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Il Folk Music Revival negli Stati Uniti d’America

Folk Revival

Scoprire o riscoprire la tradizione?

Il fenomeno del folk music revival, come afferma l’etnomusicologo Roberto Leydi (1928-2003), affonda le proprie radici, sebbene in profondità variabile, in tre paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. Negli Stati Uniti il folk revival si inserisce nel clima di rinnovamento sociale e culturale concretizzatosi in seno al New Deal rooseveltiano. La riscoperta di realtà popolari autoctone fino ad allora considerate, in piena ottica evoluzionista, subalterni residui di un passato arcaico, si pone come fonte di nutrimento culturale di “un’America che si va svelando a se stessa”.

Accanto alla musica anche la letteratura, il cinema e il teatro svolgono un ruolo centrale nel dare voce a quelle fasce marginali fino ad allora raggruppate senza distinzione nella categoria residuale ‘classe proletaria’:

«Corrispondenti del folk revival sono, quindi, una certa letteratura che “scopre” (o forse “riscopre”) un mondo di poveri, diseredati, vagabondi, negri, immigrati, operai stagionali, contadini miserabili e si apre, in una prospettiva non più mitica, sui paesaggi dell’Ovest e del Sud; un certo cinema che, pur condizionato dagli obblighi hollywoodiani, incomincia ad occuparsi di situazioni e personaggi della realtà; […] tutto un fervore che rivela sintomaticamente il bisogno di una parte della società americana di riconoscersi in altri modelli e in altri antenati e discende da un atteggiamento sinceramente democratico e progressista.»1Leydi, 1972:29

 

 

 

 

Ed è in questo modo che afroamericani, contadini, operai, carcerati, boscaioli e così via sono oggetto di ritrovato interesse, da parte del “nuovo americano”, verso le proprie manifestazioni culturali e, soprattutto, musicali. La nascita e la diffusione di vasi repertori (principalmente urbani) di canzoni di protesta, lamento, critica, situati al di fuori delle dinamiche commerciali, costituisce da una parte l’origine di questa rinnovata attenzione verso certe culture musicali, dall’altro rappresenta l’ideale perpetuarsi delle dinamiche creative del processo folklorico stesso.

Non solo, quindi, recupero, ma anche rinnovamento e adattamento della tradizione alle esigenze della contemporaneità attraverso la rimessa in moto, «su basi di consapevolezza ideologica»2Ivi, p.31,del folk process. Riscoperta, studio e riproposizione viaggiano parallelamente alla composizione di nuovi brani che andranno a costituire veri e propri repertori ex-novo, rispettosi della tradizione dal punto di vista funzionale, sociale e formale.

Ruolo fondamentale è giocato dalla ricerca sul campo, sulla quale si basa il metodo sempre più scientifico di un’etnomusicologia in fermento. Pionieri in suolo statunitense, in questo senso, sono John Avery Lomax e il figlio Alan: le registrazioni che i Lomax produssero a partire dal 1933 andarono a costituire il nucleo del nascente Archive of American Folk Song della Library of Congress.

Sebbene abbia operato in gran parte del globo Europa compresa, dove condusse un’importante campagna di registrazioni per conto della Columbia Records affiancato da importanti studiosi locali (Diego Carpitella per l’Italia), Alan Lomax (1915-2002) svolse un importante ruolo nello studio e nella valorizzazione dei patrimoni popolari e di trasmissione orale statunitensi.

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Del vastissimo e ancora non del tutto edito archivio lomaxiano ricordiamo le registrazioni dei canti dei detenuti nel penitenziario di Parchman Farm, di Leadbelly, allora rinchiuso nel carcere di Angola, Louisiana e di Jelly Roll Morton, figura chiave nella storia della musica afroamericana. Innumerevoli bluesmen allora sconosciuti o dimenticati beneficiarono dell’interesse suscitato in Lomax. Tra i tanti: Muddy Waters, Son House, Mississippi Fred McDowell, Howlin Wolf, Memphis Slim ecc.

Come affermato da Leydi Lomax ha giocato un importante ruolo di mediazione tra queste realtà e la società borghese americana: intuendo l’importanza politico-culturale di tale operazione Lomax è riuscito, all’interno di forme e strutture moderne, a «rivivificare […] in una prospettiva sociale contemporanea, la carica espressiva della “vera” America […]». Approccio concretizzatosi con le registrazioni in qualità di esecutore dell’album Texas Folk Songs, raccolta di ballate, ninne nanne e canzoni dello stato natio.

