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(Ab)uso di droghe: prescrizioni e proibizioni

Le moderne leggi americane sulla droga hanno la stessa funzione sociale e lo stesso significato simbolico che avevano, per esempio, le leggi dietetiche degli antichi ebrei. Lo scopo è ancora quello di essere santi, che ora significa essere sani; ed essere sani significa prendere le droghe prescritte dai medici (rabbini) e star lontani da quelle proibite dallo stato (Dio). Come le regole dietetiche degli ebrei diedero origine alla metafora della santità sulla base dei cibi prescritti e di quelli proibiti, cosi le regole sulla droga degli americani (e di altri popoli contemporanei) danno origine alla metafora della salute sulla base dei prodotti chimici prescritti e di quelli proibiti.  (Thomas Szasz, The ritual persecution of drugs, addicts and pushers, New York, 1974)

L’Adderall è uno psicofarmaco utilizzato negli USA nella cura da disordine dall’iperattività (ADHD). E’ in grado di aiutare gli individui che soffrono di questo deficit a regolare gli impulsi e a mantenere un livello di concentrazione e attenzione costante. E’ facilmente reperibile sul mercato e accessibile a tutti, anche a chi non soffre del disturbo in questione. In effetti sembrerebbe che sempre più studenti, sportivi e lavoratori ne facciano uso.[1] L’Adderall contiene anfetamina ma rimane una sostanza consentita ed accettata; aiuta ad aumentare le proprie prestazioni psico-fisiche, ed è talmente popolare al punto che nel 2012 sono state stimate 16 milioni prescrizioni negli Stati Uniti. [2]

Allo stesso modo, l’articolo pubblicato da Andrew Sullivan riportato su Internazionale rivela che più di due milioni di statunitensi sono dipendenti da un qualche tipo di sostanza derivante dall’oppio, l’antidolorifico più potente finora conosciuto. Si stima che negli USA si consumi il 99% dell’idrocodone (derivato da due oppiacei, codeina e tebaina, conosciuto come Vicodin quando associato al paracetamolo [3]) e l’81% dell’ossicodone (alcaloide oppioide presente in Italia sotto il nome di Depalgos [4]) presenti sul nostro pianeta, e che solo in West Virginia tra il 2007 e il 2012 siano state prescritte 780 milioni di pillole. [5]

I farmaci contenenti eroina, morfina od ossicodone iniziano ora a essere percepiti non solo come antidolorifici ma anche come veri e propri stupefacenti “legali” in grado di causare una forte assuefazione. La soluzione per rallentarne la diffusione è stata quella di diminuire le prescrizioni al 18%. La conseguenza è stata che tra il 2010 e il 2015 molte persone si sono indirizzate verso il mercato nero per acquistare droghe come il fentanyl, un analgesico sintetico fino a cento volte più potente della morfina. [6] 

Ciò che in questa sede è interessante notare è come una sostanza che fino a poco tempo fa veniva considerata una cura medica sia poi stata catalogata come droga in grado di causare dipendenza, trasformando la percezione della società sugli individui che ne fanno uso e che adesso sono annoverati dalle scienze psichiatriche come tossicomani, mentre altre droghe continuano a essere consentite. 

 

 

 

Mentre in Italia l’Adderall e il Vicodin sono illegali [7], negli USA sono farmaci comuni. A ben guardare, l’accezione negativa che si ha sulla tossicomania non solo dipende dalla sostanza ma anche dalle modalità secondo cui essa viene assunta. Il senso sul quale la società si appoggia determina la percezione che essa ha di sé e il modo in cui tali fenomeni vengono percepiti, quali comportamenti sono moralmente accettati e quali no, quale sostanza è da considerarsi alla portata di tutti e quale invece è inaccettabile perché ritenuta nociva, e ancora, perché l’eroina stigmatizza chi ne fa uso e perché il Vicodin (oppioide concernente idrocodone) sia un comune farmaco da banco.

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Szasz avvertiva che “ciò che chiamiamo ‘guerra contro l’abuso di droga’ è in realtà una guerra per eliminare, se possibile ovunque, l’uso di droghe che disapproviamo e nello stesso tempo incoraggiare dovunque l’uso di droghe che approviamo”[8]. Ciò che è consentito dipende dalle modalità d’impiego. La rappresentazione sociale dell’applicazione di determinate sostanze assume così connotazioni positive o negative, e delinea i confini che separano i comportamenti pericolosi da quelli che sono ritenuti ammissibili. Di conseguenza, prosegue Szasz, coloro che fanno uso di droghe non consentite dalla società vengono stigmatizzati in identità specifiche percepite come devianti e immorali, interiorizzate poi dai soggetti stessi.

La droga rimane l’elemento principale che accompagna la povertà, e con essa coloro che appartengono alle classi sociali meno elevate della popolazione. Intere generazioni provenienti dalle comunità più vulnerabili abusano di sostanze disponibili presso i canali illegali dello spaccio, e il governo statunitense continua la sua lotta armandosi di politiche di riabilitazione per controllare la dipendenza e per rendere sopportabile l’astinenza.

Le ricerche sul campo portate avanti da Bourgois e Schonberg [9] mettono in luce come il consumo di determinate sostanze sia in stretto rapporto con l’esclusione sociale, e come gli homeless di Edgewater (San Francisco) esperiscano un’esistenza intrappolata nella violenza quotidiana, prodotta dalle strutture del potere e ri-prodotta mediante il linguaggio e le azioni dei soggetti che sono considerati l’altro, e che si considerano gli altri.

