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Il rugby: un’analisi socio-antropologica dello sport

Cammin facendo, tuttavia, il vero autore è
scomparso per strada! L’oggetto che non era nulla fa
qualcosa. Quanto all’agire dell’azione, ecco che si
perde in una controversia d’eredità orribilmente
im-brogliate (em-brouillée)
Latour S., 2005:51.

Fenomenologia del rugby

Possiamo rintracciare l’uso della palla nei giochi popolari presso civiltà antiche e in alcuni riti religiosi, come ad esempio il gioco della palla dei Maya e degli Aztechi. Anche se gli sport dell’antica Grecia possono essere considerati gli antenati degli sport moderni; le radici dei giochi Olimpici sono rintracciabili nella religione, i giochi in onore agli dei dell’Olimpo.

Quando si parla in questo contesto di secolarizzazione, non si deve intendere che un fenomeno originariamente religioso diventa mondano, ma piuttosto che un gioco atletico (sportliches Spiel), originariamente carico di significato religioso, si concentra sui propri elementi essenziali- gioco, esercizio, competizione 1[H., cit. in Guttmann 1994 :34]

Attraverso un’analisi degli sport ritenuti antichi possiamo rintracciare l’uso ludico della palla ovale, utilizzata nel rugby. L’ovale in questo sport rappresenta un simbolo unitario per tutti i giocatori.

Il rugby è composto da riti e norme, che spesso hanno creato l’immaginario di esso, di questo sport nobile. L’età Vittoriana è l’apogeo in cui la sportivizzazione si espande, lo sport è disciplinato da norme che presuppongono la rinuncia di scorrettezze e l’accettazione di principi capaci di regolare il conflitto.

La sportivizzazione favorisce, inoltre, dinamiche di coesione sociale, dando vita a un sistema di identità diversi da quelli caratterizzanti la società tradizionali o dai club aristocratici, tenuta insieme da quella che Durkheim identifica in solidarietà.

La solidarietà prevale dove le differenze sono minime e i membri della società sono resi simili dalla loro dedizione al bene comune. Ciò che teneva unita una società era la combinazione di un semplice sistema di credenze religiose, leggi repressive e rituali comunitari. Le credenze comuni avevano il compito di mantenere la solidarietà sociale [Durkheim 1999:36]

La squadra, con il suo stile e con l’indole dei suoi giocatori, fornisce gli elementi che costituiscono l’identità immaginaria in cui tutto il popolo degli appassionati si identifica. Ci si avvolge in un sentimento comunitario che fa dei trionfi o delle sconfitte i momenti drammatici di un destino condiviso colmo di gioie e dolori.

 

Valori e norme

Il rispetto per l’avversario è di certo la norma non scritta, ma soprattutto il valore più importante di questo sport, così violento. La squadra avversaria identificata come gruppo rivale (out-group) è precisamente quell’opposizione che il gruppo ristretto (inn-group) necessita per rafforzare la propria identità, per la sua coesione, per la sua solidarietà interna e per la sua sicurezza emotiva. La prontezza a cooperare all’interno dei confini del gruppo richiede perciò, a suo sostegno, il rifiuto di cooperazione con l’avversario. L’ideale che regge tutto ciò include forti sentimenti di solidarietà, di fiducia reciproca. Sostenendo la teoria di Durkheim possiamo delineare questi fattori in quanto elementi della coscienza collettiva o del legame sociale. È il modo in cui ci si aspetta che i membri di una squadra si comportino l’uno con l’altro (Bauman 2003).

Gli avversari sono importanti quanto i compagni di squadra poiché senza di essi non si potrebbero giocare partire. Noi squadra possiamo essere definiti tali solo grazie a loro, attraverso la loro opposizione reciproca, uniti però dalla palla ovale e dall’amore per questo sport.

