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Il lo-fi hip-hop (non) è musica

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Un articolo di Francesco Manera

 

chapter.zero – 人類補完計画

Il particolare rapporto fra “arte” e la società che la produce permette che entrambe si spieghino vicendevolmente, e questo è tanto più vero per il lo-fi hip-hop che, oltre ad essere un genere musicale – a tratti addirittura banale – rappresenta un’esperienza musicale e comunitaria totalmente innovativa.

Procedendo con ordine, per lo-fi hip hop si intende un genere musicale sviluppatosi e diffusosi su internet che, riproponendo le sonorità dell’hip-hop anni ‘90-00, gioca la sua estetica sull’essere low fidelity: registrazioni scadenti, sporcizia del suono e rumori di sottofondo sono alcuni fra gli elementi che più lo caratterizzano.

Tentare di spiegare il fenomeno del lo-fi partendo dai suoi aspetti tecnici risulta tuttavia totalmente fuorviante: a definirlo non sono questi, ma i messaggi che vi si condensano e vi trovano espressione.

Il lo-fi, ancor prima di essere musica, è sentimento; è un modo di dare orizzonte musicale ad un’umanità che, nella frammentazione individuale, riesce a trovare forme comunicative di espressione sociale che trascendono il linguaggio e che, attraverso la ripetizione infinita delle sonorità, supera la ripetitività monotona della vita quotidiana.

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Copertina dell’album di Siher citato nell’articolo.

Un genere musicale che si definisce proprio per la sua tendenza ad avvicinare, tranquillizzare, aiutare. Come suggerisce l’album del produttore bresciano Siher, che fin dal titolo 人類補完計画 (Jinrui hokan keikaku, Piano di Perfezionamento dell’Umanità)1Tanto dell’album, quanto dell’artista, se ne parla anche in un articolo scritto da Giovanni Franzoni. cita Neon Genesis Evangelion”, sembra quasi che il tentativo del lo-fi sia l’abbattimento della barriera dell’animo, il superamento dei limiti del linguaggio: l’Absolute Terror Field, come viene chiamato nell’anime di Hideaki Anno2Il riferimento all’interno della serie è quello al “Dilemma del Porcospino” di Arthur Schopenhauer. Potete approfondire qui (contiene spoiler della serie)..

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Scena del film Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone in cui viene rappresentato graficamente l’AT Field

 

chapter.one – Impression

Delineare una Storia del lo-fi appare complesso3Per i lineamenti generali della Storia del lo-fi, è stata utilizzata soprattutto una serie di articoli di Victoria Vouloumanos. Qui allegato, il primo., in quanto esso non si esprime mai indipendentemente: a definirlo sono una posizione a metà fra il genere e il sound, l’impossibilità di un’autonomia musicale e la conseguente capacità ad adattarsi a molteplici contesti ed usi.

Non essendo possibile quindi rintracciare un lo-fi originario, appare necessario seguire lo sviluppo indipendente dei suoi elementi. Tralasciando il significato letterale del termine “low fidelity”, si possono trovare le prime sonorità lo-fi nel rock alternativo degli anni ‘60: dalle declinazioni dello shoegaze e del dreampop nacquero infatti un’attenzione particolare rivolta al suono, che diventava sfumato e onirico, con un comparto vocale che passava in secondo piano o addirittura svaniva, e un totale disinteresse a qualsiasi forma di divismo.

Dalla musica elettronica, e nello specifico dal downtempo e dai suoi sottogeneri, chillwave e trip-hop4Non è certo un caso che, spesso, lo-fi, chillwave e trip-hop vengano associati fra loro., derivano invece un ritmo lento, attorno ai 90 BPM, e la centralità assoluta del beat, semplice, iconico, ripetuto.

La sintesi fondamentale di questi elementi arrivò però solo nel 2004, nella colonna sonora dell’anime “Samurai Champloo”5È divisa in quattro album diversi, presentati dalla “Samurai Champloo Music Record:” ed intitolati Masta, Departure, Playlist ed Impression.: prodotta da Nujabes, FORCE OF NATURE e Fat Jon, aggiunse al genere il ricco repertorio del cool jazz e l’elemento ambientale ed atmosferico.

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Due elementi di questa sintesi, tuttavia, contribuirono a renderla davvero centrale nella nascita del lo-fi: in primo luogo, Nujabes, non a caso uno dei massimi esponenti del genere, costruì l’intera O.S.T. secondo il canone musicale caratteristico della sua produzione, che puntava al lato emotivo più che a quello tecnico; in secondo luogo, questo nuovo sound diventava indissolubilmente legato all’estetica e all’intrattenimento giapponesi, con specifico riferimento al mondo degli anime.

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Una delle fan art che viene utilizzata più spesso nelle compilation YouTube su Nujabes.

Sebbene l’obiettivo di Samurai Champloo e della colonna sonora fosse fin dall’inizio esprimere un sentimento di nostalgia agrodolce, esso si accentuò, diventando centrale, con l’invecchiare di quella generazione che nel 2004 era adolescente: quando, al ricordo dell’anime (e degli anime più in generale) iniziò a sovrapporsi la nostalgia, allora anche le sonorità del lo-fi iniziarono ad essere concepite come nostalgiche.

