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Antropologia in pillole: l’amore dentro una capanna

Conoscere l’amore dentro una capanna: sessualità tra i Kreung

Avete mai sentito le frasi «meglio due cuori in una capanna» o «rimanere soli in un castello»?

Oggi sicuramente un giovane risponderebbe che i soldi per costruire un castello non li ha e neppure le abilità per costruirsi una capanna, perciò il desiderio naturale di  conoscere ed esplorare  i propri sentimenti e la propria sessualità si scontra inevitabilmente con la difficoltà reale di trovare un luogo sicuro per fare esperienza.

In spazi spesso lontani dalla famiglia, i rituali di corteggiamento tra i giovani prendono tante forme quante sono le storie dei loro interpreti, e sono molto diversi da un paese all’altro del mondo.

In una delle circa ventisette tribù che vivono nella provincia di Ratanakiri (nord-est della Cambogia), c’è una tradizione portata avanti dall’etnia Kreung secondo la quale, non appena le giovani raggiungono la pubertà, i genitori costruiscono una capanna separata dall’abitazione principale, dove le ragazze avranno la possibilità di invitare i ragazzi per conoscersi e, solo se entrambi consenzienti, fare sesso.

 

Regione Ranatakiri, Cambogia
Regione Ratanakiri, Cambogia

 

 

Da una prospettiva occidentale tale tradizione potrebbe essere considerata violazione di un tabù, in quanto i genitori sono solitamente considerati “protettori” della verginità di una donna e non promotori di incontri sessuali.

La cultura Kreung non giudica le donne in base alla loro verginità, come invece accade per l’etnia Khmer (la maggioranza della popolazione in Cambogia) ma in base all’integrità morale, alla simpatia e alla serenità con cui vive la propria sessualità.

La tradizione vuole che l’amante faccia visita alla ragazza solo di notte e senza farsi scoprire dagli altri abitanti del villaggio, e che siano le ragazze a scegliere il giovane da fare entrare nella capanna. Il motivo della visita può essere solo una chiacchierata o qualcosa di più, ma è soltanto la giovane a decidere fin dove spingersi.

 

 

Ragazza di etnia Kreung

 

 

 

Intervistate da una giornalista di National Geographic, le ragazze hanno così parlato del loro rapporto con questa tradizione: «Le capanne ci forniscono indipendenza e sono il modo migliore attraverso il quale possiamo esplorare il nostro vero amante… Se trovo un fidanzato speciale e ci amiamo entrambi, allora diventerò intima con lui e farò sesso nella mia capanna… Ma se smetto di amarlo e trovo un altro ragazzo che vedo più attraente, allora smetterò di fare sesso con il mio precedente fidanzato.»

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Tipica capanna kreung
Tipica capanna kreung

 

 

Secondo gli abitanti del villaggio, il divorzio e la violenza sessuale nella comunità rimangono inesistenti e le giovani donne si impegnano solo in relazioni con coloro con cui si sentono a proprio agio. 

I casi di gravidanze indesiderate sono pochissimi, perché i ragazzi prestano molta attenzione per non rischiare un matrimonio forzato. In caso di abuso sessuale il colpevole non solo riceve una multa dal capo villaggio e rischia l’esilio, ma vengono confiscati i beni animali della sua famiglia.

La paura di perdere prestigio sociale e la certezza di ridurre in povertà i genitori fungono da deterrenti contro questo tipo di violenza.

Con il passare del tempo, la tradizione di costruire la capanna dell’amore sta via via scomparendo. Oggi, i genitori costruiscono case più grandi dove una stanza (con una porta sul retro dell’abitazione) è dedicata alla figlia, che può comunque continuare la tradizione di invitare i ragazzi, per trovare lo sposo ideale e l’amore della propria vita.

Quindi «meglio due cuori in una capanna» o «rimanere soli in un castello»?

Credo che la risposta migliore sia funzionale alle nostre scelte, l’importante è non perdere di vista il motivo per cui ognuno di noi più o meno consciamente intreccia rapporti personali: conoscere l’amore.

 

Link esterni consultabili: https://www.youtube.com/watch?v=4VzFNfQTAAc