Alimentando el corazón. Intervista sul ruolo della cucina nativa per una migrante messicana negli Stati Uniti.

Durante il corso magistrale di “Metodologie della ricerca etnografica” noi studenti ci siamo confrontati con la possibilità di strutturare un’ipotetico progetto di ricerca, da corredare con un’intervista semi-strutturata. Avendo già lavorato sulla gastronomia messicana per la mia tesi triennale, ho pensato ad un progetto che potesse permettermi di continuare la mia “esplorazione culinaria”, provando questa volta a trasportare l’indagine al di là del confine settentrionale del paese. Questo perché la maggior parte dei migranti messicani si dirige infatti verso gli Stati Uniti, andando a costituire, nel 2017, una popolazione di più di 11 milioni, il 25% del totale degli immigrati dell’intera nazione1https://www.migrationpolicy.ong/article/mexican-immigrants-united-states (ultima consultazione 17/03/2019). Numero che, tuttavia, è risultato delle mere statistiche migratorie e che non tiene conto dei cittadini messico-statunitensi, i quali ammontano a più di 36 milioni.2https://factfinder.census.gov/faces/tableservices/jsf/pages/productview.xhtml?pid=ACS_17_1YR_B03001&prodType=table (ultima consultazione 17/03/2019)

A partire dalla testimonianza di una amica messicana, ora residente negli USA, ho cercato di farmi un’idea sul ruolo e le caratteristiche assunti dalla gastronomia nativa in contesto migratorio. Ovviamente tale obiettivo non può essere raggiunto tramite un’unica intervista, soprattutto perché la mia interlocutrice ricalca solo una delle tipologie di attori sociali che interagiscono in quel contesto. Si potrebbe parlare infatti di cittadini messicani che si recano negli Stati Uniti per turismo o per motivazioni legate al lavoro/studio; di individui nati in Messico ma emigrati oltreconfine, che oggi possiedono la cittadinanza statunitense; di cittadini statunitensi, in particolare delle nuove generazioni, di discendenza messicana. Solo considerando tale pluralità sarebbe possibile analizzare come i diversi soggetti si alimentano, consumando cibi che, sebbene possano essere rivendicati da ognuno come più o meno messicani, vanno a costituire dispositivi ibridi, a cui vengono assegnate funzioni diversificate e, forse, anche contraddittorie. Tutto ciò dando priorità ad una prospettiva che veda il cibo non solo come un fattore identitario legato all’idea di comunità, ma soprattutto come protagonista di istanze in continuo mutamento. Un qualcosa di inestricabilmente legato alle sfere percettive ed emotive dell’animo umano.

Il lavoro in questione ha costituito per me uno dei primi passi nell’universo della ricerca sul campo, ragion per cui questo articolo né sottolineerà gli intenti, ma soprattutto le mancanze. Mancanze che però mi hanno permesso di arrivare a cogliere tematiche e spunti di riflessione i quali, durante la definizione degli obiettivi di ricerca, non sarei mai arrivata a considerare. 

 

L’intervista

A causa dell’impossibilità di raggiungere fisicamente il continente americano in cerca di intervistati papabili, per questo progetto ho deciso di rivolgermi ad Ayerim, una delle prime persone che ho conosciuto sei anni fa, durante il mio anno all’estero in Messico. Il giorno dell’intervista entrambe, di fronte ai nostri computer, eravamo sedute sui nostri letti a più di 10.000 kilometri di distanza. Ci siamo incontrate l’ultima volta a gennaio e in questi mesi sono state poche le occasioni che ci hanno permesso di parlare un po’. Ayerim in quel momento si trovava in Messico, in visita alla famiglia per alcuni mesi. È appena tornata da una passeggiata, è sorridente ed ironica come sempre. Mette della musica e mi fa vedere la parete dietro di lei, di un intenso color smeraldo, dicendomi di averla pitturata il giorno prima. Mi confessa di aver sentito il bisogno di risistemare la sua stanza, nonostante a breve la lascerà definitivamente. Dopo un’oretta di chiacchiere fra amiche, decido di iniziare l’intervista.3Di seguito riporterò alcuni stralci di questo lavoro, quelli che a mio avviso si sono rivelati i più significativi. Le parti in corsivo costituiscono i miei interventi, mentre il restante corpo del testo corrisponde alle parole dell’intervistata. La conversazione è avvenuta ovviamente in spagnolo, tuttavia per quest’occasione ho deciso di affiancarla con una traduzione in italiano.

