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Il terzo genere. La costruzione dell’identità in Occidente

Cos’è natura e cos’è cultura? Questa domanda forse potremmo porla per ogni aspetto della nostra vita. Sull’articolazione di questa distinzione, attuata da Claude Levi Strauss, la sociologa britannica Anne Oakley distinse nel 1972 il sesso come qualcosa di prettamente biologico e il genere come qualcosa di culturale.

Se dunque con il termine sesso si vuole denotare – come ricordato poco sopra – l’appartenenza a una categoria genetica e biologica, con il concetto di genere e di identità di genere, si fa inevitabilmente riferimento all’individuo che fa un’esperienza psicologica, culturale e politica del suo essere sessualmente qualcuno che appartiene alle categorie di maschile e femminile1Di Gregorio Luciano, 2019, “Oltre il corpo. La condizione transgender e transessuale nella società contemporanea”, Milano, FrancoAngeli, pp.119..

Osservando gli altri tipi di società, gli antropologi si sono confrontati con l’esistenza di altri modi di rapportare il sesso biologico con il genere, diversi da quelli della società occidentale.

Come ogni altra disciplina, l’antropologia si è fatta influenzare dal tempo che viveva e, molto spesso, troviamo affermazioni scorrette legate a questi argomenti. Si ha dovuto aspettare l’ondata del femminismo e l’epidemia di AIDS affinché si arrivasse allo studio dei tabù della sessualità cosiddetta deviante.

Le tesi sull’omosessualità e la prevenzione dell’AIDS in differenti gruppi sociali si sono moltiplicate, rivelando anche l’ampiezza della bisessualità, nella quale molte persone si sono potute riconoscere. Tutti questi lavori partono dal presupposto secondo cui le sessualità sono delle costruzioni sociali – che è sempre meglio decostruire.

 

 

In un articolo del 1989, Nicole-Claude Mathieu spiega le maniere di pensare i rapporti tra sesso e genere nelle diverse società. Questi si possono riassumere in tre modelli:
⦁ Modello I, il sesso e il genere sono molto legati, essere nati anatomicamente maschi, implica un obbligo a interpretare un ruolo maschile, con tutti i suoi attributi che la società impone. Tutto ciò che esce da questi schemi è visto dalla religione come peccato e dalla medicina come una patologia. Questo è il caso che molto spesso ritroviamo in Occidente.
⦁ Modello II, è il genere che primeggia sul sesso e se vi dichiarate donne, anche se siete anatomicamente uomini, voi potrete assumere un ruolo femminile o viceversa. Questo modello è ben esemplificato nel ruolo che assumono ad esempio – le Vergini Giurate in Albania.
⦁ Modello III, qui il sesso biologico non è pertinente, si da possibilità agli individui di “cambiare” il loro genere nel corso del tempo. Questa visione è anche chiamata Queer.

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terzo genere

 

Il terzo genere

Le tre religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islam) hanno, da sempre, considerato la sola esistenza di due sessi, inoltre, qualunque tipo di trasgressione da questo “ordine naturale”, voluto da Dio, è un peccato.

Sappiamo però, che esistono diverse tradizioni; la mistica Cabala – ad esempio – ha sviluppato all’interno del Giudaismo un sistema che attribuisce grande importanza alle diverse identità sessuali e alle distorsioni tra il sesso del corpo e il sesso dell’anima. Anche l’Islam ha le sue forme di accettazione, infatti, anche nell’attuale Iran è possibile eseguire dei processi di transazione poiché si crede che l’anima della persona appartenga a un altro genere.

Non si ha però, al momento, apertura nei confronti dell’omosessualità considerata ancora deviante. Molte persone omosessuali per non essere condannate a morte, vengono costrette al cambio di sesso, come unica soluzione alla reclusione o alla pena capitale.

