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Fenomenologia dei meme

Vi sono “Memi” e “Memes”

Quello in copertina è un meme, o meglio: un tipo di meme. Tale termine è caro al discorso antropologico e fu coniato da Richard Dawkins nel 1976 intendendo “gli elementi culturali minimi trasmessi per imitazione“. Vi è già tuttavia un ottimo articolo nel catalogo di HomoLogos per quel che riguarda la Memetica e il Darwinismo Culturale. Ne consiglio la lettura in quanto davvero ben fatto. I meme di cui vorrei discutere in questa breve dissertazione sono quelli che si possono trovare tutti i giorni sui social o nelle semplici ricerche internet. Che cosa sono? Come nascono e come muoiono? Si possono considerare come valvole sociali? Ma soprattutto: che cosa narrano con le loro immagini e le loro frasi?

 

Storia dei Meme

Con la nascita di Facebook (2004) e altre piattaforme social, iniziarono a girare immagini spesso accompagnate da un testo con la funzione di “barzelletta visiva”. Semplici immagini che a seconda del contesto venivano modificate per essere comprese da coloro che ne usufruirono. Tra i primi meme possiamo ricordare gli “Stick men” tra cui Computer guy.

 

 

Si trattava per la maggior parte di immagini fatte male, utilizzando Paint ma di cui l’efficacia stava nel contesto in cui venivano immerse e nel tipo di battuta. Ma è già interessante notare come abbiano un elemento in comune con i memi di Dawkins: l’imitazione e la ripetizione. Volendo dare una forma a questo fenomeno abbiamo la struttura, sempre presente sotto forma di immagine e poi una sovrastruttura dettata dal testo, spesso (ma non sempre) presente. La struttura è l’elemento che viene ripreso e modificato e tramite il quale il meme sopravvive e si “riproduce” mentre la sovrastruttura ne permette l’adattamento a diversi ambienti culturali.

Questa forma d’intrattenimento ha preso velocemente piede ed è stata consolidata dalla nascita di pagine social dedite alla loro creazione e attorno alle quali girano anche dei discorsi economici non banali. Sempre più si assiste a casi di “freebooting”: veri e propri furti di idee dove del materiale creato da una fonte viene spacciato per un altra. Si può parlare di proprietà intellettuale per quel che riguarda anche questo processo creativo. Alla fine, la qualità di un meme è riflesso della creatività di una persona o di una pagina e della sua capacità comica ed espressiva.

Al giorno d’oggi i meme hanno assunto forme più dinamiche e sagaci attingendo dall’attualità e da diversi campi come la politica. Famoso è il caso di questo frame tratto dalla campagna politica di Bernie Sanders e adattato ad altri contesti:

 

Vita e morte di un meme

Dopo aver visto brevemente la loro storia restano diverse domande. Tra cui: come nasce un meme? Si tratta di una domanda complessa in quanto vi sono un numero senza fine di meme-genesi. Provando a semplificare prenderemo ad esempio la vita di un meme divenuto abbastanza famoso l’anno scorso: “Me and the boys”.

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Meme esplicativo

 

Facendo qualche ricerca e prendendo a riferimento quanto dice il sito Knowyourmeme, la forma sopra riportata è in realtà la fine di un lungo processo dove la sovrastruttura “Me and the boys” trova finalmente una forte consolidazione nella struttura di un frame che ritrae dei supercattivi del vecchio cartone animato di Spider Man. Si tratta  quindi di un caso particolare in quanto la frase circolava già da diversi anni con un’accezione gregaria e aveva utilizzato diversi template. Nel Maggio 2019 l’immagine inizia a diffondersi e si comincia a vederla utilizzata nei contesti più separati. Di seguito si riporta qualche esempio:

 

Esempi n.1 di utilizzo di template di meme

 

Ci si accorge della flessibilità e delle potenzialità di questo genere di comicità. Tramite una sola immagine le persone sono in grado al contempo di ridere e di sentirsi parte di una battuta, uno scherzo o una situazione condivisa da altri, ed è questa la sua forza e la sua debolezza.

 

Esempio n.2 di utilizzo di un template di meme

 

Una volta che infatti la situazione sociale cambia, se il meme non riesce ad adattarsi o semplicemente le persone iniziano ad annoiarsi dell’immagine cercandone altri, ecco che un meme diventa cringe, tradotto dall’inglese: “imbarazzante”. Un termine oramai di uso comune anche in italiano e sottolinea la stranezza di una situazione o, in questo caso, la ripetività della battuta (come provare a spiegare una barzelletta dopo averla raccontata). Così quindi un meme perde d’efficacia e viene dimenticato1In alcuni casi, una struttura può essere ripresa a distanza di anni e subire un breve revitalizzazione per poi tornare nell’oblio..

La “funzione sociale” dei meme

Ma perché al giorno d’oggi le nostre bacheche o le pagine instagram sono piene di queste immagini? Dovremo fare l’ennesimo esempio applicando un’analisi duale sul piano cronologico della realtà e del mondo virtuale. Questo 2020 è iniziato in preda a diversi avvenimenti infausti: prima la crisi USA/Iran, poi gli incendi dell’Australia e della Siberia e, ovviamente, l’emergenza COVID-19. Per ognuno di questi eventi la mente social si è espressa anche (e soprattutto) attraverso i meme:

 

 

Friends e WWIII

 

La risata è una componente fondamentale per la dimensione umana. Peter Berger intitola uno dei suoi lavori “Homo Ridens”2http://Berger Peter L., 1997, Homo Ridens, La dimensione comica dell’esperienza umana, ilMulino, Bologna. dove sottolinea l‘importanza del comico non solo con capacità di resistenza alle avversità ma piuttosto di resilienza ad esse.