 

Messico
Giusados en cazuelas de barro – Preparazioni tradizionali cotte in pentole di terracotta

 

A ver… ¿Cuándo vivías en México tenías unos platillos favoritos? ¿Y cuáles, si sí? / Quando vivevi in Messico avevi dei piatti preferiti? Se sì, quali?
Obviamente tenía platillos favoritos. Los tamales4Piatto d’origine mesoamericana che consiste in un impasto di mais ripieno di carne, verdure o altre salse, dolce o salato, posto all’interno di diversi tipi di involucri vegetali e cotto al vapore. me encantan, creo que es unos de los principales. Las enchiladas5Tortilla (pane tradizionale, una specie di piadina a base di mais) ripiena di carne o formaggio, bagnata e cotta in salsa piccante. Accompagnata generalmente da formaggio grattugiato, panna acida, lattuga e cipolla. y los chilaquiles.6Triangoli croccanti di mais bagnati con salsa piccante, rossa o verde, ed accompagnati con carne, uova e latticini. Mis chilaquiles [chiude gli occhi e accenna un sorriso, come se li stesse davvero assaporando]… Los taquitos!7Piatto più rappresentativo della cucina messicana. Consiste in una tortilla di mais o farina d’altro tipo, nel quale avvolgere ogni tipo di alimento. I più comuni contengono carne, ma vedono variare il loro nome a seconda della tipologia dell’animale, della qualità di carne e della cottura utilizzati. También el consomé me gusta mucho, lo del mercadito. / Ovviamente avevo dei piatti preferiti. Adoro i tamales, credo siano uno dei principali. Le enchiladas e i chilaquiles. I miei chilaquiles… I tacos! Anche il consommé mi piace molto, quello che si trova al mercato.

Muy bien. ¿Y en cuáles ocasiones los consumías más? / Molto bene, ed in quali occasioni li consumavi maggiormente?
Pues, viviendo en el D.F. por lo regular, era cuando iba a visitar mis papas en Atlacomulco.8Atlacomulco de Fabela è la cittadina in cui ho vissuto durante il mio exchange year, dove risiedono i genitori di Ayerim e dove ci siamo conosciute. Porque no sé, siento que en los pueblos el sazón9In questo senso la parola si riferisce al “giusto sapore” che, a seconda della tradizione, un piatto dovrebbe avere. es diferente. Entonces… Tamales sí, a veces también antes del trabajo me comía uno. Pero era sobretodo en los fines de semana [che los comía]. / Bhe, vivendo perlopiù a Città del Messico li consumavo soprattutto quando andavo a trovare i miei genitori ad Atlacomulco. Non so perché, ma sento che fuori dalle grandi città le preparazioni acquistano un sapore diverso. Quindi… Di tamales ne mangiavo qualcuno anche prima del lavoro, a volte. Tuttavia li mangiavo soprattutto il fine settimana.

¿Entonces das importancia al hecho de compartir la comida? ¿Con tu familia o con los amigos?  / Quindi per te è importante condividere i pasti? Con la tua famiglia o gli amici?
Sí. Yo creo que la comida, sobretodo de México – y tú puedes confirmarlo, tú que has estado en México – la comida y la hora de la comida, con la familia, es como todo un evento. Es una hora en la cual compartimos comida, compartimos la plática… Todo eso. / Sì. Credo che il cibo, soprattutto quello messicano – e tu puoi confermarlo, avendo vissuto in Messico – il cibo e l’ora dei pasti, con la famiglia, costituiscono un vero e proprio evento. Un momento nel quale si condivide il cibo, ci si riunisce e si chiacchiera tutti insieme… Tutto questo.

Te quería preguntar si ¿sabes que la gastronomía de México fue reconocida en 2010 como Patrimonio de la Humanidad por el UNESCO?  / Sai che la gastronomia messicana è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2010?
Sí. / Sì.
¿Qué opinas sobre eso?  / Cosa pensi al riguardo?
Pues, a mí como mexicana me encanta la idea. Me encanta de que seamos reconocidos mundialmente a tal nivel, poque yo creo que la comida mexicana si lo vale. Ósea tenemos platillos que no son sencillos y por ejemplo la hermana de mi novio siempre me dice que le encanta la comida mexicana hasta solo verla. Porque me dice muchas veces “nosotros sí tenemos cosas que saben muy bien, pero tú las ves y no te dan ganas de comértelo comparado con lo mexicano. Probablemente porque lo mexicano tiene muchos colores, se ve bien y sabe bien”. Y estoy de acuerdo con eso. / Bhe, in quanto messicana ciò mi aggrada molto. Adoro che siamo riconosciuti mondialmente per questo fatto, perché credo che il cibo messicano vale tale titolo. Abbiamo delle preparazione per nulla facili e per esempio la sorella del mio fidanzato (statunitense) mi dice sempre che è affascinata dalla cucina messicana, anche semplicemente guardandola. Mi dice molto spesso “noi prepariamo dei piatti che hanno un buon sapore, però quando li guardi non fanno venire la stessa voglia di mangiarteli, come quelli messicani. Probabilmente perché la cucina messicana è davvero molto colorata, ha un bell’aspetto e un buon gusto.

