Domande a cavallo di Manifesta12: tra élites e gentrificazione

Che la cultura non sia appannaggio delle masse è storia lunga e sedimentata: arte contemporanea senza bugiardino per le strade e malloppi di carpette ordinate nelle gallerie private (prezzi annessi). Infinitamente capitalista, globalmente discussa ed irrimediabilmente incompresa: ecco l’arte del XXI secolo.

Manifesta12, dodicesima edizione della Biennale Nomade d’Arte Contemporanea Europea, ONG registrata in Olanda dall’ultimo quinquennio del secolo scorso, prova a scardinare regole e preconcetti e sbarca a Palermo, in un’irrinunciabile atmosfera di decadenza e progresso incorniciata da restauri ed ipoteche.

Il layout della città si educa, il piano regolatore si modifica, il risultato? Un andirivieni fluente di badge e personaggi eccentrici che vanno al passo delle carrozze e degli antichi mercati rionali; sembra quasi, a volte, che l’alta sartoria nord-europea faccia pendant con i policromi tendoni di Ballarò [1].

Dalla prima edizione, nel 1996 a Rotterdam, ne è passata d’acqua sotto i ponti. Dalla Croazia al Lussemburgo, dal Trentino a Zurigo, la sfida della “Capitale della Cultura 2018” è diventata duplice. Mentre il Sindaco Orlando belligera contro la salviniana chiusura dei porti, la sua Palermo viene invasa dall’onda dell’arte nomade.

Nata dall’idea di distanziarsi dai centri cristallizzati di produzione artistica, insieme al forte desiderio di esplorare terreni fertili per nuove formazioni d’arte, Manifesta tenta di monitorare e portare all’attenzione mediatica e di settore le ultime tendenze, creando una fervente mistura di località, folklore, internazionalità ed europeismo.

Mentre i palazzi si imbelliscono, le mostre si inaugurano ed i vernissage si popolano, il dubbio dell’antropologo si infittisce: tutto questo al prezzo della gentrifricazione?

Palermo è tristemente nota per ancestrali forme di degrado e di esclusione ed ha conquistato, allo stesso tempo, il titolo di città dell’accoglienza. Densa di opposizioni per ipotesi, si rivela in tutta la sua contraddittorietà anche in questa occasione.

L’iniziativa dei privati scaccia sempre più all’esterno le sacche di povertà degli antichi quartieri popolari. Il centro storico viene bonificato da ricche famiglie nobiliari ed alto-borghesi; il mercato immobiliare si rivoluziona. Come porsi innanzi ad un risanamento su iniziativa capitalista? Lo spunto rimane, ma la ricetta non è ancora pronta.

L’artista è il primo motore della gentrifricazione di un quartiere; osserva con occhio edulcorato la realtà, trae spunto dal quotidiano per rifugiarsi nella sua diffusione di massime, acquista a basso costo uno spazio da cui, a lungo termine, trarrà un massimo profitto sulla pelle del proprietario primo. Ben venga la cultura, ma non scivoliamo nel baratro della pornografia dell’incuria da esporre in una teca.

Torniamo a Manifesta12: l’installazione “Becoming Garden” di Gilles Clément, con la collaborazione di Coloco, allo Zen 2.

Sortito dal progetto dell’architetto Vittorio Gregotti che si aggiudica nel 1969 il concorso dello IACP, lo ZEN (Zona Espansione Nord) nasce dall’idea di urbanizzare la campagna limitrofa alla città strutturando un piano organico in varie insulae che fossero servite dai trasporti urbani.

De facto, tale spazio finisce per configurarsi come il luogo dell’isolamento a causa di ritardi ed intoppi burocratici sopravvenuti a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 e rimane vittima della chiusura dell’anello stradale della circonvallazione nei primi anni ’90.

Una volta inquadrato il contesto, la domanda: un’installazione d’arte contemporanea allo ZEN porta a termine l’obiettivo di un risveglio degli spazi meno bonificati dal punto di vista artistico verso una rinascita o diventa l’ennesimo terreno di uno scontro frontale tra due realtà incompenetrabili?

Nessuna risposta corretta o errata: un mare di supposizioni.

Chapeau a Manifesta12, agli olandesi, agli artisti e agli sponsor che hanno invaso la città; congratulazioni ai palermitani che si sono mostrati pronti e mai reticenti; rimane, adesso, aperta un’ultima questione: sarà l’arte il veicolo del cambiamento?

Fonti:

[1] Mercato storico situato nel centro nevralgico della città di Palermo. Tra gli ultimi baluardi della tradizione a fronte di un ammodernamento generalizzato.

©Manifesta12 Press Kit

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