La grande repressione che abbiamo visto potrebbe essere attribuita a dei motivi ben precisi. Durante la grossa spinta che ha dato il femminismo radicale, si è cercato di rimettere ordine all’interno di una presunta gerarchia, così da privilegiare l’obbligo all’eterosessualità riproduttiva e l’accettazione al proprio sesso biologico come genere d’appartenenza, nascondendo e punendo tutti gli altri tipi di differenze sessuali.

In alcune società il genere non è binario e si può pertanto attraversare tra i suoi poli maschile/femminile.

Questo però è un punto di vista che si può riscontrare in alcune parti del mondo (i Navajo-Dineh degli Stati Uniti sud-occidentali riconoscono ben quattro generi: la donna femminile, la donna mascolina, l’uomo effeminato ed infine anche l’uomo caratterizzato da mascolinità2Remotti F., 2008, Contro natura. Una lettera al Papa, Roma-Bari, Laterza, pp. 170), mentre in Occidente, molto spesso, chi non si conforma agli ideali eteronormativi può venire – come abbiamo ricordato sopra – considerato come malato o disordinato.

Nelle società dove il terzo genere viene accettato, inoltre, queste persone sono solite ricoprire un ruolo con un valore sociale molto importante, partendo dal guaritore o medico, poiché molti credono che questi abbiano la capacità di mediare e comprendere entrambe le parti.

Molti antropologi contemporanei hanno però associato anche alla società occidentale contemporanea un terzo genere. Questo non sarebbe identificabile né come maschio né come femmina, quindi non si riconoscerebbe nel binarismo di genere.

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Un esempio molto semplice sono le persone intersessuali, nate cioè con caratteristiche sessuali che non si adattano completamente a corpi maschili o femminili. Queste persone potrebbe non identificarsi esclusivamente in un genere piuttosto che nell’altro, risultando così gender fluid.

Un altro esempio da prendere in considerazione è quello del transessualismo, dove l’individuo non accetta il proprio sesso assegnato e si identifica con quello opposto. Nel caso della disforia di genere i caratteri fisici desiderati si possono assumere grazie alla transazione, una serie di interventi e l’assunzione di determinati ormoni possono conciliare l’identità fisico-psicologica.

 

 

Concludendo, l’acquisizione del proprio genere risulta un processo diverso per ogni individuo. Noi dovremmo accettare, come già altri paesi hanno fatto (Australia, Germania,..), che ciascuno possa scegliere se vuole appartenere a un genere predefinito oppure no. Allora perché certi paesi non tollerano ancora questa cosa? Forse perché la società ha paura e non è pronta per accettare quello che non può controllare.

Se la legge cambiasse però, questo provocherebbe un’evoluzione dei valori. Se molte persone pensano che sia ancora troppo presto, dovremmo ricordare che questo ha funzionato in altri paesi. Perché, allora, non potrebbe funzionare anche qui, in Italia?

 

Bibliografia:

  • Di Gregorio L., 2019, “Oltre il corpo. La condizione transgender e transessuale nella società contemporanea”, Milano, FrancoAngeli.
  • Handman, M-E., 2008, « L’anthropologue et le système sexe/genre », Connexions, vol. 90, no. 2, pp. 77-85.
  • Mathieu, N.-C., 1989, « Identité sexuelle/sexuée/de sexe ? Trois modes de conceptualisation du rapport entre sexe et genre », dans A.-M. Daune-Ri-chard, M.-C. Hurtig et M.-F. Pichevin (sous la direction de), Catégorisation de sexe et constructions scientifiques, Aix-en-Provence, Université de Provence, 166 p. (Petite collection CEFUP ), p.109-147. Republié dans L’Anatomie politique. Catégorisations et idéologies du sexe, Paris, Côté-femmes, p. 227-266.
  • Oakley A., 1972, Sexe, Gender, and Society, Temple Smith.
  • Remotti F., 2008, Contro natura. Una lettera al Papa, Roma-Bari, Laterza, pp. 168-173.