¿Qué es por ti la comida mexicana? ¿Qué sientes cuando piensas en ella o la comes? / Cos’è per te la cucina messicana? Cosa provi quando la pensi o la consumi?
Bueno. Para mi ser mexicana, nacer en México y crecer en México – creciendo con toda esa comida – llega el punto de que la vemos como algo normal. En mi caso, como pues ya he dejado mi país por períodos largos, cuando regreso ya no la veo de la misma forma de como la veía antes. Ahora comerme un tamal, comerme un pozole10 Zuppa contenente chicchi di un mais particolare e molto grande, detto per l’appunto pozolero. Generalmente contiene anche carne, spezie e verdure di vario tipo., comerme unos sopes11Tortilla di mais spessa, fritta nello strutto e coperta di differenti ingredienti a seconda della regione., quesadillas12Tortilla che, malgrado il nome, può essere riempita con o senza formaggio. y todo eso, ahora es algo que… A parte el hecho de que me sabe muy bien y de que alimenta mi estómago, que pueda sentir los sabores en mi boca, ahora es algo que alimenta mi corazón. Porque estando lejos hay veces que me harto de comer tantas cosas que digo “esto no tiene sabor, esto le falta picante” – y a veces conseguir salsa que sea picante y que tenga buen sabor es algo muy difícil. Entonces cuando me vengo por acá y que tengo la oportunidad de comer cosas mexicanas, todo lo que me gusta, no solo alimento mi cuerpo sino mi corazón, mi espíritu. Es como [sospirando] “ah, por fin lo tengo otra vez”.   / Per me essere messicana, nascere in Messico e crescere in Messico – crescendo con tutte quelle preparazioni – arriva il punto in cui ciò che mangiamo diventa qualcosa di normale. Nel mio caso però, vivendo per lunghi periodi fuori dal mio paese, quando torno non concepisco la cucina messicana allo stesso modo di prima. Adesso mangiarmi un tamal, un pozole, dei sopes, delle quesadillas e via dicendo, adesso è qualcosa che… oltre al fatto che è saporitissima e che nutre il mio stomaco, che posso sentire quei sapori in bocca, adesso è qualcosa che nutre soprattutto il mio cuore. Perché quando sono lontana ci sono volte in cui sono stufa di mangiare cose che dico “questo è privo di sapore, a questo manca del piccante” – e a volte trovare della salsa che sia realmente piccante e che abbia un buon sapore è davvero molto difficile. Quindi quando torno in Messico e ho l’opportunità di mangiare cibi locali, tutto ciò che mi piace, non solo nutro il mio corpo, bensì il mio cuore, il mio spirito.

Signora messicana vendendo tamales in strada

Sabemos las dos qué ahora vives en Estados Unidos, pero me puedes acordar desde cuanto tiempo y por qué decidiste mudarte? / Come sappiamo ora vivi negli Stati Uniti, tuttavia mi potresti ricordare da quanto tempo e perché hai deciso di trasferirti?
[Prima di iniziare a rispondere fa una pausa, le scompare il sorriso e diventa più fredda] Llevo ya tres años. No, menos. Voy a cumplir tres años en… Agosto. Me mudé… Pues hubo varios factores. Primero me mudé por un tiempo corto, a California, y luego regresé a México. El motivo diría que es por las jornadas laborales. En México la verdad es que no me iba mal – sobretodo por lo qué se considera aquí – pero ya no me pude hacer a la idea13https://www.migrationpolicy.ong/article/mexican-immigrants-united-states (ultima consultazione 17/03/2019) de estar trabajando tanto tiempo por hacer el mismo sueldo. También dejé de trabajar en traducción, aquí trabajaba por una impresa de propiedad intelectual, y sí es algo que absorbía mucho mi tiempo. Siempre me pedían horas extras pero nunca me pagaban. Allá mi trabajo es completamente diferente, soy groomer, porque estudié también para ser groomer a parte de mi licenciatura. Trabajo con perros y me va mucho mejor económicamente. Entonces ese es el único motivo por el cual, en realidad, decidí mudarme para allá. / Sono già tre anni. Anzi no. Saranno tre anni ad… Agosto. Mi sono trasferita… Bhe, ci sono stati vari motivi. All’inizio mi sono trasferita per un breve periodo, in California, e poi sono tornata in Messico. Il motivo principale era la questione legata al salario. In Messico in verità non mi andava male – soprattutto considerando gli standard locali – però non potevo accettare l’idea di lavorare tanto a lungo senza un aumento di salario. Ho anche deciso di smettere di fare la traduttrice, lavoravo per un impresa di proprietà intellettuale, ed era qualcosa che mi impiegava molto del mio tempo. Dovevo sempre fare straordinari che non mi venivano pagati. Negli USA il mio lavoro è completamente diverso, sono una toilettatrice canina, dal momento che ho studiato anche questo mestiere oltre alla mia carriera universitaria [l’intervistata è laureata in Lingue e Traduzione]. Lavoro con i cani ed economicamente la mia situazione è molto migliorata. Quindi questo è stato l’unico motivo per il quale, in realtà, ho deciso di trasferirmi lì.

Y, a ver. ¿Tu alimentación ha cambiado desde cuando vives allá? ¿Si  sì, cómo? / La tua alimentazione è cambiata da quando vivi lì? Se sì, come?
Ha cambiado en todos sus aspectos. Por ejemplo allá no me gusta comer comida mexicana [mima le virgolette con le dita dicendo messicana] y está lleno de comida rápida. Es la realidad. Entonces encomencé a comer comida rápida. Ya no como cosas tan ricas. / E’ cambiata in tutti i suoi aspetti. Ad esempio lì non mi piace mangiare cibo messicano ed è pieno di fast food. Questa è la realtà. Quindi ho cominciato a mangiare molto nei fast food. Non mangio più cose così buone [come in Messico].

