Il ritorno nel mondo dei vivi. Celebrazione dei “días de Muertos” (PT.2)

«Dimenticatevi abiti a lutto, lumini e crisantemi. Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale»

Nello scorso articolo (LEGGI QUI) ci eravamo fermati al 31 ottobre, con il suono delle campane in sottofondo e le “ofrendas” donate dai parenti ai loro defunti. Abbiamo parlato delle origini del culto e di come esso si sia sviluppato nel corso degli anni, ma non abbiamo parlato dei due giorni più importanti di festa: 1 e 2 Novembre. Il 1 Novembre è la giornata dedicata all’anima dei bambini defunti, mentre il 2 Novembre è dedicato all’anima degli adulti.

Le date delle festività possono variare di regione in regione, così come possono variare i festeggiamenti, ma una cosa è certa: la morte, celebrata come tabù nel resto del mondo, in Messico ha sapore di pane dei defunti, l’odore è di cempasúchil e l’immagine è di un teschio conosciuto con il nome di Catrina.

Sebbene sia riduttivo cercare di fare un elenco, gli elementi più diffusi della celebrazione dei morti sono:

le “ofrendas de bienvenida”, le offerte di benvenuto: i defunti vengono accolti durante il giorno dei morti con i loro cibi e le loro bibite preferite, frutta e giochi per i bambini;
le “velas”, delle candele che le famiglie collocano sulle tombe come ad illuminare il cammino delle anime per il ritorno a casa;
le “calaveras”, i teschi, gli elementi principali della festa, possono essere fatte con lo zucchero e possono contenere dei versi rimati che ironizzano sul tema della morte;

la “Calavera Catrina”, una figura scheletrica popolare per i disegni e le caricature di José Guadalupe Posadas, è vestita come una donna di classe sociale elevata per dimostrare che la morte colpisce tutti;
il “pane dei morti”, coperto di zucchero bianco e rosso e con disegni che simulano ossa, scheletri o animali.

 

 

La Catrina, José Guadalupe Posada (1910)

 

 

Unita a questi elementi c’è l’inseparabile “flor de cempasúchil”, un fiore utilizzato tradizionalmente durante le offerte del Día de los Muertos per il suo caratteristico colore giallo, il colore della morte nel Messico preispanico che illumina il cammino delle anime dei defunti,  guidati dall’odore del fiore.

Più di quindicimila tonnellate di cempasúchil vengono venduti durante questi giorni per onorare i parenti.

 

 

Una tomba decorata con fiori di Cempasúchil e candele

 

 

GLI ALTARI

La massima rappresentazione di questa festività messicana sono gli altari, poiché inglobano tutti gli elementi della tradizione. Si utilizzano per compiere le “ofrendas” e ricordare gli spiriti dei propri cari. Sono organizzati per livelli e su ogni livello si collocano differenti oggetti simbolici.

La prima versione, di due livelli, rappresenta il cielo e la terra. Gli oggetti di entrambi i mondi sono inseriti in ognuna delle sezioni;
la seconda versione rappresenta il cielo, la terra e l’oltretomba e anche qui gli oggetti dei vari mondi sono collocati nei tre livelli;
la terza versione, di sette livelli, è leggermente più complessa e rappresenta i sette livelli che, secondo la credenza messicana, deve oltrepassare l’anima per poter riposare.

Questa antichissima tradizione del Día de los Muertos ha diverse varianti a seconda del paese al quale ci riferiamo: ad esempio, in Oaxaca si decorano i sepolcri con fiori e si mangia insieme agli amici sulle tombe dei parenti e durante le festività si può assistere a innumerevoli rappresentazioni ed esibizioni di tovaglie, candele, altari e cripte per il centro della città.

A Mixquic (sudest di Città del Messico) invece, ad inizio Ottobre, in ogni casa viene messa una stella per cominciare a guidare i defunti, vengono puliti le stanze e i sepolcri, vengono costruite delle piccole croci con delle catene, di carta viola e gialla, a rappresentare l’unione tra la vita e la morte.

 

 

Un altare zapoteco (Oaxaca, Messico)

 


NON E’ HALLOWEEN

Il Día de los Muertos non è una versione messicana di Halloween. Anche se hanno alcune caratteristiche comuni, le due festività differiscono notevolmente per tradizione e significato. Il tema comune è quello della morte e sono entrambe basate sull’idea che gli spiriti ritornino in quel periodo dell’anno, tuttavia, dal punto di vista del significato, le due feste sono completamente differenti.

Le abitudini intorno a Halloween derivano dall’idea che gli spiriti siano malevoli (i bambini erano camuffati non per festa ma in modo da non essere riconosciuti e in qualche modo danneggiati), mentre nelle festività del Día de los Muertos, gli spiriti sono accolti con gioia: sono i membri della famiglia che tornano in mezzo ai vivi una volta all’anno, il 2 di Novembre.

Mentre Halloween è quindi una notte oscura di terrore e malizia, i festeggiamenti del Giorno dei Morti si svolgono per diverse giornate in un’esplosione di colori e gioia di vivere: in tutto il Messico si festeggia indossando costumi variopinti, si tengono feste e danze e si porgono offerte ai propri cari defunti.

 

 

Persone dipinte da scheletri durante la sfilata del Giorno dei Morti

 

 

Il nostro viaggio attraverso il Día de los muertos che nel 2008, per la sua originalità e bellezza, si è guadagnato il titolo di Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, finisce qua, ma soltanto per ora: avrò modo di approfondire questa tradizione il prossimo Novembre, quando andrò a Toluca (a nord di Città del Messico), e sarò contento di potervi raccontare di questa fantastica tradizione in modo ancora più dettagliato.

«La morte è solo l’inizio del secondo tempo» – Lucio Dalla

 

Fonte: Scheffler, Lilian, “Ofrendas y calaveras. Celebración de los días de Muertos en el México actual”, 1999, UNAM

 

 

 

 

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