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Bacha-posh: la questione di genere in Afghanistan

Il caso delle bacha-posh: introduzione

In Afghanistan, così come in Pakistan, è diffusa una pratica socio-culturale chiamata bacha-posh, un termine che in lingua Dari significa “dressed as a boy”. Nelle famiglie in cui la nascita di una figlia femmina è vista come un limite per la società, si opta per il cambio di genere della piccola. I capelli vengono tagliati, i vestiti da bambina (o ragazza) vengono accantonati per essere sostituiti da indumenti maschili, il portamento muta e così via.

Il cambio di genere, se così possiamo definirlo, è il più delle volte imposto dalla famiglia a causa delle condizioni socio-economiche in cui versa il nucleo famigliare; vi sono casi (non isolati) in cui è la stessa ragazza a decidere di divenire una bacha-posh. I vantaggi del fingersi ragazzo sono molti: libertà di movimento, libertà di frequentare i luoghi pubblici, la possibilità di frequentare la scuola e praticare sport.

 

Le origini delle bacha-posh: il contesto dello sviluppo

Non vi sono numerose fonti scritte inerenti a questo tema, né sulla sua origine. Si sa che la pratica culturale e sociale del bacha-posh è diffusa da anni, forse secoli, e il motivo del suo sviluppo risiede nel contesto del paese in cui è praticata. Non vi sono statistiche inerenti al numero di ragazze che hanno deciso (per propria volontà o per volere dei genitori) di convertirsi in bacha-posh, ma si può comprendere il motivo di cotale sviluppo. Nelle aree rurali dell’Afghanistan il tasso di analfabetismo è pari al 90% (Gobbo, 2020); fino a qualche anno fa le donne ricoprivano ruoli di primaria importanza nel settore educativo, medico e pubblico, ma nel 1997 la situazione si ribaltò.

Il regime talebano impose un ban educativo cui le donne risposero prontamente istituendo scuole private all’interno delle loro abitazioni. Questa risposta non servì a fermare il regime che impose lo studio coranico esclusivamente ai minori di otto anni. Nel 1997 le donne furono protagoniste di un altro ban: il divieto di lavorare in luoghi pubblici. Con la caduta del regime nel 2001 la situazione è cambiata, seppur di poco. Solo nel 2004 si ebbe la svolta: L’Afghanistan aderì infatti agli Obiettivi del Millennio promossi dalle Nazioni Unite.

Gli obiettivi si basavano sulla promozione dell’educazione e l’eliminazione della disparità di genere all’interno delle scuole (WideAngle). La caduta del regime ha portato numerosi cambiamenti in Afghanistan, ma ad oggi il paese versa ancora in una segregazione sociale di stampo patriarcale che limita la mobilità, l’istruzione e fondamenti delle libertà femminili. Lo spazio e la capacità di azione delle donne, nonché la loro sessualità, è di fatto comandata dal patriarcato.

 

Bacha-posh: tra letteratura e docu-film

La mancanza di fonti scritte sulle bacha-posh non ha impedito al mondo cinematografico di approfondire il tema. Seppur le fonti siano scarse è opportuno menzionare due film sul tema: The Breadwinner (2017) e Osama (2003). La fonte scritta più attendibile è senza dubbio The Underground Girls of Kabul, della giornalista svedese Jenny Nordberg, la quale afferma:

Having a made-up son was better than none
(Nordberg in Corboz, 2019)

Questa breve frase raccoglie ciò che vi è da sapere e conoscere sulle bacha-posh e sulla società in cui la pratica si sviluppa.

Una donna che da alla luce solo figlie femmine è chiamata doktar-zai (“she who only brings daughters”), mentre il marito è etichettato come mada posht (“he whose woman will only deliver girls”) (Nordberg, 2014). Vi è una forte stigmatizzazione e reputazione sociale che dipende dalle generazioni future del nucleo, soprattutto dal loro genere.

La nascita di un figlio maschio è festeggiata, mentre la nascita di una femmina non è celebrata allo stesso modo. Il film d’animazione The Breadwinner, che si basa sui romanzi di Deborah Ellis, narra la storia di Parvana, la quale decide di tagliarsi i capelli e fingersi un ragazzino dopo che il padre è stato arrestato con l’accusa di favorire l’educazione e l’istruzione occidentale.