¿Qué tan importante es para tí seguir consumiendo platillos mexicanos mientras vives en otro país? / Quanto è importante per te continuare a consumare preparazioni messicane vivendo in un altro paese?
Me agrada, pero por lo regular cuando quiero comer algo mexicano prefiero cocinarlo yo, para que sea lo más cercano posible. Porque si voy a algún restaurante mexicano, la realidad es que se aleja demasiado del sabor de la comida mexicana como yo la conozco. / Mi piace, pero in generale quando voglio mangiare qualcosa di messicano preferisco cucinarlo io, affinché sia il più vicino possibile a ciò che dovrebbe essere. Perché, se vado in qualche ristorante messicano, in realtà il sapore del cibo è troppo distante da come io lo conosco.
Pero ¿sí es importante seguir comiéndola? ¿Aunque la cocines tú? / Ma quindi è importante continuare a mangiare quei cibi? Anche se li cucini tu?
Sí. Es tán importante para mí que prefiero cocinarlo yo para que tenga [el sabor]. Aunque sí cambie el sabor por los ingredientes, pero que tenga el sabor lo más preciso posible. / Sì, è così importante che preferisco cucinarli io affinché abbiano il sapore. Nonostante comunque il sapore cambi per gli ingredienti utilizzati, così almeno il sapore può essere il più preciso possibile.

¿Has tenido la oportunidad de compartir momentos con otros mexicanos desde cuando vives en Estados Unidos? ¿Y con diferentes personas de origen mexicana (como chicanos o mexicanos nacidos en Estados Unidos)? / Hai mai avuto l’opportunità di trascorrere dei momenti con altri messicani da quando vivi negli Stati Uniti? E con differenti persone di origine messicana (come chicanos14Chicano è un termine che si riferisce a uno statunitense di ascendenza messicana. È impiegato colloquialmente negli USA per definire i messicano-statunitensi, che essi siano cittadini statunitensi di provenienza messicana o individui con origini messicane nati negli Stati Uniti. La parola è nata per riferirsi agli abitanti di quei territori messicani che in seguito al Trattato Guadalupe-Hidalgo divennero parte degli USA (Texas, Arizona, Nuevo México, California, Utah, Nevada e parte di Colorado e Wyoming).  o messicani nati negli Stati Uniti?
Sí, creo que he convivido más con ellos que con mexicanos – mexicanos nacidos en México y crecidos en México. / Sì, credo che ho trascorso più tempo con questi ultimi che con messicani – nati e cresciuti in Messico.

