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Il riso come divisore sociale. Il caso della Nigeria

La cuisine d’une societé est un langage dans lequel elle traduit inconsiement sa structure. Claude Lévi-Strauss 

Capire quali siano i principali effetti di un sistema macroeconomico in un paese definito “in via di sviluppo” è quanto meno essenziale per tracciare una mappa mondiale delle disuguaglianze. Sotto questo punto di vista, possiamo tranquillamente affermare che la Nigeria sia una vera e propria fucina culturale. In questo articolo, sono voluto partire dal particolare per poi addentrarmi nel globale attraverso uno dei piatti tradizionali nigeriani: il riso Jollof.

 

 

Tipico piatto festivo e consumato in tutta l’area dell’Africa occidentale, il riso Jollof si compone  di riso (varietà Jollof, appunto) e un mix di verdure, quali il pomodoro, la cipolla, il peperone rosso e l’aglio, mescolate accuratamente con delle spezie, che conferiscono al piatto quel colore arancio-rossastro.

 

riso

 

In aggiunta, si può trovare in questo piatto anche della carne, spesso il manzo o il pollo; ma è sul riso che vorrei concentrare la mia analisi. Oltre ad essere il principale ingrediente, è anche un fattore di divisione sociale in Nigeria. Vediamo come, procedendo per gradi.

 

La situazione economico-sociale

Allo stato africano sono destinati numerosi finanziamenti esteri, secondo solo all’Angola per quanto riguarda la parte Sub sahariana del continente (David, 2018:73-97). Il motivo per cui molti stati, come la Cina, e grandi multinazionali, come la ExxonMobil, negli ultimi decenni stiano corteggiando la Nigeria con grossi investimenti chiamati IDE, Investimenti Diretti Esteri, è per via del suo petrolio, infatti dal sottosuolo nigeriano si estrae la miglior qualità di combustibile fossile al mondo.

Ma tutti gli IDE sono per la Nigeria una vulnerabilità finanziaria: chi investe dollari si munisce automaticamente di strumenti di controllo, obbligando così i beneficiari nigeriani a rinunciare a una quota di profitto e di potere a discapito della già fragile stabilità politica di cui gode il paese.

 

 

RISO

 

A confermare la situazione, è la Banca Mondiale che, tramite un rapporto del 2017, mostra come su 5$ che approdano in Nigeria 4$ vadano a finire nelle mani dell’1% della popolazione. È da tener presente che stiamo osservando un paese dove il 60% di 100 milioni di persone vive in povertà (David 2018), il che significa che sopravvivono con meno di un dollaro al giorno. È evidente che sussista un problema di redistribuzione della ricchezza.

Ad aggravare la situazione sono gli effetti di questa enorme frattura. L’1% della popolazione quindi, tramite logiche capitalistiche, si vedrà costretto a reinvestire solo ed esclusivamente nel settore petrolifero, in modo tale da rendere appetibile il paese per altri investimenti, tagliando di fatto ogni sussidio al settore agricolo. Si tratta di un dato estremamente significativo dal momento che la Nigeria si trova con 2/3 della popolazione impiegati nel settore primario (David, 2018). Dal momento che non vengono stanziati fondi per aumentare la produttività agricola, il paese africano si trova a importare una grossa quantità di beni alimentari.

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riso

 

Tra questi beni vi è anche il riso, che quasi sicuramente proverrà dalle risaie dell’India o della Thailandia. Le poche imprese agricole che riescono a produrre la varietà Jollof qui ubicate, lo venderanno al consumatore a un prezzo elevato, sia per i costi di produzione alti sia per la legge della domanda e offerta, concorrendo così agli esigui costi del riso asiatico.

È proprio qui che si nota  la frattura sociale: una minima parte della popolazione potrà permettersi la varietà giusta di riso per cucinare il piatto nazionale; la restante parte dovrà ricorrere ad espedienti per seguire la tradizione. Ma che ruolo giocano questi effetti di politiche neo-liberiste, tramite la cucina nella definizione di identità nigeriana? Scende in campo l’Antropologia Alimentare.

