Kaiko tra gli tsembaga: un rituale ecologico in Nuova Guinea

Kaiko per gli antenati

In una celebre monografia etnografica, Maiali per gli antenati, Roy Rappaport descrive il rituale del kaiko presso gli tsembaga della Nuova Guinea. Il kaiko, secondo una definizione della lingua nativa locale, e secondo una prima lettura del fenomeno osservato esternamente, potrebbe essere presentato come:

«l’uccisione sacrificale di un certo numero di maiali, che gli tsembaga della Nuova Guinea compiono in onore degli antenati a intervalli di tempo compresi tra i dodici e i venti anni».

Il rituale si inserisce nel quadro dei conflitti sociali tra i gruppi locali, al termine dei quali si compiva una tregua.
Il vincitore doveva compiere il rituale del kaiko: egli piantava il rumbin, una pianta locale, e con questo gesto simbolico aveva inizio il rituale durante il quale venivano uccisi numerosi maiali per ringraziare la protezione fornita dagli antenati durante i combattimenti.
Il kaiko aveva la durata di un anno, e terminava quando la pianta del rumbin veniva sradicata dal terreno, indicando che i gruppi rivali potevano riprendere la lotta.

Ma quale sia il significato profondo del kaiko, lo si può comprendere solo dopo aver affrontato lo studio del lavoro di Rappaport.

 

Roy Rappaport durante gli studi sul kaiko
Rappaport tra i maring

Gli tsembaga

Gli tsembaga della Nuova Guinea sono un piccolo gruppo di orticultori semi-itineranti di lingua maring.
L’ attività principale di questa popolazione è l’ orticoltura nella foresta, praticata associando la tecnica del “slush & burn” che consiste nel bruciare porzioni di foresta in modo controllato per ricavarne nuovi terreni adatti alla coltivazione. Oltre alla coltivazione e alla raccolta, gli stembaga praticano la caccia e l’ allevamento di suini. Le abitazioni, costruite con pali di legno e foglie di pandanus,  sono separate per uomini e donne: queste ultime vivono nella casa con i figli e con i maiali, li nutrono e li accudiscono con la medesima attenzione, e spesso li allattano insieme.

 

il maiale è il pet in Nuova Guinea
Donna papua che tiene in braccio il figlio e il cucciolo di maiale

Gli tsembaga e il rapporto con l’ambiente

L’ambiente in cui vivono gli tsembaga è composto da quattro tipi di vegetazione: la foresta vergine ad alto fusto (“geni“), la foresta antropogenica (“korndo”) generata a seguito della manipolazione umana del terreno tramite gli incendi controllati, gli orti (“ringop”) e una fascia di vegetazione secondaria (ringopwai). La fauna comprende una grande varietà di animali non domestici, tra cui vi sono i maiali selvatici (ma). Gli spiriti che popolano l’ ambiente si dividono in tre categorie e abitano zone diverse della foresta, proteggendone la fauna. Gli spiriti rawamai sono associati ad un’ idea di freddo-umido legata alla fertilità e alla morte e abitano la foresta secondaria. Gli spiriti rawamugi sono detti gli spiriti rossi poichè vengono associati ad un’ idea di caldo-secco; abitano la foresta ad alto fusto e regolano i rapporti tra la popolazione locale e le altre popolazioni in relazione alla guerra. Gli spiriti kunkaze ambra abitano il punto più alto del territorio, in cui uno spirito femminile, associato all’ estasi sciamanica, riesiede su un dirupo roccioso e regola i rapporti tra i vivi e gli spiriti dei morti.

 

Tabù alimentari legati all’ambiente e alla guerra

Tra la popolazione tsembaga vigono dei tabù alimentari indirizzati in particolare agli uomini e ai combattenti.

  1. Uomini della magia e del combattimento: i tabù più ampi riguardano categorie di persone associate ai rituali di guerra. Le varietà animali e vegetali proibite appartengono alla foresta vergine ad altitudine in connessione con gli spiriti rossi che vi abitano e che proteggono durante i combattimenti. Inoltre, rettili, anfibi e pesci delle terre basse sono proibiti per l’ associazione al freddo-umido della fertilità e della morte.
  2. Ragazzi adolescenti e donne senza bambini: i ragazzi non possono mangiare i maiali selvatici poichè ciò procurerebbe loro i pidocchi. Le donne senza bambini non possono mangare i ratti perchè ciò procurerebbe loro un cattivo odore.
  3.  Uomini: non solo non possono mangiare animali selvatici, ma nemmeno i maiali domestici uccisi durante la festa dei maiali. Possono mangiare maiali morti per disgrazia, malattia o per morte naturale, poichè i maiali non vengono mai uccisi se non per il kaiko.
  4.  Bambini e donne madri: questa categoria non è soggetta a tabù. E in ciò si svela la funzione materiale dei tabù alimentari che agiscono nel senso di dirigere parti delle fonti sussidiarie di proteine animali verso le categorie più deboli. Se vengono uccisi piccoli animali selvatici che costituiscono un tabù per le altre categorie, vengono dati in pasto a donne e bambini.