Copertina dell’anime Samurai Champloo, per la quale Nujabes scrisse la colonna sonora

A questo avvicinamento sentimentale ed emotivo contribuì la rielaborazione di J Dilla che, umanizzando la drum machine, così non più innaturalmente perfetta, permise la creazione di una musica più rilassata e intima, appunto umana.

 

chapter.two – Playlist

A questo punto del suo sviluppo storico, tuttavia, il lo-fi manca ancora del suo lato forse più peculiare, la dimensione comunitaria: ad oggi, infatti, il genere non solo si sviluppa in luoghi digitali storicamente profondi, ma vi è un rapporto fra produzione e consumo del tutto bidirezionale.

Con la digitalizzazione del mercato discografico, iniziato dalla Apple e culminante con l’avvento di YouTube e soundcloud, la musica non solo diventò più facilmente accessibile e gratuita, ma fu anche estremamente più facile crearla. Intanto internet iniziò a pullulare di forum, blog, communities e social network, che cambiarono totalmente il modo di socializzare; se a questo si associa anche l’avvento di nuove forme lavorative, che rilocalizzarono «il luogo di lavoro facendolo spesso coincidere con casa propria» (Savini, 2018), appare evidente come questo di fatto polverizzi

il senso di appartenenza ad una comunità, mettendo a repentaglio la coscienza di classe, svilendo in definitiva il tempo produttivo (ibid.).

Il generalizzato rifiuto alla competizione, l’ansia di prestazione e la perdita di un qualsiasi confine fra dovere e piacere non poterono quindi che essere assorbite dal lo-fi, che proprio in virtù del suo elemento emozionale e alla sua adattabilità diventò una spugna emotiva: se la chill-out venne concepita all’interno del contesto yuppies, di eccitante e ottimistica crescita capitalistica, il lo-fi è figlio di un epoca di incertezze, stress e disgregazione sociale.

Se la prima veniva vissuta come valvola di sfogo dallo stress lavorativo, la seconda diventa la colonna sonora del lavoro stesso: il motto “Work Hard, party Hard” perde qualsiasi tipo di significato.

Questa nuova esperienza del quotidiano, a cui si accompagna anche una sfiducia diffusa per le pratiche classiche di produzione e consumo, influenza in un duplice aspetto il lo-fi: da una parte, sul livello musicale, viene introdotto l’elemento del loop e si annulla qualsiasi arco drammatico o drop, che dia il senso di un evoluzione; dall’altra, permettendo tanto YouTube quanto Soundcloud di commentare ed interagire a coloro che ascoltano musica, questo diventa un elemento imprescindibile per il genere.

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Il luogo6Il riferimento qui non è solo al concetto di luogo e non-luogo di Marc Augé, ma anche a quello di soundscapes: il tentativo è quello di ricostruire un collegamento olistico fra musica, suono e cultura. Per un maggiore approfondimento clicca qui. per eccellenza di questi incontri digitali diventa la sezione commenti di playlist e live, che ottengono quindi un ulteriore coloritura emotiva, diventando compilation to study/relax, to code, to sleep: proprio per sopperire alla nuova esperienza del lavoro e della disgregazione sociale ad essa connessa, si crea una forma di relazionalità, testuale e digitale, rivoluzionaria (Caraan, 2020).

Nella chat dell’infinita live di ChilledCow, nei server discord dedicati, nei forum e nei social network persone provenienti da ogni angolo del pianeta parlano, discutono e creano rapporti: si viene dunque a creare una rete di supporto reciproco che non va slegata dal fenomeno del lo-fi, ma che ne è direttamente collegata.

Esempio dei messaggi di sostegno reciproco che si possono leggere durante le live di Chilledcow.

Esso infatti non è solo la scusa con la quale socializzare, ma tanto l’aspetto musicale quanto quello sociale rispondono alla stessa necessità di socializzazione e di superamento di uno stress che, nelle nostre vite, è diventano onnipresente: questi sono dunque solamente due aspetti dello stesso fenomeno.

La “lo-fi girl” della livestream lo-fi di Chilledcow.

Ciò lo si può soprattutto vedere nell’enorme server discord di ChilledCow, che è suddiviso in moltissime stanze, ciascuna dedicata a una diversa attività: vi sono una study-room, una chill-room, gruppi di discussione (Suddivisi ulteriormente per argomento) e di gioco. All’interno del server si crea dunque un ambiente rilassato, di fiducia e sostegno reciproco, un dinamismo che viene scandito a ritmo di lo-fi.

 

chapter.three – Departure

Nonostante il lo-fi condivida con il vaporwave la dimensione underground e popolare della musica, la facilità di riproduzione e la dimensione sociale, nel primo mancano totalmente tutti quei layer di ironia caratteristici invece del secondo: il lo-fi, nella sua semplicità, rozzezza e banalità, nel suo essere quindi low fidelity, è spontaneo.

Il suo obiettivo non è ribellarsi ad un sistema capitalistico oppressivo ed autodistruttivo e non vi è alcuna forma di critica, almeno esplicita: il lo-fi è la musica della resistenza al sistema, lo strumento attraverso il quale dare sfogo alla propria agency, che non troverebbe altrimenti alcun tipo di libertà espressiva. In ultima stanza, quindi, il lo-fi non costruisce e non distrugge: cerca in maniera unica di tenere insieme i pezzi, riarraggiandoli ed inserendoli in una rete, in un orizzonte di senso comune.

 

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