 

 

Parvana diventa ben presto Aatish: nel suo percorso non è sola e incontra Shauzia (Deliwar), la quale ha fatto la medesima scelta. Nel film d’animazione la conversione in bacha-posh è rappresentata al meglio, ponendo l’attenzione su particolari non solo estetici e comportamentali, ma sui cambiamenti che la società ha dinanzi ad un ragazzo rispetto ad una ragazza. Parvana (Aatish) è libera di andare al mercato, uscire da sola dopo il coprifuoco, lavorare per aiutare la madre, la sorella e il fratellino. La libertà di scelta di Parvana è stata condizionata dall’arresto del padre e dalla condizione economica che ha investito la famiglia.

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Il film del 2003 Osama, i cui protagonisti sono veri cittadini del paese, riprende molti dei temi già elencati, ma la drammaticità del reale è evidenziata non solo dalla presenza in scena di cittadini (piuttosto che di attori), ma anche dal luogo e dal contesto. Il film di Siddiq Barmak è stato girato a Kabul e narra la storia di Maria, poi Osama, la quale per scelta della nonna diventa una bacha-posh. La madre è vedova e non ha fratelli, è senza lavoro a causa della nuova legge e l’unica soluzione alla sopravvivenza è far sì che Maria diventi Osama. La nonna della piccola suggerisce quindi di tagliarle i capelli così da renderla un ragazzino.

I wish I had a son instead of a daughter. He would help me with work. I wish God hadn’t created women!

Sono le parole proferite dalla madre di Maria in un momento di disperazione. La povertà e la mancanza di sussistenza non lasciano altra soluzione e Maria diventa una bacha-posh accompagnata dalle parole della nonna:

A shaved man under a burka looks like a woman. A woman with short hair, a hat, and pants looks like a man

Il film offre un ritratto della società e del potere patriarcale nel paese, nel quale una donna non può girare da sola o salire in sella ad una bicicletta. Il finale è senza lieto fine: Maria, dopo essere entrata a far parte di un campo di addestramento talebano per bambini (assieme all’amico Espandi), viene scoperta essere una ragazzina e data in sposa al vecchio Mullah del paese.

Il docu-film She is my Son, disponibile su YouTube, narra le storie di diverse bacha-posh che per scelta o necessità hanno deciso di vestire i panni di un ragazzo. Nel breve documentario viene narrata (tra le altre) la storia di Asiya, la quale ha assunto un aspetto ed un comportamento più mascolino.

 

 

La ragazza risponde alle domande dell’intervistatore affermando che nel suo paese alle donne non è concesso fare ciò che possono fare gli uomini.

In Afghanistan people don’t have the same rights. In other countries men and women are equal, but that’s not the case here. Maybe that’s why I became a bacha-posh. Women aren’t able to do what men are

La sua è stata una scelta dettata dal potere patriarcale del paese, in cui il controllo sulla mobilità, sulla sessualità, sulla socializzazione e sull’istruzione è dettato dagli uomini. Aasiya è libera di fare sport, frequentare la scuola, uscire senza il velo e socializzare. Nonostante le bacha-posh siano considerate “invisibili”, nascondere il proprio genere in età adolescenziale diviene sempre più complicato e difficile: in molti casi le bacha-posh vengono additate e derise, la loro identià viene messa in dubbio e calpestata con tanto di frasi come “travestito”.

 

Bacha-posh: la questione di genere

La pratica delle bacha-posh rientra non solo nella sfera socio-culturale, ma anche in quella di genere. Hashimi ipotizza infatti che le bacha-posh possano essere considerate un terzo genere: né maschi, né femmine:

In Afghanistan there are girls, there are boys, and there are the bacha posh, a temporary third gender for girls who live as boys
(Hashimi, 2015 in Diksha, 2019: 210)

 

 

Si tratta quindi di un genere temporaneo: difatti, una volta raggiunta l’età adolescenziale, le bacha-posh sono riconvertite dai genitori in ragazze; nella maggioranza dei casi i traumi causati da questo cambiamento improvviso non vengono considerati, ma sminuiti. La libertà è nuovamente confinata al patriarcato, le vesti e gli atteggiamenti devono tornare ad essere eleganti e femminili a discapito dello shock psicologico cui le ragazze sono oggetto.

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Nel documentario She is my Son si comprende inoltre come molte ragazze decidano, nonostante il volere dei genitori e della società, di non abbandonare le vesti di bacha-posh e di proseguire liberamente con la loro scelta. Bisogna sottolineare che le bacha-posh non rifiutano il proprio genere (la stessa Aasiya afferma di aver ricevuto attenzioni da parte di alcune ragazze, dicendo di essere una ragazza come loro), ma rinnegano il contesto in cui quest’ultimo è inserito e limitato.

