un’anima, appartiene a un’anima”.

Dare, ricevere e ricambiare è una forma di “contratto sociale” che vuole costruire un sistema stabile basato sull’equilibrio, sul benessere e sulle alleanze. Ma allo stesso tempo è anche un esorcismo contro la violenza e la guerra. La dinamica del contro-dono annulla le differenze sociali ed economiche tra il donatore e il donatario: la carità, atto privo di reciprocità, “ferisce chi la riceve” – afferma Mauss – è umiliante perché chi riceve non può restituire. Senza la reciprocità il donatario viene condannato a ricoprire il posto del subalterno eternamente debitore.

Nella pratica del Dono, così come avviene nelle cerimonie Potlach e Kula, il donatore viene messo nella condizione di “narrarsi” e di apparire, quindi di essere riconosciuto attraverso la sua reputazione. Il bisogno di riconoscimento è insito nell’uomo: Hannah Arendt (1906-1975) lo aveva compreso perfettamente ne La vita della mente, dove evidenziava che tutti gli esseri viventi “uomini e animali, non soltanto sono nel mondo, ma sono del mondo, e questo proprio perché sono nello stesso tempo soggetti e oggetti, che percepiscono e sono percepiti”.

La caratteristica più profonda, più radicale dell’antropos è la sua relazionalità.

“Per ottenere una verità qualunque sul mio conto bisogna che la ricavi tramite l’altro. L’altro è indispensabile alla mia esistenza come alla conoscenza che io ho di me” afferma Jean Paul Sartre (1905-1980) durante una conferenza a Parigi nel 1945. In altre parole: qualunque cosa io voglia sapere su me stesso devo mettermi obbligatoriamente in relazione con qualcun altro diverso da me. La relazionalità quindi non è solo un fatto sociale ed economico ma anche esistenziale. Io esisto perché mi metto in relazione con l’altro e questa relazione mi consente sia di vivere che di conoscermi.

Per le società tradizionali, considerate dagli occidentali società primitive di sussistenza e dove l’economia è immersa nei rapporti sociali, la povertà non è nella mancanza di mezzi ma nella mancanza di relazioni. Le relazioni sono una forma di ricchezza perché i soggetti che entrano appunto in relazione tra loro non rimangono mai uguali a com’erano prima di incontrarsi.

Attraverso la reciprocità, il “capitale umano” cresce, si moltiplica, e la logica dell’interesse, da un punto di vista utilitaristico più ampio, crea l’equilibrio necessario alla convivenza (e non alla semplice coesistenza) pacifica.

 

Le monete alternative come sfida collaborativa

 

Biografia

F. Boas, L’organizzazione sociale e le società segrete degli indiani Kwakiutl, CISU, 2001 (or.1897)
B. Malinowski, Argonauti del Pacifico Occidentale, Bollati Boringhieri, 2 vall.m 2004 (or.1922)
M. Mauss, Saggio sul dono. Forme e motivo nello scambio delle società arcaiche, Einaudi 2002 (or. 1923)
M. Dauglas, prefazione ed. inglese 1990 del Saggio sul dono di M. Mauss
F. Remotti, Cultura. Dalla complessità all’impoverimento, Laterza 2011
H. Arendt, La vita della mente, Il Mulino, 2009
J.P. Sartre, L’esistenzialismo è un umanesimo, Ugo Mursia editore, 2016

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Lorena Tumari

Provengo dal mondo della pubblicità, dove nasco come copywriter. Oggi, all'analisi del consumatore, preferisco lo studio dell'essere umano e delle sue culture.

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