fbpx

Gli Aghori e la medicina della non-discriminazione

Gli Aghori

La religione prevalente in India, l’Induismo, nel corso della storia, ha portato alla creazione di differenti culti e pratiche. Ogni sottogruppo ha le proprie credenze, rituali, diete, e detta i propri stili di vita.

 

 

Uno dei più temuti e allo stesso tempo rispettati culti è quello degli Aghori. Adoratori del Dio Shiva e della sua controparte femminile, la Dea Kali, questi sadhu incutono paura in tutte le persone che anche solo, sentono pronunciare questo nome. Noti semplicemente come Aghori, sono associati con i rituali post-mortem e le attività di cremazione. Famosi anche per i loro stili di vita ascetici, le pratiche religiose di questo gruppo sono spesso intraprese per guadagnare un alto livello di spiritualità con annessi dei poteri mistici.

Avvolto in un’aura di mistero, il loro strano stile di vita ha contribuito alla diffusione di storie e leggende che li riguardano. Oltre agli indiani, gli Aghori attraggono anche turisti stranieri. Questi spendono giorni o settimane con loro, fotografandoli e intervistandoli, sperando di imparare qualcosa da quelli che considerano dei maestri illuminati.

Come per ogni culto, hanno una motivazione per le loro pratiche, che è per molti sensi diversa dalle altre filosofie Indù. Gli Aghori credono che Shiva (una delle più importanti divinità dell’induismo) sia ovunque e che ogni altro Dio sia soltanto una sua imitazione. Un’altra grande particolarità è quella relativa all’accesso alla meditazione. Essi credono infatti, che combinando l’uso di alcol e marijuana, la concentrazione sia più facile e che queste sostanze li portino a un più alto “livello spirituale”.

 

Aghori

 

Gli Aghori vivono ai margini della società, in condizioni estreme (deserto, caverne, le montagne dell’Himalaya). In alcune città come Varanasi, i sadhu vivono in cimiteri e in altri posti dove la maggior parte delle persone non si avventura.

Sono anche molto conosciuti per la mormorata necrofilia e per altre pratiche legate alla morte. Queste comprendono la meditazione sopra a dei cadaveri e lo spalmare ceneri umane su tutto il loro corpo. La pratica più terrificante degli Aghori è senza dubbio il cannibalismo. Sono stati visti pescare corpi dal fiume Gange per poi mangiarli. Tutti questi rituali mirano a una sola cosa, abbracciando ciò che la società ritiene “sporco” trascendono il loro livello spirituale, avvicinandosi a Dio. Questi atti donano ai sadhu “poteri sovrannaturali”, che permettono loro di praticare magia nera.

Leggi anche:  Jon Frum e il vulcano: parlare agli Dei

Le origini di questo culto possono essere rintracciate a partire da Baba Keenaram, un’asceta che visse nel XVIII secolo, si dice fino a 150 anni.

 

La medicina Aghori

Gli Aghori sono molto conosciuti in tutta l’India anche per le loro pratiche mediche. La loro cura consiste in un processo di purificazione. Le persone li visitano per essere trattate quando la biomedicina fallisce. Si crede che gli Aghori possano trasferire benessere nel loro corpo.

 

Medicina Aghori
Aghori

 

Dal 1996 al 2003, Ron Barrett condusse 22 mesi di ricerche a Varanasi. Nell’ashram dove si trovava, si cercava di combattere uno stigma ancora molto forte, quello legato alla lebbra. I rituali di questi sadhu hanno sorpreso molto il ricercatore, tanto da convincerlo a essere iniziato al culto.

Per Barrett queste terapie sono svolte secondo due schemi di purificazione: nello schema “trasportativo”, l’inquinamento è esternalizzato e scaricato. Nello schema “trasformativo”, l’inquinamento viene interiorizzato e convertito in un livello più elevato di purezza.

I pazienti vengono dall’Aghori perché essi possono “trasportare” l’inquinamento. Gli Aghori ricevono questo inquinamento, lo convertono e trasferiscono la salute ai pazienti sotto forma di “medicina e benedizione”1Stefan Ecks, Rewied work: Aghor Medicine: Pollution, Death, and Healing in Northern India by Ron Barrett, in American Anthropologist, Vol. 114, No. 1 (March 2012), pp. 157.. Per lo schema trasformativo, il sadhu deve aver prima praticato molti difficili esercizi spirituali. Come il fiume Gange, l’Aghori può consumare qualsiasi tipo di inquinamento e digerirlo.

Barrett riesce a dare un senso alla medicina Aghori ma non a generalizzare le sue scoperte al pluralismo medico in India.

Per Barrett,

«la “medicina come mezzo” riguarda il modo in cui la guarigione viene attuata non solo nell’ashram Aghori ma anche nelle relazioni medico-paziente in India, in tutti i sistemi medici. È vero, alcune forme di guarigione si concentrano più sulle qualità del guaritore che sulle qualità della sostanza prescritta, ma ci sono poche prove che questo sia un tratto universale delle interazioni medico-paziente. E non è certamente vero che i pazienti indiani non avrebbero alcun interesse per la sostanza che ingeriscono fintanto che è benedetta da un guaritore che riveriscono. La maggior parte della guarigione in India non comporta né un “trasporto” della malattia dal paziente né una “trasformazione” all’interno del guaritore né, in verità, qualcosa che possa suggerire un atto di “benedizione” del rimedio.»2Stefan Ecks, Rewied work: Aghor Medicine:  Pollution, Death, and Healing in Northern India by Ron Barrett, in American Anthropologist, Vol. 114, No. 1 (March 2012), pp. 157.

Come tutte le correnti dell’Induismo, gli Aghori credono che tutte le apparenti differenze nel mondo siano illusione e che ognuno debba raggiungere l’unità con l’universo. Una particolarità di questo culto è la “non-discriminazione”, essendo ogni cosa emanazione del Dio Shiva, questi non possono fare alcuna differenza. Per Barrett questo potrebbe essere un buon inizio per una causa di destigmatizzazione (di alcune malattie, come la lebbra) nel contesto indiano.

Leggi anche:  Ayahuasca sul campo: la conclusione del viaggio (pt. 3)

La non-discrimazione potrebbe diventare una “medicina” contro la brutta deriva che sta prendendo il mondo e potrebbe essere applicata per eliminare gli stigmi di ogni società.

Tutte queste bizzarre pratiche sono il motivo per il quale la gente si mostra reverente nei confronti degli Aghori. Nonostante il loro cannibalismo e i loro rituali riguardanti la morte, queste persone, come molte altre, hanno un solo obiettivo, incontrare Dio.

 

 

Bibliografia:

  • Barrett R., 2008, Aghor Medicine: Pollution, Death, and Healing in Northern India, University of California Press, 2008, Los Angeles.
  • David B. M., 2012, The Third Face of Shiva: Tantra and Transgression Among the Sadhus of India, New Dawn Publications, 2012.
  • Ecks S., 2012, Rewied work: Aghor Medicine:  Pollution, Death, and Healing in Northern India by Ron Barrett, in American Anthropologist, Vol. 114, No. 1 (March), pp. 157-158.
Facebook Comments

Stefano Avanzi

Classe 1998, studente di Beni Culturali all'Università di Torino. Appassionato di civiltà orientali, religioni e antropologia medica. Sogno la giustizia nel mondo e di diventare antropologo.