 

DeLuca e la Quarantena

 

Alla base dei meme vi è quindi la capacità di ridere dei problemi e grazie a questo renderli meno spaventosi, più vicini alla personale normalità di ognuno. Questo processo non avviene in un teatro, al cinema o dal vivo ma su uno spazio virtuale. Una risposta e un adattamento ai tempi e al mondo in cui ci troviamo. A questo punto si può affermare con una cauta sicurezza che i meme potrebbero diventare (e lentamente stanno diventando) strumenti preziosi per gli antropologi di tutto il mondo in quanto ciascuna di queste immagini proietta particolarità di un dato orizzone culturale.

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Ridere di sé per ridere del mondo (e viceversa)

Ridurre tuttavia a semplice strumento di misurazione delle masse un tale fenomeno eterogeneo e poliedrico sarebbe a dir poco restrittivo. I meme si presentano sotto vari aspetti: dai meme “normaloni”3Termine coniato per indicare meme semplici, fatti senza troppo sforzo ma che possono riscontrare molto successo tra molte persone appunto perché innocui. ai meme dettati dal black humor. 

Un altro aspetto focale è sicuramente la capacità di ridere del mondo che ci circonda e quindi, sia indirettamente che direttamente, ridere di noi stessi. Forse si potrebbe sintetizzare il termine meme in: “l’umanità che non si prende sul serio“. Tale sentimento si avverte bene in quelle immagini dissacranti e tramite le quali si applica una riflessione sul mondo contemporaneo. Ma attenzione: non si deve a mio avviso, circoscrivere il fenomeno a “tendenza” perché siamo davanti a una rifinita tecnica di comunicazione che le persone utilizzano oggigiorno per aumentare la propria connettività/appartenenza a un mondo sempre più dinamico.

Conclusioni

E se affermassimo che anche l’antropologia fosse un meme? Anzi, il meme di sé stessa (e non in senso dawkinsiano).  Questa provocazione nasce rispetto alle metodologie sviluppate dai ricercatori in tutto il mondo: sempre in costante evoluzione e in costante cambiamento, senza mai prendersi sul serio e grazie a questo continuare a cambiare prospettiva, arricchendo la propria percezione globale.

Non intendo certo affermare che l’esperienza di ricerca ormai in moto da più di un secolo non sia valida, anzi: proprio in questo lungo percorso i momenti in cui la disciplina ha fatto dei grandi passi in avanti è quando ha scosso le proprie fondamenta capendo di non poter edificare nella “palude” che è l’essere umano. Questo non ha fermato i ricercatori del passato ma ha avuto l’effetto di spingerli a trovare nuove strategie mai prese in considerazione prima d’allora.

In questo gioco di specchi che è la comicità vi sono tracce dell’esperienza umana quotidiana: cosa le persone stanno vivendo, pensando o sentendo in un dato momento storico. Gli specchi sono tutti davanti a noi sotto forma di immagini da non prendere troppo seriamente. Sta ai ricercatori odierni districarne il messaggio. Forse, come mostra il meme di chiusura, tutte queste immagini sono il semplice “eco” dell’essere umano di sentirsi parte di qualcosa. Un arginare la solitudine incalzante di ogni giorno ma alla quale resiste grazie a nuove strategie.

Bisogna ammettere che in parte si tratta di una generalizzazione pessimistica. Ma prendereste mai sul serio un articolo sui meme?

 

Immagine finale
“È il 2020 e tu stai ridendo per delle immagini online. Le immagini sono divertenti perché ne capisci le fondamenta contestuali degli scherzi. Questa comprensione ti fa sentire incluso, come se fossi parte di un inside-joke. Lanci uno sguardo alla tua sinistra, poi alla tua destra. In realtà sei solo. Ti sei sentito solo per anni ma le immagini ti aiutano a dimenticarlo. Le immagini online ti fanno sentire come se stessi avendo una genuina esperienza condivisa. Ma, nel profondo, dentro di te sai che non lo è, perché c’è un vuoto nel tuo cuore che nemmeno il più frizzante dei meme potrà mai colmare.”

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Lorenzo Preda

Studio Antropologia culturale a Venezia presso l'università Ca'Foscari. Laureato in Lingua e Cultura giapponese, mi sono avvicinato all disciplina per la necessità personale di un approccio critico e olistico alla realtà intorno a me. Cerco sempre di viaggiare il più possibile con e senza aiuti dall'ente universitario. I miei interessi di studio sono: i nomadi e i loro relativi modelli economici/ecologici, gender studies, sciamanesimo e percezione dello spazio/tempo. Ritengo anche la commedia e la comicità due fattori essenziali per la comprensione del discorso umano. Il mio obiettivo è portare avanti la riflessione antropologica in ogni aspetto della mia vita futura.