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Film horror americani: una serie di riflessioni

I film horror sono i miei preferiti in assoluto.

L’horror è il genere più d’intrattenimento a mio parere, i film dell’orrore danno la botta di adrenalina, se sono fatti bene meritano di essere visti per goderne, se sono trash per riderne.

In questo articolo mi riferisco al cinema americano degli ultimi dieci anni, ed esclusivamente alle grandi produzioni e ai campioni d’incassi. Nulla a che vedere con i grandi classici come The Blair Witch Project (1999) di Daniel Myrick, o a The Witch (2015) di Robert Eggers, bellissimo, il mio ideale di vita tra l’altro.

No no, qui parliamo di film di cassetta, piccole perle senza impegno come Sinister, film del 2012 scritto e diretto da Scott Derrickson, Slumber, film del 2017 di Jonathan Hopkins, Obbligo o Verità, del 2018, di Jeff Wadlow.

I film dell’orrore americani risultano particolarmente interessanti perché mostrano stralci di vita perfetti di famiglie modello. Con le loro case incredibili, immerse nel verde, i loro lavori prestigiosi, il loro aspetto sempre impeccabile e un alto livello di istruzione. Evidentemente niente a che fare con l’americano medio.

Qualcuno ha dato un occhio alle statistiche allarmanti sul deficit cognitivo dilagante negli USA? Basta guardare il loro presidente. Insomma, un circolo vizioso di violenza strutturale e liberismo selvaggio fanno in modo che la maggior parte dei cittadini americani siano incastrati al di sotto di una soglia considerata accettabile di benessere sociale. Un fantastico paese dove hai tutta la libertà che vuoi di essere un povero coglione obeso e senza assicurazione sanitaria.

Questi perfettini vengono sempre attaccati da forze oscure, provenienti da un presunto passato lontanissimo.

Bambini strupendi con i loro grandi occhi lucidi, il faccino angelico scavato da occhiaie profonde, che raccontano con una proprietà di linguaggio eccessiva e una teatralità solenne di come “le tenebre li vogliano prendere”. Dai su. Noi a otto anni saremmo mai stati così concisi, tragici e adorabili? Io non credo.

Ho come l’impressione che gli americani vogliano emulare, con questi film, un passato antichissimo, mistico e oscuro assolutamente inesistente, per sopperire alla mancanza di una storia antica americana vera e propria.

Ovviamente tenendo conto del fatto che l’americano medio non considera la cultura dei popoli precolombiani, abitatori originari del continente americano spazzati via dalla bramosia d’oro dei conquistadores e dalle malattie europee, per l’esistenza del mitico effetto a collo di bottiglia che ne ha sigillato l’ecosistema rendendoli vulnerabili ai morbi europei.

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Può questo essere l’ennesimo esempio di un complesso di inferiorità degli americani verso la cultura europea, così affascinante, ramificata e con radici antiche nel tempo? Può essere la ricerca di passato suggestivo, riconoscibile in delle radici culturali di cui si sente la mancanza? Può lo stile dei film horror americani far parte di un discorso più ampio?

I film dell’orrore rispecchiano quelle che sono le ansie del paese, dai film sulla guerra, a quelli sulle epidemie, la distruzione della civiltà, l’invasione aliena, il traffico (il mitico Carmageddon di cui spesso parla la BBC). Proprio per la loro natura devono portare con sé delle paure, risvegliare delle angosce, quindi perché non una mancanza? Perché allora non un senso di inferiorità perenne?

Andando negli States si ha l’impressione che ci sia un continuo tentativo di emulazione dell’europa nelle rappresentazioni culturali (ovviamente parlo esclusivamente di quelle di epoca postcoloniale, i Nahua non avevano nulla da invidiarci in quanto a stili e ricchezza dell’iconografia).

Se si va a visitare il Museum of Fine Arts di Boston, nella sezione dell’arte americana moderna si potranno ammirare ricche esposizioni di stanze. Stanze. Ok, al piano di sotto, che rappresenta l’antichità, tutta l’arte precolombiana, Mesoamerica, Sudamerica. Al piano di sopra i contemporanei, Pollock, Frida Khalo e Picasso, mica robetta.

La sezione delle stampe giapponesi psichedeliche anni ’70 è da paura, alla parte dell’antico Egitto c’è da piangere.

Insomma, tutta l’arte migliore del globo, antica, moderna, contemporanea, è lì in bella mostra.

E loro, come esempi di arte americana di 1650-1700-1800, mettono delle stanze. Stanze arredate, foderate e piene zeppe di ricami e merletti e pizzi alle pareti che manco nonna papera.

Porcellane pseudo francesi, mobili circa-Luigi XIV, insomma la fiera del kitsch. Un’imitazione sentimentale superficiale. Si saranno davvero amati i due maledetti cherubini di porcellana che si scambiano un salivoso bacio sul comodino della stanza da letto della figlia di Jonathan Corwin? Io non credo.

America, perché tutta quest’ansia? Volevi davvero farci vedere il gusto impeccabile della tua argenteria, in perfetta linea con la madrepatria? Non sono un’esperta, ma sono certa che tutta quella tappezzeria foderata non fosse proprio necessaria, si può chiedere a qualunque nonnina.

La mia conclusione antropologica? Penso che in una manifestazione culturale come il cinema debbano esserci per forza dei segnali significativi di quello che è il senso comune del paese che li ha prodotti. Penso anche che, essendo l’America un paese di fondazione di matrice europea, a discapito purtroppo degli abitanti originari, sia inevitabile che la cultura sia mutata tenendo conto di ciò.
Con un misto di volontà di indipendenza e distacco, in particolare dalla madre patria inglese.

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Che il bisogno di sentirsi legittimati a vivere sul suolo americano, tra la miriade di fenomeni che ha generato, includa anche un genere molto specifico di produzioni cinematografiche caratterizzate da una fascinazione per l’antichità non è da escludersi.

Insomma, desiderate tanto ardentemente qualche antico demone proveniente dalle profondità di un passato inesistente che possa legittimare in qualche modo la vostra presenza sul continente americano? Anche voi volete sentirvi un popolo tormentato dalle radici della propria potentissima cultura millenaria? Fate pure. Basta che non fate sempre vedere lo spirito nella prima mezz’ora di film, o peggio ancora nel trailer. E’ spoiler.

 

FILMOGRAFIA

The Blair Witch Project, Daniel Myirick, USA, 1999, https://www.mymovies.it/trailer/?id=32918

The Witch, Robert Eggers, USA, 2015, https://www.mymovies.it/film/2015/thewitch/

Slumber – Il Demone del Sonno (Slumber), Jonathan Hopkins, USA, Gran Bretagna, 2017, https://www.mymovies.it/film/2017/slumber/

Sinister, Scott Derrickson, USA, 2012, https://www.mymovies.it/film/2012/sinister/

Obbligo o Verità (Truth or Dare), Jeff Wadlow, USA, 2018, https://www.mymovies.it/film/2018/truth-or-dare/

Giulia Ghidelli