Gli tsembaga e il rapporto con le altre popolazioni

Gli tsembaga intrattengono alcuni rapporti pacifici e di mutuo scambio con alcune popolazioni che abitano i territori limitrofi. Ma sono i rapporti conflittuali a mostrarsi come i più interessanti poiché si intrecciano con il rituale del kaiko.

Tra le cause esplicite che possono dare origine ad una guerra vi sono atti di violenza sulle donne o sui maiali perpetrati nei confronti di membri di altri gruppi, o relazioni conflittuali precedenti che riemergono tra gruppi diversi.

Ma la vera causa, implicita e sottostante, che può dare origine ad una guerra è un’altra:
la pressione demografica
.
La possibilità di scontro tra due gruppi, infatti, aumenta con l’ aumentare della pressione demografica. Spesso alcune dispute portano allo spostamento di un gruppo da un dato territorio, e in questo caso la guerra ha la funzione di redistribuire la popolazione sul territorio e di proteggere l’ ambiente dalla degradazione1 Degradazione ambientale: deterioramento dell’ambiente causato dall’impoverimento delle risorse naturali, quali aria, acqua e suolo, la distruzione di ecosistemi e l’estinzione di flora e fauna selvatica. prima che venga raggiunta la2 capacità di carico2capacità di carico: con questa espressione si intende la più elevata popolazione umana e popolazione animale supportata da un dato territorio per un tempo indefinito. dello stesso.

Kaiko: il ciclo rituale

La festa del kaiko può avere inizio solo se si possiede una quantità sufficiente di maiali. La prescrizione prevede che vengano uccisi maiali in onore della protezione fornita dagli antenati durante i combattimenti, ma la quantità non è prestabilita.

Cos’è che determina, dunque, una quantità sufficiente di maiali per il kaiko?

 

Kaiko e rapporti demografici

Allevare suini comporta dei vantaggi e degli svantaggi per l’ uomo.

I maiali si cibano di tuberi, ortaggi ed erba, quindi trasformano i carboidrati vegetali in proteine.
Mangiano rifiuti ed escrementi, quindi mantengono pulite le zone residenziali.
Mangiano le erbacce, quindi arrecano benefici agli orti coltivati.

Dall’ altro lato, però, l’ allevamento richiede molto lavoro, soprattutto da parte delle donne.
L’ allevamento può provocare anche una denucleazione delle zone residenziali, in quanto spesso le abitazioni vengono spostate in prossimità degli orti per limitare la distanza che occorre per portare il cibo ai maiali, e ciò incide negativamente sui rapporti sociali.
L’ allevamento dei maiali può portare anche ad alcune invasioni degli orti confinanti da parte dei maiali, e questo crea scontri tra i proprietari.

  1. In termini ecologici, il kaiko ha inizio quando il rapporto di sostentamento (la trasformazione dei tuberi in proteine) tra i maiali e i loro padroni diventa un rapporto parassitario (vi è un’ elevata richiesta di energia lavoro per l’ allevamento);
  2. il kaiko agisce come meccanismo per contrastare la competitività della popolazione suina, quando l’ aumento della stessa incide negativamente sul rapporto tra proprietari degli orti confinanti e maiali;
  3. sia il parassitismo che la competitività sono in rapporto con la densità della popolazione umana. Possiamo pensare ad una densità della popolazione umana troppo bassa rispetto a quella animale quando un kaiko viene dichiarato per parassitismo, e quindi quando le donne non riescono più a sostenere l’ allevamento dei maiali. Al contrario, quando un kaiko viene dichiarato per competitività, e quindi per la distruttività dei maiali, è in rapporto ad un aumento della popolazione umana: questa determina un aumeto della superficie coltivabile di orti, che sua volta determina una diminuzione della distanza tra orti confinanti e tra i maiali di diversi padroni.

