Crema solare e occhiali da sole: le origini

Andare al mare è considerato da tutti una delle soluzioni più efficaci per resistere alla calura estiva e riprendere il contatto con la natura, staccando la spina dal caos cittadino. Pensando alla lista degli occorrenti per trascorrere una giornata al mare, fanno subito capolino due cose: crema solare e occhiali da sole . È noto a tutti che una buona protezione solare è indispensabile per limitare i danni arrecati alla vista e alla pelle per l’esposizione al sole.

 

 

Disney, Topolino e Minnie

 

 

Immaginiamo di voler andare al mare ma di vivere in un tempo antico in cui l’occorrente per la nostra vacanza è irreperibile. Rinunceremo alla gita? La risposta è “no”. Come? Ricorrendo ai primi prototipi sperimentali di crema solare e occhiali da sole. Per fare ciò dovremo fare un salto indietro nel tempo, passando da una civiltà ad un’altra: eschimesi Inuit della preistoria, antichi romani ed egiziani ne sapevano davvero molto di più di quanto se ne potrebbe immaginare.

 

La simbologia del pallore nella Tarda età del Bronzo (1550 a.C)

Avere la pelle candida, non abbronzata dal sole, in passato era sinonimo di “nobiltà”. Immagine emblematica l’affresco del Palazzo di Cnosso1Fu un importante centro della civiltà minoica (la civiltà cretese dell’età del bronzo). Il palazzo di Cnosso è legato ad antichi miti della Grecia classica, come Minosse e il labirinto costruito da Dedalo, e quello di Teseo e il Minotauro., Il principe dei gigli, che raffigura un giovane dai lunghi capelli neri e dalla pelle pallida immerso in uno scenario bucolico dominato dalla presenza di gigli stilizzati. Probabilmente il giovane era un re-sacerdote; egli indossa un vistoso copricapo, decorato da gigli e piume di pavone mentre nella mano sinistra sembra trascinare un animale mitologico.

 

 

 

Il principe dei gigli,Tarda età del Bronzo ( ca. 1550 a.C.). Corridoio della processione – Propilei meridionali – Ala Occidentale

 

 

Questo affresco è solo uno di quelli presenti nel palazzo ma è l’unico in cui una figura maschile viene presentata con la pelle candida a differenza di altri. Nell’affresco Doròphoroi , ad esempio, i coppieri hanno la pelle bruna. Il colore della pelle era quindi una sorta di discriminante sociale giacché derivava dal tipo di mansione svolto: coloro che svolgevano lavori all’aria aperta come contadini, schiavi e atleti si esponevano al sole per molto tempo, abbronzandosi. Le donne e i gli uomini nobili, invece, non avevano motivi particolari per esporsi così tanto tempo al sole e di conseguenza potevano mantenere il loro incarnato candido.

 

 

Dorophoroi- Portatori di doni rituali- nella copia di parte dell’affresco della Processione. Propilei Meridionali. Ala Occidentale

 

 

La pelle bianca era considerata anche una caratteristica prettamente femminile: in affreschi e ceramiche le donne sono rappresentate da figure bianche. Il colore della pelle è così anche un tratto distintivo fra i due sessi.

 

 

Anfora a figure nere, 540 a.C.

 

 

Nell’età del Bronzo le donne reali non svolgevano mansioni diverse da quelle degli schiavi domestici. Erano, infatti, addette a preservare il focolare domestico, tessendo, specializzandosi in economia domestica mentre gli uomini vivevano la natura e conoscevano il mondo.

Crema solare: antica Grecia ed Egitto

Non si parla di crema solare nello specifico nell’antica Grecia ma di trucco che esaltasse il pallore della pelle. Il costituente principale del make up era il carbonato di piombo2Il carbonato di piombo, PbCO3 , è il sale di piombo (II) dell’acido carbonico situato principalmente nella biacca, un pigmento pittorico inorganico.
Una possibile crema solare per i greci era l’olio d’oliva, adoperato come toccasana in varie situazioni.

È con gli Egizi che comincia a prendere forma un primo prototipo di protezione  solare. I padri delle piramidi amavano esporsi al sole ma ne conoscevano anche i danni. La loro formulazione consisteva nell’impastare fango del Nilo e grasso di coccodrillo, spalmando il tutto sulla pelle; in questo modo creavano uno strato protettivo che limitava, per quanto possibile, danni alla pelle. È cosa nota infatti, quanto gli Egizi avessero a cuore la cura del corpo, considerato come dimora dell’anima che li avrebbe accompagnati anche dopo la morte. Si cimentavano nella preparazione di unguenti e oli profumati che non esitavano a mettere fra le scorte personali dei defunti, affinché potessero prendersi cura della pelle al loro “risveglio”.