¿Y alguna vez discutieron de los alimentos o las preparaciones de origen mexicana? / E qualche volta hai discusso con loro riguardo agli alimenti o alle preparazioni di origine messicana?
Ufff, sí. Sí lo hicimos [ride]. / Uff, sì. Sì lo abbiamo fatto.
¿En cuáles ocasiones? No sé si puedes hacerme un ejemplo. / In quali occasioni? Potresti farmi un esempio?
Mmh, por ejemplo en qué ingredientes debe de llevar algo: por ejemplo el pozole, qué es algo que me tocó probar. Mi primer día de la independencia allá me invitaron a comer los amigos de uno de mis tíos – mi tío lleva mucho tiempo viviendo allá también y por eso no lo considero tan mexicano – y fuimos a casa de estas personas que solo la mamá es mexicana, pero lleva viviendo allá más de treinta años. Entonces hizo un pozole y yo les preguntaba en donde estabas los rábanitos y la lechuga, cosas simples. Y ellos me decían porqué quería rábanos y lechuga en el pozole, también orégano, porque son cosas que ellos no le ponen. Y también el sabor [del pozole cambiaba], por el maíz me imagino, porque muchas veces el maíz allá también [es diferente]. Este caso del pozole es solo un ejemplo porque me ha pasado con otras cosas [de discutir sobre] los ingredientes qué debe llevar o no debe llevar. Con los chilaquiles cada vez es un trauma [ride], porque tenía mucho tiempo anejando unos buenos chilaquiles, entonces mi novio – buena onda – me quiso llevar a un restaurante mexicano en donde me dijo “estoy seguro de que sí los vas a encontrar como tú quieres”, porque no me habían encantado otros lugares. Y ya llegamos a este lugar y por empezar la salsa era una cosa rara, según una salsa roja pero la verdad no tenía nada de sabor. Y a parte pedí unos chilaquiles con huevo, y yo me imaginaba mis chilaquiles riquísimos, con el huevito estrellado, y no. Me hicieron como… las tortillas la revolvieron con el huevo y les pusieron salsa. Y ya. Y yo le pregunté a la señora [qué iba ahí] – porqué era un restaurante chiquito, era muy chiquito –  y que hablaba español, y empecé a platicar con ella: “¿Cuánto tiempo lleva aquí?” y este me dijo “Ay yo poquito, llevo seis meses”, y yo “Ay señora, ¿por qué me preparó mis chilaquiles así? Yo sí soy mexicana” [ride]. Y ya, estuve muy decepcionada de los chilaquiles. Y los burritos… ¡No son mexicanos! [Scandisce le lettere per rimarcare il concetto]. Y ellos los defienden de “sí son mexicanos, sí son mexicanos” y no. Creo que es ahí que entramos más en conflicto. / Mmh, per esempio su quali ingredienti una preparazione debba avere: per esempio il pozole, che è qualcosa che ho dovuto provare. Il primo giorno dell’indipendenza15Giorno dell’indipendenza messicana, una delle principali feste del paese, si festeggia tra il 15 e il 16 settembre. che ho trascorso negli USA sono stata invitata a mangiare da degli amici di mio zio – mio zio vive lì da molto e per questo motivo non lo considero più tanto messicano – e siamo stati a casa di queste persone di cui solo la mamma era messicana, però viveva lì da più di trent’anni. Ha quindi cucinato del pozole e io le chiedevo dove potevo trovare i ravanelli e la lattuga, cose basilari. E loro mi chiedevano perché volessi ravanelli e lattuga nel pozole, così come l’origano, perché lì non ci mettevano quelle cose. E anche il sapore del pozole cambiava, immagino a causa del mais, dal momento che anche il mais deve essere diverso. Questo caso del pozole è solo un esempio perché mi è successo lo stesso con altre cose, di discutere sugli ingredienti che una cosa deve avere o meno. Con i chilaquiles ogni volta è un trauma, perché era da tanto tempo che desideravo mangiarne di buoni e il mio ragazzo, molto carino, mi ha voluto portare in un ristorante messicano dove mi disse “sono sicuro che qui li troverai come li desideri”, in quanto altro posti in cui ero stata non mi erano piaciuti. Arrivati in questo luogo innanzitutto la salsa era strana, teoricamente una salsa rossa ma senza sapore. A parte avevo ordinato dei chilaquiles con l’uovo e io mi immaginavo i miei buonissimi chilaquiles, con l’uovo strapazzato, e no. Mi servirono… le tortillas erano mischiate all’uovo con della salsa. Fine. Quindi io chiesi alla signora che stava lì – perché era un ristorante piccolo, molto piccolo – e che parlava spagnolo, e inizia a chiacchierare con lei: “Da quanto tempo vive qui?” e questa mi disse “Ah, da poco, sono qui da sei mesi”, ed io “Ah signora, perché mi ha preparato dei chilaquiles così? Io sì sono messicana”. Ero molto delusa dai chilaquiles. E i burrito! No, non sono messicani! E loro si difendono con “sì sono messicani, si sono messicani” e no. Credo che sia questo il punto su cui entriamo più in conflitto.

Entonces desde tu perspectiva la forma en la cual tú, una ciudadana mexicana, consideras la cocina “típica” de tu país, ¿es diferente respecto a la de los inmigrantes de segunda/tercera generación o de los mexicanos que viven en EE.UU desde mucho? / Quindi dalla tua prospettiva la forma nella quale tu, una cittadina messicana, consideri la cucina “tipica” del tuo paese, è  diversa rispetto a quella degli immigrati di seconda/terza generazione o da i messicani che vivono da molto negli USA?
Totalmente. Sí, es totalmente diferente. / Totalmente. Sì, è totalmente diversa.

Messico
Tacos “autentici” VS Tacos “gringos” (statunitensi)

¿Qué piensas de la comida mexicana que se consume en los Estados Unidos? ¿Y del Tex-Mex? Ya me hablaste un poco de eso…[Sono interrotta].  / Anche se me ne hai già un po’ parlato, cosa pensi del cibo messicano che si consuma negli USA? E del Tex-Mex?
Es que yo creo que allá todo lo que es vendido como mexicano es Tex-Mex. Por ejemplo el hecho de ponerle arroz y frijoles absolutamente a todo, es algo que en México no se hace, es algo muy Tex-Mex que allá siempre lo venden como mexicano. También la forma en la cual preparan los tacos, aquí no se preparan así, por ejemplo me tocó [en] los stands donde pides tus tacos y te dan solamente la carne. Aquí te dan cilantro, cebolla y, en algunos lugares, también te dan pepinos y cosas así. Allá les ponen lechuga, les ponen queso – y no queso derretido como cuando aquí te comes, por ejemplo, un taco al pastor con queso – sino el quesito cheddar, rallado, y se lo ponen encima. Entonces sí: todo lo que venden como comida mexicana yo no lo considero… Al menos, yo no he tenido la fortuna de encontrarme un lugar que sea realmente mexicano. E incluso comiendo en lugares con amigos – como dices tú – mexicanos, que llevan allá mucho tiempo (segunda o tercera generación), aunque ellos preparen la comida mexicana no es como la preparamos en México. No es lo mismo [lo dice simulando il pianto]. / Credo che lì tutto quello che è venduto come messicano sia Tex-Mex. Per esempio il fatto di accompagnare tutto con fagioli e riso è qualcosa che in Messico non si fa, è qualcosa di molto tex-mex che lì sempre vendono come messicano. Anche il modo in cui preparano i tacos, qui non si preparano così, per esempio mi è successo negli stand dove ordini dei tacos e ti danno solo la carne. Qui ti danno il coriandolo, cipolla e, in alcuni luoghi, anche cetriolini e cose così. Negli USA ci mettono lattuga, formaggio – e non formaggio fuso come quando qui ti mangi, ad esempio, un taco al pastor con formaggio – bensì cheddar, a strisce, e ce lo mettono sopra. Quindi sì: tutto quello che vendono come cibo messicano io non lo considero… O almeno, io non ho avuto la fortuna di trovare dei posti in cui ci sia veramente del messicano. Compreso quando ho mangiato fuori con degli amici – come dici tu – messicani, che vivono lì da molto o di seconda/terza generazione, anche se loro preparano da mangiare non è come la prepariamo in Messico. Non è la stessa cosa.