Kaiko e simbologia

Quando viene raggiunta una quantità sufficiente di maiali, il kaiko può avere inizio.
L’ inizio simbolico corrisponde al momento in cui viene piantato il rumbin, che ha il significato di pace.
Al termine del kaiko il rumbin viene sradicato, ad indicazione che i combattimenti possono essere riavviati.
Il rituale si compone di numerose fasi e preparativi che consistono nella recinzione dei confini del territorio, la purificazione del terreno per le danze tramite l’ estrazione magica, la preparazione degli inviti nei confronti degli alleati, la preparazione di forni per cuocere la carne dei maiali, la cacci ai ma (maiali selvatici) e la raccolta dei marita (frutti delle terre basse).

I maiali sacrificati agli spiriti rossi vengono cotti nei forni sopraelevati e la loro carne viene distribuita tra la popolazione locale. I maiali sacrificati gli spiriti delle terre basse vengono cotti in forni scavati nella terra e la loro carne viene data agli alleati.

 

kaiko: uomo e maiale vicino al forno
Nel santuario degli antenati, uomo con maiale legato accanto al forno fuori terra

 

Durante la cerimonia, marita e ma vengono cotti nello stesso forno, e prima di poterli consumare è necessario che le categorie interessate sospendano ogni tabù alimentare.
I tabù hanno la funzione di separare ideologicamente le persone collegate alla guerra e quelle collegate alla pace; questa separazione trova una spiegazione nel sentimento di riconoscenza nutrito dalla popolazione nei confronti degli spiriti protettori e degli alleati. L’ eliminazione dei tabù, e la reintegrazione degli elementi prima separati, comporta una nuova trasformazione del rapporto tra vivi e morti, una condizione di parità e non più di subordinazione della popolazione rispetto agli spiriti protettori: il debito per la protezione ricevuta viene pagato.

Una volta liberato il terreno dagli spiriti, giovani e anziani si preparano per le danze. Per le danze del kaiko vengono usati particolari ornamenti: i volti dei danzatori esibiscono colorate pigmentazione, i corpi sono adornati di collane di perle e conchiglie, cinture, perizomi abbelliti con il pelo dei “ma“, le natiche vengono coperte con foglie di rumbin, si usano acconciature, corone di penne di uccello del paradiso, e uccelli del paradiso imbalsamati che ornano il capo.
Inizialmente la popolazione locale e gli ospiti rimangono separati, ma durante la notte si mescolano senza tutttavia intrattenere rapporti sessuali diretti, che necessitano del controllo sociale. Al termine delle danze, all’alba, avvengono gli scambi tra i locali e gli ospiti: il kaiko, infatti, è un sistema di scambio di donne e di merci.

 

kaiko: uomini tsembaga decorati
Uomini tsembaga decorati sulla pista da ballo

 

kaiko: uomini decorati suonano le percussioni
Uomini decorati suonano le percussioni kunku

Valore politico del kaiko

Dal punto di vista politico, gli tsembaga rappresentano una società acefala3società acefala: in etnologia, gruppo di individui la cui organizzazione non prevede la concentrazione del potere in un capo. Solo in apparenza si tratta di strutture anarchiche; in realtà si avvalgono di un preciso ordine di rapporti istituzionali (parentela, età, attività economica) che non consente la concentrazione del potere nelle mani di un monarca, ma ne assicura la distribuzione e la rotazione. : il potere politico non è concentrato nelle mani di un capo, ma viene affidato ad altri elementi istituzionali. Anche il kaiko detiene un aspetto politico importante nel trasmettere informazioni alla popolazione tramite un altro tipo di linguaggio: la danza.

Esso trasmette informazioni sulla densità della popolazione prima che abbiano inizio i corteggiamenti durante le danze, favorendo lo stesso accoppiamento. Inoltre, dato che la danza simboleggia la guerra, chi partecipa alla danza parteciperà ai combattimenti e in questo modo il gruppo dei danzatori trasmette informazioni relative alle alleanze di guerra.

Essendo, dunque, la società tsembaga di tipo acefalo, chi decide i tempi della pace e i tempi della guerra?

Il kaiko serve anche a regolare la durata della guerra e della pace.

Una volta raggiunta la quantità sufficiente di maiali, infatti, è possibile dare inizio alla festività, e si rende necessario interompere i combattimenti. In questo periodo i gruppi combattenti  hanno modo di prendersi  una tregua.
La tregua può durare svariati anni, un periodo di tempo indefinito. O meglio, un periodo di tempo definito dal ciclo rituale.

Kaiko per l’ambiente: il rituale e la regolazione del sistema ecologico

Dobbiamo ora guardare il fenomeno dal punto di vista dell’ osservatore, dell’ antropologo, e comprendere l’ importanza del rituale del kaiko come meccanismo regolatore omeostatico4omeostatico: l’ omeostasi (dal greco ὅμοιος+στάσις, “simile posizione”) è la tendenza naturale al raggiungimento di un a relativa stabilità. all’ interno di un quadro ecologico.