 

 

Egiziane con coni di cera profumati sul capo

 

 

Una sostanza che ha preso piede nel tempo nel campo della protezione della pelle è stata l’ossido di zinco, composto inorganico insolubile in acqua e bianco allo stato solido. La sua azione è quella di formare sulla pelle un film protettivo che limita il passaggio dei raggi UV sulla pelle. Esso costituisce da più di trent’anni una base per le creme solari protettive. Nel 2016 l’UE ha inserito nella lista dei cosmetici autorizzati dall’UE.

 

 

Occhiali da sole: le origini

 

 

Inuit

 

 

La creazione del primo tipo di occhiali da sole della storia è stato attribuita agli Inuit, una popolazione indigena delle coste artiche dell’America, distribuita dalla Groenlandia sino all’Alaska; in Asia occupano l’estremità della penisola dei Ciukci. Tale habitat era in passato anche più esteso; con il regresso territoriale è andato diminuendo anche il numero degli I., oggi poco più di 100.000. Il termine indigeno I. significa letteralmente «uomini», mentre il nome Eschimesi, con cui sono generalmente noti, pare sia di origine algonchina e significhi «mangiatori di carne cruda»3Enciclopedia Treccani, voce “Inuit”.

 

 

Inuit e occhiali tipici

 

 

Gli occhiali degli Inuit erano costituiti da una striscia di legno o osso di tricheco che copriva entrambi gli occhi, lasciando solo una stretta fessura orizzontale come spiraglio per la vista. Questi occhiali erano utili protezioni in caso di tempesta di neve o di vento forte.

Neronem principem gladiatorum pugnas spectasse smaragdo sciveva Plinio parlando di Nerone, che era solito guardare combattere i gladiatori ponendo degli smeraldi sugli occhi.

 

 

Nerone, Quo vadis, film 1951

 

 

Un concetto di occhiali da sole simile al nostro quello della Cina del XII secolo che si specializzò nella produzione di vetri fumé di quarzo. Incredibile il fatto che il loro utilizzo non era legato alla protezione dell’occhio dal sole ma…dagli sguardi. Sembra, infatti, che venissero utilizzati dai giudici per nascondere lo sguardo e risultare imparziali alla platea.

 

Historia magistra vitae

Crema solare e occhiali da sole sono diventati con il tempo espressione di sè. Possiamo scegliere il grado di abbronzatura, evitando di danneggiare la pelle, e che stile dare al nostro viso indossando il tipo di lenti che preferiamo. Siamo temporalmente distanti dalle antiche civiltà che però ci dimostrano anche nel quotidiano come la storia sia maestra di vita: un problema non si estingue al tramonto di un’era ma si tramanda nel tempo, così come i tentativi di risolverlo. Nessuna civiltà dovrebbe ritenersi estranea ai tentativi di risoluzione perché i posteri hanno bisogno di un futuro con meno problemi e più soluzioni.

 

 

 

Bibliografia:

  • Tozzetti Targioni, G.  1860, Notizie degli aggrandimenti delle scienze fisiche accaduti in Toscana nel corso di anni LX del secolo XVII, tomo primo, Mercato Nuovo, Giuseppe il libraio

Sitografia:

  • https://animali.hosk.info/la-storia-della-crema-solare-e-crema-solare/
  • http://www.neldeliriononeromaisola.it/2017/12/222733/
  • https://www.greensoulcosmetics.com/blog/la-cura-della-bellezza-nellantichita/
  • http://www.nononsensecosmethic.org/ossido-di-zinco-come-filtro-solare-vantaggi-e-svantaggi/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Fattore_di_protezione_solare
  • https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/chi-ha-inventato-gli-occhiali-da-sole

 

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Andreana Balsamo

Sono Andreana Balsamo, aspirante chimica e appassionata di antropologia culturale. Oltre alla lettura,il mio interesse principale è la scrittura di saggi, racconti e poesie; difatti gestisco un blog, Andreanahood, che unisce i miei vari interessi. Sono autrice di "Una finestra sul lago" e "Sussurri di vita", due raccolte poetiche. Altre mie grandi passioni sono l'arte e il teatro che vedo molto affini alla vita.

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