 

rugby

 

I valori attribuiscono forma e senso ai nostri comportamenti, vengono interiorizzati dall’esperienza e influenzano le nostre azioni, delineando ciò che Pierre Bourdieu definisce capitale simbolico e capitale culturale. Il capitale simbolico si riferisce al potere di conferire senso ad oggetti, proprietà e caratteristiche; delineando così una verifica di ciò che è valido ed i motivi per cui lo è. Il capitale culturale è rappresentato dalle competenze e dalla conoscenza che possediamo e che definiscono le nostre azioni; permette di comprendere quanto abbiamo appreso e quanto siamo capaci di fare, entrambi rendono i rapporti di gruppo solidi e duraturi. Il capitale è ciò che ci accomuna e ci identifica, esperito dalle esperienze. I valori e le norme formano una struttura di credenze e gli appassionati di questo sport ne sono totalmente devoti (Latour 2005).

Nel rugby l’esperienza assume importanza grazie anche all’out-group, cioè alla squadra avversaria che permette alle partite di aver luogo: emerge così ciò che Durkheim definisce morale collettiva, interiorizzata da tutti i rugbisti ed espressa attraverso un sentimento rispettoso per l’avversario. La fiducia è un altro valore che ci permette di comprendere il forte legame collettivo. È il valore che permette ai giocatori di entrare in campo e di affrontare questo sport ricco di azioni violente: come un placcaggio per arrestare l’avversario, oppure l’entrata in attacco in una difesa schierata.

 

La fiducia e il sostegno

La fiducia può essere compresa attraverso il sostegno, ogni giocatore che compie un’azione è consapevole che non è da solo. Qualsiasi sia la scelta che adotterà per compiere un’azione di gioco è sicuro ed ha la consapevolezza che dietro c’è un compagno pronto a coprirlo e sostenerlo fino alla fine. Fiducia e sostegno sono elementi essenziali per una squadra, valori che non posso essere divisi, sono congruenti e fondamentali, permettono alla squadra di avanzare in campo e sono direttamente proporzionali alla stima e al rispetto che gli individui non appartenenti al gruppo ristretto provano nei confronti della medesima squadra. È importante evidenziare come questi due valori vadano ben oltre il campo. Coloro che appartengono ad una squadra di rugby sono consapevoli di non essere soli e di non potersi mai annoiare.

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rugby

La coesione

La coesione della squadra è un valore inscindibile dalla fiducia. I rapporti di amicizia tra compagni esistono anche oltre le partite e gli allenamenti, possiamo rintracciarli anche nel terzo tempo, un rituale sociale che avviene dopo ogni partita, giocatori, tifosi, allenatori e arbitri partecipano a questo momento di festa: banchettando, brindando e cantando come se facessero tutti parte di un’unica grande famiglia. La nobiltà dell’amicizia tra rugbisti si manifesta anche in eventi non sportivi, come uscire insieme di sera per andare ad un concerto. Il sostegno è sempre presente, quando un componente della squadra ha bisogno di aiuto per un’attività che sia diversa dal giocare a rugby, è sicuro di poter contare su qualche altro componente della squadra, alimentando così la fiducia reciproca. Possiamo dunque parlare di un credo rugbista, senza il quale atleti e tifosi non esisterebbero.

 

Rituali, ruoli e simboli

La teoria dei rituali sociali si fonda sulla religione, ma si applica a ogni aspetto della vita sociale. Questo è comprensibile, se ricordiamo che i gruppi sociali non si basano semplicemente sulla scelta razionale, ma su sentimenti di solidarietà sub-razionali.

Ciò che fa del rugby uno sport così distinto è il forte legame, ossia il ‘‘credo’’ che unisce i giocatori. Potendo considerare questo sport come un’attività loisir, ossia un’attività al di fuori degli obblighi lavorativi e familiari, possiamo evidenziare un paradosso intrinseco di questo sport. Trattandosi di uno sport di squadra, gli allenamenti oltre ad essere mero piacere fisico e di solidificazione per i rapporti amichevoli tra i partecipanti, dobbiamo considerarli dei veri obblighi, che presuppongono il sacrificio e la dedizione. Si impara a giocare a rugby facendo esperienza in campo e con i propri compagni.

