Echo-chamber: il 4 marzo vince Facebook

Echo-chamber, o camera dell’eco, è una situazione in cui informazioni, idee o credenze vengono amplificate da una ripetitiva trasmissione e ritrasmissione all’interno di un ambito omogeneo e chiuso, in cui visioni e interpretazioni divergenti finiscono per non trovare più considerazione [1].

Se l’Oxford English Dictionary ha deciso di eleggere post-verità (post-truth) come parola dell’anno del 2016 [2], ho la presunzione di credere che echo-chamber possa piazzarsi sul podio per il 2018.

All’effetto echo-chamber sono stati imputati i successi di Trump [3] e la vittoria del leave alla Brexit [4].
Mancando ormai una manciata di giorni al 4 marzo, potrebbe valer la pena approfondire l’argomento.

Is Facebook Keeping you in a political bubble?“, è il provocatorio titolo di un articolo pubblicato da Science nel marzo del 2015 [5]; tre anni fa, ben prima che gli elettori di Inghilterra e Stati Uniti rivelassero la risposta al quesito.

Effettivamente i social network, Facebook in particolare, mostrano la tendenza degli utenti a riunirsi attorno a narrazioni o visioni della realtà condivise e a formare gruppi solidali che commentano e discutono da una stessa prospettiva [6].

Facebook ha diversi catalizzatori che favoriscono questo processo.
Il primo è la sua caratteristica fondamentale: il gruppo di utenti del proprio network è costituito esclusivamente dagli amici.
Gruppi e pagine fanno il resto, costituendo spazi ancor meno porosi rispetto alla newsfeed, la bacheca principale.

Dulcis in fundo: gli algoritmi, il vero motore immobile della camera dell’eco.

L’obiettivo dell’algoritmo di Facebook è infatti di far vivere sul social un’esperienza il più possibile positiva, perciò mostra solo i contenuti che potrebbero interessare allo specifico utente [7].

In un certo senso, allora, l’effetto echo-chamber è paragonabile ad una scopa che nasconde la polvere sotto al tappeto. Il pavimento che tenta di tenere pulito, però, è quello di una polveriera.
L’echo-chamber non fa saltare l’intero casotto, anzi. Tiene freneticamente pulita l’unica, lucidissima mattonella dalla quale non riusciamo a distogliere lo sguardo.

Cosa c’è all’interno di questa mattonella? (Mattonella che personalmente rassomiglia sempre più allo schermo nero del Grande Fratello) Informazioni?

Magistrato denuncia: Su 10 spacciatori 9 sono neri, e grazie a PD sono impuniti” [8], “Perchè le hanno mangiato il cuore: Pamela, parla il criminologo: la ricostruzione mostruosa sui nigeriani…” [9]

Ciò a cui siamo esposti ogni giorno, dalla mattonella nera che tanto gelosamente custodiamo fra le dita, è informazione mediata, informata. Siamo esposti a giudizi sulle informazioni, che inevitabilmente propugnano, più o meno violentemente, una visione del mondo.

Informazione, poiltica-potere, letture-visioni del mondo. Questi tre fattori richiamano inevitabilmente uno fra i più grandi pensatori del Novecento: Michel Focucault.

Il potere non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare” [10] .

Proprio l’organizzazione reticolare del potere, concetto mai così attuale, e dell’informazione, è stata sfruttata con abile manipolazione nella battaglia politica che si esaurirà tra pochi giorni.
L’arma prediletta, in effetti.

Il concorso Vinci Salvini è la quintessenza di quest’arma.
A chi fosse sfuggita l’ultima mirabolante trovata del leader leghista, ecco un breve riassunto: iscrizione al contest tramite Facebook e poi via alla battaglia dei mi piace. Chi ne mette di più, in meno tempo, sulla pagina Matteo Salvini vince un post con la propria foto o una chiamata telefonica dal Capitano. Mentre per i vincitori finali persino un incontro vis à vis.

La scaltrezza e l’arguzia di questo machiavello sono innegabili.
In effetti Salvini non dimostra certo ora di aver compreso quanto potente sia il nuovo medium.
Sulle piattaforme social è il personaggio politico con più like per distacco, con circa due milioni di persone solo su Facebook.

Il contest sfrutta a pieno le dinamiche proprie dell’effetto echo-chamber, rimpallando i conenuti legati alla Lega in un’eco quanto mai rumorosa.

M5S non è certo da meno, anzi.
Creatore persino di una propria rete, il movimento è, probabilmente, l’emblema della politica del XXI secolo che è e che sarà.

If people are sorted into enclaves and niches, what will happen to their views? What are the eventual effects on democracy?” [11]

Se alle domande poste da Cass R. Sunstein, docente all’Harvard Law School, si suggerisse che un’inchiesta del Pew Research Center [12] dimostra che il 67% degli statunitensi oggi si informa attraverso i social media, forse il quadro delle risposte comincerebbe a farsi più chiaro.

La rete, che pareva essere il tanto agognato medium del popolo, dell’informazione libera e svincolata da interessi, è oggi il canale privilegiato del linguaggio del potere.

La rete si è trasformata nel comodo divanetto dello studio di Bruno Vespa. Un divanetto sul quale la politica può adagiarsi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
L’unico problema è che quel divanetto, assieme a tutto lo studio, ha traslocato nelle tasche dei nostri pantaloni.

-A. Stival

Fonti:
[1] http://www.treccani.it/vocabolario/echo-chamber_%28Neologismi%29/ (URL consultato il 20 febbraio 2018)
[2] https://en.oxforddictionaries.com/word-of-the-year/word-of-the-year-2016 (URL consultato il 19 febbraio 2018)
[3] Hooton, Christopher – “Your social media echo chamber is the reason Donald Trump ended up being voted President”The Independent (URL consultato il 19 febbraio 2018)
[4] 
Chater, James – “What the EU referendum result teaches us about the dangers of the echo chamber”NewStatesman (URL consultato il 19 febbraio 2018)
[5] http://www.sciencemag.org/news/2015/05/facebook-keeping-you-political-bubble (URL consultato il 18 febbraio 2018)
[6] Walter Quattrociocchi, Antonella Vicini – Misinformation, Neosocietà, 2016, p. 48
[7] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/13/facebook-aggiorna-il-news-feed-come-funziona-e-quali-aziende-premiera-il-nuovo-algoritmo/4089935/ (URL consultato il 20 febbraio 2018)
[8] https://voxnews.info/2018/02/07/magistrato-denuncia-su-10-spacciatori-9-sono-neri-e-grazie-a-pd-sono-impuniti/ (URL consultato il 20 febbraio 2018)
[9] http://www.daily-best.com/perche-le-hanno-mangiato-il-cuore-pamela-parla-il-criminologo-la-ricostruzione-mostruosa-sui-nigeriani/ (URL consultato il 20 febbraio 2018)
[10] Michel Foucault, Microfisica del potere. Interventi politici, Einaudi, Torino 1977, p. 184
[11] https://www.chronicle.com/article/The-Polarization-of-Extremes/19955 (URL consultato il 20 febbraio 2018)
[12] http://www.journalism.org/2017/09/07/news-use-across-social-media-platforms-2017/ (URL consultato il 20 febbraio 2018)

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