Gli Ásatrú: i figli dell’Islanda

«[…] siamo più simili ai nostri antenati rispetto a chiunque altro. La religione che esprime al meglio la loro natura più profonda – Ásatrú – è più adatta per noi rispetto a qualsiasi altro credo sorto in Occidente tra popoli che sono essenzialmente diversi da noi. Ebraismo, Islam e Cristianesimo sono religioni straniere che non parlano realmente alle nostre anime.»

Forse cavalcando un po’ l’onda del mio articolo precedente proverò a riproporre l’analisi della nascita e sviluppo di un culto religioso come specchio di esigenze emotive e sociali durante gli avvenimenti degli anni ’70,  in Islanda.

 

Logo di Asatru Alliance

 

La comunità religiosa di cui parlerò si riconosce sotto il nome di “Ásatrú“, è stata riconosciuta come istituzione legale a livello governativo ai primi degli anni ’70, ed è forse l’ ultimo tentativo ben riuscito di affermazione della dottrina a livello nazionale, dopo i fallimenti degli anni ’60.

La citazione iniziale è presa da “Asatru Alliance”, uno dei tanti siti web che professano la rinascita del culto precristiano,  fautore di risposte spirituali che gli altri culti stranieri e moderni, come si evince dalla frase, non potrebbero soddisfare.

Userò le istanze mosse da questo sito per contestualizzare un fenomeno sociale che fa rivendicazione di un passato arcaico e glorioso, e allo stesso tempo veicola il proprio messaggio tramite canali della modernità, come blog, siti web, oltre alla letteratura tradizionalista che è fiorita intorno ad esso, e fatto più importante, usa presentare a chi non fa parte della comunità la propria identità appoggiandosi sull’identità dell’ acerrimo nemico ideologico: la dottrina cristiana.

Il termine Ásatrú è la traduzione del neologismo Asetro, coniato durante il filone di nazionalismo romantico del 1800, ma entra nel linguaggio parlato negli anni ’70.

Tradotto in italiano starebbe per fede negli Asi, personaggi divini di tradizione millenaria. La religione è di tipo panteistico e monistico, in cui le manifestazioni  di dei e dee sarebbero le forme attraverso cui il principio del Tutto, ovvero dell’ Uno si manifesta nel cosmo, dispiegandosi nei più svariati e straordinari modi d’essere.

Il principio primordiale essendo eterno è autocreantesi all’infinito, ed è forza costruttiva e distruttiva. Bene e male sono relativi e non costanti o assoluti. L’ impianto monistico si regge tuttavia su un approccio interpretativo di tipo politeistico.

Nel presentare la loro dottrina sono molto chiari: le radici del credo affondano nella preistoria, un passato mitico coevo alla comparsa dell’ uomo stesso sul suolo islandese: non è contemplata l’idea di salvezza perché non si sentono condannati o colpevoli di un qualsivoglia peccato originale, che li ha posti in una posizione di svantaggio o debito spirituale.

E’ sottesa nel credo una certa dignità della propria persona davanti alle deità, e l’idea di una  libertà onorevole e parità sembra preponderante :

«Non mortifichiamo mai la nostra volontà davanti alla loro (quella degli dei), o umiliamo noi stessi davanti a loro, perché  ci consideriamo loro parenti, non come pedine inferiori o sottomesse. Noi non preghiamo o supplichiamo. Vivere una vita piena e virtuosa è una forma di preghiera essa stessa. La nostra religione permea ogni sfera della nostra vita, non soltanto quegli aspetti denominati religiosi»

Una dimensione immanente, dunque. Un vero Ásatrú, stando a questa prima presentazione  sposerebbe i  seguenti principi:

«[..] forza, coraggio, gioia, lealtà alla famiglia, realismo, vigore, e venerazione degli antenati […]. I loro opposti come debolezza, codardia, adesione ad un dogma piuttosto che comprensione della realtà del mondo e vizi, sono da evitare. Un comportamento appropriato per un Ásatrú è quello di minimizzare i propri vizi e massimizzare le proprie virtù.»

E’ interessante un altro passaggio, che riguarda la tolleranza religiosa ed umana di cui gli Ásatrú si fanno fautori:

«Noi non pretendiamo di essere una religione universale o una fede per l’umanità intera. Non pensiamo infatti che questa cosa sia né possibile né auspicabile. Le differenti parti dell’ umanità hanno differenti visioni del mondo, ognuna delle quali è valida e giusta per essi […]»

L’ allusione alle velleità universalizzanti ed egemoniche del cristianesimo sono più che chiare. A questa idea di apertura verso altre visioni del mondo si accosta però una rivendicazione storica di essere stati vittime degli abusi culturali delle grandi religioni, Cristianesimo in primis, e che loro non sono disposti a ripetere gli errori dottrinali e di approccio verso il mondo dei cristiani.

Loro credono nella libertà, tuttavia le loro Scritture dicono che essi sono schiavi del loro Dio. Accettano che la gioia sia cosa buona, ma i loro insegnamenti  li schiacciano con la colpa a causa di un immaginario peccato originale.

Un’ importanza preponderante è data all’idea dell’ ascendenza di sangue e spirituale con antenati mitici che praticavano tale culto.