Ragazze come Aasiya, ribelli e sicure, vengono definite undergound o tomboy. In The Breadwinner Dealiwar dice ad Aatish:

You’re not a boy, you’re not a girl. If you look like you believe it, then they will too

In base a ciò si può parlare di identità negata o terzo genere? L’identità è negata nel momento in cui questa viene soppressa per volere altrui ma, nel caso di Aasiya, si può azzardare a definirla un’identità nascosta o camuffata.

 

Tra identità e Trishanku

Le bacha-posh, nel periodo di transizione e di riconversione, vivono in un limbo che può essere paragonato al trishanku induista. Pabitra Bharali espone la questione del trishanku in ambito diasporico (Trishanku Location), correlandolo al concetto di transnazionalità (esaminando due testi di Michael Ondaatje: Running in the Family e Anil’s Ghost) (Bharali, 2017).

La pratica del bacha-posh può essere considerata sia nei termini diasporici del trishanku, sia in termini di fluidità e hybridization. Nel libro di Ondaatje, Anil si è ribellata alla categorizzazione di genere adottano un nome maschile:

By blurring the lines between masculinity and femininity

Quanto descritto non è altro che una costruzione culturale che mira mettere in crisi la tradizionale idea del genere stesso (Bharali, 2017). Lo scrittore cingalese riporta infatti come la perdita di identità sia dovuto al rifiuto di un ruolo all’interno della società (ibidem).

 

Conclusioni

Le bacha-posh esprimono una non-conformità di genere volta a garantire loro, seppur in modo temporaneo in alcuni casi, la libertà. La pratica analizzata è un elemento caratterizzante della socità afghana, creato in risposta alla pressione vincolante della società patriarcale. Bacha-posh si è o si diventa. Si attua in situazioni di grave disagio economico (nelle aree rurali e nelle città) o per scelta personale (previa autorizzazione dei genitori). Il motivo principale è di stampo economico: l’assenza di un figlio maschio in famiglia pesa a livello monetario e lavorativo. La figlia femmina con caratteristiche più mascoline viene quindi convertita in bacha-posh affinché possa lavorare.

Altri casi riguardano la volontà personale di dedicarsi allo studio e al lavoro senza imposizioni, di partecipare alle attività sportive e scegliere di non sposarsi. Nonostante le bacha-posh siano considerate underground esse sono l’esempio di una riscoperta e rivalutazione di sé, di una lotta interna nella quale la rinuncia della propria identità pubblica porta alla forza della stessa nella sfera personale, idealizzata al raggiungimento di una propria indipendenza.

 

Bibliografia:

  • Bharali, P. 2017, Literary Herald Situating “Trishanku”: Hibridity and Transnationality in Michael Ondaatje’s Fiction. In Literary Herald. An International Refereed English e-Journal ISSN: 2454-3365 https://www.researchgate.net/publication/320991092_Literary_Herald_Situating_’Trishanku’_Hybridity_and_Transnationality_in_Michael_Ondaatje’s_Fiction/citation/download
  • Corboz, Julienne & Gibbs, Andy & Jewkes, Rachel, (2019), Bacha-posh in Afghanistan: factors associated with raising a girl as a boy, in “Culture, Health & Sexuality”, 22, 1-14. 10.1080/13691058.2019.1616113.
  • Diksha, Ph.D. Scholar. 2019, Bacha Posh: the invisible girl, in Language in India www.languageinindia.com ISNN 1930-2940 19:9 September 2019. Prof. Dr. S. Chelliah, Editor: Select Papers of the International Conference on Paradigms of Marginality in Literature-Exploring the Nuances.
  • Gobbo R. 2020, L’Afghanistan non è un Paese per donne. https://www.osservatorioafghanistan.org/articoli-2020/2517-l-afghanistan-non-%C3%A8-un-paese-per-donne.html
  • Hashimi, N. 2015. Afghanistan’s Female Sons. The tradition of bacha-posh. Foreign Affairs: https://shodhganga.inflibnet.ac.in
  • Mazzetto, M. 2020, Ragazze Invisibili: identità di genere e bacha-posh in Afghanistan, Dialoghi Mediterranei n. 45: http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/ragazze-invisibili-identita-di-genere-e-bacha-posh-in-afghanistan/
  • Nordberg, J. 2014, The underground girls of Kabul : in search of a hidden resistance in Afghanistan. New York :Crown Publishers
  • Ondaatje, M. 1982, Running in the Family, London/Berlin/New York: Bloomsbury, 2009
  • Ondaatje, M. 2000, Anil’s Ghost, London: Vintage Books, 2011

 

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