Heaven’s Gate: quando la salvazione passa per il suicidio rituale

Sono sempre stato affascinato dalla forza insita in un’idea. E’ davvero incredibile come un pensiero, un’impressione, un’immagine abbiano la possibilità di evolversi in qualcosa di estremamente più complesso e corroborarsi di forza sufficiente ad esercitare un impatto concreto sulla realtà esterna. Un elemento che di base è “soltanto un’astrazione”, come cantava Gaber, racchiude dentro di sé la capacità di svilupparsi in infiniti (e più che mai reali) esiti. E’ dalle idee che nascono sistemi di pensiero, dalle idee che nascono società, dalle idee che nascono culture.

Nonostante questa consapevolezza uno non finisce mai di sorprendersi di fronte al potere coercitivo di un sistema di idee. La storia delle religioni, come quella più recente dei Nuovi Movimenti Religiosi (di cui è già stata data un’infarinatura -> I Nuovi Movimenti Religiosi ), ci ha dimostrato in più occasioni che è possibile rivestire tali sistemi di un’aura di carisma tale da portare un gruppo di individui a sacrificare il proprio istinto di sopravvivenza in nome di un qualcosa di “ben più gratificante” sul piano morale. Di esempi se ne potrebbero portare tanti, dall’inedia autoindotta dei giainisti al rispetto sacrale dell’integrità corporale dei rastafariani, ma in questa sede affronteremo un singolo caso, tristemente noto per essere stato scenario di uno dei suicidi di massa più eclatanti degli ultimi anni.

Heaven’s Gate trova una menzione d’onore all’interno della categoria dei movimenti di carattere ufologico. I culti di questa tipologia sono generalmente accomunati dalla credenza nell’esistenza di entità extraterrestri tecnicamente evolute, in grado di entrare in contatto con gli esseri umani. L’obiettivo delle comunità di impianto ufologico è quello di ricercare la benevolenza di queste entità, di modo da garantirsi la condizione privilegiata di “eletti”. In questo non differiscono da gruppi religiosi di altro genere. Cambia solo il termine verso il quale sono tesi gli sforzi dei membri del gruppo.

Heaven’s Gate non rientra del tutto all’interno della definizione suddetta. Il culto, fondato nel 1974 da Marshall Applewhite Bonnie Nettles (in seguito conosciuti come Bo e Bip), riconosceva certo l’esistenza di più entità extraterrestri, di cui una, principale, identificabile con il Dio delle religioni monoteiste e altre minori, chiamate “Luciferiani”, responsabili della corruzione e dell’arretratezza umane; tuttavia non era su questo che articolava la sua struttura rituale: i membri credevano in un imminente “riciclaggio” del pianeta Terra, di fronte al quale l’unica prospettiva di salvezza era quella di accedere ad una dimensione altra da quella terrestre. Le prime attività del gruppo furono volte ad allestire il terreno per l’elezione a quella dimensione, chiamata TELAH (“The Evolutionary Level Above Human”).

I fondatori di Heaven’s Gate: Applewhite e Nettles

Applewhite e Nettles provenivano da una formazione presbiteriana, e tutto il loro sistema di credenze si sviluppò a partire da una rielaborazione di alcuni modelli tipicamente cristiani, adattati ad elementi attinti dalle science fictions lette da Applewhite. Col passare degli anni e con l’aumentare dei membri, il culto assunse tendenze sempre più esclusiviste. Una volta raccolto circa un centinaio di adepti, “Bo e Bip” optarono per un carattere isolazionista, allontanando progressivamente il gruppo dagli occhi dei media. Heaven’s Gate divenne un movimento itinerante ed iniziò a vagare per gli Stati Uniti senza fissa dimora.

Il primo passo fu liberarsi dalle contingenze della condizione umana. Gli adepti furono spinti ad abiurare i rapporti personali, le affiliazioni ad altri gruppi e gli interessi che esulassero dalla Missione del TELAH. Questo condusse a quel fenomeno che Lorne L. Dawson definisce “incapsulamento sociale”: quando un culto assume le forme di un’istituzione sociale completa l’individuo coinvolto tende a far coincidere il proprio mondo di relazioni e attività con tale istituzione; l’esclusione di tutto ciò che non riguarda direttamente il culto comporta solitamente una drammatica assenza di un feedback esterno che moderi le azioni e convinzioni dei membri (sociologicamente definito retroazione negativa).