Ósea tú me hablaste de las diferencias que hay entre la comida mexicana de México y la comida mexicana de Estados Unidos, pero ¿crees que hay también similitudes entre las dos? / Dunque tu mi hai parlato delle differenze fra cibo messicano del Messico e cibo messicano degli USA, però ritieni che ci siano anche delle similitudini fra le due?
Pues sí, sí hay similitudes, en los ingredientes por ejemplo. Allá agregan cosas o quitan cosas pero en alimentos específicos como el hacer una salsa, sí hay similutudes. Pero no entiendo porqué saben diferentes. / Bhe sì, si ce ne sono, ad esempio negli ingredienti. Lì ci mettono cose e ne tolgono altre pero negli specifici alimenti, come quando si fa una salsa, ci sono delle similitudini. Però non capisco perché sappiano così diversi.

¿Qué lugar identificas hoy como hogar? / Che luogo identifichi oggi come casa?
Ay eso precisamente… Acabo de comprar un libro solo porque leí de lo que se trataba y me llamó el atención. Se llama “Las gringas también lloran”. Habla de una señora [estadounidense] que se casó con un mexicano, se va a vivir a México y empieza también a convivir con la cultura mexicana. Empieza a arraigar cosas mexicanas en ella, regresa a Estados Unidos y ya no se siente tan parte de Estados Unidos; pero cuando viene a México tampoco se siente parte de México. Yo me estoy empezando a sentir un poco del mismo modo.  Aunque me sigue gustando mucho más México. Pero también por cuestiones sentimentales, emocionales. me he dado cuenta que hay muchas cosas buenas, entonces a veces me encuentro como en un limbo de donde es en realidad mi hogar, ¿sabes? Si es acá, con mi familia, amigos, costumbres… o más bien allá donde de algún modo me han acunado, me han aceptado, han intentado siempre hacerme sentir como parte de ellos. Entonces empieza ahí un poco el conflicto. / Ah esattamente questo… Ho appena comprato un libro solo perché ho letto di cosa trattava e ha attirato la mia attenzione. Parla di una signora statunitese che si sposa con un messicano, va a vivere in Messico e inizia a convivere con la cultura messicana. Inizia a fare sue cose messicane, ritorna negli Stati Uniti e non si sente più così parte degli Stati Uniti; però quando viene in Messico non si sente nemmeno parte del Messico. Io inizio a sentirmi un po’ nello stesso modo. Anche se continua a piacermi di più il Messico. Tuttavia anche per questioni sentimentali, emozionali, mi sono resa conto che ci sono molte cose positive, quindi a volte mi trovo in un limbo riguardo a dove sia davvero casa mia, lo sai? Se è qui, con la mia famiglia, amici, abitudini… o piuttosto di là dove in qualche modo mi hanno accolta, accettata, dove hanno cercato sempre di farmi sentire come parte di loro. Quindi è ì che inizia un po’ il conflitto.

Pero si tuvieras que vincular a tu idea de hogar una receta, ¿cuál sería? / E se dovresti legare a questa tua idea di casa una ricetta, quale sarbbe?
Colores mexicanos, fiesta mexicana, comidas mexicanas, insultos en español, que más…/ Colori messicani, feste messicane, cibo messicano, parolacce in spagnolo, cos’altro…
Te dejo terminar porque es igual de interesante, pero yo estaba hablando de receta gastronómica, de platillos. / Ti lascio finire perché mi interessa comunque, però io mi riferivo a una ricetta gastronomico, di preparazioni.
Ah, de platillos, ¡yo pensé que de mi vida! Bueno, dejame terminar antes con mi visión platónica… Los colores, pintar las casas con colores mexicanos – allá me deprime, todo es gris – pero que esté a limpieza de allá y ya. Ahora…/ Ah di piatti, io pensavo della mia vita! Va bene, lasciami finire prima con la mia visione platonica… I colori, dipingere le case con colori messicani – di là mi deprime, tutto è grigio – però che ci sia la pulizia di là e basta. Adesso…
¿Cuál receta te acuerda más tu hogar, tu idea de hogar?  / Quale ricetta ti ricorda di più cosa tua? La tua idea di casa?
¡Oh ya! Ay, es que hay demasiados. Sería tal vez algo muy casero que hace mi mamá… ¡El arroz rojo! Lo que hace mi mamá es el mejor. Por ejemplo allá – te digo que a todo le ponen arroz y frijoles – el arroz rojo, no sé como lo preparan, sabe muy mal. Pero incluso en México no me como el arroz de todas las personas. El primero es lo de mi mamá y es algo que siempre me recuerda a mi hogar cuando esté lejos. / Oh già! Ah, è che ce ne sono troppe. Sarebbe forse qualcosa di casalingo che fa la mia mamma. Il riso rosso! Quello che fa mia madre è il migliore. Per esempio di là – come ti ho detto mettono sempre riso e fagioli a tutto – il riso rosso ha un sapore orrendo, non so come lo preparano. Però anche in Messico non mangio il riso di altri. Il principale è quello di mia mamma ed è qualcosa che sempre mi ricorda casa quando sono lontana.