Pete Seeger (1919-2014), figlio del musicologo Charles Seeger, e Woody Guthrie rappresentano altre due facce della medaglia del folk revival americano. Il primo è, con parere di Leydi, “uno dei primissimi veri folk singers urbani”, proveniente da famiglia borghese e accostatosi per scelta politico-culturale al fenomeno del folk revival divenendone ben presto rappresentante di spicco.

 

 

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Pete Seeger

 

 

Woody Guthrie (1912-1967), dalle differenti origini rurali, è stata una delle figure più influenti dal punto di vista ideologico all’interno del movimento, riattivando, attraverso l’esperienza urbana e contemporanea, il processo di composizione popolare, con la creazione e la registrazione di nuove canzoni divenute parte integrante del repertorio dei folk-singers americani delle successive generazioni.

 

 

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Woody Guthrie

 

Cambio di rotta

Dopo la seconda guerra mondiale il folk revival americano vive un periodo particolarmente fiorente: nel 1949 nasce Sing Out, prima rivista di riferimento all’interno del movimento che, in costante crescita, si riconosce in quanto tale; l’industria discografica trova in Moses Asch (fondatore della Asch Records che, col mutamento del supporto dal 78 giri all’LP a 33 giri, cambierà nome in Folkways Records) un produttore interessato a immettere nel mercato prodotti di qualità senza sacrificarne l’autenticità.

Nel Greenwich Village, Manhattan, luogo di raccolta di queste molteplici realtà, Israel Young apre il Folklore Center, che affianca alla vendita di dischi, strumenti, spartiti e libri un’intensa attività concertistica. In questo contesto muovono i primi passi figure quali Dave Van Ronk e Bob Dylan, ben presto punti di riferimento del folk revival e, ad oggi, vere e proprie icone della musica americana.

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Bob Dylan

 

 

In piena guerra fredda il movimento, oramai di base a New York, è caratterizzato da un alto grado di politicizzazione: nel 1962 la rivista Sing Out chiude i battenti, lasciando spazio a Broadside, pubblicazione ciclostilata fondata da Agnes Cunningham e Gordon Friesen, dedicata quasi esclusivamente al canto di protesta, al canto politico e ai suoi rapporti con la società, in linea con la serie di cambiamenti avvenuti in senso al movimento del folk revival stesso.

Broadside è quindi il simbolo di un mutamento: alle forme si prediligono in maniera preponderante i contenuti, allo studio e alla riproposizione di determinati repertori si preferiscono le disomogenee miscellanee di brani accomunati dalla funzione politica. Mutamento si, ma non esclusivamente in negativo:

«Sarebbe, tuttavia, ingiusto e non corretto, nell’ambito del nostro discorso non ricordare che in Broadside si sono anche travasate molte delle esperienze positive del folk revival antecedente e che i testi che la rivista è venuta pubblicando in oltre dieci anni testimoniano spesso di una reale aderenza ai problemi concreti delle masse e ne riflettono la coscienza e la voce. Due grandi elementi della vita civile americana sono rappresentati con particolare evidenza nei numeri di Broadside: la lotta per i diritti civili dei negri e la campagna per la pace nel Vietnam. Su questi due temi, drammatici entrambi nella vita americana e nelle coscienze, Broadside ha dato canzoni non soltanto efficaci ma autonome e veramente popolari.»3Greenway, 1971:45

Si apre così una duplice via per il folk revival statunitense. Da una parte si cerca di attualizzare lo scopo del movimento attraverso l’aderenza alle politiche del dissenso, della contestazione e della rivolta: quello che prima era solo un elemento del vasto orizzonte culturale del folk revival ora ne rappresenta il cuore pulsante, il manifesto. Dall’altra, il movimento entra a far parte delle dinamiche commerciali, conseguenza del successo ottenuto da alcuni dei suoi esponenti. In questo modo una parte cospicua dei musicisti nati e cresciuti in seno al movimento finisce per dissolversi all’interno del vasto e disordinato panorama della musica di consumo, con risultati alterni.

 

Bibliografia:

  • Leydi R. (a cura di) 1996, Guida alla musica popolare in Italia. 1. Forme e strutture. Lucca, LIM
  • Guthrie W., Lomax A. & Seeger P. 1967, Hard Hitting Songs for Hard-Hit People. New York, Oak Publications
  • John A.  Lomax & Lomax A. 1994, American Ballads and Folk Songs. New York, Dover Publications.
  • Lomax A. 1994, The Land Where Blues Began. London, Minerva.
  • Martorella V. 2009, Il blues. Torino, Einaudi.
  • https://www.mainlynorfolk.info/folk/
  • https://www.vwml.org/
  • http://research.culturalequity.org/home-audio.jsp