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Il Guatemala letterario. Il realismo magico dei Maya in Miguel Ángel Asturias

«…Terra nuda, terra sveglia, terra di mais assonnata, il Gaspar, che cadeva donde cade la terra, terra di mais bagnata dai fiumi di acqua fetente, per essere stata tanto sveglia, di acqua verde nell’ insonnia, delle selve sacrificate per il mais divenuto uomo seminatore di mai. Entrarono col fuoco e con l’ascia nelle selve generatrici di ombra, gli uomini del mais fecero fuori immediatamente duecentomila giovani ceibas millenarie…»

 

 

Maya
Miguel Angel Asturias

Correva l’anno 1949. Miguel Angel Asturias dette alle stampe l’opera massima di tutta la sua produzione letteraria; “Hombres de maìz” che, a distanza di diciotto anni, l’avrebbe consacrato tra l’olimpo dei grandi autori del XX secolo attraverso il premio Nobel del 1967. All’interno dell’opera, che racchiude in sé svariati episodi mitici, l’autore nasconde, attraverso un vero e proprio velo di Maya, metafore, simbologie, storie che intonano la voce di un popolo, quale quello Guatemalteco, vinto e oppresso, l’amore per una terra sempre più distante e lontana dal reale… identità complesse.

Comprendere nella sua interezza l’opera significa entrare in una sfera di cristallo, non molto distante dalla realtà a noi quotidiana. Una realtà indigena che si presenta nell’analisi critica del lettore come magica e mitica, sfarzosa e struggente. Una realtà sociale ancora molto presente nella sfera culturale centro americana, (dal Messico meridionale al Guatemala, dall’Honduras al Belize) che lotta giorno dopo giorno per un proprio riconoscimento, di uno status antichissimo, come quello dell’ indigeno, sia culturalmente che socialmente.

In questa sede ci occuperemo di una delle figure chiave dell’opera di Asturias: il “Gaspar Llom”. Il personaggio mitico in questione non soltanto fu lo specchio di un paese devastato da eventi storici disumani e ingiusti, ma sarà uno dei veri e propri porta voce di libertà e riconoscimento, di amore e di fierezza, di un’ identità culturale antica di secoli; grazie alla voce del guerrigliero per antonomasia Asturias dichiara al mondo, attraverso “Hombres de maìz”, non soltanto il suo stile letterario, ma l’analisi di una tematica a lui molto cara e molto presente nel mondo latino: “l’indigenismo”. Asturias inaugura nel mondo il “realismo magico” che troverà maggior diffusione negli anni con Gabriel García Márquez , premio Nobel Colombiano.

“Gaspar Llom”, così descritto da Asturias, è «un poderoso guerriero, incarnazione della lotta del popolo guatemalteco che rivendica il proprio diritto a coltivare il mais senza fini commerciali». Perché questa premessa è di assoluta importanza nel romanzo in questione? Chi è davvero il “Gaspar Llom” e come viene inserito nel mondo indigeno del Guatemala e qual è il suo contributo nel riconoscimento dell’ identità Maya? E ancora: che ruolo ha avuto e continua ad avere la coltura del mais nelle comunità indigene? Queste sono solo alcune delle domande che dovremmo porci per comprendere al meglio il contesto a cui Asturias si sta riferendo, cercando di scovare le metafore e le simbologie inscritte all’ interno dell’episodio in questione.

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In ordine sparso; la vicenda della lotta del “Gaspar Llom” per la coltivazione di mais senza fini commerciali apre uno spiraglio antichissimo e una problematica molto comune nel Guatemala di ieri e di oggi. La voce del guerrigliero si scaglia contro gli “uomini di mais” che vedono la coltura in questione come un mero strumento economico, senza prendere in considerazione il valore culturale e sociale che il mais stesso possiede. Per comprendere al meglio questo passaggio cruciale dell’episodio, scomoderemo il “Popol Vuh”, antichissima opera di origine Maya sull’origine del mondo. Nell’episodio della creazione dell’uomo l’opera così si esprime:

«…Per la creazione, la formazione dei nostri primi madri- padri, di mais giallo e mais bianco si fece la loro carne; di mais si fecero le gambe e le braccia dell’uomo. Unicamente massa di mais entrò nel corpo dei nostri padri, i quattro uomini che furono creati».

 

 

Maya

 

 

In questo stralcio del “Popol Vuh” si dichiara apertamente non soltanto la formazione dell’individuo come uomo, ma soprattutto la nascita di una identità. Il “Gaspar Llom” si batte proprio per questo; riconosce nel mais un principio divino che accomuna le sue genti, un simbolo di fertilità e di riconoscimento del proprio essere. Il commercio smodato e provocatorio che gli “uomini di mais” vollero attuare nell’episodio mitico era un vero e proprio affronto all’essenza Maya; la minaccia che le genti di “Llom” potessero perdere la propria identità, la propria cultura e il proprio modo di essere si doveva ardentemente combattere. La voce del popolo indigeno però, sul finale dell’episodio, scomparve cavalcando il suo destriero, fiammeggiante, nella fitta selva, osteggiando la sua sconfitta fieramente. Asturias in questo stralcio di opera racconta magnificamente, con un linguaggio complesso ed affascinante, la problematica principe del suo paese: la voce del popolo è la trasposizione reale dello status dell’indigeno del Guatemala, “l’uomo di mais” dell’industriale e dello sfruttatore viscerale del territorio, con l’unico scopo di arricchirsi.

 

 

Maya

 

 

Questa lotta così impervia è ancora presente nel mondo indigeno del centro america, amplificandosi sempre più con il passare degli anni. I risvolti ancora oggi sono incerti; gli indigeni (i contadini in particolar modo) di origine Maya continuano a godere di uno status di non riconoscimento e gli industriali, dal canto loro, portano avanti la loro battaglia di accrescimento economico, grazie proprio al mais coltivato dagli indigeni, che vede come ultima istanza l’esportazione.

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L’eco dell’opera massima di Asturias troverà terreno fertile alla fine degli anni novanta nel Messico meridionale, in Chiapas soprattutto, che a causa di trattati economicamente malevoli riguardanti il mais per lo stato Messicano, genererà la nascita di gruppi indigeni armati che avranno come motto cardine non soltanto l’annullamento dei trattati con gli Stati Uniti, ma lo status di riconoscimento degli indigeni come parte integrante della società che più di tutte ha inaugurato il concetto di “raza cosmica” nel mondo latino.