Después de todo lo que hemos platicado, desde tu punto de vista ¿qué significado tiene la comida para los mexicanos transfronterizos? / Dopo tutto ciò di cui abbiamo parlato, dal tuo punto di vista che significato ha il cibo nativo per i messicani oltrefrontiera?
Para mí depende de cuando tiempo hayan estado allá. Tengo ese tío que por ejemplo ya no le importa [de la comida mexicana], puede comer hamburguesas todos los días. Yo creo que les afecta más a los qué tienen poco tiempo [en Estados Unidos]. Sobretodo a los que sí crecimos en México, qué en realidad comimos mexicanos y que nos hacen probar cosas que supuestamente son mexicanas pero no tienen el sabor – que está un poco mezclado, Tex-Mex – yo creo que somos quién más nos afecta. A los que sí crecimos con comida mexicana real. Es algo del corazón. / Per me dipende da quanto tempo hanno trascorso lì. Ho questo zio a cui per esempio non importa più del cibo messicano, può mangiare hamburger tutti i giorni. Io credo che lo risente di più chi è negli Usa da poco. Soprattutto quelli che siamo cresciuti in Messico, che realmente mangiamo messicano e a cui ci fanno provare cose che teoricamente sono messicane però non ne hanno il sapore – che è tutto un po’ mischiato, Tex-Mex- io credo che siamo quelli che ne risentono di più. Quelli che siamo cresciuti con la vera cucina messicana. È qualcosa del cuore.

Pero los mexicanos de segunda o tercera generación, qué nacieron allá y que tal vez nunca fueron a México, ¿qué importancia tiene por ellos la comida mexicana según tu experiencia? ¿Qué significado le dan? / E i messicani di seconda/terza generazione, che sono nati lì e che magari non sono mai stati in Messico, che importanza ha per loro la cucina messicana secondo la tua esperienza? Che significato le attribuiscono?
Pues se sienten orgullosos de la comida mexicana pero, una vez más, por comida mexicana entienden nachos, entienden burritos, y se sienten muy orgullosos de eso. Hay algunos que sí saben que la comida mexicana es Patrimonio UNESCO entonces se sienten orgullosos por eso pero lo que no saben es que sus comida mexicana, no es mexicana. Pues finalmente, comida mexicana prefiero no comerla allá, al menos de que yo no la prepare. Para que conserve el sabor lo más parecido posible. Y pues siento que también al dejar la comida, no solo, siempre al ser migrante en otro país, creo que hay un punto en el que extrañas demasiado el lugar de donde vienes, y extrañas comer bien, comer real. Porque a mí la verdad me da tristeza y me enoja un poco el hecho de ver como venden cosas como mexicanas cuando en realidad no lo son, y el hecho de que muchas personas – por ejemplo de segunda generación – las defiendan de tal modo como mexicano. Pero no lo es. Muchas veces yo no lo hago como una agresión, solo como decirles “no has salido nunca de Estados Unidos y sí he vivido en México y allá no comemos así”. Solamente eso. / Bhe si sentono orgogliosi della cucina messicana pero, ancora una volta, per cucina messicana intendono nachos, intendono burritos, e si sentono molto orgogliosi di questo. Ce ne sono alcuni che sanno che la cucina messicana è Patrimionio Unesco e quindi si sentono orgogliosi di questo però quello che non sanno e che la loro cucina messicana, non è messicana. In definitiva, preferisco non mangiare messicano lì, almeno che non lo cucini io. In modo che conservi il sapore più vicino possibile. Eh bhe, sento che anche lasciare il cibo, non solo, sempre quando si è migranti in un altro paese, credo che c’è un punto nel quale ti manca troppo il luogo da cui vieni, ti manca mangiare bene, mangiare veramente. Perché a me veramente mi rattrista e mi fa un po’ arrabbiare vedere come vendono cose messicane quando in realtà non lo sono, e il fatto che molte persone, per esempio di seconda generazione, le difendano come se fossero messicane. Però non lo sono. Molte volte io non voglio aggredirli, ma solo dire loro “no sei mai uscito dagli Stati Uniti, io invece ho vissuto in Messico e lì non mangiamo così”. Solamente questo.

