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Jon Gnarr: quando il punk entra in politica (parte II)

Jon Gnarr e il Best Party: riprendo qui l’argomento lasciato in sospeso nella parte I.

Questo partito non ha ovviamente vita facile, quando tenta di farsi strada nell’arena: Reykjavik ha una storia ostinatamente conservatrice. Sarà uno smacco  che i vecchi politici non digeriranno mai, in particolare quando si vedono dichiarare le intenzioni nella consona disarmante chiarezza: promuovere un’amministrazione all’insegna dell’ozio. In realtà la questione è un po’ più complessa di così.

 

 

Il Partito Migliore fa di un umorismo sincero e altamente seccante una forma di resistenza verso gli oppositori (letteralmente assecondano le critiche senza combattere,contando sul fatto che tanto chi sta lì per divertirsi non prende sul serio le cose serie come le critiche), e allo stesso tempo ne fa il biglietto da visita per le sue proposte. Il concetto di capovolgimento dei ruoli sociali, ampiamente studiato dall’antropologia, sembra essere un tema molto sentito dagli anarcosurrealisti:

«La vera domanda per me è sempre stata: come si fotte il sistema? E la risposta era: facciamo vedere che anche i non politici possono fare questo mestiere. Ma smettiamo quando abbiamo la vittoria alle prossime elezioni in pugno: questo è veramente fottere il sistema!»

E infatti fanno carriera.

Una domanda legittima potrebbe riguardare il perché la gente li abbia votati. Per l’ onestà intellettuale? Qualcuno, di ritorno dalle urne, avrà sicuramente argomentato:

«Sì, li ho votati, sapete perché? Perché in realtà anche se sono esattamente uguali a tutti gli altri politici (ovvero dei buffoni, ma se vogliamo il buffone può arrischiarsi di dire cose che nessun altro potrebbe dire), loro almeno non lo nascondono, e ci si divertono

 

jon gnarr

 

E sebbene dichiaratamente oziosi, questi pesci fuor d’acqua si ritrovano a fronteggiare una vera e propria crisi, dovuta in gran parte dalla pessima gestione dell’ Ente per l’ energia di Rejkjavik, e loro capiscono che «si trattava semplicemente di fare la cosa migliore, non importa se di destra o di sinistra.»

La svolta arriva con la scelta del partner di governo,di estrazione socialdemocratica, che prendendo le redini della gestione, ma senza scavalcare Jon Gnarr e i suoi, rende operativi i disegni della politica come opera d’arte.

Il braccio destro di Jon Gnarr dirà poi della loro avventura:

«La cosa più radicale che abbiamo fatto è stata andare al potere, per il resto abbiamo soprattutto lavorato. La cosa più radicale che potevamo fare in effetti, era fare un lavoro pulito.»

Leggi onesto. Da qui il titolo dell’ articolo, da una dichiarazione fatta da un membro del partito:

«Il punk è sincero. Il politico no.»

Tutto questo divertimento permette di fare un bilancio molto concreto dell’ esito di questa performance artistica politico/sperimentale, non saprei come chiamarla altrimenti, una sorta di commedia ribaltata che poi però inizia a reggersi su logiche proprie fin quando non scocca l’ ora fatidica del ricambio politico,  seguita e riscritta dai media e sviluppatasi in un periodo di tempo lungo (quattro anni): a conti fatti abbiamo un piano per la rete dei mezzi pubblici, nuova organizzazione delle scuole, chilometri di piste ciclabili, finanziamento di giovani artisti, turismo in placida crescita.

Leggi anche:  The Best Party: quando il punk entra in politica

 

jon gnarr

 

E finanze in via di risanamento. Il tutto con un budget ristretto, e quest’opera d’arte perfetta vede il suo coronamento in un’uscita di scena di Jon Gnarr all’altezza della situazione:

«Sono un comico, non un politico. Per quattro anni ho fatto il tassista, ed ero un grande tassista, ma anche in quel caso ho mollato.»

E di fatti, avendo dimostrato quanto esteticamente riuscita possa essere una rivoluzione, molla.

 

jon gnarr

 

Per concludere con l’ultima lista, il partner di governo dichiara che la stagione politica inaugurata da Jon Gnarr sia stata veramente divertente, e descrive la natura dell’esperimento dei suoi colleghi e i loro interessi:

  1. Uscire vivi da questa cosa
  2. Essere messi alla prova
  3. Divertirsi

Tutti obiettivi raggiunti in maniera soddisfacente, considerando che molti del team Jon Gnarr hanno scelto a differenza di lui di restare.

 

jon gnarr

 

La dimostrazione che è riuscito a dare è fine per davvero: dimostrare che il potere si può prendere, e se per una seconda volta lo si ha di nuovo quasi in pugno, la scelta di lasciarlo cadere sogghignando davanti alla classe spodestata, che osserva la scena sudando freddo, significa che il rivoluzionario, ridendosela, è diventato esteta.

Artisti fino alla fine, consapevoli e paghi del fatto che tutto il potere del mondo vale meno della soddisfazione di lasciarselo alle spalle, meno di una sana risata. Qualcuno stavolta, una piccola rivoluzione se l’è portata a casa, che forse vale per due.

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Bibliografia:

  • Seibt C., 2018, Più punk, meno crisi! Articolo scritto per The Passenger, Islanda, Milano, Iperborea
  • Hedbige D., 1997, Sottocultura, Genova, Costa & Nolan

Sitografia:

  • https://www.ilpost.it/2010/05/31/sindaco-reykjavik-jon-gnarr-best-party/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Punk_(cultura)
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Besti_flokkurinn
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Socialdemocrazia
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