Solo con un’assidua partecipazione si possono interiorizzare ciò che Mauss chiama le tecniche del corpo: attività pratiche, posture, atteggiamenti e posizioni proprie del rugby. Durante il campionato entrano in campo solo coloro che hanno aderito assiduamente agli allenamenti ed hanno ben interiorizzato le tecniche, per evitare spiacevoli infortuni. Gli allenamenti sono la fase di apprendimento di queste tecniche, diventano un “dovere” nei confronti dei compagni e dell’allenatore. Entrare a far parte di una squadra di rugby significa assumersi delle responsabilità e degli impegni, sottoporsi a dei sacrifici che renderanno l’identità collettiva interna al gruppo più forte e unificata.

 

 

Attraverso l’adesione agli allenamenti i componenti della squadra interiorizzano norme e valori che regolano il comportamento, imparano non solo a conoscersi tra di loro ma anche a conoscere se stessi, capendo i limiti e i pregi, applicando le tecniche del corpo attraverso strategie di gioco.

Le partite avvengono il più delle volte nel fine settimana, spesso i giocatori di rugby rimpiazzano i momenti familiari domenicali con ”il rito della partita’’. Sacrificano i loro weekend perché non possono dedicarsi ad altre attività notturne, che sottraendo preziose ore di sonno, potrebbero incidere in maniera negativa sull’andamento della partita. La squadra si configura in questo modo come la riunione familiare del fine settimana e la partita in sé rimpiazza la “funzione religiosa”. Il sacrificio consiste quindi nella rinuncia ad altre attività. Ma la cosa non pesa, poiché saranno gratificati dal momento in cui l’arbitro fischierà l’inizio della partita. Prima di ogni prestazione la squadra è riunita negli spogliatoi. Lo spogliatoio rappresenta il luogo dove avvengono i rituali pre-partita.

I rituali sono le azioni coordinate di un gruppo riunito che danno ai suoi membri una speciale energia emotiva . Nello spogliatoio ogni singolo giocatore provvede a fasciare una zona più debole, per renderla meno sensibile agli urti ed evitare il gonfiore. Il silenzio regna e fa sì che il grado di concentrazioni aumenti.

La maglietta da gioco è il simbolo che rappresenta l’onore e l’appartenenza di ogni singolo giocatore. Non ci sono nomi, ma solo i numeri che indicano il ruolo, il nome non ha importanza, dal momento in cui indossi la maglia, sei squadra. Prima di uscire dagli spogliatoi l’allenatore riunisce la squadra in cerchio e propone consigli e strategie, ma soprattutto pretende concentrazione, lo spogliatoio diventa il luogo comune, oggetto di attenzione. Come sottolinea Randal Collins:

Il gruppo deve essere riunito, è la presenza delle altre persone che fa fluire le energie, permettendo il sorgere dell’emozione contagiosa 2[Collins R. 2008:44]

Il cerchio si stringe, giocatori e allenatore si abbracciano, si grida il nome della squadra per evocare forza e grinta, si esce tutti insieme dallo spogliatoio per dirigersi verso il campo, gli atleti devono tutti sentire la stessa emozione ed essere coscienti che gli altri la stanno condividendo, per questo motivo le azioni devono essere ritualizzate. Il rumore delle scarpe con i tacchetti echeggia lungo la strada, il suo ritmo avverte i giocatori che la partita sta per cominciare.

L’arbitro nelle partire ha un ruolo peculiare, ha il potere di bloccare il gioco e di decidere attraverso il codice del rugby, cosa fare quando si verificano situazioni critiche. L’arbitro è la figura a cui spetta giudicare, nessun giocatore può rivolgersi direttamente all’arbitro, deve per regolamento parlare con il capitano e, questa figura funge da mediatore tra giocatori e arbitro. Come se il capitano fosse un rappresentante a cui confessare le scorrettezze ricevute e l’arbitro colui che decide, a cui spetta prendere provvedimenti, rispettando il codice di regole per il rugby.