La mia riflessione dunque, partendo dalla citazione scritta in un sito volto alla presentazione del culto e presumibilmente al proselitismo, riguarda il perché nell’Islanda industriale e moderna, dove la religione nazionale è il protestantesimo luterano, un gruppo di persone abbia iniziato a ricercare e spesso e creare/interpretare prove dell’ esistenza di un passato arcadico e a loro detta migliore.

Ma questa inimicizia latente con il cristianesimo da dove viene?

E’ interessante come sul sito Asatru Alliance la ricostruzione della storia dell’Islanda antica sia raccontata da chi scrive come se avesse realmente vissuto in quell’epoca, ma ancora più interessante è l’accento posto sulla già citata familiarità con quegli antichi.

Si nota come la presentazione di se stessi avvenga per lo più mediante la contrapposizione della loro identità e ciò che è “altro” da loro: oltre che a ribadire come essi sono, si calca l’accento su come essi non sono.

Il termine di paragone negativo esplicitato all’inizio è palesemente la dottrina cristiana. Sul sito sono menzionati lo scontro ideologico con le cosiddette World Religions, percepite come aggressive, e cosa interessante, considerate come dotate di un impianto a-logico di comprensione del reale:

«Il loro istinto suggerisce loro di comprendere il mondo naturale partendo dall’esperienza verificabile, eppure sono addestrati a credere che il nero sia bianco, il curvo sia dritto, gli istinti naturali sono il male, senza interrogarsi quando gli insegnamenti della loro chiesa vanno contro la ragione o i fatti conosciuti.»

Ma per capire le allusioni presenti sul sito magari è utile sapere qualcosa sulla storia d’Islanda: prima del X secolo e durante il Medioevo era stata una terra molto battuta dalle navi. Con un picco nel nono secolo, i norvegesi colonizzarono l’isola, e l’Islanda fu formalmente riconosciuta come vassalla della potente Norvegia. Questo contatto fu chiaramente gravido dal punto di vista dei significati religiosi e simbolici.

Nel corso dei secoli si erano sviluppati culti politeisti che guardavano ad una sorta di pantheon di personalità, con connessioni alle dinamiche del mondo naturale, i celebri Thor, Odino, Freya e altri. Da notare che ad oggi esistono anche gruppi denominati odinisti, che rivendicano la legittimità del suolo islandese e l’autenticità del culto ad esso legato, tralasciando probabilmente il fatto che già un primo sincretismo era avvenuto e consolidato, tra i culti nativi islandesi e i norvegesi.

Circa nella meta’ del 1200 il re di Norvegia, Haakon IV, sottomise l’Islanda, sfruttando abilmente le oscillazioni politiche delle famiglie islandesi disunite da faide. Piccola contestualizzazione: l’Islanda aveva iniziato ad assorbire nel X secolo la dottrina cristiana della Riforma protestante, e cattolici e protestanti lottavano per affermarsi.

I luterani  infine prevalsero, grazie all’appoggio del re di Danimarca. Nell’anno 1000 fu introdotto dunque per legge il cristianesimo, ma considerando il ricchissimo sostrato cosmologico, filosofico  e storico delle religioni che ora venivano sbrigativamente etichettate come pagane ed eterodosse, non vi fu un assorbimento immediato e passivo del nuovo culto.

La Danimarca si sostituì alla Norvegia nel dominio dell’isola, dopo l’ accordo di Kalmar, imponendo poi con la forza la fede luterana agli islandesi. Nella mente poco coerente di alcuni luterani illuminati del risveglio nell’amore universale di Dio, coesisteva un’accettazione di politiche violente verso i rivali.

Non stupisce dunque, che nelle rivendicazioni identitarie revivaliste delle generazioni successive, nate sotto il segno dell’ agognata Indipendenza del 1944, dopo essersi liberati dall’ombra sempre troppo ingombrante del sovrano danese e dalla sua poco consolante autonomia amministrativa del 1918, la religione cristiana sia associata a qualcosa di aggressivo, collegato a meccanismi politici e reso straniero. Una inimicizia antica  forse da tenere a mente, quando poi si riscriverà la storia cercandone la giustificazione nel passato.

Come avviene spesso quando si vuole presentare una nuova visione del mondo, si cerca una giustificazione storica in un vecchio mondo idealizzato, atteggiamento comune per le società che poi si vedono politicizzate e cercano di emergere con le loro rivendicazioni.

La Storia è un repertorio di storie potenzialmente sconfinato e ritrattabile a piacimento per il presente. Ma come biasimare? I cristiani stessi sono stati a loro volta probabilmente i primi a farlo e di certo non gli unici.

Nel 2005 l’alleanza Asatruar ha celebrato il suo venticinquesimo concilio, e le comunità hanno anche iniziato a differenziarsi con caratteristiche personali. Il solstizio d’estate è un giorno emotivamente sentito e ammantato di sacralità per gli Ásatrú islandesi, che celebrano una sorta di anniversario da quando la loro dottrina fu formalmente fondata, e accettata dal governo. Sono stati riconosciuti e lo sanno:

«Ásatrú non è quello in cui crediamo, è quello che siamo.»

 

Bibliografia:

https://www.marcotogni.it/religione-islanda/

http://www.treccani.it/enciclopedia/islanda_%28Dizionario-di-Storia%29/

https://www.asatru.org/aboutasatru.php

 

 

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