Tra il 1997 e il 1998 la Cometa Hale-Bopp divenne visibile ad occhio nudo per il tempo record di 18 mesi. Il 26 Marzo 1997, in una casa a Rancho-Santa Fe (California), furono rinvenuti i corpi di una quarantina di membri di Heaven’s Gate (tra i quali Applewhite). Ognuno di essi occupava un letto e presentavano tutti la stessa “uniforme” nera. La morte era stata indotta tramite l’ingestione letale di barbiturici. Il caso divenne uno dei fatti di cronaca più dibattuti del tempo ed ebbe un grande impatto sull’opinione pubblica. Com’era stato possibile convincere quaranta individui a togliersi la vita? L’idea di un suicidio “corale” di tale portata non fu certo di facile accettazione.

Il mancato confronto critico con la “realtà esterna”, come sottolinea lo stesso Dawson, è terreno florido per il consolidarsi di comportamenti autodistruttivi. Per questo motivo, quando i carismatici Bo e Bip dichiararono ai membri di Heaven’s Gate che la salvazione si sarebbe verificata solo a seguito della separazione dai propri corpi fisici, le “zavorre terrestri”, tale asserzione non incontrò particolari resistenze. La fine del pianeta era vicina. Il termine ultimo dell’elezione ad una condizione superiore stava per arrivare. Sicuramente, come del resto si evince dalle numerose testimonianze video facilmente recuperabili su Youtube, il coinvolgimento emotivo dato dall’imminente verificarsi di un evento tanto atteso era particolarmente pervasivo, inebriante. Non sono molti i culti millenaristi che si spingono a definire con precisione il momento della propria completa realizzazione. 

Heaven’s Gate è una delle dimostrazioni più eclatanti di come un sistema intrinsecamente coerente di idee possa condurre un gruppo di individui persino ad una stoica accettazione della propria eliminazione. Non stiamo trattando di individui con patologie psichiatriche clinicamente accertate. Lo stesso Applewhite, di cui potete avere una chiara immagine nei videomessaggi da lui stesso registrati (che allego qui sotto), si presentava come un uomo dotato di una certa padronanza di linguaggio e di coerenza argomentativa. Il culto era dotato di un’organizzazione interna piuttosto elaborata e dimostrava una discreta padronanza delle nuove tecnologie mediatiche dell’epoca (il sito web è tuttora attivo, anche se inquietantemente “congelato” al periodo immediatamente precedente al suicidio di gruppo)

La ragione del verificarsi di eventi come il suicidio di massa di Heaven’s Gate non sta certo in una fantomatica (e sicuramente rassicurante da un punto di vista razionale) instabilità psichica dei soggetti, ma piuttosto in una convinzione nelle proprie idee tale da non riconoscerne il carattere deleterio. Ogni individuo identifica un rigore logico nelle proprie azioni, che funga da giustificante di esse. E’ troppo semplice relegare fenomeni che sfuggono alla nostra comprensione come meri eccessi di follia. Molto più difficile accettare che quei fenomeni possono svilupparsi dalla base dei nostri stessi meccanismi logico-cognitivi.

Video di iniziazione

BIBLIOGRAFIA:

  • Dawson L L, I Nuovi Movimenti Religiosi, Il Mulino, 2005

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Matteo Croce

Matteo Croce nasce a Castiglion Fiorentino, frazione di Arezzo, nel 1996. Sviluppa fin dalla tenera età una morbosa attrazione per l'inusuale, le differenze e le peculiarità; impulso che, crescendo, decide di coltivare. Dopo aver terminato gli studi classici si iscrive alla facoltà di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali a Bologna, considerando l'antropologia l'unica scienza che davvero educhi ad un umile confronto con il non familiare. Parallelamente agli studi, porta avanti la sua adolescenziale passione per la chitarra, il rock e la musica in generale.

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