Diete e norme nel Levitico: oltre il luogo comune

L’Antico Testamento è la prima parte della Bibbia e comprende il Pentateuco, conosciuto anche come Torah. Il nome di quest’ultimo scritto è indicativo perché già ne suggerisce la struttura, infatti a comporlo sono i cinque libri sacri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. La loro unione ha un profondo carattere fondativo in quanto viene eletta a riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica.

L’origine di questi scritti viene fatta risalire a Mosè, che li avrebbe esplicitati il secondo anno uscito dall’Egitto. La loro comparsa è tradizionalmente datata attorno al 535 a.C., benché sia comunque cosa complicata il tema della cronologia all’ interno dell’Antico Testamento.

I libri del Pentateuco sono una raccolta della storia delle tradizioni e delle leggi culturali, ma tra tutti gli scritti il Levitico è considerato codice principe di leggi. Il suo campo normativo riguarda sacrifici, comportamento dei sacerdoti, espiazioni e pratiche per arrivare alla santità.

La riflessione che elaborerò durante questo articolo sarà collegata alle norme alimentari nell’Antico Testamento per poi allargarsi ad una generale considerazione su come funzionano i molteplici rituali di purificazione e pulizia. Mi rifarò costantemente alla pubblicazione di Mary DouglasPurezza e pericolo”, che rappresenta un caposaldo dell’antropologia in quanto ha fornito nuove chiavi interpretative dei sistemi di pensiero.

«Fra tutti gli animali acquatici ecco quelli che potrete mangiare: potrete mangiare tutti quelli, di mare o di fiume, che hanno pinne e squame. Ma di tutti gli animali che si muovono o vivono nelle acque, nei mari e nei fiumi, quanti non hanno né pinne né squame saranno per voi obbrobriosi.»1 AA.VV., La Sacra Bibbia, Levitico 11:9-11, CEI 2008

Il Levitico si pronuncia in questo modo in fatto di dieta. Le disposizioni sono più o meno tutte simili nei toni, mentre i contenuti ricamano discriminazioni tra ciò che è possibile mangiare e ciò che non lo è. La selezione riguarderà, come in questo caso, la morfologia (le pinne e le squame per i pesci), ma non si fermerà a questo. Gli animali commestibili secondo il Levitico infatti non dovranno solo presentare determinate caratteristiche ma dovranno anche dimostrarsi coerenti rispetto al loro contesto (Douglas, 2013:101).

Le cose sembrano già complicate: cosa significa essere coerenti rispetto ad un ambiente? Per capirlo occorre fare un passo indietro.
Nella Genesi viene detto che Dio creò il mondo, composto da terra, acqua e firmamento2AA.VV., La Sacra Bibbia, Genesi 1:1-7,CEI 2008. Ognuna di queste classi ospitava forme di vita, ma non tutte le forme di vita erano pure. A definire cosa lo fosse e cosa no era la norma: se nell’acqua potevano essere puri solo gli esseri con pinne e squame, perché considerati gli adatti apparati di propulsione, allora tutte le creature che non rispettavano questa coerenza divenivano impure.

Dalla coerenza si passa poi all’unità: non si potranno mangiare quegli esseri che condividono caratteristiche con creature che appartengono ad altre sfere

«Ma fra i ruminanti e gli animali che hanno l’unghia divisa, non mangerete i seguenti: il cammello, perché rumina, ma non ha l’unghia divisa, lo considererete impuro[…]»3AA.VV., La Sacra Bibbia, Levitico 11:4-6, CEI 2008

Le leggi da rispettare imponevano delle definizioni nette, ma perché questo rigore e cosa si rischiava nel trasgredire? Il rispetto della legge garantiva la santità, che non è da pensare come un attributo morale anzi, è più chiaramente un atto di separazione e definizione. Osservare le regole che il Levitico prescriveva avrebbe portato alla benedizione divina, origine di tutte le cose buone, mentre ignorarle avrebbe portato pericoli.

Leggere norme di questo tipo ha messo in difficoltà molti studiosi4Si veda M. Dogulas, Purezza e pericolo, cap.III per il dibattito sull’interpretazione del Levitico. Si è guardato al Levitico come una raccolta di codici senza senso, altri hanno ipotizzato si trattasse di un modo della gestione di alimenti sani travestito da codice comportamentale.

Proprio Mary Douglas invece ha proposto di guardare al significato del Levitico concentrandosi particolarmente sul concetto di santità ed abominio. Lei sostiene che si debba fare un passo indietro: non è fondamentale guardare al contenuto delle leggi in sé per sé, occorre capire che cosa vanno a definire, qual è la loro struttura.

Unità e coerenza avrebbero portato alla santità e la santità alla benedizione. Tutto funziona sotto la norma, quello che non è compreso diventa immondo. Gli elementi citati vanno a sommarsi nell’interpretazione di Mary Douglas che comincia a vedere ciò che soggiace: l’orizzonte di senso.

Il Levitico allora si trasforma in uno splendido documento che testimonia ciò che solitamente rimane implicito: la costruzione delle categorie, degli schemi, attraverso i quali ordiniamo il mondo. Questo fatto è di straordinaria importanza e sottrae il Levitico a chi lo additava come primitivo e insensato (Douglas,2013:87). Senza negare il lato scabroso e violento di questo scritto, viene salvato il suo senso banale ma presente: creare delle categorie e rimuovere ciò che non ne fa parte.

Per capire meglio prendiamo questo principio e portiamolo dentro alla nostra quotidianità. Se qualcuno ci dicesse, mettendo un paio di scarpe sul tavolo, che queste sono perfettamente sterili, la nostra – o quantomeno la mia – reazione sarebbe quella di rimuoverle e posarle a terra. Lo faremmo perché sentiremmo il bisogno di “pulire”. Ma pulire che cosa? Le nostre categorie che usiamo per pensare e per vivere: perché sul tavolo si pranza e non è di certo il luogo dove mettere le scarpe.

Ho scelto di fare un esempio specificando la sterilità delle scarpe per evitare che si aprissero parentesi sul tema dell’igiene, perché, come sostiene la Douglas, sicuramente le nostre nuove conoscenze in merito ci hanno reso più attenti a situazioni “a rischio sporco”, ma non cambia il fatto che il nostro modo di pensare funzioni attraverso categorie che hanno determinate caratteristiche.

Tirando le somme, non dobbiamo pensare al modo che abbiamo di organizzare e vivere il mondo come un’ unica via possibile, priva di qualsiasi occasione di cambiamento. Capire che costruiamo il modo di vedere le cose e ragionare sul perché rassettiamo, mangiamo o utilizziamo determinati simboli, è il modo migliore per approcciare il proprio sguardo. “Vedere come vediamo” il mondo, è un modo per non dare per scontato nulla e per dare una possibilità a qualcosa di nuovo di entrare a fare parte degli strumenti che usiamo per costruire la realtà.

G.Balzani

Fonti:

[1] Per approfondire l’argomento si faccia riferimento a M. Douglas, Purezza e pericolo, il Mulino

[2] AA.VV., La Sacra Bibbia, Levitico 11:9-11, CEI 2008

[3]M.Douglas, Purezza e pericolo, Bologna, il Mulino, 2013, pg.101

[4]AA.VV., La Sacra Bibbia, Genesi 1:1-7,CEI 2008

[5] AA.VV., La Sacra Bibbia, Levitico 11:4-6, CEI 2008

[6]Si veda M. Dogulas, Purezza e pericolo, cap.III per il dibattito sull’interpretazione del Levitico

[7] M. Douglas, Purezza e pericolo,Bologna, il Mulino, 2013, pg.87

 

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