Rispetto all’ecosistema della popolazione tsembaga,

il rituale religioso agisce come meccanismo omeostatico mantenendo entro i limiti di tollerabilità le variabili del sistema

Le variabili del sistema, mantenute entro i limiti dal meccanismo, sono:

  • la superficie di terra disponibile;
  • la grandezza e la composizione della popolazione umana e di quella suina;
  • le esigenze trofiche di umani e maiali;
  • l’ energia impiegata per le attività, compreso l’ allevamento dei maiali;
  • le disgrazie (malattie, ferite, morte naturale).

Quando una di queste variabili subisce un incremento, ponendo il rischio di mettere in crisi l’ intero sistema ecologico, la popolazione tsembaga decide di inaugurare il kaiko.

Conclusioni

Gli tsembaga non hanno piena consapevolezza della funzione regolatrice del rituale del kaiko, che per loro ha il significato di rinsaldare le relazioni con gli antenati.

E’ l’ambiente a generare la società che lo abita e da cui prendono forma i comportamenti di questa società.
Ma dato che sono le concezioni e le idee dei gruppi umani a determinarne i comportamenti, non è possibile trascurare questo aspetto nel tentativo di spiegare la funzione regolatrice del rituale.
Potremmo però affermare, in sintesi, che:

“il kaiko per gli antenati è un kaiko per l’ambiente, o viceversa”

e che oltre alla relazione con gli antenati, il kaiko rinsalda un ancestrale legame della popolazione nei confronti dell’ ambiente.

Nuove sfide per il “kaiko”

Non vi è dubbio che il kaiko presso gli tsembaga sia un meccanismo che riesce a ristabilire un equilibrio ecologico mantenendo un rapporto tra popolazione umana, popolazione suina e territorio coltivabile.
Inoltre, non vi è dubbio che gli tsembaga mantengano l’ equilibrio ecologico tramite la soppressione dei maiali, tramite un un rapporto uomo/animale che finisce sempre e comunque a discapito degli ultimi.

 

sacrificio dei maiali
Uccisione di un maiale durante il rituale del kaiko

In tempi moderni e postmoderni, l’ uomo sembra essersi dimenticato della necessità di mantenere un equilibrio ecologico ambientale, e della necessità di un rapporto con l’ animale all’ interno di un ecosistema.

Rapporto che non sia solo quello affettivo e tabuizzato che riserviamo ai “pet” entro le mura domestiche in cui assistiamo ad animali “umanizzati”, o al contrario, quello che riserviamo agli animali nei grandi allevamenti, in cui l’ essere vivente non è più tale ma diventa pura macchina produttiva.

E nello stessa epoca contemporanea, si è passati dal disinteressato sfruttamento degli animali negli allevameneti intensivi, ai quesiti su come poter salvare il pianeta… magari diminuendo il numero degli stessi allevamenti, tramite le visioni e le spinte dettate dalle correnti di pensiero veganiste e vegetariste, o più semplicemente da una presa di coscienza collettiva dell’ impatto ambientale che l’ industria (e non solo quella alimentare) sta avendo sul nostro pianeta.

Per questo credo, e immagino, che la nuova sfida del futuro sia quella di concepire un “kaiko” globale in cui la competizione tra uomo e animale non sia più a vantaggio dell’ uomo, ma possa risolversi in altri modi, in altri rapporti. Un futuro in cui l’ uomo non possa continuare a vivere grazie alla soppressione di altre specie, e nè dimenticare il suo rapporto ancestrale con l’ animale e con l’ ambiente in cui abita.

Riuscirà l’umanità, o qualche forma di umanità, a realizzarlo?
Lascerò ulteriori riflessioni nei prossimi articoli.

 

 

Bibliografia:

  • Rappaport R., 1979, Maiali per gli antenati. Il rituale nell’ ecologia di un popolo della Nuova Guinea, Milano, Franco Angeli.

Sitografia:

Puoi consultare alcuni articoli inerenti all’argomento:
https://www.homologos.net/pet-come-costruzione-un-ponte-tra-umanita-e-animalita
https://www.homologos.net/la-permacultura-lutilizzo-sostenibile-della-terra-in-un-nuovo-paradigma-sociale
https://www.homologos.net/adattabilita-ambientale-prerogativa-umana
https://www.homologos.net/mangiare-religioso-prescrizioni-alimentari-nellebraismo-e-nellislam
https://www.homologos.net/mangiare-religioso-parte-2-la-macellazione-rituale-e-la-sua-dimensione-pubblica 

Facebook Comments
Translate »