 

 

Il capitano, altro ruolo di fondamentale importanza, rappresenta la squadra nel momento in cui c’è bisogno di parlare con l’allenatore o ad altri membri della società. Egli deve rappresentare la squadra, assumersi la responsabilità di invogliare gli atleti ad essere presenti nelle attività ed essere informato di tutte le possibili assenze e problemi interni alla squadra e dei singoli atleti.

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Essere capitano, allenatore o arbitro implica ovviamente una conoscenza delle norme, dei valori e degli atteggiamenti appropriati utili a ricoprire determinati ruoli. Per apprendere un ruolo non è sufficiente acquisire gli strumenti meccanici immediatamente necessari al suo adempimento: bisogna anche essere iniziati ai vari strati conoscitivi e anche affettivi del corpo di conoscenze che è direttamente e indirettamente appropriato a quel ruolo. Un bagaglio di conoscenze nel gioco del rugby è strutturato sulla base di ciò che è pertinente a tutti e di ciò che è pertinente ai ruoli specifici.

L’agency dell’allenatore prevede un’intensa socializzazione, deve trasmettere il corpus di conoscenze e le norme del rugby, ha l’obbligo di insegnare tutte le tecniche del corpo agli atleti. È portavoce di norme e valori, che regolano il comportamento sia in campo che fuori. Riunisce la squadra e detta norme che vanno seguite ai fini di recare equilibrio al suo interno. Sprona gli atleti e ricerca in loro sempre di più, fino a giungere al superamento dei propri limiti. Insegna strategie e racconta la sua esperienza in quanto ex giocatore. Rintraccia i pregi di ogni singolo individuo, enfatizzando e affidandogli un ruolo. Per accumulare una conoscenza specifica dei ruoli, un allenatore deve organizzarsi in modo tale che gli atleti possano concentrarsi sulle loro specializzazioni. In campo ogni ruolo è specifico e deve essere rispettato, ognuno è specializzato e deve dare il suo contributo attraverso l’impegno e la concentrazione per poter vincere la partita.

Non appena gli atleti sono tipizzati come titolari di un ruolo, la loro condotta è ipso facto suscettibile di costrizione, non posso tirarsi indietro d’avanti al loro dovere di giocatori. L’acquiescenza o meno di fronte alle norme dei ruoli socialmente definiti cessa di essere facoltativa. Ogni ruolo è in relazione con gli altri ruoli. La cooperazione assieme ad altre qualità come ad esempio la corsa, la resistenza, la forza, è ciò che permette di vincere una partita.

 

rugby

L’ovale

La palla ovale, usata in questo sport è il simbolo più significativo per ogni singolo giocatore, un oggetto simbolico che rappresenta l’idea che il gruppo ha di sé stesso. Passa attraverso le mani di tutti gli atleti, racchiude vittorie e sconfitte. L’ovale è il totem per i rugbisti: l’oggetto feticcio avente la forza di regolare l’azione dei giocatori. Unita alla maglietta che distingue le squadre e le rende tali, essendo oggetti concreti e materiali comunicano un senso di appartenenza perfino quando il gruppo non è riunito.

La realtà che fonda ogni simbolo è il gruppo stesso, palla ovale e maglietta della squadra sono simboli percepiti come sacri da coloro che li usano per costruire il loro gruppo, perciò le persone che condividono gli stessi simboli sentono un vincolo morale reciproco che li unisce e li rafforza.

 

 

 

 

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Stefania Cirillo

Classe 1989, specializzanda in Beni Demoetnoantropologici dell'Università di Perugia. Interessi riguardanti fenomeni urbani, sport e religioni. L'antropologia dovrebbe essere uno stile di vita e di conseguenza di pensiero.