 

Messico

Riflessione e considerazioni finali

Riprendendo quanto già anticipato, questa è stata per me la prima vera intervista semi-strutturata mossa da intenti antropologici, ragion per cui presenta dei chiari limiti. Nel corso del dialogo ho spesso provato sentimenti di disagio. Ho faticato a calarmi nel ruolo di intervistatrice e avevo difficoltà nel vedere una persona che conosco da anni come un’informatrice; allo stesso tempo Ayerim ha sperimentato un’ansia da prestazione, in quanto voleva “essere professionale” per farmi fare bella figura, ma trovava paradossale farsi intervistare da me. Ovviamente mi preoccupava che le domande fossero poco chiare o troppo complicate.

Conclusa l’intervista sono stata pervasa da un senso di insoddisfazione: quello che era emerso non mi aveva particolarmente colpito o sorpreso, mi pareva che fossero state dette cose che più o meno mi aspettavo. Se quando vivevo in Messico mi avessero fatto le stesse domande avrei risposto incirca allo stesso modo, mi sono detta. Così ho passato i giorni seguenti a interrogarmi sulla scaletta: avevo posto le domande sbagliate? Erano troppo vaghe? Oppure semplicemente non avevano permesso all’intervistata di esprimersi in profondità?

Sebbene le domande possano senz’altro essere criticate, non costituivano il problema principale. Il mio più grande errore era stato proprio quello di farmi delle aspettattive. Desideravo far emergere una dimensione politica del cibo, di sentirmi raccontare come quest’ultimo potesse essere uno strumento di “riscatto” per le comunità messicane oltreconfine. Senza dubbio le parole di Ayerim fanno trasparire un forte senso di attaccamento al proprio paese e alle sue tradizioni culinarie, attaccamento viscerale, ma anche dal forte carattere nazionalistico. Allo stesso modo riusciamo ad intravedere la dimensione vissuta di questa ragazza, la sua esperienza di migrante e i suoi conflitti esistenziali, così come le sue categorie. Il cibo messicano autentico è per lei esclusivamente quello che si consuma in Messico, quasi come fosse un tesoro da difendere; un patrimonio gelosamente conservato, simbolo della sua infanzia, dei suoi legami e delle sue radici. Un bussola in terre lontane, a cui rivolgersi quando ci si sente persi.

Ciò nonostante, rileggendo e analizzando ulteriormente quelle frasi, sono stata colpita dalla ricchezza di elementi sensoriali che emergono dalla conversazione. Avendo come focus il cibo i tanti riferimenti al gusto potrebbero sembrare scontati, ma in realtà questo senso è centrale nella storia messicana fin da prima della Conquista. In epoca precoloniale le donne avevano l’importante compito di soddisfare il palato del marito e dei figli: per ottenere il giusto sapore, essenza di ogni pasto, esse dovevano saper combinare i pochi ingredienti a disposizione in modo da ottenere preparazioni bilanciate. L’eccesso era qualcosa di bandito e l’equilibrio del gusto era funzionale all’equilibrio della famiglia intera (Pilcher 1998, 21-38). Per questo motivo è significativo che emerga così spesso. Ricorrenti sono poi le allusioni alla vista – «la hermana de mi novio siempre me dice que le encanta la comida mexicana, hasta solo verla»  –  compresi i numerosi accenni ai colori del Messico ­– «los colores, pintar las casas con colores mexicanos; allá me deprime, todo es gris».

Ed è proprio tale dimensione sensoriale a cui non avevo pensato, forse perché la davo per scontata, che potrebbe portare ai più interessanti spunti di ricerca. Considerando che «l’insieme dei modi attraverso cui il corpo raccoglie informazioni dall’ambiente, è strettamente legato all’epistemologia di una società e alle modalità locali di essere-nel-mondo» (Gusman 2010, 29-30), forse un nuovo obiettivo per questo progetto potrebbe essere indagare la portata dei sensi legati al cibo all’interno di storie di migrazione. Ciò approfondendo anche il legame fra gli stimoli sensoriali e sentimenti come orgoglio, nostalgia, sorpresa, senso di libertà e frustrazione.

A mio malgrado, sono caduta nella trappola di naturalizzare le percezioni e soprattutto ho tralasciato gli aspetti più intimi legati all’alimentazione, quelli emotivi. Ho dimenticato che il cibo è sì identità e patrimonio, ma soprattutto è una porta verso edifici culturali profondi, che si intrecciano alla memoria facendola riaffiorare. Come direbbe Ayerim, “es algo del corazón”.

 

Bibliografia:

  • Gusman, A. 2010, Sensazioni, in Pennacini (2010), 29-52.
  • Pennacini, C. (a cura di) 2010, La ricerca sul campo in antropologia. Oggetti e metodi, Roma: Carocchi editore.
  • Pilcher, J. M. 1998, ¡Que vivan los Tamales! Food and the making of Mexican identity, Albuquerque: University of New Mexico Press.

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Sara Miola

Studentessa magistrale di Antropologia Culturale e Etnologia, mi piace definirmi come una "trentina naturalizzata messicana". Con una predilezione per le Americhe, mi interesso soprattutto di antropologia alimentare e del turismo, ma anche di sessualità e del rapporto fra uomo e tecnologia.

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