Le applicazioni della droga sono rituali, e ogni rito porta con sé il senso e il significato che si dà all’intera esistenza. Il kawa, una bevanda inebriante impiegata in Nuova Guinea, veniva utilizzata per mettersi in contatto con gli spiriti e aiutava a rafforzare i poteri gerarchici[10]. La cannabis in India aveva il fine di acquisire i poteri magici per poter praticare correttamente lo yoga [11], così l’ ayahuasca, la “liana degli spiriti”, prevede un’applicazione rituale volta alla purificazione [12].

Le droghe portano con sé un significato simbolico e un ruolo specifico; sono in grado di concernere valori ma anche dis-valori. Allo stesso tempo, l’eroina impiegata ad Edgewater si situa alla base dei rapporti sociali della comunità di homeless, crea solidarietà e dà senso a un mondo che altrimenti non sarebbe sopportabile. Viceversa, per il resto delle comunità statunitensi, gli oppioidi rappresentano metaforicamente la devianza e la miseria esistenziale, mentre l’Adderall, contenente anfetamina, viene utilizzato come un farmaco necessario ad affrontare i problemi della vita quotidiana.

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Le differenze tra ciò che è considerato “deviante” e ciò che è considerato “sano” varia da società a società: ciò che potrebbe essere considerata una droga con un’accezione negativa in un territorio potrebbe non esserlo in un’altra parte del mondo. Mentre il tabacco e l’alcool fanno parte dei rituali quotidiani dell’esistenza di molti italiani e non sono percepiti come sostanze pericolose se utilizzate entro determinati limiti, nella religione musulmana rappresentano delle proibizioni. La marijuana, che viene medicalmente prescritta negli USA a scopo terapeutico, è ancora illegale in Italia e lo era fino a poco tempo fa anche laddove oggi viene considerata innocua.

La constatazione di quali droghe rechino abuso e quali no, e di quali soggetti siano da riabilitare, dunque, riprendendo ancora Szasz, non si riscontra nelle proprietà chimiche delle sostanze, bensì nei rituali: “in altre parole, ci si avvicina all’eroina e alla marijuana, o le si evita, non perché siano più “assuefacenti” o più “pericolose” dell’alcool e del tabacco, ma perché sono più “sante” o “empie” – a seconda dei casi”.[13] 

Sullivan riporta gli esiti di alcuni esperimenti scientifici che avevano il fine di comprendere cosa spingesse alcuni soggetti ad abusare di droga. Venne messo un topo in una gabbia contenente una bottiglia di acqua mista a cocaina: l’animale morì in breve tempo. Fu ripetuto lo stesso esperimento, questa volta utilizzando più roditori in uno stesso luogo, una ruota su cui correre e del cibo. Questa volta l’acqua fu consumata cinque volte in meno. L’esisto dell’esperimento fu chiaro: uno dei motivi per cui il circolo vizioso della dipendenza si mette in moto è l’ambiente.[14] Questo fu lo stesso risultato al quale arrivarono Bourgois e Schonberg tra la comunità di Edgewater. Il modo distruttivo in cui alcuni individui assumono droga è una delle risposte messe in atto contro l’esclusione sociale, il pregiudizio di una società che li annovera come malati e devianti, ancor prima di percepirli come persone.

Rendendo illegali determinate droghe si sono resi illegali anche gli individui che ne fanno uso. Si produce scherno e intolleranza laddove non si comprende che ciò che è pensato come “pericoloso” potrebbe essere dotato di senso e significato per chi lo compie. “In breve, soltanto nella misura in cui siamo capaci e desiderosi di accettare gli uomini, le donne e i bambini non come angeli o diavoli, ma come persone con diritti inalienabili e doveri irrefutabili, possiamo essere capaci e desiderosi di accettare l’eroina, la cocaina e la marijuana non come panacee o come patogeni, ma come droghe dotate di certe proprietà chimiche e di certe potenzialità cerimoniali”. [15]

 

 

Fonti: 

[1] https://drugabuse.com/library/adderall-abuse/
[2] https://www.addictioncenter.com/stimulants/adderall/
[3] http://www.humanitas.it/enciclopedia/principi-attivi/antidolorifici/idrocodone
[4] http://www.informazionisuifarmaci.it/ossicodone
[5] Internazionale 1253, pp. 48-50, 2018
[6] http://www.cifav.it/it/farmaco/e/effentora-fentanyl
[7] http://www.aifa.gov.it/content/ritrovamento-di-anfetamine-illegali-e-falsificate-26092016

[8] Thomas Szasz, The ritual persecution of drugs, addicts and pushers, New York, 1974, p.171
[9] Bourgois, Schonberg, Righteous dopefiend, California Series in Public Anthropology, 2009
[10] http://samorini.it/site/antropologia/australia-e-oceania/kava
[11] http://samorini.it/site/antropologia/asia/uso-tantrico-cannabis-india
[12] http://www.homologos.net/ayahuasca-sul-campo-descrizione-un-rito-dai-caratteri-multi-culturali-pt-1
[13] Szasz, p.19
[14] Internazionale 1253, p.51
[15] Szasz, p.178