 

Il ruolo dell’antropologia alimentare

Il ruolo principale dell’Antropologia Alimentare è quello di interpretare il reale attraverso le categorie del cibo, dell’alimentazione e della gastronomia nelle differenti società, analizzando i comportamenti della nutrizione umana. Questi studi percorrono due binari su cui si estende l’alimentazione: il punto di vista biologico e quello culturale. Quest’ultimo in particolare si propone di analizzare nello specifico il rapporto uomo-cibo lungo il succedersi delle trasformazioni culinarie, che a loro volta vengono dettate da richieste culturali, quali per esempio la voglia di tradizione e la biodiversità gastronomica.

 

riso

 

Il caso che ho voluto sottoporre ad analisi rispecchia anche una delle sfide maggiori per l’Antropologia Alimentare contemporanea, ovvero quella inerente alle trasformazioni dovute alla natura dell’uomo: animale sociale costretto ad affrontare cambiamenti strutturali dovuti ad una sempre più invasiva mondializzazione.

L’identità, in questo contesto, subisce un processo che prevede il trasferimento, l’incorporazione e infine la riaffermazione di essa tramite i significati che assumono le diverse pratiche di cucina a cui l’essere umano è costantemente assoggettato. È un processo che ha una sua natura dinamica, che è in costante evoluzione. Ma che succede se alla ricetta dell’identità alimentare aggiungiamo “l’ingrediente neoliberista”? Vale la pena fare qualche tentativo.

 

 

 

La Food Identity si sorregge su 4 differenti dimensioni: la dimensione spaziale, ovvero la connessione cibo-territorio; la dimensione sociale, ossia le interazioni sociali che intercorrono all’interno del fenomeno dell’alimento; la dimensione simbolica, i significati mostrati attraverso il cibo ed infine la dimensione strutturale, cioè il ruolo del cibo come elemento organizzativo della società, tramite il processo di coesione e differenziazione.

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Il fatto che la stragrande maggioranza dei nigeriani non possano permettersi il riso Jollof  per il piatto della tradizione va a incedere sull’equilibrio tra la dimensione simbolica e la dimensione strutturale del cibo, portando così ad una frattura identitaria tra chi può comprare il costoso ingrediente e seguire la tradizione e chi invece non può. Tutto ciò non farà altro che alimentare ancor di più la fragile identità culinaria nigeriana, e sarà compito dell’antropologo indagare a fondo questi aspetti.

 

Conclusioni

Mentre il governo taglia i fondi o ancor peggio, non stanzia alcun sussidio per la produzione agricola, l’identità subisce una trasformazione. Il tutto dettato da politiche economiche tipiche del tardo capitalismo, che obbligheranno il governo nigeriano ad adottare soluzioni più austere in fatto di economia e sviluppo agricolo.

Si tratta di un circolo vizioso dal quale sembra più che difficile uscire. Toccherà alla prossima generazione trovare una via di fuga. In un articolo recentemente pubblicato sempre dalla World Bank (World Bank 2020), pare però che nel vicino Togo una cooperativa di contadine, con l’aiuto del WAAPP (West Africa Agricultural Productivity Program), sia riuscita a trovare un modo per produrre il riso in modo più veloce e meno costoso. Si tratta di una grossa novità che potrebbe portare enormi benefici a tutta la popolazione nell’area adiacente, rompendo finalmente il loop “petro-alimentare” sopracitato che al momento attanaglia e opprime gli abitanti della Nigeria.

 

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Bibliografia:

  • Dharshini D., 2019, Il Mondo in Dollaro, Utet, Milano (Ed. Originale David D., 2018, The Almighty Dollar: Follow the incredible journey of single dollar to see how the globalisation works, Elliot & Thompson Limited, London)
  • Bellarini G.,  2007, Antropologia alimentare: attuali sfide, La rivista di scienza dell’ Alimentazione, anno 36, pp.27-30
  • Thomè-Ortiz H., 2017, Heritage cousine and identity, Routledge, London

 

Sitografia:

  • https://www.worldbank.org/en/news/feature/2020/01/28/in-togo-a-women-farmers-cooperative-successfully-produces-premium-quality-rice?cid=ECR_IG_worldbank_EN_EXT
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